|
|
|
|

My Xmas movies
#2
Prizzi’s Honor (1985)

Molto prima che tutti andassimo a vedere Mr and Mrs Smith solo per sbirciare il vero accoppiamento di Brad e Angelina in filigrana a quello sullo schermo; molto prima dell’invasività dei tabloid e della nostra (illusoria) consuetudine con le vite private di sconosciuti assai maggiore di quella che abbiamo con l’intimità dei nostri amici; molto prima, ci sono stati un padre (John Huston) che scrittura la figlia (Anjelica) per il ruolo della donna innamorata da sempre di uno che scalpita, e per la parte di lui prende Jack Nicholson, che incidentalmente all’epoca stava da più di un decennio con quella sua stessa figlia, alla quale ne continuò a combinare di ogni fin quando la bionda di turno non rimase incinta e anche allora fu Anjelica che gli dovette ordinare di andare da quell’altra a fare il padre e ciao.
Prima che fossimo abituati a vedere tutto con uno sguardo da rotocalco – ma quando già un tizio era stato a letto con sua madre inventando una nuova professione, una professione da cento dollari l’ora, ore da cinquanta minuti, perdipiù – Anjelica Huston, diretta da papà John, interpretava una zitella che, avendo disonorato la famiglia e il fidanzato Charley Partanna, era stata riammessa nella casa paterna solo quando Partanna aveva finalmente sposato una bionda. E allora Maerose Prizzi si dipingeva le occhiaie con l’ombretto, si sedeva a tavola col papà, e come una prefica infoiata gli spiegava che sì, si sarà pure sposato quell’altra, ma la notte prima è venuto da me e mi ha ribaltata e tiene ‘na minchia tanta. Poi, quando al papà stava finalmente venendo un infarto, gli porgeva premurosa un bicchiere in cui però, ops, c’era grappa invece che acqua.
Poi, certo, oltre che la più incantevole messa in scena edipica di tutti i tempi, oltre che il più clamoroso e forse involontario autobiografismo di una delle coppie più interessanti della storia del divismo («Ultimately, it’s terribly hard for me to break up with people, but Jack and I had essentially broken up a long time before we did break up. We weren’t living together, we were seeing other people, we weren’t discussing it with each other. A lot of the confrontational quality of our relationship – that confrontation that goes with knowing someone belongs to you – did not exist anymore. But the actual act of breaking up with Jack was huge; it was like breaking up with a parent. It was as hard as any death that I’ve survived. [...] For years, I felt Jack would wake up some day and count the measure of his loss when it comes to me, but I don’t think so. He’s as happy as a clam up there in his lair watching basketball on television, or enjoying whatever it is he’s enjoying», qui), Prizzi’s Honor è un sacco di altra roba. Il reperto di un’era cui si fatica a credere, breve ma totalizzante, in cui tutti i ruoli interessanti li faceva Kathleen Turner. Lo specchio (Nicholson lo girò subito prima) di Heartburn: anche questo comincia a un matrimonio, ma questa volta è lui che adocchia lei, e la difficoltà a reperirla farà il resto. Ma soprattutto, quando il matrimonio di Diana era ancora abbastanza fresco da non far pensare a nessuno di noi che sarebbe finita così, è la già esattissima preconizzazione del trionfo di Camilla Parker Bowles, la più Prizzi che la cronaca ci abbia regalato. Perché non conta la bionditudine, il colpo di fulmine, l’amore, le circostanze: sul lungo percorso – quello in cui nell’ultima scena Maerose risponde a una telefonata che aspettava pazientemente da quattro anni, una bionda, un matrimonio, e un certo ammontare di omicidi – sul lungo percorso, le Prizzi lo sanno, conta solo la tigna.

Comments so far:

  1. by Arianna on dicembre 26th, 2010 at 10:54

    Se Luciana avesse avuto quella tigna non ci avrebbe regalato quella stupenda “eh, ma io no”

Lascia un commento