Lo confesso con l’imbarazzo che si ha nei confronti della zia matta, quella che nei film di Ozpetek fa entrare il bell’antonio dalla finestra e nella realtà dà da mangiare ai gatti: io a Giuliano Ferrara sono stata persino affezionata, di quell’affetto vago che si ha per la gente che vedi tutti i giorni, e che tutti i giorni trovi fastidiosa ma poi se finisce sotto una macchina ti dispiace. È per questo che ogni volta che lo vedo scavalcare il confine tra il trovarsi un qualunque passatempo pur di non restare a casa con la moglie e il crederci davvero, tra lo spararla grossa e l’avere finito il litio, ogni volta me ne dispiaccio un pochino. E «Si può abortire un bambino al mattino e piangere sul destino degli zingari la sera» è una di quelle volte.


E io che ho sempre pensato che potesse essere la moglie a cercare di evitarlo…
Sono dalla parte di Ferrara, è proprio una cosa che non si fa. Quella giusta è piangere sul destino degli zingari al mattino e abortire la sera.
credo che il buongiorno di massimo gramellini possa fare al caso suo, signora guia
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41