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Chi porta il fucile in famiglia

La fila per il controllo passaporti all’arrivo negli Stati Uniti è quel luogo in cui non puoi usare il cellulare, e le uniche forme di intrattenimento sono quindi l’osservazione dell’umanità (che genera sempre un certo qual sconforto) o un televisore che manda notiziari. Due settimane fa la fila era lunga, e il televisore affezionato al fatto del giorno: a Dancing With The Stars, il Ballando con le stelle d’America, il pubblico in studio aveva fatto «Buuu» (superiorità della lingua inglese: l’esistenza del verbo to boo) all’apparire di Sarah Palin, in studio come parente, dato che la figlia Bristol concorre, portando quel tocco di salamadasughità che non può mancare in un programma ballereccio.
La puntata successiva conteneva la toppa per il buco: la Paolo Belli della situazione faceva vedere un filmato a Jennifer Grey e al suo ballerino, tentando di convincere loro ma soprattutto noi che i «Buuu» fossero legati alla loro votazione (avevano ricevuto degli 8! il pubblico pensava meritassero dei 9!) e non alla presenza in studio della signora Palin. Il mio politologo di riferimento, che stava guardando la Abc assieme a me, mi ha fatto notare che in fondo Bristol è Emanuele Filiberto, e in effetti le affinità genitoriali non sono poche (ma escludo che Bristol possa vincere una gara di ballo – al massimo, pubblicizzare olive.)
Tuttavia oggi, messa di fronte alla copertura politica che la giornata ha riservato a Sarah Palin, ho capito che il riferimento era incompleto: la savoizzazione sarà pure il suo destino, ma la veltronizzazione è la sua natura.

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