Sono tre settimane che voglio scrivere una serie di cose che poi non ho mai il tempo di su Signorini e su come stia facendo il più inarrivabile programma che la televisione mandi in onda da parecchio tempo; su come tutta la tv del decennio che finisce sia figlia del suo avere, ai tempi di Chiambretti, fatto diventare mainstream il camp, almeno come la tv degli anni Novanta era figlia di Non è la Rai e quella degli anni Ottanta lo era di Portobello e Vermicino; su quanto imprevedibili siano i successi; su quanto cretini siano certi discorsi che sento fare in merito. Sono tre settimane che poi alla fine ho sempre di meglio da fare, ma non disperiamo, ce ne sono altre quattro, vuoi non contengano un giorno in cui mi annoio abbastanza da giocare al piccolo critico. Solo che ora – subito dopo aver lasciato in sottotraccia una catfight tra Arcuri e Platinette, dopo aver detto perfidie a Patty Pravo, dopo aver chiesto conto a Manuelona delle misure vitali di alcune tonnellate di terzini da lei sdraiatasi, dopo aver fatto la morale a Elton John e all’utero in affitto – Signorini, uno dal quale gli intellettuali italiani ci hanno messo un paio d’anni di troppo a capire di non poter prescindere, due anni probabilmente passati a leggere Micromega e guardare History Channel, Signorini ha annunciato che dopo la pubblicità ci saranno in collegamento i soldati dall’Afghanistan. E gli zigomi che state arricciando ora sono la ragione per cui lui è Signorini, e voi no.

E vivaddio che lui è Signorini e io no!
Perché viva sempre il camp, ma che sia impegnato.
Il camp per il camp è una strategia politica chiara, che i gay hanno capito, è la banalizzazione dell’essere gay a macchiette innocue come Malgioglio e Signorini, tanto più pronti a cedere alle lusinghe della gloria TV quanto più restii ad esporsi nella richiesta inopinata di diritti civili.
E allora, si godesse la gloria della 2^ serata, che io continuo a battermi.