Mina mi è sempre stata simpatica, ma nell’ultimo quarto d’ora, in cui per colpa del fuso orario e del mal di testa sto vedendo Marzullo che intervista Antonello Falqui (una delle cose più belle che abbia visto di recente*), ho deciso che la amo.
Prima Falqui ha motivato il di lei ritiro dalle scene con «lei ha sempre odiato truccarsi, stare a dieta, la gente: non le piaceva molto il pubblico», e già lì l’ho amata; poi ha raccontato della loro storia, ha detto che l’aveva amata tanto, che la relazione era durata un anno e mezzo, che lui era sposato. A quel punto Marzullo ha chiesto «E Mina era fidanzata?», e Falqui, col tono di chi sta dicendo un’ovvietà all’unico che non ne sia al corrente, ha risposto «Non lo so. Mina è un mistero, in quel senso.»
* Tra le molte cose citabili, la risposta alla domanda su quante l’avessero corteggiato per apparire in tv e se lui avesse mai ceduto («Ho ceduto sempre: appena era possibile, cedevo») e quella all’obiezione di Marzullo su eventuali favoritismi e le pari opportunità tra brutte e belle a parità di bravura. Riporto, a beneficio di quelli coll’automatismo ilcorpodelledonne, ilberlusconismo, latvcommerciale, il dialogo tra Marzullo e Antonello Falqui, 85 anni, artefice di quella tv in bianco e nero che tanto rimpiangete perché mica come ora che il velinismo, quella di allora sì che c’era la professionalità, quella di quando Silvio andava a scuola o cantava sulle navi da crociera.
AF «La televisione è immagine, una non bella neanche dovrebbe allignare in televisione»
GM «Ma… la televisione è una cosa che si vede, però… anche…»
AF «Stiamo parlando di rivista»
GM «Nella rivista non serve il cervello?»
AF «Serve il cervello, ma una non bella non fa la rivista. Fa un altro mestiere, ce ne sono tanti altri.»

Si sarà rincoglionito. Bice Valori e Franca Valeri la rivista l’hanno fatta e non erano delle pin-up
Ho ceduto sempre: appena era possibile, cedevo
Il leitmotiv di tante vite, chi come me per appagare i sensi, chi come altri per finire di pagare il mutuo.
Differenze: io lo metto in c… a chi lo vuole, gli altri a tutti indistintamente
anche io sentito un grandioso Falqui e la penso come te: una delle cose più belle che abbia visto di recente.
Ribaltando il concetto: una che non ama il pubblico non fa la cantante. Fa un altro mestiere, ce ne sono tanti altri.
Il problema del ribaltare i concetti è che poi sottosopra non stanno in piedi: mi pare abbia dimostrato con una certa continuità per ormai tre decenni e fischia di poter fare la cantante senza avere i coglioni rotti a interagire coi fan. Ci sono, in ogni mestiere, livelli di successo raggiunti i quali puoi fottertene delle regole date e farne di tue, alle quali saranno gli altri ad adeguarsi.
Se ci si rincoglionisce meglio non farsi intervistare.Ma quando mai MINA e’ stata con lui.Solo pettegolezzi!Forse gli sarebbe piaciuto, e adesso se ne esce con queste sparate.Che tristezza la vecchiaia!Mina non odiava il pubblico, odiava l’ambiente e Falqui lo dimostra.
Quello che tu chiami livello di successo io lo chiamo spocchia. Vero è che la “cantante” in questione rappresenta un caso di marketing senza pari. Tre decenni senza mai cantare dal vivo, e sottolineo mai, dovrebbero diventare un caso di studio. Forse in altri luoghi e in altri contesti, dove il fan non è uno che ti rompe i coglioni, ma l’unico motivo della tua esistenza (lavorativa, s’intende).
Quando si parla del corpodelledonne e tivvucommerciale e blabla non è in relazione alla rivista dove è comprensibile ci siano persone di bell’aspetto, soprattutto donne (ma ci sono anche le Franca Valeri della situaizone, il cui talento va al di là della bellezza in sè) ma in relazione a trasmissioni di approfondimento (sic!) politico, sociale, culturale, scientifico,. In queste trasmissioni gli ospiti (teoricamente) pensanti sono spesso solo uomini. Giusto per fare un esempio: a Vieni via con me gli invitati sono stati quasi tutti uomini. Uomini politici, uomini architetti, uomini professionisti, etc. Le donne le abbiamo viste quando si parlava di…donne, guarda caso. Massì, ci hanno dato il nostro angolino, tanto il giorno dopo tutti parlavano della lista di Maroni. E le donne hanno avuto i loro 5 minuti così non rompono i c**oni con sta storia della parità.
http://www.repubblica.it/economia/2010/12/15/news/spousonomics-10105727/?ref=HREC2-9
L’economia applicata alla coppia
ma l’hai già fatto tu!
(scusa l’off topic)
La logica di ‘Paolone’ è di una purezza aristotelica. In base al suo ragionamento, le persone devono smettere di leggere i libri di Salinger o Pynchon perché non si abbassano (abbassavano) a leggerli in pubblico e firmare autografi, altrimenti è un ‘caso da studio’ e ‘dipende dal marketing.’ Siamo nel 2010, se una vuole farsi sentire solo con cd e mp3, fatti suoi.
E uno non bello? La fa, la rivista?
Franco, la lettura di un libro è per sua natura intima. Le letture pubbliche possono essere un modo per stare insieme, ma rappresentano più un mezzo di promozione per l’autore che altro. Oltre che la soddisfazione di avere una copia firmata per il lettore, certo. Un concerto è tutta un’altra cosa, chiunque abbia assistito a un’esibizione con la E sa di cosa stia parlando. Negare l’ascolto dal vivo della propria voce equivale a rendere monca un’opera. Chiamala purezza aristotelica se vuoi. E’ un po’ la stessa purezza che nel 2010 i mezzi di registrazione sanno donare a una voce…
Paolone, lei detesta Mina. Punto!