Il diritto costituzionale a diventare editorialista di prima pagina

Insomma ieri sera, su un socialcoso in cui bazzico, spunta questa storia abbastanza assurda: tizia precaria al Corriere fa lo sciopero della fame e della sete perché hanno assunto un altro al posto suo.
Se avete una qualche pratica di socialcosi, sapete che sono un osservatorio sull’aprire bocca e darle fiato che in confronto Uomini e donne è l’Algonquin.
Se siete gente saggia, vi mettete lì e osservate: i due minuti che ci vogliono perché il poverino diventi un raccomandato incapace e lei invece una Carl Bernstein incompresa; il francescabertinismo per cui sembra che questa sia sul punto di morire e sia necessario (a mezzanotte di sabato) tempestare di chiamate il centralino del Corriere; l’accettazione acritica delle più improbabili versioni dei fatti.
Se invece siete me, che sono affetta da una particolare forma di stupidità che mi fa adorare discutere coi cretini, vi mettete lì e provate a spiegare.
Che non è possibile abbiano assunto un altro, nessun altro, giacché al Corriere c’è lo stato di crisi, che vuol dire blocco delle assunzioni, che diversamente da quel che pensano i me-l’ha-detto-mio-cuggino dell’internet non vuol dire «assumo te perché hai lo zio prete e lei no perché è un’eroica lone runner»; che annunciare sull’internet che ci si lascia morire, invece di più semplicemente andare dall’avvocato, dimostra un’instabilità emotiva per la quale io non la assumerei neanche in una gelateria; che dire che si sperava in un articolo 2, che ai commentatori che fanno altri lavori giustamente non dice niente ma per chi lavora nei giornali suona come «francamente dopo anni che facevo le dida ritenevo mio diritto diventare corrispondente da New York», significa essere in malafede o in preda a gravi disturbi della percezione; che questa signora collabora da sette anni con una redazione, e in sette anni non è riuscita a farsi ritenere indispensabile o comunque più importante di altri collaboratori, e questo non depone a favore della sua capacità di creare rapporti, capacità che costituisce l’80 per cento del bagaglio indispensabile a fare quel lavoro lì (che, lo preciso per prevenire commenti insensati, non è il mio: io – tranne brevissimi periodi – non ho mai avuto come compito principale stare in una redazione o cercare notizie; altrimenti detto: io probabilmente sono emotivamente instabile quasi quanto lei, e infatti non ho mai pensato che un giornale avesse il dovere di assumermi e mi sono per tempo organizzata diversamente); che l’autocertificazione del «sono brava», francamente, neanche a miss Italia.
Poi vabbè, dopo un paio d’ore lo sciopero della sete è rientrato, al che una ha il dovere di dire «Bene» e l’impulso di dire: hai quarant’anni, non venti; scrivi di cose scientifiche, non servi ai tavoli in una pizzeria; e devono venire i commentatori dell’internet a dirti che lo sciopero della sete è pericoloso e devi piantarla?
Insomma, tutto questo per dire che non volevo scrivere niente di questa storia, e non perché ieri sera ho lasciato nei commenti di un socialcoso altrui tutti gli appunti elencati qui sopra e in risposta mi sono presa dell’acida «perché hai bisogno di metri di minchia» e della stronza «perché sei una cessa» – quello va benissimo, figuriamoci, è sempre divertente osservare gli strumenti dialettici di gente che afferma di non guardare la tv perché non abbastanza intellettualmente sofisticata.
Non volevo scrivere niente perché non mi pareva ci fosse altro da fare se non alzare gli occhi al cielo e chiedersi perché l’umanità sia così attaccata alle proprie velleità e indisposta a prendere atto che forse se non hai fatto carriera fino a quarant’anni non la farai più, e allora o ti fai andar bene quella vita lì perché ti piace molto quel che fai oppure smetti di fare la lagna e apri una pizzeria, non è che bisogna fare i giornalisti per forza (come dice Natalia Aspesi: «Anche a me sarebbe piaciuto far la ballerina della Scala, ma avevo le gambe grosse.»)
Poi adesso Matteo Bordone, che ha più pazienza di me ad articolare l’ovvio, ha scritto una cosa perfetta, e quindi ecco, l’avevo detto che non serviva che scrivessi io.

Comments so far:

  1. by Anna on novembre 14th, 2010 at 19:53

    Sono d’accordo su tutto, ma mi rimane un dubbio: sicuramente non è indispensabile, ma il fatto che di anno in anno per sette volte le abbiano rinnovato il contratto non significa comunque che in qualche modo anche lei abbia dimostrato una qualche utilità?

  2. by laprofe on novembre 14th, 2010 at 20:10

    Avrebbe potuto salire su una gru. Molto più di tendenza, in questo periodo: operai, extracomunitari…
    Scherzavo: non esiste nessun diritto ad essere assunti a tempo indeterminato. Nel privato, ma anche nel pubblico. Nella scuola, molti dei precari che si lamentano, e si incatenano, non dicono mai che magari insegnano da 15 anni ma non hanno mai passato uno straccio di concorso. Quindi, se sei stato bocciato 1,2 o persino 3 volte nei concorsi, e il sistema sballato della scuola ti permette di fare comunque supplenze, per quale motivo però pretendi il posto fisso?

  3. by laziamarella on novembre 14th, 2010 at 20:13

    non sono d’accordo su molto.
    certo non sui cretini da alfabetizzare sul rutilante mondo della stampa. (epiteto, quello di cretino, non di rutilante, che, se per educazione, non rispedisco alla Mittente, quanto meno, ne caldeggio la permanenza nella saccoccia della Mittente medesima).
    Paola Caruso, io non la conosco. peggio, non mi interessa discettare sulle sue capacità professionali, stabilità mentali e/o emotive.
    io di Paola Caruso ne ho conosciute tante, e poiché sono assai stufa di vedere gente intorno a me che sta male da anni, perché da anni aspira a una vita da medio woman ordinaria, e da anni la bastonano e carotano come la Paola “ma ti sei proprio resa ridicola piccola sciocchina” Caruso. e ancora, ultimo e non meno importante, Paola “madonna ma questa deve proprio essere una povera sfigata che non sa stare al mondo” Caruso, sono anche io.
    ecco, avrei deciso di fare questa cosa enfatica e sopra le righe e di sostenerla, la Paola “ma non te l’hanno detto che lo sciopero dell’acqua non si può fare! stupidina” Caruso.
    buona rutilanza tutti.

  4. by Casanduoglio on novembre 14th, 2010 at 20:41

    Mi ha detto mio cugggino che una volta è morto.

  5. by mirza16 on novembre 14th, 2010 at 21:33

    Io sn assolutamente d’accordo com la tenutaria e bordone (2 articoli perfetti), dico anche che se RCS i 7 rinnovi non li ha fatti con un’ag. Interinale ma direttamente cn lei, credo che la leg. Sul lavoro potrebbe consentirle addirittura un’assunzione obbligatoria..mi chiedo dopo qs prova di vittimismo coMe potrebbe rientrare in redazione….

  6. by paola on novembre 14th, 2010 at 23:01

    appalusi a questo e all’articolo di bordone.
    e stralike a casanduoglio.

  7. by franco on novembre 14th, 2010 at 23:37

    Tutto giusto, tranne una cosa, scrivi ‘aprire una pizzeria’ come se fosse la cosa piu’ facile del mondo, invece credo ci vogliano molto piu’ impegno e capacita’ intellettuali di quelli richiesti dalla carriera da giornalista medio

  8. by Guia Soncini on novembre 14th, 2010 at 23:45

    No, no: lo intendevo come avanzamento di carriera.

  9. by kos on novembre 15th, 2010 at 0:40

    Nel campo della ricerca, che conosco meglio, accadono situazioni del tutto simili: su socialcosi e trasmissioni hipster è tutto un fiorire di cervelli che fuggono perché qui non c’è posto per loro. Cervelli finissimi, con pubblicazioni su Science ecc. Domanda: come fa uno a pubblicare sulle rivistone se non è dentro a un gruppo di ricerca coi controcazzi e/o non scrive insieme a un nome che conta? Siamo ancora al 1700 in cui lo scienziato stava a pensare nel suo laboratorio solitario? Naaa. Al tempo stesso è vero che per giochi strambi, crisi del mercato, alea ecc. succede che c’è chi non riesce a prendere il treno e bloccano assunzioni per x anni e uno rimane lì precario e bastonato. Succede, ma funziona così e bisogna avere abbastanza calorie in corpo per rialzarsi e fare altro. Quindi niente scioperi della fame, ma un po’ di ironia, di realismo e di soncinismo, grazie.

  10. by MarinaM on novembre 15th, 2010 at 1:00

    hai perso un’ottima occasione per stare zitta.

  11. by paola on novembre 15th, 2010 at 1:52

    … e quindi ecco, l’avevo detto che non serviva che scrivessi io.

    come sempre, del resto.

  12. by precariocor on novembre 15th, 2010 at 2:29

    La cosa è stata viziata in origine da un errore di fondo: non c’è stata alcuna assunzione. Il “pivello” non è assunto, neppure a termine. Ha avuto un contratto di collaborazione. Quindi Paola si è arrabbiata perché un altro ha avuto un contratto esattamente come il suo, solo che lui sta in redazione e lei no.

  13. by puntescalamativo on novembre 15th, 2010 at 2:45

    Sul post di Beggi sei entrata come al solito a gamba tesa con quel piglio spocchioso e offensivo con cui scrivi sempre qualsiasi cosa quando fai le tue apparizioni. Ovvio che poi la gente ti zittisce per principio offendendoti.

    Ora vuoi fare la parte della poverina che spiega le cose ai cretini che non vogliono capire? Ma dai, un po’ di onestà!

    Eppure in questo post hai espesso gli stessi concetti che avevi già scritto e mi sono persino stupito di condividere alcuni dei punti del tuo ragionamento.

    (Per la cronaca, questo è l’unico tuo post che sono riuscito a leggere fino alla fine. E sì, sono quello che hai più volte insultato quelle poche volte che ci siamo incrociati su quel socialcoso)

  14. by daniele on novembre 15th, 2010 at 9:19

    Ti rendi conto che stiamo parlando di un contratto a tempo indeterminato, non di fare carriera? E secondo te RCS la teneva 8 anni a scrivere la qualunque così, perché scema ma funzionale. Hai introiettato perfettamente le logiche di sfruttamento, sei un soldatino di questo mercato del lavoro, tu davvero ci credi davvero alla meritrocrazia, al capitale umano, alla flessibilità e all’entusiasmo necessari per realizzare il tuo sogno ameriggano.

  15. by diego on novembre 15th, 2010 at 11:13

    Matteo Bordone ha scritto una cosa così perfetta che sembra di leggere uno dei tanti editoriali del Giornale o di Libero, megafoni della maggioranza berlusconiana di governo. direi che Bordone lo abbia ormai davvero acquisito il diritto diritto costituzionale a diventare editorialista di prima pagina.

  16. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 12:42

    Non stiamo parlando di un contratto a tempo indeterminato (il cui mito peraltro ha rovinato il mercato del lavoro di questo paese): quale parte di «c’è il blocco delle assunzioni» non è chiara?

  17. by zetaraffix on novembre 15th, 2010 at 13:39

    Wow,fiko, leggo che sei una che entra a gamba tesa, con un piglio spocchioso e offensivo… com’èche non ti seguo? vado subito a cercarti!!! :)

  18. by B on novembre 15th, 2010 at 14:08

    “Il culo al caldo” – Non so davvero quale sia il tono e l’approccio “giusto” su questa vicenda.
    E’ scandaloso quanto ordinariamente messo in atto dalle aziende verso i lavoratori mediante il meccanismo del precariato ma è altrettanto scandalosa l’attuale legislazione sul lavoro che garantisce i garantiti e se ne frega di tutti gli altri senza consentire la necessaria flessibilità (alle aziende ed ai lavoratori) nel reinventarsi il lavoro giorno dopo giorno.
    Il “lavoro vero” è questo, nulla di stabile come i vetero-sindacalismi ci han voluto far credere, ma il reinventarsi ogni giorno, in fondo senza garanzia altra che quella della proprie capacità garantendo però a tutti i meccanismi di tutela per chi “cade” lungo il percorso.

    Non entro nel merito della vicenda di Paola, non so quali frustrazioni, angosce e pressioni da parte dell’azienda siano state causa di tale enorme reazione.

    Se lei stessa ritiene di aver subito il torto di una vita potrebbe esser giustificabile per lei il metterla in gioco.

    L’unica cosa che possiamo fare noialtri è fare in modo, mediante anche il dibattito politico sulla riforma dell’attuale mercato del lavoro italiano, che non ci siano più altre Paola spinte così in fondo all’estremo da ritenere sensato uno sciopero della fame anzichè un mero ricorso al giudice del lavoro.

    Si tenga conto altresì che per le micidiali e quelle si efficaci reti di auto-protezione delle aziende mediante i meccanismi (professional social network ante litteram) di ricorso alle “informative occulte” procurate dalle persone che lavorano nel settore delle Human Resources (i veri kapò delle aziende attuali), chi si rivolge al giudice del lavoro è poi automaticamente bannato e fuori a vita da quei circuiti lavorativi.

  19. by Conato on novembre 15th, 2010 at 14:14

    @soncini: sei peggio dell’inconsapevole complice che Silvano Agosti descrive in Discorso tipico dello schiavo. Intendiamoci, che fossi un deprecabile concentrato di ignoranza e finta ironia stilosa da quattro soldi si comprende già dalla breve presentazione qui in calce (Ella è terrorizzata all’idea di doversi trovare un lavoro vero – già, come se fosse una scelta lavorare o meno per vivere) nonchè dalla levatura dei tuoi preziosi contributi “giornalistici” su testate che evidentemente ti pagano in caramelle, buffetti e pacche sulle spalle perchè a) è più COOL che parlare di soldi b) “lo hai capito subito che il contratto è un falso mito, quindi ti sei organizzata diversamente”. Ora, centinaia di precari non solo giornalisti professionisti, non solo redattori, compila bugiardini per gli assorbenti, nettacessi, camerieri e commessi e gelatai (dubito che tu abbia mai lavato una tazza, figuriamoci se saresti capace di infilare tre palline in un cono) credo vogliano ottenere una tua perla di saggezza e chiederti come hai fatto a “organizzarti diversamente” e come ti guadagni da vivere. Facci sapere. Ora che sappiamo che esiste la meritocrazia – il solo fatto che tu scriva, di canzonette o di altro, dimostra immediatamente il contrario – e che a questo mondo valgono solo i “contatti” – retorica da manuale di PNL totalmente scollegata dalla realtà attuale – illuminati, ci metteremo anche noi a scrivere di canzonette. Oppure su Wired, che è ancora più COOL. Forse non è abbastanza COOL protestare per creare un precedente e richiamare un po’di attenzione sulla condizione dei precari, ma in caso non te ne fossi accorta, non sarai tu a impedirlo con le tue sofisticatissime analisi. E ora vado a vomitare.

  20. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 14:39

    Non che creda di poter tentare una riconciliazione in un rapporto ormai compromesso, e con evidenti traumi, quale quello tra lei e la comprensione del testo, ma «non ho mai pensato che un giornale avesse il dovere di assumermi e mi sono per tempo organizzata diversamente» significa, come reso chiaro dal contesto in cui la frase è collocata, che se una è troppo emotivamente instabile per stare in una redazione, per fare un lavoro di contatti e relazioni, è bene prenda atto dei suoi limiti.
    Come forse non le è noto, è parecchio difficile che i giornali assumano qualcuno per scrivere. Assumono le persone per fare desk, ovvero per avere a che fare coi collaboratori, passare i pezzi, avere una buona dose di capacità relazionali. Doti che mi paiono difficilmente compatibili con «non mi avete dato quel che volevo, e adesso io trattengo il respiro fino a diventare blu.»

  21. by Sara on novembre 15th, 2010 at 15:22

    Ciao Guia, hai avuto accesso alla cartella clinica psichiatrica di questa giornalista?

  22. by Conato on novembre 15th, 2010 at 15:24

    @soncini mi è alquanto noto che è difficile essere pagati per scrivere, e questo non vuol dire, cosa che tra le righe tu e altri finite per suggerire, che sia un fatto normale o TOLLERABILE. mi rendo conto che cerchi di simulare una superiorità intellettuale dandomi del Lei, ma puoi darmi del tu: sono solo un fluido, gastrointestinale Conato, non qualcuno con cui dovrai un giorno scambiare reciproci favori (leggi: “contatti”). Visto che nel magico mondo del giornalismo (e dell’editoria, e della ricerca, e della cultura – e pure nel supermercato sotto casa, come forse non ti è noto) non si viene pagati per lavorare, ci rispieghi come fai a vivere tu? Vedi gente, fai cose, i vestiti te li portano da Londra?

  23. by Conato on novembre 15th, 2010 at 15:29

    “o ti fai andar bene quella vita lì perché ti piace molto quel che fai oppure smetti di fare la lagna e apri una pizzeria” – ovvero, se abbiamo fame dobbiamo iniziare a mangiare le brioche. magari scrivendoci su un articoletto sapido da freelance COOL.

  24. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 15:31

    (Ciao, sono la comprensione del testo, facciamo amicizia, dai.)
    Non è affatto difficile essere pagati per scrivere, anche perché francamente non si capisce per quale altra ragione lo si farebbe, se non per soldi. Nella fattispecie, essere pagati per scrivere riesce sia a me sia alla signora scioperante, da parecchi anni. «Essere assunti» è un’altra cosa.

  25. by franco on novembre 15th, 2010 at 15:31

    L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla lotta contro il principio di realtà.

  26. by B on novembre 15th, 2010 at 15:33

    Ottima considerazione, cruda ma corrispondente alla dura realtà italiana… le aziende assumono e stabilizzano ormai solo, per le caratteristiche atipiche “di blocco” del mercato del lavoro italiano, chi fa lavorare “a fondo” le strutture esterne, “i collaboratori” come Paola insomma… tutto qui!

    C’è un mercato del lavoro diviso in segmenti, gli “affidabili” e gli “esternalizzati”.

    E stiamo parlando di situazioni peraltro “le meno peggio”, dove il mercato esiste con un minimo di garanzie (Paola era una co.co.co mi sembra)… ci sono anche purtroppo situazioni, al sud soprattutto, dove chi lavora nel mercato editoriale, ma non solo, è retribuito con una pacca sulle spalle e forse neanche quella…

    Settimane fa il direttore del Corriere ha denunciato una situazione di stallo operativo dovuto all’inamovibilità dei “garantiti” che non vogliono modernizzarsi… garantiti e non garantiti …questa è la lotta ed il confine … se non si recupera flessibilità (che significa anche mobilità sociale, l’Italia è il paese dei familismi e dei trust corporativi) al mondo del lavoro italiano si avrà il perpetuarsi dell’inefficienza totale del sistema Italia dove le vittime saremo tutti noi, le Paole costrette al muro anche dalle loro aspirazioni errate, le Guie vincenti sul mercato (ma a quale prezzo?), i B. “affidabili” finchè gliela fanno ….

  27. by eNZO on novembre 15th, 2010 at 15:36

    a me (eNZO) mi pagano per i PORNI ma NON è che FACCIO lo sciopero della MINCHIA se non ficco un GIORNO. Se viene il NEGRO con l’UCCELLO più meglio del MIO, lavoro a LUI. È bello FARE il VITTIMA col culo sul DIVANO di casa.

  28. by laprofe on novembre 15th, 2010 at 15:42

    Comunque lo sciopero della fame mi sembra esagerato: lo si usa di solito per questioni che non coinvolgono solo il singolo che lo pratica e il suo caso. I Radicali italiani per aborto, divorzio etc, gli attivisti nordirlandesi…ecco diciamo che Bobby Sands è andato fino in fondo, ma non per un posto di lavoro(il suo, tra l’altro).
    Ripeto: forse la giornalista avrebbe dovuto salire su un tetto, o su una gru, come gli operai, ma non da sola.
    E comunque rimango dell’idea che 7 anni di collaborazioni non garantiscono un diritto assoluto all’assunzione(o a miglioramenti contrattuali). Diversamente anche io, dopo tot anni di scuola voglio fare la preside. Senza verifiche, senza concorsi, senza altro merito che essere stata in classe per anni a fare il lavoro sporco…

  29. by vertigoz on novembre 15th, 2010 at 17:02

    sono d’accordo su tutto. ma credo che il fatto che tu abbia bisogno di metri di minchia sia vero a prescindere. ma in testa però

  30. by Domiziano Galia on novembre 15th, 2010 at 17:13

    Tre cose.
    Nel contenuto sono più prossimo al pensiero di Guia e Bordone. Nel mio piccolo mondo etico ritengo che usare la propria salute, addirittura la propria vita, come strumento di protesta sia condivisibile solo in casi estremi ed universali. Qui mi pare si tratti di una situazione rimediabile (magari non al Corriere, ma dubito che Paola possa morire di fame) e particolare. Oltre ad essere un tantino irrispettosa nei confronti di chi magari la salute, e la vita, l’ha minata nelle fondamenta per qualche male bastardo.
    Nella forma preferisco la pacata saggezza di Mantellini, nella sua semplice affermazione che la vicenda di Paola sia molte cose assieme.
    E per concludere, in leggerezza, Guia, ma a chi, donna o uomo secondo complementari punti di vista, non farebbe piacere qualche metro di minchia? :-)

  31. by Conato on novembre 15th, 2010 at 17:13

    @soncini “per quale altra ragione si scrive se non per soldi?” le ragioni possono essere molteplici. una, la tua, potrebbe essere fare sfoggio con le tue amiche del circolo di beneficenza per ingenui precari, mentre giocate a prendere il tè col mignolo alzato, di una cultura inesistente, di un umorismo privo di nerbo e di un raccapricciante riifiuto di venire a patti con la REALTA’ umana e sociale che vi circonda.
    e piantala una buona volta di chiamarla sussiegosamente “signora”, la giornalista in sciopero. sei ridicola, c’hai un’età anche tu, avanti.
    la giornalista in questione, che almeno nel suo blog racconta con un residuo senso di dignità di essere già scesa a compromessi acconsentendo a scrivere anche di cazzate invece che fare il suo mestiere. Dignità che mi pare tu non possa vantare. Perchè scrivere? Magari per dignità, magari per diffondere cultura. Quanto al fare i soldi, mica bisogna per forza essere pagati e assunti (si chiama malattia, contributi, ferie, maternità, hai presente? ah, no, non è COOL). Hai ragione Guia, nessuno ci costringe a lavorare. Per i soldi, in effetti, c’è sempre il mercato dello sfruttamento! come sembra sapere bene il minchiuto @enzo. Adesso vado via davvero, che ho da fare, ma penserò alle tue parole luminose. Come dice la Aspesi (e se lo dice lei….) anche io avrei voluto fare guia soncini, ma ho il culo troppo stretto e non riesco a farmi scappare peti periodici.

  32. by Elena on novembre 15th, 2010 at 17:13

    Io non la farei tanto lunga. Precariato, discorsi dello schiavo, sarà stata utile/non sarà stata utile nei suoi sette anni di lavoro precario, mestieri sottopagati, tu-che-scrivi-di-canzonette-come-ti-permetti, e via (s)ragionando. Mi pare che si stia andando off-topic. A me il senso degli appunti di Guia sembra molto semplice, e del tutto condivisibile. Se si ritiene di aver subito un torto, si va da un avvocato e si difendono le proprie ragioni nelle sedi più opportune. Se invece ci si è soltanto rimaste male perchè hanno assunto un altro al posto nostro, liberissime di sfogarsi sul proprio blog. Ma minacciare scioperi della fame e della sete, mettere in mezzo la crisi dei valori, il governo ladro, le raccomandazioni e chi più ne ha più ne metta, è fuori luogo.

  33. by Jules Dufresne on novembre 15th, 2010 at 17:13

    Posso dirti che di solito mi stai antipatica come poche cose al mondo (il mio è un debutto meraviglioso, lo so) ma questa volta ho letto tutto annuendo come una scema e alla fine ti ho linkata in giro? Be’, lo faccio comunque. Brava.

  34. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 19:10

    Io sono ragionevolmente certa che ci sia un legame tra la convinzione che scrivere non sia un mestiere, una cosa che uno fa per pagare l’affitto, ma una nobile vocazione seguita «per dignità, per diffondere cultura», e l’idea che la società debba garantirci il diritto ad avere un’occupazione per la quale siamo evidentemente inadeguati ma che, ehi, era il nostro sogno, non vorrai mica impedirmi di inseguire i miei sogni? Sono ragionevolmente certa che, se uno è così pirla da credere a una delle due, allora sosterrà senza mettersi a ridere anche l’altra. Certo, però, poi svegliarsi tutte le mattine e fare i conti con la realtà dev’essere durissima.

  35. by Scaracchio on novembre 15th, 2010 at 19:23

    Soncini, ci hai un’età e sei pure culona, questo dovrebbe essere abbastanza per impedirti di inseguire i tuoi sogni al colesterolo. Vatti a prendere il tea col mignolo alzato e lasciaci alle nostre miserie, ai nostri uccelli un pò più corti e ai nostri sciperi della sete.
    PS: ti amo, sei la mejo, amicami su facebook

  36. by Gagreflex on novembre 15th, 2010 at 19:32

    Egregia dott.ssa Soncini,
    dopo aver letto questo Suo pregevole pezzo, sono qui ad offrirLe una collaborazione con il nostro prestigioso sito gruisti.it, il portale dei gruisti. Se potesse scrivere qualcosa sui cicli di vita residua della gru a Torre (ovviamente retribuita) Le sarei grato pessempre.
    Mi contatti!

    Distintamente suo,
    GR

  37. by vertigoz on novembre 15th, 2010 at 19:41

    Scaracchio se scrivi “tea” in ogni dove invece che “tè” come tutti quanti i cristi tutti sapranno che sei max uggeri

  38. by Colonel Jessep on novembre 15th, 2010 at 19:48

    In effetti sette anni potrebbero non bastare per mettere il piedino dentro il Corriere se il tipo di collaborazione è questa:

    http://www.scienzainrete.it/files/Corriere_2010_07_01_Caruso.pdf

    http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_gennaio_11/uomo-Neanderthal-trucco_ed1a122a-feeb-11de-a5d5-00144f02aabe.shtml

  39. by Ze inglisch ticher on novembre 15th, 2010 at 19:58

    Meno male che non hai scritto the.

  40. by ale on novembre 15th, 2010 at 19:59

    E allora la Soncini. Che la Benini, la brutta copia, le ha fregato il posto e gli articoli e le potenziali collaborazioni di prestigio, che dovrebbe fare? Con eleganza dice di non essere tagliata per la cosa. Direi che la questione del precariato è fin troppo importante per farne una questione personale e da RCS. La tizia che fa lo scipero e che ha la comprensione di tutti sapeva perfettamente con chi aveva a che fare. Guardi avanti e troverà qualcos’altro.

  41. by stefanom on novembre 15th, 2010 at 20:57

    invece serviva che tu scrivessi. serve sempre. in particolare in questi casi, in particolare tu. ciao

  42. by Isa on novembre 15th, 2010 at 21:18

    Conato, di rado ho visto una così fulgida sovrapposizione tra Firma e Contenuto.

  43. by Conato on novembre 15th, 2010 at 21:36

    @isa, piacere di abbagliarti col mio fulgore. ecco infatti uno dei rari casi in cui forma e sostanza vanno di pari passo. sono un conato, per fortuna, non un coma, come quello in cui sembra precipitare questo paesucolo.

    @ale, se “la questione del precariato è troppo importante per farne una questione personale” chi dovrebbe occuparsene, mia nonna?

    @soncini, riguardo allo scrivere con dignità e in pari tempo diffondendo cultura (non certo “per inseguire i sogni”), è cosa di cui tu non hai esperienza alcuna, quindi sfido che tu non possa comprendere cosa significa… p.s. con dignità significa naturalmente pagati, se si lavora per informare, e non sfruttati e avviliti, ma si sa, le esperienze dei redattori precari sono invenzioni, invece il tuo delirare sexandthecityano sul diritto di chi e di come fare lo sciopero della fame è cosa buona e giusta.
    L’identificazione del lavoro intellettuale con il “sogno del giuovine intellettuale disposto a tutto pur di firmare un pezzo sul giornale” la suggerisci tu, e altri, ripeto, tra le righe, quando vi rifiutate di considerare il lavoro intellettuale pari a qualunque altro lavoro.
    Aspetto sempre notizie sui famosi contatti che bisogna coltivare per poter entrare (dignitosamente) in una redazione per cui già si rammendano buchi e si smazza da anni, dovendo poi sorbirsi pure la morale della opinionista culturale de noantri.

  44. by Aaron Sorkin on novembre 15th, 2010 at 21:50

    Dear Mrs. Songinee,

    I’ve read your piece on social networks and people who open mouth and give it fiato, let alone the nasty comments on that poor woman. I think you deserve miles of minchia for that if you know what I mean. Well, I would very much like to clear up that it was a very smart post that that woman made, and very civil and very polite, while you are an angry person. And one of the reasons why you’re angry is because the quarterback still wants to date the skinny cheerleader and doesn’t want to date you (because you’ve got that disgusting gambonis and you look like a big sausage even if you dress in expensive lanvins that you bought thanks to the money stolen to honest and skillful press workers).
    For your information I just completed writing a movie about lawsuits and who was to blame and who was the good guy and bad guy. I very much think you are the bad guy, Songinee, and hope Santa will leave you some shit under the tree and will kick your big fat ass instead of giving you that pair of Louboutins you’re drooling about.
    Sincerely,
    AS

  45. by DDRD on novembre 15th, 2010 at 22:07

    Cara, non so in che iperuranio totalmente avulso dalla realtà vivi, ma forse non sai che aprire una pizzeria- come peraltro già t’è stato fatto notare- non è cosa da tutti. Ti inviterei a provarlo per divertirmi a vederti annaspare fra le mille cose che un proprietario di locale deve gestire.

    Adesso dai, stupiscimi, dimmi che sono un’idiota che non ha mai fatto amicizia con la signora comprensione del testo e non sa fare networking positivo.. Più che su un blog mi sembra di trovarmi a una convention Amway, diocristo.

  46. by MT on novembre 15th, 2010 at 22:43

    Soncini, perdona noi cretini che abbiamo creduto di poter fare un mestiere di sostanza piuttosto che investire tempo, soldi e risorse nel friggere l’aria in cerca di “contatti” fighi (ops…COOL!) con cui rienpire giornali, tv, radio ed etere dell’ennesima dose di fuffa. Come se il nostro paese ne avesse ulteriore bisogno….

    Solo due domande:

    1. Credi davvero che la stampa italiana possa fare a meno dei migliaia di collaboratori che quotidianamente si spaccano la schiena per 6 euro lordi?
    2. Come fai a essere così figa?

    recuperala tu un po’ di dignità prima di sparare a zero su una situazione che, evidentemente, non conosci

  47. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 22:50

    Se ti pagano sei euro (a cosa? a pezzo? al giorno? al mese?), vali sei euro. Se pensi di valere di più, vai a fare altro. La mia colf ne prende otto all’ora, per dire. A volte le cose sono più semplici di come te le ha fatte credere la tua mamma l’ultima volta che ti ha detto che eri un genio incompreso e che se questo fosse un paese meritocratico saresti già direttore del Corriere.

  48. by Conato on novembre 15th, 2010 at 22:56

    @ a soncini, fai il piacere: lascia perdere le questioni di attualità e torna a scrivere di luoghi comuni sentimentali per lettrici decerebrate, come nel tuo pregevolissimo debutto nel dorato mondo della letteratura..

    @ Mr. Aaron Sorkin: please, marry me. Now. Ma deve capire che certe giornaliste chiamano i social “socialcosi” per esibire ironico distacco cool dal mezzo in questione, non penso comprenderanno le sottigliezze del suo bel film.

    @ DDRR attenzione, la soncini potrebbe sempre risponderti che lei ci ha provato PURE ad affrontare il mestiere di pizzaiolo, ma poi ha abbandonato in tempo ogni idealismo e ha “risolto diversamente” (fa cose, vede gente e le portano i vestiti da londra)

  49. by Conato on novembre 15th, 2010 at 23:01

    @ soncini: finora ho scherzato, ma adesso sono ufficialmente un Conato di Vomito in preda ai conati. Da quando si viene pagati per ciò che si vale? Da quando chi detiene un sia pur minimo potere rinuncia alla tentazione di sfruttare la manodopera?

    e soprattutto: la tua colf ti può insegnare finalmente la vita vera e che significa dopo 20 anni di 8 euro all’ora (ma anche 3 euro all’ora – solo che tu sei magnanima e alla colf regali pure il brillantino a fine anno) essersi spaccata la schiena e avere 3 figli in patria cresciuti senza di lei?

  50. by MT on novembre 15th, 2010 at 23:03

    Ah cazzo tiri in ballo la mamma e sai che per un italiano è sempre un punto debole, come la pasta, la pizza, il mandolino (ecco, mi adeguo ai tuoi discorsi farciti di luoghi comuni…la colf te la potevi risparmiare).
    A volte sei euro(al pezzo) li accetti perchè ti dicono che è l’inizio e l’unico modo per entrare. Perchè ovunque (a parte nel tuo caso, deduco) funziona così e per un po’ ti adegui e stai alle regole di questo gioco malato.
    Col tempo si fanno delle scelte, compresa quella di guardare altrove, restando però con l’amaro in bocca di chi non ce l’ha fatta non perchè non valeva abbastanza, ma perchè, anzi, valeva troppo se confrontato con uno stagista che ti fa risparmiare perfino i 6 ero (a pezzo, Soncini, a pezzo)

  51. by Conato on novembre 15th, 2010 at 23:05

    @ MT, ma dico, come mai non hai mai pensato di andare a fare la colf dalla Soncini? Io ci sto pensando su

  52. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 23:08

    Se a voi sembra lo stesso pianeta, quello di una che fa la colf perché la sfiga di nascere in un certo luogo o in certe condizioni non le ha riservato opportunità meglio retribuite, e quello di chi si fa sottopagare perché così ha la firma in neretto sul giornale e tanto l’affitto lo paga mamma (che esibisce orgogliosa alle amiche la firma in neretto dell’erede), io posso solo lasciarvi qui a conversare con le parodie. Magari vi rispondono.

  53. by Conato on novembre 15th, 2010 at 23:14

    @ soncini, la colf l’hai tirata in ballo tu per farci capire quanto sei radical chic ma generosa con le fasce basse. Quanto a “quello che si fa sottopagare” non mi sembra la giornalista (professionista) in questione di cui parlavi nel post, contro la quale hai lanciato i tuoi strali, quindi, per la tua incapacità manifesta di argomentare, datti il colpo finale da sola.

  54. by padre ralf on novembre 15th, 2010 at 23:14

    a sentire lei sembrerebbe che il precariato sia la giusta piaga con cui Dio punisce gli stolti ci permette di distinguere i meritevoli. mi ricorda un pò l’AIDS degli anni 80 che puniva i gay per la loro condotta immorale. a distanza di anni giudichiamo quella ide afiglia della ingoranza, mi auguro possa succere quacosa di anologo. mi stupisce più delle critiche che lei muove alla sua collega (se il paragono non offende lei o la caruso) l’arroganza che ci mette. la invito ad avere un atteggiamento un pò più costruttivo dell’elogio all’arrendevolezza.

  55. by Guia Soncini on novembre 15th, 2010 at 23:19

    Non sono generosa, sono le tariffe di mercato. Se quelle delle signore con la vocazione del giornalismo siano di 6 euro non lo so, ho preso per buono il dato che mi avete fornito voi. Tendo a credere nella vostra onestà. Anche perché una qualche qualità dovrete pur averla.

  56. by DDRD on novembre 15th, 2010 at 23:45

    Se a voi sembra lo stesso pianeta, quello di una che fa la colf perché la sfiga di nascere in un certo luogo o in certe condizioni non le riservato opportunità meglio retribuite

    *din don*… momento social-strappalacrime politicamente corretto, e che in fondo siamo buoni anche noi kattivissime giornaliste d’assalto.

    perché no, potrebbe imbastire i suoi eleganti teoremi sociali anche su queste persone. in fondo “non potrebbero starsene a casa loro invece di venire qui? oppure potevano pensare a studiare e ad arrangiarsi come tutti abbiamo fatto?”.
    non c’è nulla di diverso con quello che ha fatto lei nel suo articolo, non vedo dall’alto di che cosa lei sta dando giudizi di “bambocciosità” a questa persona. al dilà di quel che è noto a noi tutti ovvero che c’è il blocco delle assunzioni, e che la signora evidentemente è giunta al punto di rottura, la conosce? ha avuto modo di toccare con mano il suo operato come giornalista?
    nel caso affermativo, sarebbe carino esplicitarlo, in caso contrario forse si risparmiava energie a non toccare la tastiera. forse.

  57. by laprofe on novembre 15th, 2010 at 23:46

    Otto euro l’ora alla colf. Ma assunta o in nero?…E possiamo ricominciare tutta la discussione, all’infinito. Poi, attenzione a identificare le fasce basse. Conosco mamme di famiglia che fanno le pulizie una o due volte alla settimana solo per pagarsi i vestiti e le borse firmate, mentre il marito piastrellista e i due o tre figli artigiani garantiscono un tenore di vita connotato da: villa con taverna e piscina, vacanze in Sardegna o crociera, settimane bianche, auto Bmw o Audi, quando non suv da paura. Laureati con quel tenore di vita ne conosco pochini.

  58. by Conato on novembre 15th, 2010 at 23:55

    @ laprofe, ho sempre più voglia di fare la colf. e naturalmente mi procurerò pure un marito piastrellista, magari seguendo i consigli della maga dell’ammore Soncini.

  59. by DDRD on novembre 16th, 2010 at 0:17

    Sto leggendo a scaglioni alcuni commenti, alcuni sono proprio illuminanti, a loro modo.

    “Assumono le persone per fare desk, ovvero per avere a che fare coi collaboratori, passare i pezzi, avere una buona dose di capacità relazionali”

    Beh, però da tutte queste belle qualità molto duepuntozero che servono in molti lavori da sempre ( e non solo nel suo) lei ha omesso quella più importante: saper scrivere. Sennò quella figura lì che descrive più che un giornalista sembra un pr.

    Poi per carità, bimbi, volete i giornalisti pierre, gli ingegneri pierre, i muratori pierre, i macellai pierre, i dottori pierre, i geometri pierre, i prof pierre, gli operai pierre, mo’ poi so’anche cazzi vostri se poi dietro il bel sorriso e i “Kontatti” c’è uno che il mestiere non lo sa fare manco morto però ha una bella cravatta ed è simpatico.

    Non sono quasi mai d’accordo con uriel, ma quando parlava dei danni creati da perfetti incapaci assunti solo per simpatia e capacità di “networking” aveva ragione da vendere. Fortunatamente ne paga il fio soprattutto chi li assume.

  60. by ficofico on novembre 16th, 2010 at 0:33

    Soncini, ma che caspita ci fai ancora qui a scrivere alle 23 di questa emerita pippa che si è inventata uno straccio di sciopero della fame per strappare qualche contratto sottopagato da giornalista di serie b? se l’è proprio meritata un futuro da schiava, no?

    senti, ma sei ancora qui perché non è ancora uscito il maritino dalla deloitte? è ancora con la giovane stagista? dicono che sia belloccia forte.

    senti, tu che sei del ramo, ma è più ficofico il maritino che lavora in deloitte o quello che lavora in ernst & young? ma a lezioni di capitalismo avanzato vai dal maritino ficofico che lavora in deloitte?

  61. by Guia Soncini on novembre 16th, 2010 at 0:40

    Non che per commentare sull’internet sia necessaria una seppur minima conoscenza dell’argomento di cui si pretende di discettare, ma: chi sta al desk non scrive.

  62. by Guy Fawkes on novembre 16th, 2010 at 0:45

    Cara Soncini, capisco il suo imbarazzo. In una pizzeria si lavora SOPRA i tavoli, non SOTTO, come è abituata a fare lei.

  63. by luca on novembre 16th, 2010 at 1:00

    ti prego non continuare a rispondere a questi disgraziati
    in questo momento ti ho amato moltissimo

  64. by roseau on novembre 16th, 2010 at 1:02

    Scusi, egregia Guia, ma sta a perdere tempo sulle sorti di questa che -lo dice Lei- è una fallita, perché Lei forse teme di fare la stessa fine, a breve, in un momento di esubero o di crisi del giornale?
    Chessò, essere schiaffata come risorsa “non indispensabile” a fare le bucce agli articoli altrui a 3 euro a pagina?
    Poi vediamo chi vale cosa, no?
    Non si illuda, una colf è meno politicamente corretta di lei: con questa splendida opportunità che è l’ immigrazione, spesso clandestina, ci sarà sempre la colf che andrà a pulire i cessi della radicalchic di turno per meno di 5 euro all’ ora. E’ il mercato, baby. E questo per contrastare le politiche buoniste degli 8 € all’ ora, e per lavorare di più di quelle che tanto chiedono. Come si vede che lei la fame non l’ha mai fatta veramente.

  65. by Conato on novembre 16th, 2010 at 1:10

    @ soncini, noto che il mio ultimo commento è ancora in moderazione, spero tu non sia pronta alla censura per disperazione.

    voglio lasciarti un ultimo spunto di riflessione: sei in ritardo estremo, estremo, sei obsoleta, patetica, con il tuo povero slang tremebondo da blogger alla moda (“sull’internet” invece che semplicemente: in rete).

    è per questo forse che continui a non rispondere a una sola delle argomentazioni reali (seppur facete) che ti sono state poste, ed è per questo che continui a non capire il nocciolo: giornalista o meno, la precaria in questione non sta parlando di se stessa, ma di tanti altri.
    la malattia di una società non è la colpa di un singolo privo di inventiva.

    ti suggerisco di fare un passo indietro: aldo nove rispondeva già nel 2005 a tutte le tue banalità agghiaccianti, molto meglio di me, povero Conato solitario che tra l’altro domani lavora e ora va a fare il bucato visto che non c’ha la colf.

    Solo che allora ti chiamavi enrico rossi, l’uomo della strada, e dicevi:
    “se la situazione è grave non sto certo li ad aspettare un tram che non passerà mai..ci si adatta a fare altro”. ti ricorda qualcosa delle tue farneticazioni di oggi? allora aldo nove rispondeva:

    il commento di Enrico Rossi mi crea una profonda amarezza. Come a dire che se una realtà è allucinante allora vuol dire che, in prospettiva ultraliberista (E’ Berlusconi a dire che gli italiani “sono bravi” e che al massimo, con “qualche lavoretto in nero, si arrangiano”), la “colpa” è di chi la subisce. Perché?
    La “signora” (da me intervistata) che “non si adatta a fare altro”, e per cui “fare altro” significa “chiedere soldi alla mamma” sta aspettando mese dopo mese soldi che le spetterebbero di diritto, soldi di lavori precedenti fatti tempo fa, che dovrebbe avere già ricevuto da parecchio, e che la regione da una parte e l’unione europea dall’altra non le hanno dato. Questa l’ha portata a ridursi così. Dopo essersi fatta il culo a LAVORARE GRATIS. Non l’attesa di un tram che non passa. Il problema non è, berlusconianamente, la buona volontà. il problema è che IL LAVORO INTELLETTUALE NON VIENE PAGATO. Con buona pace dei benpensanti che evidentemente non hanno mai provato finti contratti, licenziamenti improvvisi, promesse di “pagherò” mentre il tempo passa, e una presunta “dignità” dovrebbe invece consentirti di “adattare a fare altro”. Con orgoglio e umiltà dimostrerò con decine di interviste (non con invenzioni letterarie), fino a che potrò, quello che è sotto gli occhi di tutti e nessuno vuole vedere. L’eccezione (il quarantenne che non riesce in alcun modo legale a recuperare i 2000 euro al mese che ci vogliono per vivere in una metropoli) è diventata la regola. E in questo SISTEMA la “buona volontà” non c’entra niente.

    il riferimento qui http://www.nazioneindiana.com/2005/03/30/laureata-40-anni-250-euro-al-mese/

  66. by DDRD on novembre 16th, 2010 at 1:20

    Posto che da come l’aveva presentato lei, il “far desk” è stato preso da me (completa profana del lessico giornalistico) come qualcos’altro,
    sospetto che anche per “fare desk” ci voglia un filino più di cognizione del semplice “aver contatti”.

    Per quanto sproloqui [i]sull’internet[/i] (ooohhh! “l’internet” is the new black ) di meccanismi di giornalismo che non conosco, leggo anche, sul suddetto internet, alcune versioni online di prestigiose testate come il Corriere della sera, o Repubblica. Penso proprio che nelle versioni “cultura” e “costume” possiamo assaporare i migliori frutti del “far desk” come lo si intende qui,ovvero simpatici articoli senza capo né coda scopiazzati da qualche sito straniero all’ultimo minuto corredati da simpaticissime foto (talvolta sgranate) e da fotogallery che farebbero impallidire er Minzotin. Opinioni, eh.

  67. by DDRD on novembre 16th, 2010 at 1:29

    Non si illuda, una colf è meno politicamente corretta di lei: con questa splendida opportunità che è l’ immigrazione, spesso clandestina, ci sarà sempre la colf che andrà a pulire i cessi della radicalchic di turno per meno di 5 euro all’ ora. E’ il mercato, baby. E questo per contrastare le politiche buoniste degli 8 € all’ ora, e per lavorare di più di quelle che tanto chiedono. Come si vede che lei la fame non l’ha mai fatta veramente.

    applausi a scena aperta!

  68. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 1:39

    dio, perché sono *così* d’accordo con guia soncini? padre, prendimi ora.

    rileggiamo insieme e tatuiamocelo addosso:

    Se a voi sembra lo stesso pianeta, quello di una che fa la colf perché la sfiga di nascere in un certo luogo o in certe condizioni non le ha riservato opportunità meglio retribuite, e quello di chi si fa sottopagare perché così ha la firma in neretto sul giornale e tanto l’affitto lo paga mamma (che esibisce orgogliosa alle amiche la firma in neretto dell’erede), io posso solo lasciarvi qui a conversare con le parodie. Magari vi rispondono.

  69. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 1:43

    che poi: chi è più radical chic? chi descrive uno stato di cose o chi fa finta che questo stato di cose non esista e pretende che la propria protesta sia equiparabile a quella di un albenese muratore con figli a carico? siamo seri, diocristo.

  70. by Francesca on novembre 16th, 2010 at 2:03

    Caro Conato, dovevi arrivare tu a sputare commenti color verde bile, mi chiedo, per dimostrarci che l’invidia è una bestia molto brutta e molto cattiva? Se Soncini, come la chiami tu (perché se ti lamenti che lei faccia la distaccata dandoti del lei, non mi dire che credi veramente di passare inosservato, tu e il tuo trucchetto del “chiamandoti per cognome ti dimostro disprezzo e superiorità”) scrive male ed è ignorante, io sono Barack Obama, anzi no, Abramo Lincoln, anzi no, una basetta di Abramo Lincoln. Fammi il piacere.
    Uh, dimenticavo di dire che è molto divertente vedere come tu faccia tanto il superiore denigrante, quando poi sei sempre qui a scassare il cazzo ogni tre per due.
    Anch’io penso che ogni tanto Guia Soncini sia un filo supponente, ma dopotutto è un privilegio di chi se lo può permettere (perché a permetterglielo è il suo cervello) e come tale va accettato.
    Quello dell’intelligente buono e modesto è un falso mito (al massimo si può essere falsamente modesti, perché, credimi, una persona che vale sa sempre di valere, -e meno male, altrimenti sarebbe una persona intelligente ma cogliona, il che non è chiaramente possibile-), scrollalo via dal tuo immaginario e fatti un trapianto di fegato, che come ho già detto poc’anzi il tuo non sta messo tanto bene a bile.
    E ora mi raccomando, vai su tutti i blogghettini di tutti i cattivoni che ti hanno risposto per le rime, e spargi merda anche lì: forse è l’unica cosa che ti viene bene.

    P.S. Le foto di P.C. sulla bilancia sono inquietanti. E se davvero è arrivata a 42 kg e 2 vuol dire che era già uno scheletro prima. Se almeno fosse stata cicciotta lo sciopero della fame sarebbe servito almeno a una cosa, e invece…

    P.P.S. E’ divertente vedere come, quando alla gente mancano gli argomenti, si metta irrimediabilmente ad accusare le donne acide di mancate scopate. Sarebbe il momento adatto per creare, invece, un comitato per l’acidità perenne. Perché si può essere acide anche prendendo regolarmente minchia in gran quantità. Il problema è che col cretinismo qualunquista che c’è in giro quasi nessuno lo sa, e il mondo, per una donna acida e intelligente, è un posto sempre meno ospitale. Se ne andassero un po’ tutti a cagare.

  71. by Guia Soncini on novembre 16th, 2010 at 2:24

    «Prendo tanta minchia e sono acida uguale» – le magliette

  72. by Conato on novembre 16th, 2010 at 2:36

    Ma poi. La Soncini è la stessa che su friendfeed poc’anzi sosteneva che non desiderava appoggiare in alcun modo “il diritto naturale di una disadattata a voler fare un mestiere che non fa per lei”?

    No, perchè se è così, tra un “se prendi sei euro vali sei euro” e “chi non viene assunto con un contratto regolare se lo merita perchè è un DISADATTATO”arriviamo presto al dramma del muratore albanese. E anche al dramma di me che incontro gente come la Soncini per strada e mi proietto, da conato quale sono, sul suo tailleurino.

    @ vertigoz: a) il riferimento alle proteste di operai e extracomunitari (di tutto un po’, eh? vai con le generalizzazioni) lo ha fatto per prima, seppur celiando, @la profe nel primo commento, motivo per cui, dopo una lunga giornata di edificanti letture, allo sventolare della COLF come ficcante argomento da parte della Soncini, ho giocato sul tema della colf filippina, della badante rumena o di quel che vuoi tu. Tanto più avanti dei luoghi comuni qui non si va.

    b) si, equiparo la frustrazione di un precario alla frustrazione di uno che muore di fame, perchè quello è il futuro del precario tra 10 anni. e non spariamo ulteriori cazzate, che non tutti hanno mammina e papino a tenere su la bottega intanto che a quel futuro si arriva, problema poi che a qualcuno potrebbe interessare comunque anche ha ancora mamma e papa’ che si sacrificano per tenerlo in piedi. Altro che mamme orgogliose della firma sul giornale. Hai presente quanti italiani vanno ogni giorno a mendicare cibo e vestiti in caritas pur avendo uno straccio di lavoro e un tetto? Il precario intellettuale oggi è un coglione che non è nemmeno capace di fare il muratore, ma se ne fosse capace all’improvviso, resterebbe precario, sottopagato, sfruttato e pure deriso da chi ha iniziato a fare il muratore a 16 anni, che dio lo benedica in questa italia di merda. Oppure oltre che geni dell’IT, blogger ruspanti e giornalisti professionisti che stanno letteralmente cagando su una collega, siete tutti amici di muratori e camerieri felici, riposati, belli e tutti in regola?

    c) quindi, torna anche tu al pezzo di aldo nove del 2005. risponde già a tutte le eccezioni che fai. e non ti basta friendfeed per essere aggiornato.

  73. by Conato on novembre 16th, 2010 at 2:39

    candida e volenterosa @ francesca: “Anch’io penso che ogni tanto Guia Soncini sia un filo supponente, ma dopotutto è un privilegio di chi se lo può permettere (perché a permetterglielo è il suo cervello)”. Lo ammetto. sono invidioso. perchè lei ha IL SUO CERVELLO. Io no: ho un complicato intrico neuronale nel culo, ed è da là che ragiono. ma come ogni creatura di dio, merito rispetto

  74. by Guia Soncini on novembre 16th, 2010 at 2:41

    A me non preoccupa tanto il tono «so chi siete ma voi non sapete chi sono io, sentitevi osservati, ah!»; mi preoccupa più la totale mancanza dello sviluppo della facoltà che attiene ai percorsi logici: saper collegare le cose, capire quali siano connesse, distinguere le cause e gli effetti, ti darò della disadattata per quel che vedo di come ti comporti o in nome di uno stipendio che peraltro ignoro, post hoc ergo propter hoc. Cioè, è roba che si impara intorno ai cinque anni. Se lei, come mi pare evidente, ne ha quattro, cosa diamine fa ancora sveglio a quest’ora?

  75. by roseau on novembre 16th, 2010 at 2:43

    Anch’io penso che ogni tanto Guia Soncini sia un filo supponente, ma dopotutto è un privilegio di chi se lo può permettere (perché a permetterglielo è il suo cervello) e come tale va accettato.
    Quello dell’intelligente buono e modesto è un falso mito (al massimo si può essere falsamente modesti, perché, credimi, una persona che vale sa sempre di valere, -e meno male, altrimenti sarebbe una persona intelligente ma cogliona, il che non è chiaramente possibile-), scrollalo via dal tuo immaginario e fatti un trapianto di fegato, che come ho già detto poc’anzi il tuo non sta messo tanto bene a bile.

    Beh, fantastico: quindi per te la supponenza è un privilegio? Io credo che sia il rosicamento dei wannabe. Chi è veramente bravo non ha bisogno di essere supponente, semmai sono gli altri che proiettano in nei bravi la supponenza che essi sfodererebbero se solo potessero essere al loro posto. Quello veramente bravo non suppone . E’, e basta.
    Io ho un fidanzato che è un bravo studioso, e fa finta di essetre supponente, un’ amica che è una che alla Guia Soncini beh…insomma… le potrebbe mangiare gli gnocchi in testa. Ma vi assicuro che fanno i supponenti, e anche io nel mio piccolo la faccio, per ridere e per prenderci in giro.
    La Soncini da quando cazzo sa di essere Guia Soncini? E’ una convintona.
    La Soncini è una sinisciuno, una che per avere un minimo di visibilità fa bloccare una pagina di wikipedia e minaccia azioni legali. Svegliatevi!

  76. by Conato on novembre 16th, 2010 at 2:44

    @ guia: ti chiamo per nome sennò sembra che faccio il superiore (nel senso di monaco sadiano) dice francesca

    no, meglio queste magliette:

    - una persona che vale sa sempre di valere

    - se prendi 6 euro vali 6 euro

    - lo sciopero della fame è consentito solo ai ciccioni che devono da dimagrì

    - la ggente attacca l’altra ggente dicendogli che deve andare a scopare, cosi’ io attacco Conato dicendogli che è un ggiornalista invidioso e magari pure famoso che non si rivela (non è cosi’, sorry)

    - chi commenta un post sul blog di guia soncini è un disgraziato

    - io non appoggio il diritto di una disadattata a fare un mestiere che non s’ha da fare (cit. Soncini)

    Pace e bene a tutti

  77. by E. on novembre 16th, 2010 at 2:44

    (In terza media scrissi un tema in cui dicevo che non era giusto che alcune mie compagne – non esattamente brillanti – venissero sempre graziate dai professori perché solite mettersi a piangere sul più bello. Allora l’intera classe mi fece un processo, dandomi della nazista. Questo tuo post è un risarcimento per quello e per tanto altro. Soncini come Fabri Fibra, tanta roba)

  78. by Cristina on novembre 16th, 2010 at 2:51

    Guia Soncini è una dea e io voglio trascorrere il resto della vita a fare la vestale del suo culto, dove si prende il numeretto?

  79. by Conato on novembre 16th, 2010 at 2:52

    @ Miss Soncini sono sveglio perchè essendo privo di cervello, razionalizzo e respiro col culo, me lo ha fatto capire francesca sulla via di damasco. Quindi non abbisogno di sonno. Ma non rispondere a me.

    Rispondi a UNA, UNA SOLA delle obiezioni che ti sono state fatte da tutti gli altri, magari più sensate e concise delle mie.

    Io mi limito a prendere atto del fatto che tu, ignorando TUTTO della persona di cui parli, pretendi di darle della disadattata e vantartene pure come se fosse l’esatto, luminoso, abbacinante picco della tua straordinaria capacità logica !

    Non sono un abituale commentatore nè di questo blog nè di altri, di te non so quasi nulla a parte che produci intrattenimento per sgallettate (romanzo) ma da oggi anch’io, senza logica, solo con un semplice BURP da conato, posso dirti senza timore: meglio disadattati e precari che spocchiosi opinionisti da salotto. Il tuo posto è la TIVVU’. Italiana.

  80. by DDRD on novembre 16th, 2010 at 3:03

    a conà, rassegnati.
    non sei albanese nè rumeno, mi sembra di capire. e non fai nemmeno il muratore, quindi non rientri nella casistica dei casyumany commoviamoci-DRAMMA per cui invece del pensierino lacrimuccia equosolidale ci va il pezzo kattivissimo. stacce.

    Comunque guardi, soncini, a me sembra disadattato anche chi si diverte a pontificare cazzate immani sulle disgrazie altrui. Del resto non mi aspetto che abbia sviluppato un minimo di buonsenso, e come farebbe a scrivere i suoi articolini tanto trendy altrimenti?

    Detto questo me ne vado, non intendo stimolare oltre il suo attention whoring. Chissà come è felice, 80 commenti e passa a fronte di certi post con due o zero commentini scrausi. (UH, la questione FONDAMENTALE di rula jebreal!!!!)

  81. by Guia Soncini on novembre 16th, 2010 at 3:06

    In effetti non so niente, della signora in questione, se non ciò che è pubblico: che ha messo su un numero che non dimostra altro che una notevole fragilità di nervi (per la quale le posso anche riservare la vaga solidarietà che si ha con sconosciuti che vivano situazioni umane: chi non è mai stata esaurita scagli il primo premestruo), e l’ha fatto richiedendo un posto di lavoro che, come principale caratteristica, richiede proprio saldezza di nervi.
    Disadattata sarà anche una parola brutale, ma è tecnicamente la più esatta.
    Per completezza della discussione (che dopo questo mio intervento considererò esaurita, perché ritengo di essermi sufficientemente sfrantumata i maroni a rispondere alle sue stupidaggini per un’intera sera, tanto può andare avanti da solo e per lei non cambia nulla), il commento da cui lei estrapola, e dal quale ometto solo i riferimenti agli altri presenti nella discussione incomprensibili per chi leggesse solo qui, faceva così:

    La capacità di creare relazioni e mantenere i nervi saldi e non avere reazioni da sedicenne serve a chiunque voglia stare in un posto di lavoro – fisicamente, intendo – specialmente se è un luogo che vive sotto stress/emergenza/scadenze [...] Se non ce l’hai, questa capacità, ci sono varie opzioni percorribili. Una, che è quella che ho scelto io, è di scriverti i tuoi pezzi per i fatti tuoi e non avere pretese non alla portata del tuo carattere. Un’altra è quella di lavorare sui tuoi limiti perché ci tieni tantissimissimo a essere interno in un giornale. La terza, dimostrare quanto sei inadeguata a una cosa al contempo pretendendola, non mi sembra furbissima, ma è certamente perché sono un’orrenda privilegiata [...], una creatura crudele che non capisce il diritto naturale di una disadattata a voler fare un mestiere che non fa per lei, e non s’iscrive a facebook per difenderlo con l’apposito badge.

  82. by roseau on novembre 16th, 2010 at 3:20

    anche riservare la vaga solidarietà che si ha con sconosciuti che vivano situazioni umane: chi non è mai stata esaurita scagli il primo premestruo

    Donnicciola. Ha gettato l’ osso al cane. Io “esaurita” la sono stata per ben altro che un semplice premestruo, che si cura normalmente.
    Se una è esaurita per un premestruo, per cui si può essere al massimo un po’ nervose, è messa molto male ed è, in effetti, una donnicciola.

  83. by dissenteria on novembre 16th, 2010 at 12:12

    @Soncini
    Se, come dice lei, Soncini, “saper collegare le cose” (cito testualmente) “e’ roba che si impara intorno ai cinque anni”, io invece ho imparato a 4 anni che certi ragionamenti, pur apparendo LOGICI, non per questo sono VERI! Ma la distinzione tra logica e verita’ credo le sfugga totalmente.

    E questo sara’ inutile annotarlo, perche’ lei, con cotanto cervello che le dona il privilegio di essere supponente (come ha scritto un suo/a sostenitore/trice qui), non puo’ nemmeno arrivare a lambire un simile ragionamento, persino ovvio per la sua semplicita’.

    Ma si sa che l’ovvieta’ non le si confa’. Come non le si confa’ un semplice sguardo alla realta’ del precario intellettuale, e al fatto VERO E REALE, ad esempio, che un ricercatore precario in Italia prende (quando lo prende!) uno stipendio PRECARIO di molto meno di quegli 8 euro all’ora che lei magnanimemente elargisce alla sua colf.

    E che il suo sillogismo sgangherato sul fatto che “se prendi 6 euro, vali 6 euro”, urla vendetta al cielo per la sua FALSITA’!

  84. by brandavide on novembre 16th, 2010 at 13:34

    Brava roseau, un femminone sei tu.
    Il tuo commento non lascia margine ad alcun dubbio sul tipo di donna che sei; femminone, un femminone col baffo.

  85. by cristiano on novembre 16th, 2010 at 13:59

    Soncini, ce l’hai il coraggio di dire ad un incontro pubblico ai tuoi colleghi, che si spaccano il culo nelle strade e che guadagnano chi 5, chi 10, chi 4 euro per i pezzi che riempiono tv, radio e quotidiane che se li pagano sei euro valgono quello? vuoi venire in giro per redazioni per sapere se e quando ti pagheranno, magari dopo 4, sei o addirittura un anno?

  86. by franco on novembre 16th, 2010 at 15:45

    Soncini ha ragione. Esempio. L’attività che mi dà soddisfazione (sia nella gioa che nel dolore) è scrivere, quindi scrivo e pubblico le cose sul mio blog perché sono vanitoso e perché ho bisogno del giudizio degli altri per migliorare. Però sono anche un realista, so che viviamo in una società in cui per vivere di scrittura devi essere molto bravo o molto fortunato. Quindi “sistemo le cose” in maniera di non dover vivere di 4 euro per pezzo, perché a quel punto mi conviene lavorare da Starbucks. Quindi mi specializzo, cerco lavoro in un campo in cui il mercato sia più favorevole, perché non sono ricco e sento la necessità di emanciparmi. Se un giorno sarò così bravo da guadagnare 100 euro a pezzo, bene; nel frattempo faccio altro e coltivo la scrittura come hobby, perché quello che voglio fare veramente è scrivere, e dato che lo voglio fare veramente la mattina lavoro e la sera scrivo, quindi esco poco di casa e mi concedo pochi lussi. Perché è quello che voglio fare e perché l’arte, se è una “vocazione” e non è un’affettazione che ci attribuiamo perché ci piace sentirci migliori degli altri, richiede sacrifici, e non è detto che un giorno vengano compensati. Perché la realtà è questa, anche se sei una persona buona, brava, meravigliosa, onesta, piena di fantasia e inventiva, nessuno è tenuto a darti soldi, se la pensate altrimenti andata a vivere a Cuba. E lo scrivo senza sarcasmo: non posso logicamente escludere che sia meglio vivere in un paese comunista, forse scrivo sotto l’effetto di una falsa autocoscienza, però non posso saperlo e voi comunque avete la possibilità di emigrare o fare la rivoluzione, ma non credo che stare qui a sfogarsi sia una soluzione.

    Poi, se vogliamo veramente “cambiare le cose,” tutti i giornalisti e aspiranti giornalisti, se davvero hanno a cuore il mestiere che fanno o vorrebbero fare, dovrebbero unirsi per chiedere l’abolizione dei finanziamenti pubblici e smettere di cercare il posto fisso in redazione, ma piuttosto trovare un lavoro che dia stabilità economica, lavorare da freelance, rifiutarsi di scrivere un pezzo per 4 euro, pubblicare solo quando si trovo qualcuno disposto a pagare sul serio. Non dico che dopo non ci sarebbero più i precari e tutto andrebbe benissimo, le situazione di ingiustizia esistono oggettivamente e ci saranno sempre, perché non viviamo nel migliore dei mondi possibili; ma sono piuttosto certo sarebbe un mondo un po’ migliore.

  87. by ada on novembre 16th, 2010 at 16:23

    @franco

    “ma piuttosto trovare un lavoro che dia stabilità economica, lavorare da freelance, rifiutarsi di scrivere un pezzo per 4 euro, pubblicare solo quando si trovo qualcuno disposto a pagare sul serio. ”

    ah beh. certo e che ci vuole? cercare un lavoro che dia stabilità. certo! com’è che non ci ho mai pensato prima? incredibile! grazie, grazie del consiglio

    (boh………)

  88. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 16:27

    riporto quello che ho scritto altrove, passo e chiudo. non mi piacciono le critiche ad hominem (sei una radical chic o simili) ma gli argomenti (sono contro perché… sono a favore perché…). ma mi pare che qui di argomenti ce ne siano ben pochi.

    qualcuno di voi, e giuro che sarà il mio ultimo contributo in merito, si è mai fermato a pensare 1. che le battaglie non si fanno col corpo di una povera crista, ma eventualmente con il proprio e 2. che la state di fatto incoraggiando a proseguire questa protesta dissennata e pericolosa? avete una concezione dell’amicizia ben strana

  89. by franco on novembre 16th, 2010 at 17:17

    @ada

    Non ho detto che è facile o funzioni per forza. Ma la vita è difficile ed incerta anche per moltissime persone che invece di stare qui a lamentarsi, a strepitare, a chiacchierarsi addosso, fanno il loro dovere in silenzio. Se hai una tastiere, una connessione internet e il tempo di stare qui a discutere con me, in qualche modo sei una privilegiata. Almeno, io mi considero tale, anche se conto i centesimi e non faccio il lavoro dei miei sogni.

  90. by Boh on novembre 16th, 2010 at 17:26

    A parte che lo stile stronza/acida o acida stronza (scusate il francesismo ma sono un burino che nn sa scrivere, quindi posso permettermelospero)…quello che ha scritto è ok, no? Cioè fare il giornalista è un mestiere in cui per un posto ci sono millllllllllle e più aspiranti quindi non è necessario essere bravi ma bisogna essere i migliori, cazzo ! E le pablic relescion contano eccome. Se scrivi una cosa figa e nn la vede nessuno semplicemtente è copme nn averla scritta! E se non si è migliori ma appena forse decenti (tipo arrivo in classifica cinquantesimo su milllllllllllllllllllle) le pabli relascion contano ancora di più. Se poi uno investe tanto e scopre di non essere il migliore o nn essere adatto che fa? Questo è il dramma…dice che lo specchio sbaglia a riflettere il se? Ammette di non essere l’umano più bello per vincere il concorso di bellezza ? Cioè questi sono cazzuti drammi umani del tipo che se fossi greco ci scriverei una tragedia ! Il problema dello specchio è davvero problematico e la soluzione nn è lineare!

  91. by laziamarella on novembre 16th, 2010 at 18:59

    http://robba.tumblr.com/post/1589473526/a-proposito-di-paola

    dove si dimostra che sì, parebbe ancora umanamente possibile esercitare comprensione, esprimendo intelligenza.

  92. by Rosario on novembre 16th, 2010 at 19:18

    Cara Guia,
    a parte che questo tuo post mi ha fatto ridere di una cosa che, da stamattina, mi fa avvelenare il sangue.
    Sono fra gli ingenui che hanno sposato la causa, ragionando di pancia e prendendo la cosa di petto, e cercato di fare qualcosa divulgando la notizia su fbook (il feed nn e’ per me).

    Mi lascia perplesso il cinismo delle persone e di altri colleghi che, anziche’ vedere in questa vicenda una storia di esasperazione legata alla precarieta’, bollano la Caruso come una cogliona e sposano le logiche di chi reitera per 7 anni contrattipensati per durarne massimo uno (almeno in teoria).

    Il tuo post e’ sagace, mi hai fatto ridere, scrivi divinamente, e non sei affatto una cessa.
    Ma mi rifiuto di credere che non leggi nella vicenda della Caruso l tragedia della precarieta’ in salsa editoriale. E che archivi il tutto con un biblico “e sti cazzi”.

  93. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 19:23

    non leggo articoli in cui si usa la parola “simbolo”

  94. by alessandro on novembre 16th, 2010 at 19:28

    tutti i commenti totalizzati da questo post sono la dimostrazione che in questo paese siamo ancorati all’idea di essere bravissimi e che solo le raccomandazioni ciniche e bastarde ci impediscono di emergere come indubbiamente meriteremmo.
    non riesci ad emergere nel campo agognato? cambia lavoro, e
    non lamentarti con forme di protesta estreme che ridicolizzano immediatamente il fatto.
    la tenutaria e mr. bordone hanno scritto quello che c’era da dire e la maggioranza dei commenti mi sembrano un’appendice di anno zero.
    la frustrazione è comune e sappiate che anche dopo i fatidici 40anni bisogna imparare a reinventarsi, con tutto lo stress che questo comporta, senza lagne inutili.
    i democristiani dicevano- chiagni e fotti- sogan sempre attuale, pare.
    metri di minchia a tutte/i gli interessati, io persevero nel mio status di donatore di organi.
    ps. se sei donna e bella non puoi paralre di nulla perchè sicuramente stupida, se percepita come brutta sei acida e ti manca il cazzo. insomma oggi come ieri essere donna è sempre e solo un’immensa fregatura.

  95. by roseau on novembre 16th, 2010 at 19:45

    Brava roseau, un femminone sei tu.
    Il tuo commento non lascia margine ad alcun dubbio sul tipo di donna che sei; femminone, un femminone col baffo.

    Embeh?

  96. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 19:57

    comunque, possiamo ipotizzare per un attimo, che le ragioni di paola caruso affondino più nell’area della psicopatologia che non nella sfera politica? nel qual caso, se così fosse, per mera ipotesi, cosa suggerireste di fare?

  97. by lanzo on novembre 16th, 2010 at 20:39

    Direi fotterti. Le tenutare lo sanno come fare

  98. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 20:45

    bene, quindi vedo che non sei nemmeno disposto a contemplare questa ipotesi. grandi capacità di ragionamento e astrazione, complimenti alla tua maestra delle elementari.

  99. by lanzo on novembre 16th, 2010 at 23:07

    Complimenti a te che dici cazzate. anche se avesse problemi psicopatologici il problema del precariato esiste, quindi fottiti due volte pensando alla mia maestra delle elementari

  100. by vertigoz on novembre 16th, 2010 at 23:15

    sì, il problema del precariato esiste. buona idea cercare di risolverlo sulla pelle di una poveretta.

  101. by Giovi on novembre 17th, 2010 at 0:01

    Salve Guia,
    ci credi che con tutte queste più o meno dotte opinioni non ho capito di cosa si sta parlando? Tragedia del precariato? Può essere una condizione sconfortante ma magari non esattamente una tragedia. Ci sono professioni che sono precarie per definizione. O il sogno di tutti noi deve per forza essere il posto fisso all’italiana? Io sono una precaria e lo sarò per tutta la vita. Sono medico di professione, lavoro presso altri studi medici con accordi di collaborazione: oggi ci sono, domani può chiudere lo studio, il collega può dirmi che il nipote prediletto si è laureato e deve dare il mio lavoro a lui, potrei svolgere il mio lavoro un giorno in un modo che non gli aggrada e stop, non tornare la prossima volta, è stato bello, ciao. Neanche la buonuscita. Anche se ho lavorato per lui sette anni. Anche se il nipote, va da sé, è un raccomandato. Anche se quello che lo ha seccato è stato che non gliel’ho data. Non mi lamento, è quello che ho scelto: se avessi voluto il posto fisso, avrei fatto concorsi al comune o alle poste, non avrei deciso di perdere tempo a lavorare per privati sperando nei diritti di anzianità. Non mi vogliono più, ok devo cercarmi altro, o aprire uno studio medico mio ( e gridare all’ingiustizia se i pazienti non vengono a farsi curare da me?).

  102. by silvia on novembre 17th, 2010 at 0:30

    @ TUTTI
    che senso ha leggere il blog di una donna che ha fatto della sua geniale arte della provocazione un elemento distintivo se poi con volgarità e pochissima intelligenza la si attacca per una ovvia verità detta nel suo stile?
    INVIDIA, pura semplice e rancorosa invidia…

  103. by franco on novembre 17th, 2010 at 3:28

    Arrivò il dottore e fra le altre cose diede una lezione d’italiano all’orda di aspiranti scribacchini “precari perché è uno schifo”

  104. by Elena on novembre 17th, 2010 at 10:40

    Quoto Giovi su tutta la linea: sostituendo la parola “avvocato” alla parola “medico”.

  105. by agata on novembre 17th, 2010 at 13:06

    Bisogna avere umiltà. Tutti ad avere sogni di gloria. Chi si iscrive a legge farà il notaio/perry mason, chi ad architettura sarà il novello Jean Nouvel… Ma oggi il curriculum brillante ce l’hanno tutti. A questo punto guardi in faccia la realtà e se vuoi stabilità sei umile e ti scegli, come me, un lavoro noioso fantozziano che però ti fa arrivare a fine mese tutti i mesi ( la mia “pizzeria”), oppure puoi continuare a credere al tuo sogno e rincorrerlo assumendoti tutti i rischi e le responsabilità. E se puoi permetterti di rincorrere una meta tanto sfocata vuol dire che non hai tanto bisogno di stabilità perchè c’è qualcun altro che te la procura. Anche io avevo sogni artistici, ma non potevo permettermi di stare dietro ai capricci del mercato nè di sostenere lo stress della concorrenza e accettare un giorno di vedermi (giustamente) scalzata da una nuova leva più interessante e brillante.
    Ed eccomi qui scontenta del mio lavoro stabile, con coetanei che ti guardano dall’alto in basso perchè “sei giài scesa a compromessi mentre io chissà dove arriverò”. Auguro loro davvero di realizzarsi, perchè il mondo ha bisogno di gente felice, ma poi non pretendano di darsi fuoco se fra dieci anni saranno ancora sballottati tra contratti precari nella precaria strada che si sono scelti.

    Le dinamiche del settore non mi appartengono, ma credo che il giornalismo sia precariato per eccellenza, perchè ci sei dentro finchè il tuo prodotto vende. I pomodori mi sembrano un settore più stabile.
    Di metri di minchia ne ho in quantità e soffro anche il premestruo, che non è oggi.

  106. by Clo on novembre 17th, 2010 at 13:25

    Ma cos’è, tu e Bordone state lasciando questo post in prima fila per vedere chi dei due prende più commenti, e alla fine quanti sono pro e quanti contro?

    no, perchè potrebbe essere interessante, ma mi chiedevo com’è che non aggiornate da un paio di giorni…

  107. by Mau on novembre 17th, 2010 at 13:59

    Ho 31 anni. Da 4 lavoro ininterrottamente in un prestioso centro studi con schifosissimi contratti a progetto. Sono bravo. E non lo dico perché mi sento il missitalia dei centristudisocioeconomici, ma per il fatto che quando consegno un lavoro è oggettivamente ben fatto, mi impegno, i committenti son sempre molto soddisfatti e talvolta mi richiamano per farmi i complimenti. Eppure la situazione è schifida. Da qui a gennaio devo lavorare a 5 progetti (con un solo contratto, ça va sans dire). Ma se a febbraio non entra niente di nuovo, probabilmente “tanti saluti, arrivederci e grazie”. Il grazie non è scontato. Come non c’è tfr e nient’altro. E se a maggio i famosi progetti arrivassero, vabbé, dai, possiamo formare uno stagista ex novo e risparmiamo tra i 1.000 e i 2.000 euro al mese. Ora, ovvio, non farei scioperi della fame e della sete, ma andrei da un avvocato. Però chi compie gesti estremi (o annunci estremi) ha la mia stima. Perché questa situazione è veramente disgustosa… e se non facessi il lavoro dei miei sogni, li avrei già salutati da un pezzo!

  108. by whiplash on novembre 17th, 2010 at 15:04

    Come puro esercizio di stile, si potrebbe provare, di tanto in tanto, a guardare la luna, piuttosto che il dito.
    Per i meno fortunati, sarò più esplicito: il dito è Paola Caruso, la luna è la drammatica condizione del precariato.

    Cordialità.

  109. by vertigoz on novembre 17th, 2010 at 15:26

    like ad agata. sottoscrivo col sangue ogni singola parola che ha scritto e in particolare: “E se puoi permetterti di rincorrere una meta tanto sfocata vuol dire che non hai tanto bisogno di stabilità perchè c’è qualcun altro che te la procura”.

  110. by vertigoz on novembre 17th, 2010 at 15:26

    sarebbe bello se ogni tanto invece di guardare il dito o la luna, si notasse che c’è un’eclissi di sole.

  111. by Puruz on novembre 17th, 2010 at 17:43

    Brava Guia. Finalmente qualcuno che lo dice in faccia a questa razza di sottosviluppati: se guadagnate poco è perché valete poco. Se siete precari è perché meritate di esserlo. Non si è mai visto uno che lavora bene e che non è premiato economicamente. Mai, nemmeno in Italia, che non è la terra delle opportunità. Quando questa gente non può più vivere sulle spalle dei genitori, decidere di campare sfruttando il proprio datore di lavoro, accampando questa storia odiosa dei diritti.

  112. by whiplash on novembre 17th, 2010 at 18:01

    Basterebbe sapere che anche l’eclissi di sole, come è noto ai più, è un fenomeno in cui la luna è coinvolta, nevvero…

  113. by Rerepre on novembre 17th, 2010 at 19:15

    Cara Guia, io quando leggo queste cose qua mi viene da pensare, tornate tutti alla scuola elementare. A te e a quelli come te, per esempio il tuo amico Matteo Bordone, vi mancano i fondamentali, come diceva tanto tempo fa un mio fidanzato laico che sapeva tutto del cattolicesimo. Che bestemmiava anche, ma essendo stato chierichetto recitava tutto il rito della santa messa a menadito. Questo è il punto. O non sapete di cosa parlate o lo sapete e ne parlate in spregio. Potrei terminare qui, ma provo anche io a spiegare a te, che sei saggia e adori parlare coi cretini, che c’è una rete che ne raccoglie a frotte, di cretini. La trovi su rerepre.org, rete dei redattori precari: facci un giro tra una canzonetta e un post. Hai presente le case editrici? Hai presente dove si producono i libri o i giornali? Hai presente le agenzie di comunicazione, gli uffici stampa? Tutta roba che ha che fare con la Cultura. Non siamo in un sobborgo asiatico a cucire scarpe da tennis di marca, eppure il meccanismo è lo stesso: con le debite proporzioni, è sempre il tuo amoroso capitalismo a dettare le regole del gioco, quello a cui tu e quelli come te vi prostrate, vi allineate nella mente e nel cuore. Tornando ai rerepre, li puoi chiamare genericamente redattori, per dare un nome a tutti questi professionisti – e siccome le parole sono importanti sottolineo professionisti titolati e competenti che esercitano una professione – nell’ambito dell’editoria e della comunicazione, ambito che col ricatto di un lavoro prestigioso e dal valore socialmente riconosciuto ti fa credere che l’importante è… partecipare. Come stagista, perenne cocopro o canuto cococo. Lavorare gratis, sottopagati, con ruoli che meriterebbero ben diversi livelli di inquadramento contrattuale, in chiaro spregio del diritto, perché di questo si tratta, non di velleità, nella stragrande maggioranza dei casi: subordinazione mascherata, finta autonomia per altrettanto finti contratti di collaborazione, di straordinari non pagati, di chiamate sul cellulare in pieno agosto da parte dell’autore del libro per il quale sei editor, tu che vivi da più anni – sì, capita anche 7 o più – in una delle più prestigiose case editrici italiane, con contratti cocopro semestrali e uno stipendio che non arriva a 1200 euro lordi al mese. Però, che figata, sei editor, mica pizzaiolo!! Leggi le vite da precari sul sito rerepre. Sostituisci pure giornalista a editor o redattore, la morale non cambia. Tutti precari e, in quanto tali, lagnosi e propensi al vittimismo autolesionista. E in quanto precari dell’intelletto, frustrati al cubo.
    “L’accettazione acritica delle più improbabili versioni dei fatti” ti sgomenta al punto che ci tieni a rivelarci “che non è possibile abbiano assunto qualcun altro, giacché al corriere c’è lo stato di crisi” (come in Mondadori o in Rizzoli, tra l’altro, guarda un po’…). E sono solo la “malafede” o “gravi disturbi della percezione” che possono far sperare in un articolo 2. La poveretta in 7 anni non è stata capace di “rendersi indispensabile” o “creare rapporti” (quale potere di distorsione della realtà bisogna riconoscere alla lingua…), che “costituiscono l’80 per cento del bagaglio di chi fa quel lavoro”.
    Ti do un consiglio, allora, cara Guia: guardati bene dall’uscire di casa, dal parlare con la gente, dal prendere il tram, fare la fila in posta per pagare la bolletta o comprare il pane, altrimenti rischieresti di farti letteralmente sopraffare dallo sgomento. Quanti malati, in malafede e velleitari popolano le nostre città, extracomunitari del buon senso, gente avulsa dalla realtà, che ritiene che un datore di lavoro abbia il dovere di “assumerti”, nel momento in cui lavori, pensa che tautologia, delle volte… E pensa, non sono tutti giornalisti, non gliel’ha mica ordinato il dottore, ci sono anche pizzaioli, commesse/i del super e via dicendo. Assunzione, ma che senso possiamo ancora dare a questo termine se il mantra corrente ci dice che l’importante non è lavorare ma partecipare? Il problema è complesso, non si può affrontare nelle misure ridotte di un post, e uno sguardo sul panorama del mondo del lavoro attuale ci fa dire che sì, l’assunzione a tempo indeterminato è una chimera, ma la risposta non è la conciliante arrendevolezza tua e di quelli come te allo status quo, al desolante panorama che getta nella disperazione i più deboli, quelli che mettendo la vita al servizio del lavoro, nel momento in cui questo viene meno sentono venire meno la vita, e insieme quel riconoscimento e autorealizzazione che gli erano stati promessi. Come Paola, dalla cui scelta personale, condivisibile o meno, bisognerebbe avere l’intelligenza e la volontà di astrarsi per vedervi riflessa quella di un’intera generazione che sta affrontando un problema la cui portata ha implicazioni sociali enormi, e di cui siamo tutti tenuti a farci carico.
    La risposta sta in una serie di domande che dobbiamo imparare a porci da un’altra prospettiva, proprio considerando la complessità del mondo del lavoro attuale. Cos’è il lavoro? Perché si lavora? Nelle nuove professioni che hanno a che fare con la conoscenza, qual è il confine tra il tempo di lavoro e il tempo di vita? Chi sono i nuovi sfruttati? Come ripensare un nuovo welfare alla luce delle nuove professioni della conoscenza e dell’immateriale? Forse dobbiamo ripartire da qui, dai fondamentali, come tanti bravi scolaretti agli esami di riparazione, ormai troppo rimbecilliti da veline di regime, ricette di governo, opinionisti della domenica, blogger.

  114. by franco on novembre 17th, 2010 at 21:44

    “quel riconoscimento e autorealizzazione che gli erano stati promessi.”

    Promessi? Da chi? Da che cosa? Ma ancora credete a Babbo Natale? I riconoscimenti uno se li prende, e l’autorealizzazione non si risolve nell’avere un posto fisso, ma passa per un miliardo di altre variabili e non tutte hanno a che fare col lavoro. Davvero, dovete fare una vita molto triste, se il vostro unico orizzonte e’ farsi assumere dal Corriere o diventare la nuova Guia Soncini.

    “Come ripensare un nuovo welfare alla luce delle nuove professioni della conoscenza e dell’immateriale”

    Che poi tutto si risolve sempre li’, ottenere uno stipendio dallo stato per potersi fare le seghe mentali in santa pace. Prima veniva somministrato con le cattedre di lettere e filosofia, adesso sono “le nuove professioni della conoscenza e dell’immateriale,” che suppongo non richiedano manco la laurea in lettere, basta scienze delle comunicazioni, vero?

  115. by whiplash on novembre 17th, 2010 at 23:53

    “I riconoscimenti uno se li prende”

    Ah beh, sì beh, avrebbero detto, illo tempore, Fo e Iannacci.

    ” l’autorealizzazione non si risolve nell’avere un posto fisso, ma passa per un miliardo di altre variabili e non tutte hanno a che fare col lavoro”

    Certo, quando non si devono fare i conti con la spesa e l’affitto, è discretamente facile sparare banalità da un dorato pulpito, me ne rendo ben conto.

    “Che poi tutto si risolve sempre li’, ottenere uno stipendio dallo stato per potersi fare le seghe mentali in santa pace.”

    Si chiama redistribuzione, tecnicamente, hai presente?
    Secondo una stima che circola ultimamente, la quale, per altro, è a mio avviso approssimata per difetto, circa il 12% del PIL è prodotto da lavoratori precari.

    A te l’onore di scoprire quale sia l’aliquota di quel 12% effettivamente redistribuita a quei lavoratori, egregio.

    “Prima veniva somministrato con le cattedre di lettere e filosofia, adesso sono “le nuove professioni della conoscenza e dell’immateriale,” che suppongo non richiedano manco la laurea in lettere, basta scienze delle comunicazioni, vero?”

    Io avrei una laurea cum laude in ingegneria chimica, ma ho un discreto bagaglio di conoscenze tecniche e umanistiche che vanno al di là di quel titolo che, per altro, ho appeso al cesso come memento.

    Ne vogliamo parlare, caro?

    Cordialità.

  116. by franco on novembre 18th, 2010 at 3:20

    Guarda, io invece ho un’utilissima laurea in scienze politiche e un bagaglio di conoscenze tecniche pari a zero, però quando ho deciso che volevo fare quello che faccio sapevo bene cosa mi aspettava e adesso non mi lamento, anche se non sono su alcun pulpito dorato, perché lo faccio per passione e perché mi preoccuperò dei soldi se e quando avrò qualcuno da mantenere. Poi, se davvero sei così un figo, perché non vai a scrivere un libro di politica economica, ad aprire uno studio, a riparare una bicicletta, invece di stare qui a sfoggiare il tuo grande bagaglio di studi e di vita? Non sarà che il problema dei signori 12-per-cento-del-pil è che invece di, che so, fondare un sindacato o fare la rivoluzione, passano troppo tempo sui blog a farsi le seghe a vicenda? Che poi la discussione era nata tutta dal fatto che a me, come a molti, il problema degli Hemingway mancati che non trovano posto fisso facesse dormire benissimo la notte, quindi non capisco cosa c’entri la tua situazione.

  117. by Clo on novembre 18th, 2010 at 10:48

    Whiplash,
    laureato in ingegneria chimica, per mia curiosità, hai un lavoro fisso o precario?
    Grazie,
    Clo

  118. by Clo on novembre 18th, 2010 at 11:05

    Un chiarimento: concordo col problema dei precari, e sinceramente darei fuoco a tutte le agenzie di lavoro interinale (parassiti), ma se c’è una cosa di cui sono convinta è che la scelta del percorso di laurea a volte sia fatta quanto meno distrattamente.
    Certo, se sei un genio super-brillante puoi anche studiare scienze politiche indirizzo diritti umani, passare l’esame per entrare nel corpo diplomatico, o essere assunto all’ONU. Ma i posti son pochissimi e la concorrenza agguerrita.
    O puoi fare scienze della comunicazione, ed essendo sempre brillante, inizi a lavorare nell’ufficio stampa di qualche grande gruppo multinazionale (magari ci sbatti dentro che parli due-tre lingue straniere…).
    Ma di base, se non sei una cima, meglio economia-ingegneria-chimica-etc. Tutti i miei amici laureati in queste materie hanno lavoro, fisso, che hanno cambiato anche un paio di volte di loro iniziativa.

    E poi, lo so, il giornalismo è un mestiere ormai difficile. E’ vero, i contratti sono terribili. Però è una scelta.

    Conosco ragazzi e ragazze che magari non hanno studiato, e che vorrebbero un lavoro qualsiasi per sbarcare il lunario, sposarsi e avere figli, e magari non hanno grandi qualità o titoli, ma si impegnano e sono persone serie e oneste. Tanti di questi ragazzi vengono sfruttati da agenzie interinali che li pagano una miseria per contratti rinnovati di tre mesi in tre mesi.

    c’è chi guida uno scuolabus con un contratto “part-time” da settembre a giugno, impegnato dalle 7 del mattino alle 4 del pomeriggio, e d’estate si arrangia guidando autobus di gite scolastiche e dei viaggi per anziani. Niente ferie, niente malattia, niente.

    Tra le 8.30 e le 12.30 (entrata e uscita da scuola) per arrotondare ha preso un altro part-time-tempo-determinato in una officina meccanica.
    In più il sabato sera guida i bus che accompagnano i ragazzi in discoteca, o la domenica quelli per la montagna. A volte entrambi, e dorme troppo poco (che poi c’è il problema sicurezza, ma a nessuno sembra interessare).
    E’ un esempio della ricca lombardia. Vi assicuro che non è l’unico.

    Quindi a me, detto senza arrotondare gli spigoli, sto sciopero della fame della giornalista mi fa anche venire i nervi. Che se vuole protestare il conducente dei bus minimo minimo si deve buttare da una gru.

    E non dico mica che bisogna guardare sempre chi sta peggio. Anzi, bisogna cercare sempre di migliorare. Però magari ogni tanto uscire dal club e rendersi conto di quali sono i problemi veri non sarebbe male.

  119. by Lucrezia on novembre 18th, 2010 at 11:33

    Non volevo rispondere a questo post per il fastidio provocatomi dalla tenutaria e anche dal tenore di alcune risposte (darle della sfigata, repressa e grassa vi pone al suo stesso livello). Mi e vi chiedo solo:

    - dove pensate di vivere? Nella ricca e veramente liberale America pre-crisi, dove flessibilita’ del mercato e meritocrazia avevano davvero un valore? No, siamo in Italia, dove davvero non trovo riscontri – se non forse per i pochi fortunati che lo affermano qui – per affermazioni tipo ‘sei pagato per quello che vali’ (AH-AH-AH!);

    - se effettivamente questo discorso fosse vero non si capisce perche’ i 4 milioni di italiani AIRE (residenti all’estero) che nel loro Paese annaspavano (indi, non valevano nulla), fuori dai confini nazionali si sono visti riconosciuti i loro meriti anche dal punto di vista economico (oppure, secondo il vostro ragionamento, altrove sono tutti fessi, rincitrulliti e incapaci di riconoscere il reale valore delle persone). Il tutto con un semplice curriculum! Cose dell’altro mondo;

    - il mondo del giornalismo e’ sicuramente saturo e competitivo e, probabilmente, qualcuno senza appoggi e con reali capacita’ ce la fa ancora da solo. Vogliamo pero’ omettere che le capacita’ relazionali che ne dovrebbero favorire – secondo Guia Soncini – accesso e permanenza sono spesso e volentieri quelle di genitori facenti stesso mestiere e parentado vario?;

    - questa Paola non e’ stata superata da uno dei suoi colleghi in stessa situazione ma da uno appena uscito da una scuola di giornalismo che ha avuto, a differenza di gente – non solo lei – che lavora li’ da anni, l’accesso al desk. Quando e in che misura questo avrebbe avuto modo di dimostrare talento e – soprattutto – queste grandi capacita’ di relazioni di cui tanto si ciarla? Il sospetto che ci sia stato un sorpassino poco equo c’e’ tutto;

    - sempre Paola poteva andare da un avvocato e basta, certo. Pero’ non avrebbe comunque lavorato piu’ in nessuna redazione (fare causa alla RCS?!). Tanto valeva fare le cose in grande, se proprio devi uscire dal settore, no?;

    - a livello mondiale si sta ridiscutendo la necessita’ di rivalutare il posto fisso (inteso non come beneficenza di stato, ma come grande possibilita’ per garantire la stabilita’ della popolazione, permetterci di rimanere ancora degli individui con capacita’ di spesa e non diventare entro breve la nuova versione della manodopera cinese la quale, tra l’altro, sta cominciando a ribellarsi essa stessa allo sfruttamento)…noi stiamo ancora qui a discutere di quanto sia necessario lo sfruttamento?

  120. by Lucrezia on novembre 18th, 2010 at 11:48

    E andamo anche oltre. Visto che, evidentemente, siamo stati bravi a formare delle persone (ci manca giusto un po’ di internazionalizzazione), ma non a creare loro opportunita’ (questo non e’ un problema sistemico, nevvero?) perche’ non puntiamo su quello e facciamo diventare l’Italia un polo per la conoscenza, sviluppando in maniera adeguata le Universita’? Le nostre non sono attualmente presenti tra le prime 200 nel mondo per modernita’ delle strutture, ma un laureato italiano e’ subito ben valutato…peccato il nostro inglese.

  121. by Simona on novembre 18th, 2010 at 12:14

    Scrivo questo post per ringraziare, non sentitamente, la signora Guia Soncini e il signor Matteo Bordone per avermi fatto capire una volta per tutte che non mi merito niente… mica l’avevo capito… io pensavo che si dovesse cercare di vivere, invece hanno proprio ragione loro, qui dobbiamo accontentarci di sopravvivere…
    Ma come abbiamo potuto credere di poter condurre una vita normale… di farci pagare per lavorare e non il contrario, di pensare dopo anni di precariato nella stessa azienda di essere indispensabili!! Meno male che ci siete voi, mia non cara Soncini e mio non caro Bordone… anche se, sapete son tonta, c’è qualcosa che ancora non ho capito: se non sono indispensabile, perché mi rinnovano da anni il contratto a progetto? Ne ho collezionati, lavorando nella stessa grossa azienda, ben dodici… ho fatto anche le prove: riesco a riempire un’intera parete della minuscola casa che posso permettermi dopo anni di lavoro grazie a uno stipendio che, stando a ciò che dite voi – dall’alto della vostra non saggezza – mi regalano non si sa per quale motivo… che gentili e magnanimi a rinnovarmi il contratto e a pagarmi senza che io lo meriti, e non li ho neanche dovuti minacciare!!!
    Grazie miei non cari Soncini e Bordone per avermi fatto capire che ogni volta che firmo un contratto identico al precedente non devo stizzirmi ma ringraziare…
    Poi, scusate se approfitto della vostra non saggezza, non capisco neanche perché se non sono indispensabile e decido, rispettando il mio “presunto” contratto, di restarmene a casa, ricevo telefonate dai miei datori di lavoro che richiedono la mia presenza… ma forse, anche in questo caso lo fanno per gentilezza nei miei confronti, per non farmi sentire esclusa…vero signora Soncini e signor Bordone, e non perché, come a volte in malafede ho pensato, il mio contratto, come quello dei miei colleghi, è uno squallido espediente per abbattere il costo del lavoro pretendendo doveri senza rispettare diritti… Sono davvero un’ingrata…
    Riferirò ciò che ho appreso da voi ai miei colleghi redattori precari… e soprattutto alle mie colleghe precarie che hanno deciso di farsi una famiglia e di mettere al mondo dei figli… loro sono le più presuntuose… perché sapete, verso i trent’anni le ovaie (e non solo) iniziano a girare e ci sono donne che, addirittura, pensano di poter ritornare a lavorare nella stessa azienda dopo la maternità… che pretesa!
    Poverine, mica lo sanno che non meritano tutele… mica lo sanno che lavorano per grazia ricevuta, mica lo sanno che oggi va di moda il volontariato coatto nei confronti delle grosse aziende… mica lo sanno che è vetusto richiedere diritti e rispetto… anzi ridicolo!
    Vi ringrazio per averci aperto gli occhi. Non bisogna protestare per un abuso, per un mancato welfare e per un mercato del lavoro immobile… bisogna stare zitti e fare ciò che oggi va più di moda: mettersi a novanta!

    Con non sentiti ringraziamenti
    Simona

  122. by precariamamma on novembre 18th, 2010 at 12:48

    C’è una parte del tuo post, Guia, che mi ha infastidito più di tutto il resto: “annunciare sull’internet che ci si lascia morire, invece di più semplicemente andare dall’avvocato”. Questa frase la dice lunga su come siamo messi. Il problema, vedi, è proprio tutto lì.
    Non entro del merito della bravura, delle capacità di Paola, delle sue ambizioni e del suo senso di realtà. Non è di questo che si parla. Si parla invece di un’intera generazione di lavoratori che non ha nessuna possibilità di agire collettivamente in difesa dei propri diritti. Quando ti sembra che il tuo “datore di lavoro” abusi dei contratti atipici, quando di sembra di aver raggiunto il limite della sopportazione perché da anni svolgi un lavoro di cui hai tutti gli oneri e nessun onore, che cosa fai? Te lo dico con 10 anni di precariato alle spalle. All’inizio ti illudi di poter agire individualmente, di avere un minimo di potere contrattuale. Quando capisci che non è così, cerchi di organizzarti con gli altri, ma ti scontri con un’enorme difficoltà: se protesti, sei fuori. Non c’è niente che ti protegga, fine del contratto, fine di tutto. Allora puoi rivolgerti al sindacato, puoi rivolgerti agli ispettori del lavoro, al giudice. Con quali tempi? Li conosci, forse? E con quali esiti? Magari un patteggiamento, magari un risarcimento economico. E poi? Dove andrai a lavorare? Chi ti assumerà, anche solo con un contratto a progetto?
    Vedi, forse è questo l’elemento che ti sfugge, perché altrimenti non si spiega il tuo livore e l’arroganza con cui credi di aver capito tutto. Paola forse non meritava di essere assunta, forse al Corriere non ce ne sono le condizioni, ma credi davvero che esporsi così possa in qualche modo tornarle utile? Al contrario: molto probabilmente sarà la sua fine, dal punto di vista professionale. Non si è lasciata morire di fame, ma ha compiuto un gesto di grande coraggio e, scusa se scomodo la parola, anche di dignità.
    Sono lieta che intorno al suo caso si sia raccolta un po’ di protesta, perché siamo una generazione davvero poco capace di rivolta. Ci sfoghiamo sui social network ma non riusciamo ad andare molto oltre. Mi piacerebbe che persone come te, che hanno la possibilità di parlare, andassero un poco più in profondità.
    Rabbrividisco nel leggere i commenti al tuo post in cui si fa passare il precario per uno che non sa farsi valere, per un bamboccione, per uno che spera di vivere alle spalle di chi gli dà lavoro. Questo sì che significa avere una percezione distorta delle cose. Perché, sai, di Paole in Italia ce ne sono a milioni, e sono i pezzi con cui si sta costruendo quel fragile castello di carta che è la nostra economia. Quando quel castello crollerà, perfino chi è sulla torre più alta, come te, potrebbe vacillare.
    Stefania

  123. by vertigoz on novembre 18th, 2010 at 15:20

    http://vertigoz.splinder.com/post/23619468/update-sul-caso-caruso

  124. by j on novembre 18th, 2010 at 17:38

    123 commenti

    santamadonna

  125. by Seb on novembre 18th, 2010 at 18:17

    Quanta noia. Pensavo che questo blog fosse letto da quattro gatti superficiali tra cui io invece ci sono tanti impegnati. Voglio tornare a leggere di amenità per favore basta!

  126. by AndreaPalazzo on novembre 18th, 2010 at 18:22

    124 commenti, arisantamadonna!

    Que viva la Sontch, abbasso Sacconi: date a lei iil Welfare! Gli italiani dovrebbero farsi esorcizzare questa cacchio di attitudine perenne alla lagna

  127. by vertigoz on novembre 18th, 2010 at 21:11

    io la soncini la vedo come ambiasciatrice del vaticano nel mondo

  128. by lanzo on novembre 18th, 2010 at 21:15

    Quando prenderai una bastonata nei denti da una folla incazzata vorrà dire che la gente avrà smesso di lagnarsi. Quando succederà la soncini avrà fatto le valigie per un campo di rieducazione

  129. by vertigoz on novembre 18th, 2010 at 21:56

    ma si fanno le valigie per i campi di rieduzione? non ti vengono a prendere?

  130. by V8S on novembre 18th, 2010 at 23:05

    Guia,
    ma perché ti è così difficile stare dalla parte del giusto e del bene? A liceo hai letto Gandhi? E Star-Wars l’hai mai visto? Non ti fare sempre riconoscere… che quando ti vidi in tv ebbi paura che ti potessi mettere ad abbaiare ed uscire dallo schermo digrignando e con la scabbia per giunta. Come d’altra parte altre cose condivisibilissime.
    Ma qui no dai, Guia; ti è mai capitato di cambiare un’opinione – rivedere una posizione – ammettere un estremismo e/o impulsività superficiale? Guia, perché fatichi sì tanto ad essere umana trannnoi? Ammmerica fa cagher.

  131. by zauberei on novembre 19th, 2010 at 0:57

    Ti leggevo anni fa e dicevo: la ragazza ha talento – crescerà.
    Passano gli anni e ti trovo ancora a scrivere di fidanzati stronzetti e zitellette un po’ racchiette – donde mi spiego questo patetico livore – nei confronti di chi, in quanto a prestigio pur in diversa formula contrattuale ti mangia onestamente in testa. L’ecomonia tesoro è un tantino più interessante della paura delle corna tue. E sospetto che tu lo sappia.
    L’allenamento in contesti quali gli attori carucci, e l’annoso problema della trippa – si vede anche in questo articolo, fitto di luoghi comuni vetero liberali, ma che di informazioni serie e analisi salienti del mercato del lavoro non offre molto. Tesoro torna la sotto al casco da parrucchiere che ci piaci così.

  132. by lanzo on novembre 19th, 2010 at 9:19

    Di solito ti vengono a prendere, alla Soncini però daranno il dispiacere di prepararsi la valigia senza colf disponibili in giro. Il primo passo verso la rieducazione passa perla manualità.

  133. by Rinri on novembre 19th, 2010 at 10:12

    Che palle, tornate a leggere Padellaro e a guardare Annozero, (noi stupidine col culo al caldo guardiamo le figure e leggiamo solo Vogue)

  134. by laibach on novembre 19th, 2010 at 13:37

    a me padellaro non piace e anno zero lo guardo ogni tanto. il tuo culo mi fa senso

  135. by AndreaPalazzo on novembre 19th, 2010 at 14:45

    Soncini, la rubrichista che vorreste odiare…
    ps: non è vero Zauberei, non ci sono luoghi comuni ma un punto di vista molto meno superficiale di quanto sembri.

  136. by sara on novembre 19th, 2010 at 18:31

    @Puruz…è vero, questi diritti…che fastidiosa scocciatura! Perchè non li aboliamo, mannaggia!

    Vorrei sottolineare invece l’importante dato fatto riportato da Lucrezia:

    ” 4 milioni di italiani AIRE (residenti all’estero) -ma sono molti di più, visto che molti non si iscrivono al registro – che nel loro Paese annaspavano, fuori dai confini nazionali si sono visti riconosciuti i loro meriti anche dal punto di vista economico”

    Come la mettiamo con questi, molti di loro sbeffeggiati in patria e accolti invece a braccia aperte da prestigiose aziende e università straniere?
    Ho amici e amiche fuggiti all’università di Cambridge, ad Amazon, alla Nokia…hanno posti di responsabilità, tutele e benefit aziendali, uno stipendio ben più alto di quello che prenderebbero in Italia. Questo dopo aver cercato qui un lavoro decente.

    Perchè nel nostro paese si ride in faccia a queste persone? Perchè in italia proponiamo loro un posto da segretaria, da receptionist o da scribacchino non pagato?

    Mi piacerebbe che anche le stupidine che leggono Vogue, nonchè Guia, con la sua profonda capacità interpretativa della realtà, provassero a darci qualche idea in merito.

    E…mi dispiace: non guardo Annozzero. Però leggo Vogue.

  137. by Guia Soncini on novembre 19th, 2010 at 18:42

    Quest’idea che tutti quelli che vanno all’estero diventino Stefano Tonchi o scoprano la cura per il cancro è affascinante, ma un tantino fantabosco. Io, per ogni italiano che lavora da Bloomberg e simili a Londra, ne conosco dieci che fanno il cameriere, il commesso, il quel-che-avrebbero-fatto-in-Italia. Certo, frignano di meno, d’altra parte in altri paesi la lagna è una modalità che incontra meno comprensione, e adeguarsi alle usanze locali è una cosa che si impara subito a fare.

  138. by DDRD on novembre 19th, 2010 at 19:50

    Per essere una contraria alla tendenza del piagnisteo non si capisce come mai lei continui ad accampare risposte idiote in sua “difesa” senza capire che farebbe miglior figura a chiudere quella sua boccuccia inutile.
    Insomma, è stata sfanculata su tutte le argomentazioni. Le è stato cortesemente fatto notare che l’ha fatta fuori dal vaso. Devo sillabarglielo, ha problemi di comprendonio? Le rode forse notare che alla fine i lettori (non appartenenti alla platea di abituali leccaculo che scrivono “oh, ma non potrete mai arrivare a essere come Guia Soncini”-ma LOL!!) le abbiano detto in faccia che è una scribacchina mediocre peggio di coloro che critica?
    Torni a parlare di corna e di mogliettine da anni cinquanta, del premestruo (signoramia, un gravissimo problema invalidante, altro che ‘ste continue lagne dei precari): cose che si attagliano allo spessore intellettuale della perfetta gallina da batteria che “vien pagata quel che vale” per scrivere robina innocua e libri che comprano in due.

  139. by Guia Soncini on novembre 19th, 2010 at 19:58

    Adesso prendo in considerazione l’idea di farmi dire di cosa occuparmi da uno che non si firma di certo per proteggere la propria identità di inviato in zona di guerra. La valuto poi le faccio sapere – la trovo al fronte, no?

  140. by DDRD on novembre 19th, 2010 at 20:17

    questa si crede pure divertente. che pena.

  141. by 16mirza on novembre 19th, 2010 at 20:27

    a DDRD voglio solo dire che il dialogo non presuppone vinti e vincitori, ma appunto scambio di opinioni che, legittimamente, possono essere agli antipodi.
    Detto qs aggiungo che, a fronte di un utilizzo NON CORRETTO fatto s pesso da molte aziende della normativa sui vari strumenti di lavoro “precario” (che condanno), va detto che uno dei motivi del proliferare di qs forme di lavoro è l’inesistenza di flessibilità in uscita…possiamo divorziare dal coniuge anche senza validi motivi, ma non licenziare un dipendente senza validi motivi. Certo per farlo dovrebbero essere previste delle contropartite economiche ma trovo assurdo che un contratto lavorativo sia più stringente di un matrimonio…Anche in relazione a qs situazione le aziende prima di assumere le “fanno di tutte”…qs per venire ad un punto secondo me trascurato.
    Poi in relazione alla vicenda personale della redattrice…di base sto con Guia e Bordone…se poi l’azienda ha operato fuori dalla legge (come accade) esistono i giudici che di solito “pendono” a favore dei lavoratori….

  142. by mal on novembre 19th, 2010 at 21:15

    ““Riprendo il mio lavoro di prima (il contratto scade a fine aprile), anche se non so in quali condizioni. E’ tutto da vedere. Il direttore dice che d’ora in avanti mi ascolteranno e se meriterò, andrò avanti. Tutto qui. Se vuoi fare uno sciopero della fame, fallo. Il motivo per cui i giornali non hanno dato la notizia è perché tutti temono altri scioperi della fame. Cane non mangia cane”.

    Così su FB la (ormai ex) protestataria. Qualunque sia la propria posizione sui precari, questa a me pare fuori con o senza sciopero della fame. Ma il direttore la ascolterà.
    Ci vediamo tutti qui nel 2017!

  143. by DDRD on novembre 19th, 2010 at 21:34

    16mirza, sul dialogo hai ragione tu, ma qui non vedo molto dialogo, piuttosto vedo frasette supponenti fatte calare dall’alto (come se bordone e co. fossero tanto in alto, oltretutto. ahah!).

    assurdo che un contratto lavorativo sia più stringente di un matrimonio
    beh, si può vivere benissimo senza matrimonio, anzi, azzarderei a dire che si sta anche meglio, ma non puoi vivere senza lavoro. a meno che non abbia avuto il papà ricco che ti fa campare di rendita.

  144. by mammamiacheimpressione on novembre 20th, 2010 at 11:40

    Bella questa sfilza di improperi alla Soncini.
    Ebbene si la tipa si sente simpatica, originale e molto figa. Lo si capisce dalla bocca a canotto delle foto (falsa perche’ non e’ neanche rifatta, nel suo entourage si usa cosi’).

    La tragedia e’ che se fosse solo la buona GS a scriverle (e si spera anche a pensarle) queste cose ci sarebbe da stare tranquilli.

    Ho la spiacevole sensazione che esista una massa di persona, molto cool si intende, e ovviamente di sinistra, che non hanno idea di che cazzo significa:
    campare, tirarae a campare, subire soprusi di ogni tipo, essere bombardati dalla Belen ed avere il culo grosso, la forfora, i denti storti, vedere male rai tre (altro che la BBC), avere speranza pari a zero che il futuro possa essere migliore del terribile presente, che si scolano bottiglie di vecchia romagna, che condividono appartamenti a 30+ anni, che non avranno mai la possibilita’ di viaggiare, consoscere e studiare, visitare i musei che vorrebbero, ascoltare i concerti che gli piacerebbe ascoltare.

    Inoltre questi (noi) ci sentiamo pure dire che e’ tutta colpa nostra perche’ siamo delle seghe.

    Immagino gia’ la Soncini che scrive le sue risposte (molto fighe , ça va sans dire) seduta sul suo divano di design, nella sua casa mega chic, digitando con le sue ditine curatissime sul ipad (come si fa a vivere senza?).
    Guia fatti un piacere , levati di culo.

  145. by Lucrezia on novembre 20th, 2010 at 12:07

    Allora, io ho molti esempi di persone che in Italia erano e avrebbero continuato a essere considerati mediocri, con stipendio – quando andava bene – mediocre.
    All’estero no.
    Ma anche se non si e’ impiegati nei templi della finanza e della conoscenza e si vive di decorosissimi e onestissimi lavori quali segretario/a, cameriere/a, etc. la differenza rimane che CI SI RIESCE A VIVERE DIGNITOSAMENTE con quello che si fa nella vita.
    ‘se vengo pagato 6 euro, valgo 6 euro’ e’ una stronzata per di piu’ ignobile. Puo’ anche ammetterlo, le farebbe piu’ onore

  146. by eliana on novembre 20th, 2010 at 13:32

    L’accesissima discussione sul precariato è anche interessante eh, ma per chi, come me, col mondo del giornalismo non ha nulla a che fare, pare davvero fuori contesto. Prima di questa vicenda pensavo che “giornalista dipendente” fosse un ossimoro (e che non lo sia me lo ricorderò bene tutte le prossime volte che sentirò parlare di indipendenza) e che l’aspirazione di un giornalista non potesse essere quella di rimediare un contratto a tempo indeterminato con lo stesso editore. La prevedibile obiezione delle bollette da pagare e della maternità e della mutua, cioè delle garanzie dello stipendio fisso, è ciò cui il mio dominus dei tempi della pratica forense replicava: brava, fai domanda alla Asl.
    Se però cominciassero a far lo sciopero della fame i praticanti avvocati (o gli avvocati, nemmeno giovani, che collaborano stabilmente con studi legali) sarebbe ovvio per tutti che dovrebbero semplicemente cambiare lavoro. Chissà perché una giornalista no. E chissà perché fare lo sciopero della fame invece di una causa di lavoro (che non ha costi e ha tempi assai contenuti, rispetto a contenziosi di ogni altra natura, chi dice il contrario non è ben informato) sembra una scelta obbligata. Ma su…

  147. by Lucrezia on novembre 20th, 2010 at 15:14

    Eliana, premettendo che io non ritengo che sia giusto o sbagliato la posizione di Paola Caruso (mi attengo alla sospensione di giudizio su di lei), ma credo siano isteriche entrambe le posizioni nette da una parte e dall’altra della vicenda, c’e’ da dire che la suddetta sapeva bene a cosa andava incontro. Alla luce pero’ dei suoi 7, sette anni di contratti rinnovati di volta in volta, possiamo assumere che:
    a) non e’ esattamente la sbarbatella che e’ riuscita a scrivere un paio di articoli da collaboratrice a uso di glorificazione della mamma (come afferma l’autrice);
    b) nasceva la protesta dall’idea di essere stata invece superata da uno sbarbatello, mica dalla competizione con altri colleghi di pari livello (e qui ci poteva stare il discorso della meritocrazia);
    c) neanche si parlava di assunzione a tempo indeterminato ma a tempo determinato;
    d) il fatto che un sistema faccia schifo, non significa che necessariamente ti ci debba adeguare, puoi anche dire e fare qualcosa per dire che fa, appunto, schifo;
    e) applicare il punto d non dovrebbe farti guadagnare di diritto l’epiteto di malata di nervi;
    f) e’ vero che legge propende dalla parte del lavoratore, ma come e’ noto che il giornalismo e’ lavoro periglioso e incerto, e’ altrettanto noto che fare causa a uno dei maggiori gruppi editoriali e’ la fine. Esattamente come nessun avvocato farebbe causa al proprio studio legale.

    Dal momento che anch’io sono stata free-lance e poi ho cambiato lavoro, fino a cambiare nazione, capisco anche il discorso dell’adattarsi fatto da G. Soncini; potrei anche condividere il fatto che, effettivamente, ci sono troppi laureati (insomma, non e’ che a livello nazionale abbiamo questa grande percentuale) e che molti pretendono di essere dei geni, solo che, a differenza di lei, io questi ultimi li ho visti ricoprire posizioni che mai avrei immaginato, mentre molti altri meritevoli no.

  148. by Guia Soncini on novembre 20th, 2010 at 22:10

    A me, davvero, sfugge come ci si possa prendere il disturbo di scrivere trenta righe di commento (ma l’avrei potuto dire in risposta a molti altri, non si senta sola) sapendone così poco, di una vicenda specifica e del settore in generale, da continuare a ripetere che siano sette anni di contratti rinnovati (sono due, due anni da collaboratrice che la legge Biagi impone di contrattualizzare come tutti quelli che superino i cinquemila euro l’anno; se lei pensa che i collaboratori che scrivono un pezzo alla settimana per un quotidiano – ma anche quelli che ne scrivono quattro – vadano tutti assunti, mi saluti il fantabosco; ah, e sì, la signora aveva cominciato a scrivere qualche pezzo per il Corriere sette anni fa; io quest’anno ho scritto due articoli per Marie Claire: che dice, lo conto in curriculum come un anno da precaria a Marie Claire?) o da non sapere quanto ampia sia la percentuale di interni, nei giornali, che sono stati assunti facendo causa (tra un po’ sarà vicina al totale, visto che quelli assunti negli anni di vacche grasse sono ormai perlopiù prepensionati.)

  149. by sandro on novembre 20th, 2010 at 22:30

    E ” per favore, la pena di morte per chi dice: era una provocazione”

  150. by M.r.B. on novembre 21st, 2010 at 1:56

    Ecco, appunto: sarà per caso che il 99% di quelli che hanno mai visto una redazione da dentro consideri ‘sta donna una psicolabile (come se non fosse sufficiente che, alle soglie del 2011, questa fa LO SCIOPERO DELLA SETE per una roba ormai rara tipo le perle nere – formulazione alternativa: “rara come le persone che leggono un quotidiano senza avere una mazzetta”)?

    Non ho mai capito come mai il giornalismo condivida col calcio il privilegio di essere un settore professionale di cui tutti sanno tutto, come se aver visto Tutti gli Uomini del Presidente renda la cassiera del mio supermercato un’autorità sul nuovo regolamento dei pubblicisti, le gioie della Casagit o i bei tempi dell’abusivato. Boh.

    Uno scrittore minore che ha recentemente partorito un film che parla di socialcosi la riassume così: ”I am all for everyone having a voice, I just don’t think everyone has earned the microphone.”

    ps: non per infierire, ma si capisce molto di costei leggendo il suo blog prima che la crociata cominciasse. Il mio post preferito è quello, a lettere cubitali, che recita: “Le storie finiscono. L’affetto e l’amicizia possono essere eterni”. E poi dice che mancano le belle penne.

  151. by Lucrezia on novembre 21st, 2010 at 9:54

    Il perche’ io spenda energie a scrivere sul suo blog non credo sia affar suo. D’altronde se scrive in luogo virtuale pubblico il suo scopo e’ essere letta (e io sono una lettrice abbastanza assidua e normalmente silenziosa, a testimonianza del fatto che, normalmente, mi diverto a leggere quello che scrive: non vengo qui appositamente a contestare per partito preso).

    Riguardo alla questione, mi attengo alle informazioni a disposizione di tutti cioe’ che si tratta di contratti co-co-pro rinnovati oltre quanto previsto dalla legge (se lei ha altre informazioni e fonti, le spieghi, cosi magari posso rivedere il mio punto di vista). Il mondo del giornalismo lo conosco perche’ non ho la pretesa di dire di averne fatto parte a pieno, ma ho scritto per qualche anno da free-lance (continuativa) e ho lavorato al desk (con un contratto da collaborazione occasionale!) sostituita poi da sorella del proprietario della casa editrice (assunta da praticante). Personalmente, non ho passato un ‘bel quarto d’ora’ ma nemmeno mi sono strappata i capelli o pensato a scioperi estremi, tantomeno, scrivo con acredine riferendomi alla situazione personale. Mi sono semplicemente trovata altre opportunita’, dovendomi mantenere in pieno ed essendo fuori sede.

    Non so cosa avrei fatto nel caso di Paola Caruso, ma, certo, non avrei liquidato la cosa con ‘malata di nervi’ e ‘se sei pagato 6 euro, vali 6 euro’ piu’ altre amenita’. Lei, non glielo devo certo dire io, e’ liberissima di esprimere la sua opinione, ma, nella misura in cui non capisce questo mio estremo sforzo di digitare trenta righe che per lei sono aria fritta, io non comprendo quella che ritengo essere altrettanta superficialita’. Visto che la considero intelligente e ironica, me ne duolgo (nel fantabosco amiamo termini desueti).

  152. by sara on novembre 22nd, 2010 at 1:11

    Fantabosco? Mettiamola così: credo almeno quanto lei che per ogni genio che lavora da Bloomberg dieci lavoruno a far cappuccini da starbucks. Conosco anche io qualche laureato che aspira a fare il direttore marketing alla Nike e non c’è tagliato e non se ne rende conto…solo vorrei sapere perchè a quei due o tre geni di cui sopra che ho la fortuna di conoscere siano stati offerti, in italia, assegni di ricerca da 800 euro al mese (ricercatrice, ora a cambridge), stipendi da 1000 euro/mese in non mi ricordo che posto (ingegnere telecomunicazioni, ora in finlandia alla nokia), posti per assistenza telefonica post vendita (informatico, ora ad Amazon, Dublino, sicurezza informatica).

  153. by Elena on novembre 23rd, 2010 at 15:57

    Cara Guia,
    probabilmente non hai detto niente perchè sei troppo signora. Visto che io invece non lo sono, e mi sembra pure giusto copincollare qui di seguito il significativo epilogo della vicenda, scritto di pugno dalla protagonista, lo faccio con soddisfazione, e voluttà:
    “Non sono qui per una trattativa, ma per un chiarimento su tutta la vicenda. Mi scuso subito per le tante mail di insulti arrivate al direttore: la critica è una cosa, l’offesa un’altra. “Ho risposto a tutti – spiega Ferruccio de Bortoli. Sono passato per uno che non sostiene i giovani e non così. Ma ho le spalle larghe”.
    Abbiamo molte cose da chiarire: dai motivi della protesta alla preoccupazione dei colleghi per la mia salute, dallo stato di crisi del giornale alle mie aspirazioni reali/illuse/disilluse. Cerco di leggere tra le righe, ma faccio fatica perché il mio mezzo neurone rimasto attivo incomincia a vacillare. So che i colleghi mi sono vicini: i loro messaggi di questi giorni mi hanno dato grande conforto. So che amo sempre mamma Rcs, anche se al momento mi considero una figliastra. E adesso cosa succede? Succede che ho un contratto e posso tornare a lavorare appena mi sarò ristabilita. Nessuna promessa, ma l’assicurazione che chi merita prima o poi fa carriera. Fa davvero carriera. “Insomma, mi perdonate?” dico quasi scherzando. De Bortoli sorride, mi stringe la mano e mi saluta”.
    W l’Italia

  154. by Guia Soncini on novembre 23rd, 2010 at 16:17

    Si potrebbero notare i vari passaggi che quel «Mi perdonate?» ha subito, fino ad approdare a un «quasi scherzando», dopo che il degno coronamento di tutta una vicenda da dodicenne che cerca di attirare l’attenzione del papà severo era stato sbeffeggiato abbondantemente (l’ironia incompresa, signora mia…)
    Si potrebbe dire, citando quello, che «the internet is not written in pencil: it is written in ink», e prima di cliccare «pubblica» a margine di un capriccio ci si dovrebbe pensare.
    Ma preferisco invece rallegrarmi con madame il-mio-precariato-è-più-dolente-del-tuo: se, per festeggiare un anno dal faticato superamento dell’esame da professionista (ella compirà un anno nell’albo dopodomani, non dimentichiamoci di farle gli auguri), riteneva di avere diritto, come regalo, alla testa di due poveri cristi, beh, rallegramenti. Ci è riuscita.
    Grazie alle rimostranze della signora circa l’accesso al sistema editoriale, al «pivello raccomandato» (definizione anch’essa successivamente emendata – non ci sono più le matite di una volta) è stato per rabbonire il sindacato stracciato il contrattino di tre mesi che aveva. Idem stracciamento per un altro povero cristo, con analogo contratto trimestrale (quest’ultimo scriverà in curriculum «danno collaterale», immagino; quando ai colloqui gli chiederanno cosa intenda, risponderà «Passavo di lì mentre miss I tre giorni del detox pestava i piedi.»)
    Nessuno più di me, che quell’esame non ho neppure avuto la tigna di ridarlo fino a 39 anni come la signora, può capire il sollievo nel passarlo, e il diritto a un regalo; nessuno più di me capisce debolezze quali l’autentica antipatia, quella che ti fa scapricciare «Io ho il mio contratto fino ad aprile, con il quale, appena finito questo detox, tornerò a scrivere, ma intanto quello me lo cacciate.» Son soddisfazioni, diamine.

  155. by Lucrezia on novembre 24th, 2010 at 11:08

    Grazie.

  156. by domanda on novembre 24th, 2010 at 12:16

    se ho ben capito, caruso lavora a progetto con lo stesso committente dal 2007. qualcuno sa dopo quanti anni ovvero dopo quante proroghe del contratto scatta l’obbligo di assunzione dei collaboratori chi.chi.richì?

  157. by caruso paolini on novembre 24th, 2010 at 15:57

    ciao guia.
    documentati su paola caruso su facebook: si fotografa con ipad, iphone, imac eccetera. nonché con vestiti sfarzosi. se questa permane essere una delle tue crociate.
    non proprio una precaria qualunque, nevvero?
    attenta alla reductio a padre morto, casomai dovessi confrontarti con lei.

    http://www.facebook.com/#!/paolacars?v=photos

    ciao & miles of minchia per tutte.

  158. by barambani on novembre 24th, 2010 at 16:07

    e infatti, soncini,all’esame t’hanno pure bocciato. Però vedi, al di là del fatto che la Caruso abbia o meno fatto il gioco suo, resta un fattore: non occuparti di cose che non conosci e continua a parlare di gossip. Quello delle cazzate è il tuocampo, come quello di Cicciolina non era la politica ma il porno.

  159. by fabbrì on novembre 25th, 2010 at 4:43

    vabbè, ma pure voi… prendete sul serio quel che scrive guia soncini? e sprecate tutte quelle battute per risponderle?
    è per questo che certa gente ha quel minimo di notorietà immeritata, andrebbe liquidata con un “fai cacare”

  160. by eco on novembre 27th, 2010 at 11:38

    salve, non so srivere in italiano (alla maturita’ ho preso 5 nel tema), ma mastico un po’ di economia (dottorato in uk e 10 anni di insegnamento in california). Ebbene, questo e’ uno dei post di economia piu’ interessanti che ho letto ultimamente. well done.

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