Rivalutare la Casa di Pony

A completamento dell’operazione «Guardare un anno di cinema italiano e ricordarsi perché non si guardano film italiani da anni», ho infine visto Virzì. Ora, voi capite che vedere La prima cosa bella dopo aver visto lo svizzero, il turco e il Mamiani* è quasi scorretto. Cioè: a me, in questo momento, il film di Virzì appare come quindici anni fa mi apparve Strange days alla fine di una giornata veneziana sin lì caratterizzata da Al di là delle nuvole. Quindi, per non umiliare troppo la concorrenza, vorrei omettere le possibili lodi – quelle all’inedito miracolo di attori italiani che recitano con un accento che non è quello del quartiere in cui vivono, quelle al casting dei bambini, e soprattutto quelle al meraviglioso cappottino con cui la Ramazzotti irrompe al funerale del marito – e passare a fare una domanda a tutti quelli che l’avevano già visto e che mi avevano descritto uscite dal cinema col salvagente in fiumi di lacrime: ma non era per la madre, vero? Cioè, vi prego, ditemi che non eravate addolorati per la dipartita di quella insopportabile stracciacazzi che ha passato decenni a mettere in imbarazzo quei due poverini. Capisco l’empatia coi personaggi, ma vi assicuro che loro eran contenti che finalmente si levasse dai coglioni. Non potevano non esserlo. Cioè, se c’è una cosa che fa quel film è farti apprezzare l’orfanitudine – a te che la vedi per due ore, pensa a loro che se la son smazzata per quarant’anni. Piuttosto, ci sarebbe da versare una lacrimuccia per quel povero marito della Pandolfi: non si vedeva una così tragica figura di cornuto dai tempi di Rhett Butler – con la differenza che lui almeno era magnifico.

*Giusto, è vero. Li dimentico sempre: ho visto anche Daniele – abbiamospesotuttoperidirittidiVascoeorasiamocosìpoverichenonpossiamopermetterciunatrama – Luchetti, e Luca – ancheiricchipiangono – Guadagnino.

Comments so far:

  1. by Barbara on agosto 25th, 2010 at 12:20

    Lo dico. Non ero addolorata. Per dirmi davvero felice mi manca solo trovare un altro che non sopporta Mina.

  2. by Valentina on agosto 25th, 2010 at 14:05

    Brava. Per “quella” domanda. Il dolore devastante che ho provato io è stato per il disegno, a tratti anche crudele, di cosa possa voler dire crescere con una madre del genere, per un figlio che riesca a vederla per quel che è; e piangere non ho pianto, io no a dire il vero, ma se ripenso a quanto mi ha commosso la perfezione del racconto di come poi l’affetto, tra persone che ne provino di vero l’una per l’altra, comporti sempre, di per sé stesso, all’atto pratico, la cancellazione anche del più fine e realistico dei giudizi di valore dovuti – ecco – se ripenso a questo, dico che forse forse avrei potuto (piangere).

  3. by Arianna on agosto 25th, 2010 at 20:30

    Non sopporto Mina!!

  4. by clau on agosto 25th, 2010 at 22:31

    Ti mancano solo “Dieci Inverni” e “Basilicata Coast to Coast” ora.

  5. by chiara on agosto 26th, 2010 at 0:08

    io non la sopporto, barbara.

  6. by G on agosto 27th, 2010 at 4:02

    Mina sì che è una stracciacazzi.
    Ma negli anni ’60 no, la fase senza sopracciglia era inquietante quanto lodevole, è adesso che anche basta.

    A me la madre de La prima cosa bella m’ha devastato e per quanto a tratti insopportabile le ho voluto bene fino all’ultima risata. Poi certo, tutto ciò che è empatia e dintorni era per i figli.

  7. by Troubledsleeper on agosto 27th, 2010 at 11:36

    a me il film è piaciuto…ma riflettendoci a mente fredda fa tanto la canzone

    riguardo all’empatia con la stracciacazzi: è la sandrelli,non si può che essere tristi se è brutta e muore.

    vedi prima
    http://123nonstop.com/biography/Sandrelli,_Stefania

    vedi dopo
    http://www.zapster.it/biografia/Valerio-Mastandrea/fotografie

  8. by eli on settembre 1st, 2010 at 17:03

    Io trattenevo le lacrime. Poi il cinema quasi vuoto, il mio uomo accanto che piangeva a dirotto m’ha fatto rompere gli argini. Solo che io piabgevo per me, per il mio essere orfana. E piangevo per il mio uomo, orfano anche lui. “Se c’è una cosa che fa quel film è farti apprezzare l’orfanitudine”, no non proprio, ecco.

  9. by Andreoide on settembre 3rd, 2010 at 17:14

    Pochi giorni fa ho visto anche io La prima cosa bella: la serata è filata via leggera senza noia e senza slanci.
    Guardandolo ho pensato al tuo post e per banale associazione anche all’ultimo su Mad Men. L’associazione discutibile è che guardavo Lpcb esattamente come mi capita di guardare MM: senza pretese, una via alternativa a sentirsi intelligente.
    Guardo MM incantato dalla pura forma: la storia è lenta perché possa concentrarmi senza perderne nulla sulla pura forma di Betty o di Joan, con preferenze per Joan.
    Guardando Lpcb le mie attenzioni non erano sulla stracciacazzi-che-doveva-morire e neppure riflettevo sull’orfanitudine con i tuoi eccessi di cinismo: solo attendevo con stupore ed empaticamente il personaggio di Sandra interpretato da Fabrizia Sacchi, la positiva e paziente fidanzata di Bruno/Mastandrea. Avercene donne così.