Ha pubblicato un libro (ma d'altra parte chi non), se proprio ci tenete il titolo è scritto qua sopra bello grosso: sappiate però che dentro non ci sono le figure.
Scrive di canzonette e d'altro per D di Repubblica, e di tv e d'altro per Gioia; è terrorizzata all'idea di trovarsi, un giorno, costretta a cercare un lavoro vero.
La migliore amica di una mia collega le ha rubato il fidanzato, che non le piaceva nemmeno, perchè “eri troppo felice”. La mia migliore amica di una vita fa, invece, ha aspettato che io perdessi amore, lavoro ed autostima per starmi vicina e,fingendo di sostenermi, criticarmi. Già, non ero abbastanza disperata e, soprattutto, non avevo il buon gusto di schiattare suicidandomi o entrando in depressione. Anzi, addirittura osavo riprendermi e giocare su nuovi tavoli amore e lavoro. Deve essere impazzita di rabbia, come le streghe delle fiabe, perchè è svanita. Puf!
by simona on ottobre 18th, 2010 at 23:00
Non andremo avanti mai, mai. Questi luoghi comuni sull’amicizia tra donne sono immarcescibili.
by laprofe on ottobre 18th, 2010 at 23:25
Luoghi comuni sticavoli! Non andremo avanti mai fin quando diremo che le donne sono sempre e in ogni caso migliori degli uomini. Esistono amici che tradiscono e amiche che pugnalano. Parlate un pò con i ragazzi a scuola: è sempre il migliore amico che ti frega la ragazza. E la migliore amica che ci prova con il fidanzato ufficiale dell’amica. Lo diceva anche Hannibal Lecter all’agente pivella “Si desidera ciò che si vede, ciò che si ha vicino”.
Non ho capito: lei insegna a scuola? E scrive «pò»?
by laprofe on ottobre 19th, 2010 at 00:06
Trattasi di volgare errore di battitura. La proprietaria del blog non mi scuserà, suppongo. Pazienza: come tutte le prof mogli mamme tendo a fare tre cose insieme. A volte una delle tre cose viene male. A volte, orrore, salto anche gli spazi e nel digitare sms uso la k al posto del ch. Come, si sa, anche i copisti medievali (Sao che kelle terre…). Ovviamente, per colmo di sventura insegno proprio Lettere, vedi un po’…
Ops, con chiunque e qualunque sarebbe d’obbligo il congiuntivo, non l’indicativo.
by G-Dad on ottobre 19th, 2010 at 06:57
Il Riflesso di Pòvlov
by j on ottobre 19th, 2010 at 07:41
“lo diceva anche hannibal”, che curiosa citazione, non so se più assurda o esilarante
by 16mirza on ottobre 19th, 2010 at 08:46
nello scriver di corsa un supererrore ci può scappare …(forse..)!
secondo me il segreto è avere diverse amiche, ma nessuna “migliore”.
by Claudia on ottobre 19th, 2010 at 10:30
Spezzo una lancia: non sono solo le migliori amiche donne che tradiscono.
Anni fa lasciai il mio ragazzo, lui disperato, passava le serate-nottate dal suo migliore amico parlando di me. Il suo migliore amico, nel frattempo, durante il giorno chiamava me, e con la scusa di parlare di come stava il mio ex, ci ha provato.
Alla fine io sono tornata con l’ex, e lui è ancora amico del suo “amico”. Consapevole dei suoi limiti.
Io sono contraria all’ipercongiutivizzazione scolastica. Trovo sarebbe più utile se insegnassero (insegnaste) a non mettere la virgola tra soggetto e predicato, per dire, invece che formare gente incapace di scrivere in una lingua che non somigli a un verbale dei carabinieri ma che ritiene il problema sia l’indicativo.
Premetto che non sono prof e non so l’italiano. Ho sempre avuto il sospetto che si può mandare a memoria come usare tempi e modi, mentre la sintassi la impari se leggi molto, scrivi molto e hai un minimo di capacità logiche, quindi c’è poco da insegnare.
by laprofe on ottobre 19th, 2010 at 16:06
Che la proprietaria del blog sia contraria ad un uso eccessivo del congiuntivo non inficia la regola che con quei pronomi si debba usare proprio il congiuntivo e non l’indicativo (modo della certezza assoluta). Se poi lei pensa che tutto ciò che esce dalla sua penna ha il valore di un dogma, che dire? Abbondi pure con l’indicativo. Spostare il problema dai modi verbali a “non mettere la virgola tra soggetto e predicato” è un chiaro esempio di “Ma il problema è un altro”, degno di un dibattito politico in seconda serata.
Riguardo alla profe, non sono Antonella Landi, sorry.
Citare Hannibal Lecter, dato che viviamo immersi da giorni in un clima di delitti, criminologi in tivù 24 ore su 24, analisi fisiognomiche e studio della personalità raccontati da tutte le D’Urso possibili, beh, mi sembrava pertinente. Assurda direi di no. Esilarante, dipende dal senso dell’umorismo di chi legge.
Gentile signora, il verbo dell’incertezza «pensare» presuppone un «abbia il valore di un dogma» a seguire, e la diversa vocale tra «a» e «un» rende superflua oltreché orrenda la «d», ma l’esperienza, oltre a molto altro, mi ha insegnato a non discutere con chi riesca, senza mettersi a ridere, a dire di aver scritto «pò» per errore di battitura da multitasking perché noi madri lavoratrici eccetera.
by Isa on ottobre 19th, 2010 at 17:25
Ah, ecco, gliel’hai detto che quella è la scusa più vecchia d’Irlanda. Se no glielo dicevo io.
by M.r.B. on ottobre 19th, 2010 at 17:27
Dopo “lei pensa che…ha” può sembrare maniacale, ma volevo dar forma scritta al mio ribrezzo anche per l’uso (grammaticalmente corretto, ma stilisticamente micidiale) di “degno di un dibattito politico in seconda serata” e soprattutto “viviamo immersi da giorni in un clima di delitti”.
I wasn’t in the Situation Room that night but I’ll bet all the money
in my pockets against all the money in your pockets che è una di quelle prof che in classe fa leggere Alberoni.
La verita’ e’ che, se solo me lo potessi permettere, andrei per blog a cazziare tutti quelli che commettono atti grammaticali impuri.
Il punto e’ che… non me lo posso permettere.
by laprofe on ottobre 19th, 2010 at 23:26
Il “pensa che” seguito dall’indicativo era voluto, perchè volevo far capire che secondo la giornalista ciò che lei pensa è verità, come tale non avvolta dall’incertezza o possibilità di un congiuntivo…che lei non predilige, l’ha appena scritto poche righe sopra.
La d di “Ad” era magari superflua ma, orrenda o eufonica, non scorretta.
Per il resto dei commenti: quanto livore! Che solerti difensori ha, cara giornalista… Alberoni in classe ovviamente non lo faccio leggere, anche se molti giornalisti hanno frequentato lo Iulm e le sue lezioni…
Ma credo che la favolosa Soncini non mi pubblicherà nemmeno questo secondo post a spiegazione del “pensa che”. Troppo comodo farmi passare per ignorante, dopo che io per prima l’avevo pizzicata su un congiuntivo.
Voglio sperare che quel «nemmeno» sia dovuto al suo uso casuale dell’italiano (poveri studenti), avendo io finora pubblicato tutti i commenti da lei lasciati.
by guio soncino on ottobre 20th, 2010 at 00:31
Dopo aver perso due minuti per leggere tutti i commenti ne perdo un altro per aggiungere il mio: a me sembra abbastanza ridicola una che fa le pulci agli errori grammaticali nei commenti del proprio blog.
È invero stupefacente che lei riesca ancora a formulare un’impressione: significa che lo sforzo neuronale per crearsi il nomignolo e la finta mail non l’hanno stremata. È una creatura piena di risorse.
by laprofe on ottobre 20th, 2010 at 00:49
Il “nemmeno” invece è proprio riferito al fatto che il mio penultimo post non era stato pubblicato. L’ultimo sì e ne sono lieta. Anche per chiudere questo logorante scambio.
Lei, se punta, offende: uso casuale dell’italiano e poveri studenti… suvvia non è degno di lei.
In conclusione: con immutata stima nei suoi confronti come giornalista, posso dire che non la vorrei mai come migliore amica? Collegandomi così al tema del post iniziale, buonanotte.
Adesso i suoi fan avranno licenza di dileggiarmi oltre ogni dire.
by guio soncino on ottobre 20th, 2010 at 00:51
Mi scuso per il nomignolo in effetti non troppo fantasioso ma confermo l’impressione espressa nel mio commento precedente; però sappia che mi sento onorato di essere l’oggetto del suo sarcasmo, la sua persona mi affascina molto.
by guio soncino on ottobre 20th, 2010 at 00:57
Mi scuso anche per la finta mail, per rimediare sarei felice di scambiare quella vera con la sua.
Non ci sono suoi commenti non pubblicati, né tra quelli in sospeso né nello spam. I commenti antipatizzanti vengono sempre pubblicati, persino quando contengono il lagnoso espediente «tanto lo so che non mi pubblicherà», persino quando millantano censure. Non che le siano dovute delle spiegazioni, beninteso; e magari domani cambio linea editoriale e non gliene pubblico più neanche uno.
by M.r.B. on ottobre 20th, 2010 at 01:18
DONNA:
What Josh doesn’t know is that some of these people haven’t taken there medication. Let’s watch what happens now.
by E. on ottobre 20th, 2010 at 11:22
Super like per i commenti di M.r.B.
by laprofe on ottobre 20th, 2010 at 14:43
Dimenticavo: beh è interiezione, e si scrive proprio così, non è la forma tronca di bene, che si scrive invece con l’apostrofo.
Poi, grazie, non assumo sostanze.
by Isa on ottobre 20th, 2010 at 15:56
(mi prude lo spellchecker)
by M.r.B. on ottobre 20th, 2010 at 17:10
Beh (grafie alternative: bè, be’) è interiezione ed è, in effetti, la forma tronca di “bene”. L’acca, l’apostrofo e persino l’accento sono in questo caso espedienti grafici per segnalare che la “e” è aperta, ma non c’è grafia assolutamente esatta perché l’italiano non segnala se una vocale è aperta o chiusa (salvo casi particolari).
Nell’italiano scritto (come l’uso dell’indicativo nel post della tenutaria, quassù) è una forma di mimesi del parlato.
Il punto era che non potevo permettermelo. La verita’ e’ che non sono l’unica.
Mr. B., invece,grazie per la precisazione.
by laprofe on ottobre 20th, 2010 at 19:21
Per M.r.B. se la Soncini usa l’indicativo al posto del congiuntivo è mimesi del parlato. Se lo uso io, volutamente e con riferimento alle certezze dogmatiche della Soncini, è un errore da penna rossa.
Dalle mie parti si dice”due pesi, due misure”.
La mimesi del parlato è una delle iatture che caratterizzano tanti (troppi?) scrittori in circolazione. Tutti pensano di essere Pasolini, o addirittura Verga. (Non la Soncini, lei non ha scritto romanzi)
Ora ci rifletto, e decido cosa mi paia più grave: se, mentre si pretende di sindacare sulla prosa altrui, usare una sciatteria linguistica come «due pesi, due misure», oltretutto con la premessa «dalle mie parti si dice», o se dieci commenti di gnè-gnè-gnè-se-lo-fa-lei-la-difendete-invece-ammé-mi-perculate, provenienti da una che si presume abbia superato l’età in cui le scuole medie si frequentano da allievi.
by laprofe on ottobre 20th, 2010 at 23:37
Pretendere di sindacare sulla prosa altrui è concesso solo a lei? Forse ha ragione, il blog è suo. Lei distilla frasi e scolpisce periodi, io vado avanti a colpi di sciatterie linguistiche…non certo mimesi del parlato, nooo, quelle sono solo sue.
Commenti gnè gnè? Di solito quando mi pestano i piedi (e vai di luogo comune), non sto zitta. Lei sì?
Però ha ragione, non sulla sostanza ma sul numero: troppi commenti. Chiuderei qui. Mi dispiace, la leggo con piacere dai tempi del Foglio e di Io donna e mai avrei pensato di questionare con lei per mezzo di un blog. La vita è piena di sorprese.
by alessandro on ottobre 21st, 2010 at 15:51
carissima tenutaria,
vedo che stai facendo un bel pò di nuove amicizie e spero tanto che il tuo approccio morbido e dolce non cambi mai.
ho bisogno almeno di un pò di certezze nella vita in questo bruttissimo periodo di assassini di ragazzine e sciacallaggi televisivi interminabili che ci campano sopra con un bel pò di pelo sullo stomaco, facendo venire a me il mal di stomaco.
by El on ottobre 21st, 2010 at 21:25
Le mie migliori amiche presenti e passate non mi hanno mai pugnalata, è tanto strano?
@ eliana,
no. solo per dare leggerezza alle questioni marginali ed importanza a quelle di fondo.
by cappe on ottobre 22nd, 2010 at 18:53
La lite tra la profe e la amatissima (da me) tenutaria dimostra che le donne si scannano se sono migliori amiche, se non sono migliori amiche e anche se si incontrano per caso su un blog.
I hear you sista’
…questa è troooppo perfida!
Dio quanto hai ragione!
La migliore amica di una mia collega le ha rubato il fidanzato, che non le piaceva nemmeno, perchè “eri troppo felice”. La mia migliore amica di una vita fa, invece, ha aspettato che io perdessi amore, lavoro ed autostima per starmi vicina e,fingendo di sostenermi, criticarmi. Già, non ero abbastanza disperata e, soprattutto, non avevo il buon gusto di schiattare suicidandomi o entrando in depressione. Anzi, addirittura osavo riprendermi e giocare su nuovi tavoli amore e lavoro. Deve essere impazzita di rabbia, come le streghe delle fiabe, perchè è svanita. Puf!
Non andremo avanti mai, mai. Questi luoghi comuni sull’amicizia tra donne sono immarcescibili.
Luoghi comuni sticavoli! Non andremo avanti mai fin quando diremo che le donne sono sempre e in ogni caso migliori degli uomini. Esistono amici che tradiscono e amiche che pugnalano. Parlate un pò con i ragazzi a scuola: è sempre il migliore amico che ti frega la ragazza. E la migliore amica che ci prova con il fidanzato ufficiale dell’amica. Lo diceva anche Hannibal Lecter all’agente pivella “Si desidera ciò che si vede, ciò che si ha vicino”.
Non ho capito: lei insegna a scuola? E scrive «pò»?
Trattasi di volgare errore di battitura. La proprietaria del blog non mi scuserà, suppongo. Pazienza: come tutte le prof mogli mamme tendo a fare tre cose insieme. A volte una delle tre cose viene male. A volte, orrore, salto anche gli spazi e nel digitare sms uso la k al posto del ch. Come, si sa, anche i copisti medievali (Sao che kelle terre…). Ovviamente, per colmo di sventura insegno proprio Lettere, vedi un po’…
Ops, con chiunque e qualunque sarebbe d’obbligo il congiuntivo, non l’indicativo.
Il Riflesso di Pòvlov
“lo diceva anche hannibal”, che curiosa citazione, non so se più assurda o esilarante
nello scriver di corsa un supererrore ci può scappare …(forse..)!
Ma se laprofe è lei io la giustifico!!
http://www.antonellalandi.com/blog/
parole sante
secondo me il segreto è avere diverse amiche, ma nessuna “migliore”.
Spezzo una lancia: non sono solo le migliori amiche donne che tradiscono.
Anni fa lasciai il mio ragazzo, lui disperato, passava le serate-nottate dal suo migliore amico parlando di me. Il suo migliore amico, nel frattempo, durante il giorno chiamava me, e con la scusa di parlare di come stava il mio ex, ci ha provato.
Alla fine io sono tornata con l’ex, e lui è ancora amico del suo “amico”. Consapevole dei suoi limiti.
per fortuna che sarah non aveva ancora una cognata.
sarà la prof della ragazzina che ha 9 in italiano ma scrive un esame con l’apostrofo.
Di sicuro non ha mai avuto “mia cugina”.
Io sono contraria all’ipercongiutivizzazione scolastica. Trovo sarebbe più utile se insegnassero (insegnaste) a non mettere la virgola tra soggetto e predicato, per dire, invece che formare gente incapace di scrivere in una lingua che non somigli a un verbale dei carabinieri ma che ritiene il problema sia l’indicativo.
Premetto che non sono prof e non so l’italiano. Ho sempre avuto il sospetto che si può mandare a memoria come usare tempi e modi, mentre la sintassi la impari se leggi molto, scrivi molto e hai un minimo di capacità logiche, quindi c’è poco da insegnare.
Che la proprietaria del blog sia contraria ad un uso eccessivo del congiuntivo non inficia la regola che con quei pronomi si debba usare proprio il congiuntivo e non l’indicativo (modo della certezza assoluta). Se poi lei pensa che tutto ciò che esce dalla sua penna ha il valore di un dogma, che dire? Abbondi pure con l’indicativo. Spostare il problema dai modi verbali a “non mettere la virgola tra soggetto e predicato” è un chiaro esempio di “Ma il problema è un altro”, degno di un dibattito politico in seconda serata.
Riguardo alla profe, non sono Antonella Landi, sorry.
Citare Hannibal Lecter, dato che viviamo immersi da giorni in un clima di delitti, criminologi in tivù 24 ore su 24, analisi fisiognomiche e studio della personalità raccontati da tutte le D’Urso possibili, beh, mi sembrava pertinente. Assurda direi di no. Esilarante, dipende dal senso dell’umorismo di chi legge.
Gentile signora, il verbo dell’incertezza «pensare» presuppone un «abbia il valore di un dogma» a seguire, e la diversa vocale tra «a» e «un» rende superflua oltreché orrenda la «d», ma l’esperienza, oltre a molto altro, mi ha insegnato a non discutere con chi riesca, senza mettersi a ridere, a dire di aver scritto «pò» per errore di battitura da multitasking perché noi madri lavoratrici eccetera.
Ah, ecco, gliel’hai detto che quella è la scusa più vecchia d’Irlanda. Se no glielo dicevo io.
Dopo “lei pensa che…ha” può sembrare maniacale, ma volevo dar forma scritta al mio ribrezzo anche per l’uso (grammaticalmente corretto, ma stilisticamente micidiale) di “degno di un dibattito politico in seconda serata” e soprattutto “viviamo immersi da giorni in un clima di delitti”.
I wasn’t in the Situation Room that night but I’ll bet all the money
in my pockets against all the money in your pockets che è una di quelle prof che in classe fa leggere Alberoni.
Soncini: another day, another friend eh?
Ora sparatemi: be’ si scrive con l’apostrofo.
In effetti sui giornali lo scrivo coll’apostrofo. E su un giornale scriverei «con l’apostrofo»
La verita’ e’ che, se solo me lo potessi permettere, andrei per blog a cazziare tutti quelli che commettono atti grammaticali impuri.
Il punto e’ che… non me lo posso permettere.
Il “pensa che” seguito dall’indicativo era voluto, perchè volevo far capire che secondo la giornalista ciò che lei pensa è verità, come tale non avvolta dall’incertezza o possibilità di un congiuntivo…che lei non predilige, l’ha appena scritto poche righe sopra.
La d di “Ad” era magari superflua ma, orrenda o eufonica, non scorretta.
Per il resto dei commenti: quanto livore! Che solerti difensori ha, cara giornalista… Alberoni in classe ovviamente non lo faccio leggere, anche se molti giornalisti hanno frequentato lo Iulm e le sue lezioni…
Ma credo che la favolosa Soncini non mi pubblicherà nemmeno questo secondo post a spiegazione del “pensa che”. Troppo comodo farmi passare per ignorante, dopo che io per prima l’avevo pizzicata su un congiuntivo.
Voglio sperare che quel «nemmeno» sia dovuto al suo uso casuale dell’italiano (poveri studenti), avendo io finora pubblicato tutti i commenti da lei lasciati.
Dopo aver perso due minuti per leggere tutti i commenti ne perdo un altro per aggiungere il mio: a me sembra abbastanza ridicola una che fa le pulci agli errori grammaticali nei commenti del proprio blog.
È invero stupefacente che lei riesca ancora a formulare un’impressione: significa che lo sforzo neuronale per crearsi il nomignolo e la finta mail non l’hanno stremata. È una creatura piena di risorse.
Il “nemmeno” invece è proprio riferito al fatto che il mio penultimo post non era stato pubblicato. L’ultimo sì e ne sono lieta. Anche per chiudere questo logorante scambio.
Lei, se punta, offende: uso casuale dell’italiano e poveri studenti… suvvia non è degno di lei.
In conclusione: con immutata stima nei suoi confronti come giornalista, posso dire che non la vorrei mai come migliore amica? Collegandomi così al tema del post iniziale, buonanotte.
Adesso i suoi fan avranno licenza di dileggiarmi oltre ogni dire.
Mi scuso per il nomignolo in effetti non troppo fantasioso ma confermo l’impressione espressa nel mio commento precedente; però sappia che mi sento onorato di essere l’oggetto del suo sarcasmo, la sua persona mi affascina molto.
Mi scuso anche per la finta mail, per rimediare sarei felice di scambiare quella vera con la sua.
Non ci sono suoi commenti non pubblicati, né tra quelli in sospeso né nello spam. I commenti antipatizzanti vengono sempre pubblicati, persino quando contengono il lagnoso espediente «tanto lo so che non mi pubblicherà», persino quando millantano censure. Non che le siano dovute delle spiegazioni, beninteso; e magari domani cambio linea editoriale e non gliene pubblico più neanche uno.
DONNA:
What Josh doesn’t know is that some of these people haven’t taken there medication. Let’s watch what happens now.
Super like per i commenti di M.r.B.
Dimenticavo: beh è interiezione, e si scrive proprio così, non è la forma tronca di bene, che si scrive invece con l’apostrofo.
Poi, grazie, non assumo sostanze.
(mi prude lo spellchecker)
Beh (grafie alternative: bè, be’) è interiezione ed è, in effetti, la forma tronca di “bene”. L’acca, l’apostrofo e persino l’accento sono in questo caso espedienti grafici per segnalare che la “e” è aperta, ma non c’è grafia assolutamente esatta perché l’italiano non segnala se una vocale è aperta o chiusa (salvo casi particolari).
Nell’italiano scritto (come l’uso dell’indicativo nel post della tenutaria, quassù) è una forma di mimesi del parlato.
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow
Il punto era che non potevo permettermelo. La verita’ e’ che non sono l’unica.
Mr. B., invece,grazie per la precisazione.
Per M.r.B. se la Soncini usa l’indicativo al posto del congiuntivo è mimesi del parlato. Se lo uso io, volutamente e con riferimento alle certezze dogmatiche della Soncini, è un errore da penna rossa.
Dalle mie parti si dice”due pesi, due misure”.
La mimesi del parlato è una delle iatture che caratterizzano tanti (troppi?) scrittori in circolazione. Tutti pensano di essere Pasolini, o addirittura Verga. (Non la Soncini, lei non ha scritto romanzi)
Ora ci rifletto, e decido cosa mi paia più grave: se, mentre si pretende di sindacare sulla prosa altrui, usare una sciatteria linguistica come «due pesi, due misure», oltretutto con la premessa «dalle mie parti si dice», o se dieci commenti di gnè-gnè-gnè-se-lo-fa-lei-la-difendete-invece-ammé-mi-perculate, provenienti da una che si presume abbia superato l’età in cui le scuole medie si frequentano da allievi.
Pretendere di sindacare sulla prosa altrui è concesso solo a lei? Forse ha ragione, il blog è suo. Lei distilla frasi e scolpisce periodi, io vado avanti a colpi di sciatterie linguistiche…non certo mimesi del parlato, nooo, quelle sono solo sue.
Commenti gnè gnè? Di solito quando mi pestano i piedi (e vai di luogo comune), non sto zitta. Lei sì?
Però ha ragione, non sulla sostanza ma sul numero: troppi commenti. Chiuderei qui. Mi dispiace, la leggo con piacere dai tempi del Foglio e di Io donna e mai avrei pensato di questionare con lei per mezzo di un blog. La vita è piena di sorprese.
carissima tenutaria,
vedo che stai facendo un bel pò di nuove amicizie e spero tanto che il tuo approccio morbido e dolce non cambi mai.
ho bisogno almeno di un pò di certezze nella vita in questo bruttissimo periodo di assassini di ragazzine e sciacallaggi televisivi interminabili che ci campano sopra con un bel pò di pelo sullo stomaco, facendo venire a me il mal di stomaco.
Le mie migliori amiche presenti e passate non mi hanno mai pugnalata, è tanto strano?
Alessandro, “pò” è voluto, affinché si ricominci?
già quando sono più magre è una pugnalata.
@ eliana,
no. solo per dare leggerezza alle questioni marginali ed importanza a quelle di fondo.
La lite tra la profe e la amatissima (da me) tenutaria dimostra che le donne si scannano se sono migliori amiche, se non sono migliori amiche e anche se si incontrano per caso su un blog.
sottoscrivo cappe, tutto, compreso il superlativo!