La vecchiaia è quella cosa che quell’attività da tempo libero che è fare i conti della vita sentimentale (con quanti sei stata, quanti ne vuoi vedere morti, di quanti sei rimasta amica, quanti te ne sdraieresti tra i tuoi amici, quanti tra i mariti delle tue amiche, quanti sono storicizzati come grandi amori, di quanti ti chiedi «ma come avrò fatto») viene sostituita dal fare i conti dei morti. Che, per le meno vedova nera di noi, sono perlopiù di eredità culturali. Ci ho pensato un paio di settimane fa, quand’è morta Elaine, che pur senza essermi neppure mai affacciata nel suo locale è un pezzo del mio immaginario così enorme che se avete avuto una formazione diversa da Woody Allen proprio non ve lo so spiegare, e se invece siete state abbastanza fortunate da incontrare uomini che vi abbiano messe lì a studiare lo sapete già da sole. Ci ho pensato la settimana scorsa, quando il New York Magazine ha pubblicato questo lungometraggio in trenta righe, mi sono commossa su «we always shot in the morning, and I don’t think she woke up till noon» e ho pensato che l’essere il 2010 un anno di merda si vede anche dal fatto che ne muoiono talmente tanti che tu non puoi scrivere di ognuno, ti senti davvero un’anziana nostalgica, questo coso non è una pagina degli obituaries.
Ci ho ripensato ieri sera, quando è arrivata l’ennesima notizia che un po’ ti fa sospirare «che anno di merda», un po’ ti fa chiedere quanto potrà durare l’apposito omaggio agli Oscar. Ho pensato a quanto detesto Colazione da Tiffany, o meglio a quanto detesto le donne cui piace. Ho pensato a quella volta, molte vite fa, in cui durante una riunione di fictionari italiani dissi «Questo dovrebbe essere girato come una controscena à la Blake Edwards», e quelli assentirono con l’entusiasmo che prelude al disastro e io chiesi mentalmente perdono al citato. Ma soprattutto ho pensato a quell’ex fidanzato che un giorno di tante di quelle vite fa che neanche riesco a contarle mi disse «Cioè tu non hai mai visto S.O.B.?», mi mise a sedere e mi fece vedere quella meraviglia. Ho pensato che peggio di quelli che ti fanno le corna, peggio di quelli che ti finiscono il latte quando fuori piove, peggio di quelli che ti costringono a frequentare le loro famiglie, peggio di quelli che parlano di motori e di computer e di calcio quando ci sei anche tu nella stanza, peggio di quelli che si fermano a dormire, peggio di quelli che tengono la tv o lo stereo sempre accesi, peggio di quelli che cambiano canale durante la pubblicità, peggio di tutto, ci sono sempre e solo quelli che non hanno niente da insegnarti, e ai quali non puoi neppure dare degna sepoltura insieme alle eredità culturali che ti hanno lasciato. E ora scusate, vado a prendere un treno, che è una scusa come un’altra per rivedere S.O.B.
Permalink - Categoria: Geni compresi, The ex factor


bello anche semplicemente il riferimento in Big Shot di Billy Joel a Elaine e a quello che ha rappresentato.
I wanna show my boobies!
Molto random, e per questo applausi.
Ho il sospetto che la Soncini abbia l’invidia del liceo classico pre-68. Le fa onore.