Neffa, vieni qui, siediti, parliamone. La vedi quella croce rossa? Io non ci sparerò, nonnònnò, non dirò nulla dell’intervista in cui dici «Voglio lanciare una grossa provocazione», quella mica è colpa tua, tu fai il cantante, perché mai dovresti saper parlare. Voglio fermarmi alla tua performance musicale, in particolare all’esecuzione della tua canzone più famosa, Io e la mia signorina, con un verso cambiato. Il nuovo verso è «Potrei anch’io fare il presidente ma non ci andrei con una minorenne» – ora, dimmi: è un verso che ti pare poco didascalico? Troppo raffinato? Ermetico? Satira per pochi? Dai riferimenti troppo colti? No, perché vorrei farti notare che, prima di cantarlo, nel mezzo della canzone, hai fermato la band, per spiegare a noi pubblico che l’avevi cambiato perché il nostro presidente ultimamente aveva avuto dei comportamenti che non ti avevano convinto. Hai presente quella cosa di spiegare le barzellette? Ecco.

E comunque a Milano non può fare caldo! Caro Neffa tu vestito da milanese sei ridicolo!
Porello, magari ci ha pensato tutta una settimana prima di cambiare il verso, poi un’altra a capire se era da spiegare e tu, così, senza dire nè A né BA me lo distruggi?
Un minimo di pietà, la stessa che fa lui certe volte.