A seconda dell’umore, possiamo decidere che la ragione stia nella mancanza di buoni spunti che ci offre la realtà, o nella mancanza di fantasia di chi fa i giornali, fatto sta che quest’estate tutti, ma tutti, ma tutti stiamo scrivendo di questo libro (il che è fastidioso se, come me, trovate che quello di Audrey Hepburn sia uno dei miti più incomprensibili e irritanti della storia della cultura popolare, e al tempo stesso non siete abbastanza idealiste da sperare abbia un senso tentare di convincere i lettori a separare Holly da Audrey.)
Naturalmente, Dowd lo fa prima, e lo fa meglio, e ne riceve i ringraziamenti dell’autore. A leggere il carteggio, che è diventato la sua rubrica di oggi, il rilevatore di fighismo percepito esplode. Sam Wasson affronta uno dei temi su cui sono più fissata (non ci sono più le commedie romantiche di una volta), e lo fa dicendo una commovente serie di sconclusionatezze: poveri giovani d’oggi che non possono, come ho fatto io, modellare la propria vita sentimentale andando con la prima fidanzatina a vedere Annie Hall (Wasson ha 28 anni, il che significa che quando Alvy Singer bolliva le aragoste ne aveva 5*); signora mia Preston Sturges sì che lavorava sulla lingua altro che ‘sti Reitman d’oggi; e perfino il Lubitsch touch, aiutami a dire santa pace.
Tuttavia, con lo stesso studiatissimo spontaneismo che ha Obama sul Flickr della Casa Bianca, Wasson non perde di vista per un istante che sta scrivendo a Sua Wittità Maureen, e che quella è capacissima di farne un articolo, e quindi infila una serie di one liner che da sole valgono l’articolo come varrebbero una sceneggiatura, almeno per noialtre che «I don’t have stories to tell. What I love is the sound of dialogue and the music of dialogue. It’s what I like to write.»
Cioè, puoi dire banalità come «al cinema vanno solo i ragazzini perché per gli adulti pensanti non c’è niente da vedere» se ci accosti meraviglie come «If people only realized that Paramount in the ’30s and ’40s was the golden age of American wit. Algonquin Round Table, eat your black hearts out.»
E quindi la risposta che Wasson non dà, impegnato com’è con le olive del martini, è che non ci sono più commedie romantiche perché questa storia di fregarsene delle storie ed essere interessate solo alle witterie di dialogo è contagiosa. Ovvero, non mi interessa una soluzione alla crisi del cinema per femmine: mi interessa solo averne ancora di «Every time I see Jennifer Aniston’s or Jennifer Garner’s face I wince. Basically, every time I see someone named Jennifer.»
* correzione suggerita da attenta lettrice: la mia rimozione rispetto al fastidioso dato dell’esistenza di gente così orrendamente giovane mi ha fatto sbagliare i conti; quando uscì Annie Hall, Wasson non aveva cinque anni, bensì gliene mancavano cinque, insomma: doveva ancora nascere.

perchè non si dedica alla sceneggiatura?