Silvio Berlusconi ha appena parlato una seconda volta al Senato, ché mica poteva star zitto fino alle quattro, quando parlerà alla Camera. Il discorso è stato molto più silviesco di quello delle 9 del mattino (deve avere la pressione bassa), la cui principale perla era stata che mica è colpa sua, il debito pubblico l’ha ereditato dai governi del compromesso storico. Il discorso conclusivo in Senato, quello finito ora, è facilmente sintetizzabile: Enrico Fermi era all’avanguardia, ma poi è arrivato Pecoraro Scanio; ogni famiglia italiana (ancora per poco, ché ora Brunetta ci dà i computer con cui colloquiare) «spende diciotto giorni [all'anno? al mese? a vita?] per recarsi presso gli uffici pubblici», e la colpa è di Togliatti.
(Dimenticavo la cosa più importante: essendo un grande uomo di televisione con un solido senso delle priorità, egli è opportunamente intervenuto nell’inutile buco pubblicità+GrandeFratello, non disturbando la mia visione di Beautiful né di Centovetrine.)

Ma ti stai cuccando tutta tutta la diretta dal sito? con su le babbucce con le teste di giraffa, o quel che è? Maddai. In un momento di svacco lavorativo, ho guardato via repa.it e c’era un alleatoitaliano con accanto uno che aveva costruito un riporto partendo da un singolo capello, che faceva otto giri. E l’alleatoitaliano parlava lentissimo e tristissimo, e il riporto accanto annuiva a tempo, e il tutto era di una mestizia surreale.
Sono le 17:12 e non posso seguire la diretta.
Ha detto per caso, in una rivisitazione surreale della storia, che il debito pubblico è eredità dell’organizzazione delle nozze di Caterina de’ Medici?