|
|
|
|

That when I’m comin’ down you’ll be asleep

La prima volta che ti ho visto qualcuno ha detto che non saremmo mai stati felici, e abbiamo entrambi annuito con convinzione, e io allora ho preso in seria considerazione l’idea di innamorarmi di te.
La prima volta che ti ho visto c’era tutt’una logica di calze nere nella direzione sbagliata, e ci doveva essere uno sceneggiatore bravissimo dietro una tenda, perché nella stessa frazione di secondo abbiamo detto «Qualcuno le dica qualcosa, è imbarazzante», e io allora ho capito che non avrei potuto che innamorarmi di te.
La prima volta che ti ho visto c’era una corrente che non si capiva da dove venisse, e porte che sbattevano, e una di quelle canzoni che le conosci ma non sai dire come si chiamino, stavo cercando di trovare bicchieri per altri senza stropicciare quella seta fintamente disinvolta che avevo addosso, tu ne hai sciacquati due rubati chissà a chi, ci hai versato della roba a caso, hai detto «Tu ti agiti troppo», e io allora ho pensato che ci sarebbe voluto un niente perché mi innamorassi di te.
La prima volta che ti ho visto ho fatto dello spirito sul fatto che dallo smoking ti spuntava un tatuaggio, e tu mi hai spiegato la differenza tra tight e smoking con una condiscendenza così da schiaffi che neanche il professor Higgins, e io allora ho giurato che non mi sarei mai innamorata di te.
La prima volta che ti ho visto avevo preparato tutto, le scarpe con cui sembrare meno un botolo da lontano e la tempistica con cui le avrei tolte solo all’ultimo momento, subito prima che ti avvicinassi e mi redarguissi perché non si sale in barca coi tacchi, ma tu sei arrivato quando me le ero già tolte per sopraggiunto esaurimento della resistenza dei polpacci e, prima che me le potessi rimettere per darmi un tono, le hai guardate, hai scosso la testa, hai detto «Muoviti» senza salutare, e io allora mi sono chiesta se in qualche rimosso non mi fossi già innamorata di te.
La prima volta che ti ho visto non mi hai guardato per niente, e io ho pensato che non era dignitoso metterci dodici secondi a innamorarmi di te.
La prima volta che ti ho visto abbiamo parlato di infissi, di fluffer psicosomatici, di Mary Patti di Non è la Rai, e dopo dodici minuti avevamo già dodicimila parole in codice, e io allora ho pensato che tanto valeva innamorarsi di te.
La prima volta che ti ho visto stavi dormendo, e io cercavo di non incantarmi a rimirarti, cercavo di tenere gli occhi sul monitor, di scrivere delle cose, guardare dei brandelli di telefilm, darmi un tono, finché a un certo punto ti sei svegliato quel tanto che bastava a dire «Tu mi fai paura, prenditi un cazzo di sonnifero», e io non potevo non innamorarmi di te.
La prima volta che ti ho visto c’era quella canzone che fa Pay my respect to grace and virtue, e io stavo guardando nella tua direzione mentre canticchiavo, e tu hai detto «Ora però non innamorarti di me.»
La prima volta che ti ho visto mi hai detto che era tutto troppo complicato, e io ti ho detto che quelli che esordiscono così poi vogliono che impari a fare le lasagne come la loro mamma, e tu mi hai detto che tua madre era elegantemente anoressica e mi sarebbe piaciuta molto più di te, e io allora ho valutato saggia l’ipotesi di innamorarmi di te.
La prima volta che ti ho visto mi hai chiesto di sposarti, e io ti ho detto che non ce n’era bisogno, perché tanto ormai ero innamorata di te.
La prima volta che ti ho visto c’era lo scirocco, e faceva davvero troppo caldo per innamorarsi di te.
La prima volta che ti ho visto mi hai chiesto se avessi paura del buio, e non ho saputo rispondere «No», e quindi non siamo usciti quella sera, né nessuna delle successive, e non saprei individuare in quale dei ristoranti in cui non siamo andati io mi sia innamorata di te.
La prima volta che ti ho visto c’era un sacco di gente, e mi hai detto «Se te ne vai tu me ne vado anch’io», e io allora ho pensato che avrei dovuto sforzarmi davvero troppo per non innamorarmi di te.
La prima volta che ti ho visto ti stavo dicendo che per carità quello, e poi quello si è avvicinato e ci ha chiesto se ci conoscessimo, e tu hai detto «Non siamo stati ufficialmente presentati», e io l’ho trovata la cosa più commovente che chiunque avesse mai fatto per me, ti ho stretto la mano, e mi sono innamorata di te.

Comments so far:

  1. by cristiana on luglio 23rd, 2010 at 10:29

    ma come sarai brava con le parole

  2. by Augusta on luglio 23rd, 2010 at 12:04

    best post ever

  3. by hans castorp on luglio 23rd, 2010 at 15:09

    ut supra

  4. by barbara on luglio 23rd, 2010 at 20:04

    Mi sono innamorata-

  5. by chiara on luglio 23rd, 2010 at 20:53

    snif

  6. by mem on luglio 25th, 2010 at 19:58

    se non si è innamorato di te anche lui, è un coglione.

  7. by FabrizioVH on luglio 26th, 2010 at 15:58

    Cappello.

  8. by mal on luglio 26th, 2010 at 19:05

    mi sa che è il più classico degli amori impossibili, no? (nel senso di “barking at the wrong tree”)

  9. by Cla on luglio 27th, 2010 at 17:52

    mi sono innamorata anch’io

  10. by clau on luglio 30th, 2010 at 16:54

    come mi piaci quando fai la romanticona

  11. by Eva on novembre 4th, 2010 at 11:03

    (scusa se linko troppo ma) come diceva quella l’importante nella vita è:
    http://www.youtube.com/watch?v=ruADtX3fz8A

  12. by 16mirza on novembre 4th, 2010 at 11:17

    è un bellissimo post…(e come possiamo noi non non innamorarci di te? ….)

  13. by Ele on novembre 4th, 2010 at 14:04

    Che bello.. Vorrei poter avere il coraggio e la capacità di dire queste cose a colui che mi fa passare le notti insonni,tormentate da se e ma..
    Che bello seguirti :)

  14. by Francesca on novembre 4th, 2010 at 16:10

    Ammettiamolo. Cinici, mordaci, salaci. Sentir parlare d’amore è la cosa più bella che c’è. Non per niente una volta all’anno tormento il mio amico Daniele e la sua meravigliosa fidanzata Erica perché mi raccontino per la centesima volta tutta la storia di come si sono messi insieme. Anche se la so già perfettamente. Anche se ero presente quando il compagno di università Lopez mandò a Daniele l’sms che generò il tutto. Anche se mi hanno ormai detto “Se ce la fai raccontare ancora una volta ti uccidiamo”. Sono riuscita però a strappare la promessa che, quando arriverò da loro con l’uomo della mia vita, e glielo presenterò, e saremo lì tutti insieme a ridere e a scherzare ed eccetera, potrò dire: “Ragazzi, dai, ci raccontate di quando vi siete messi insieme?”, e allora loro capiranno, ma sarà una cosa in codice tra noi tre, che quello è l’uomo della mia vita.

  15. by Francesca on novembre 4th, 2010 at 16:14

    P.S. Ah, a me questo dell’autrice non sa per niente di amore non corrisposto. Anzi. Anzi. Sembra l’inizio epico ed estivo di una storia d’amour con i controcazzi. Lui magari con belle basette curate.

  16. by alessandro on novembre 4th, 2010 at 16:36

    l’amore accecante che ci rende balbettanti ed incapaci è strettamente collegato all’adolescenza ed ai fatidici 20anni. dopo cambia parecchio e difficilmente si fanno pazzie.se la tenutaria riesce ancora a provare emozioni così devastanti ha tutta la mia ammirazione.
    però mi sa che in questo post ci sia più l’innamoramento verso l’amore che un amore vero.

  17. by laziamarella on novembre 4th, 2010 at 18:11

    Insomma, certe volte quello che chiamiamo amore è un’altra cosa, solo che al mondo esistono un sacco di bisogni che non sai mai come chiamare perché non ci sono le parole, e la gente, fratello… cazzo, la gente è di una pigrizia.”
    Richard Lange, Perso di vista, in Come morti

  18. by agata on novembre 4th, 2010 at 18:53

    oh

  19. by miic on gennaio 10th, 2012 at 19:43

    ma la picciaggine

Lascia un commento