Se la mia amica Paola non fosse scema, mi avvertirebbe quando c’è qualcosa da leggere su quella stronza di Rachida Dati e quelle dementi che il-quality-time, invece di farmi perdere quattro preziosi giorni prima di inoltrare a tutte quelle che si devono realizzare come donne e come calciatrici l’arma fine di mondo sintetizzata in «Dice: sei massacrata dai sensi di colpa, smettila, se tu sei soddisfatta anche i tuoi figli lo saranno. Cazzate. A loro non interessa che tu sia soddisfatta perché non hai preso un buco sulle sanzioni all’Iran, a loro interessa che tu sia a disposizione ogni volta che hanno bisogno e voglia di te.»
Se quelli che in Italia fanno i giornali non fossero scemi, la lascerebbero a casa a discettare del mondo un’ora al giorno, invece di farle smazzare email di collaboratori stracciacazzi in copia anche al presidente della repubblica (regola numero sei: un posto di brillante editorialista si nega solo a quelle che non se lo pigliano; regola numero sette: può più lo scarso senso dei propri limiti di quanto possa la sintassi.)
Se la gravidanza fosse una malattia maschile, avrebbero già trovato una cura.

che acida che sei. che.
in effetti a volte l’uomo la vive come una malattia. Ed è per questo che le donne devono prevenirla con la pillola.
Grazie della segnalazione (via blog). A mia volta ho provveduto a incamerare, digerire (rivedendomici di fatto moltissimo) e a segnalare ad altre mie “colleghe” nella stessa condizione. Fa bene, ogni tanto, un pochina di vera solidarietà.
[alzo la mano, Maestra, non ho capito]
Alcuni post mi mettono di fronte, più spesso che altrove, ai miei limiti di comprensione del testo, forse sono i sottintesi e le involuzioni, ma non ho capito le tue due regole aggiunte a quelle della Peduzzi.
In ogni caso grazie, ho tantissimo apprezzato l’articolo (tranne la sua chiosa), come lo scambio tra Robba ed Elena; ho pensato un po’ alla lobby delle mamme on-line, tipo la tua collega di rubrica, e al fatto che mi risulti le mamme esistano da sempre ma non se la sono mai menata così tanto (per l’essere mamme).
Ma forse è perché sono un babbo.
Sì, penso anch’io che le madri non se la siano mai menata quanto ora (tranne le mie amiche, sia chiaro: le mie amiche non se la menano neanche quando se la menano, e lei non si permetta.)
Non so se dipenda dal maggiore accesso ai mezzi di espressione (è un interrogativo più ampio: tutti questi cretini esistevano anche prima e ora si vedono solo di più?)
Però resta che, come dice un’altra mia amica, «tornare solo la sera per vederli dormire non lo recuperi con nessun programma speciale del finesettimana»; che non si capisce come la smania di maternità delle donne contemporanee si esaurisca nel partorirli, ché dopo mica possono starci, dopo devono realizzarsi come donne come calciatrici come sarcazzo; che il quality time è la stronzata che si raccontano quelle che il quantity time preferiscono dedicarlo ad attività più gradevoli; che stare coi figli è in effetti una colossale rottura di palle, ma allora una ci pensa prima e non li fa; che trovo gradevolissimo il tono blasé di Robba, ma so di cosa parla, e so che, toni stilistici a parte, madri che i figli piccoli non se li filano semplicemente perché si divertono di più a far altro producono un risultato ovvio: figli che da adulti trovano le madri lo stesso fastidio che venivano considerati decenni prima.
Altrimenti detta: bisognerebbe essere madri decenti quando pure si avrebbero alternative non foss’altro per vedere ricambiata la propria decenza quando alternative non se ne avranno più.
Boh. Secondo me le mamme se la sono sempre menata (se menarsela vuol dire lamentarsi, non ne sono sicura perchè l’espressione da queste parti non si usa moltissimo), solo che prima si lamentavano tra di loro ai giardinetti, ora si incontrano anche sui blog. Magari si lamentavano di cose diverse, ma si lamentavano, che io mi ricordi. Non che sia una scusante, penso che sia un semplice dato di fatto. Per quanto mi riguarda, come dicevo nello scambio citato da Andreoide, non ho mai avuto aspettative diverse da realizzarmi un pò come persona (chiedo perdono per questa espressione talmente pomposa che ho dovuto prendere un antistaminico per poterla scrivere senza che mi venisse uno sfogo cutaneo), e intuivo – per poi averne per fortuna la conferma – che parte di quella cosiddetta realizzazione passava anche dalla maternità. Solo che è faticoso conciliare tutto, e a volte una è stanca, e le fa piacere leggere che capita anche ad altre. Tutto qui.