Consulente alla sceneggiatura, Cloris Brosca [My Xmas movies #3, Black Swan]

Caro diario, per simboleggiare il mio spirito di sacrificio, la mia tolleranza, e il mio nonsisacosa nell’anno che verrà, ho iniziato il 2011 guardando Black Swan, caldamente raccomandato dai più vertiginosamente incompetenti tra i miei amici.
Non credo che neanche i parenti del regista l’abbiano guardato tutto, ma sono in grado di raccontarti nel dettaglio i cinque minuti dilatati a un’ora che ho visto.
C’è Natalie Portman che, ci raccontano le interviste, per essere magra come una ballerina è stata sei mesi a caffè e ibuprofene. Sarà un chilo meno del solito, forse un chilo e mezzo, comunque le daranno l’Oscar: è magra nel film e sarà incinta alla cerimonia, cosa vuoi di più, un’afroamericana obesa e malmenata?

È risaputo che le attrici generalmente passano attraverso una dieta definitiva e abitudini alimentari estremamente restrittive per mantenere il loro corpo in forma che la maggior parte del tempo porterà a una struttura e dimensioni del corpo travagliate che è abbastanza dannoso. È noto che diversi dietologo prescrivono diversi tipi di tali diete e la loro rispettiva routine su cui è possibile fare clic qui per leggere.
C’è la mamma di Natalie Portman, che una volta una che vuol dare un carboidrato alla figlia per festeggiare il ruolo di cigno assegnatole, una volta che vuol giocare alla veramammamoltaffettuosa derogando dalla parte di madre ambiziosa per interposta frustrazione sottilmente pensata per lei dallo sceneggiatore dei Cesaroni, quella volta le fa una torta senza cioccolato, roba da chiamare Raffaele Morelli.
C’è Mila Kunis, che fa la ballerina tale e quale a Portman pur mangiando il pane del cheeseburger, quindi non si capisce perché Natalie invece debba avere il regime alimentare del dottor Mengele, avrà un metabolismo tipo il mio, oltre ad avere il mio stesso collo del piede, anzi guarda nel 2011 voglio morire il cigno anch’io.
C’è Winona, che serve ad avere dei pezzi sui giornali che dicono il ritorno di Winona, la metafora di Winona vecchia ciabatta invece che new hot thing, t’a’a ricordi Winona, eccetera.
C’è il marito della Bellucci, che è sexy e inquietante e perfido e conturbante più o meno quanto Enrico Brignano, ha la casa che avrebbe avuto Mickey Rourke in Nove settimane e mezzo se fosse stato frocio, e – se ho ben capito il cortometraggio dilatato a un’ora che ho visto – cerca di tirare fuori da Natalie il potenziale secsi invisibile al Piccolo Principe e a noi tutti ma non a lui perché quando ha provato a limonarla lei gli ha morso la lingua e allora lui ha capito che è una tigre del materasso, anche se è così brava ragazza che non ha mai visto la troca (che ovviamente le fa provare Mila Kunis, che in confronto alla Portman sembra la figlia naturale di Kathleen Turner e Bette Davis.)
C’è la manicure della Portman, che dev’essere in ferie per tutto il film, a giudicare da quanto le sanguinano le pellicine. E il suo dermatologo che pure è in aspettativa, a meno che quelle escoriazioni sulle scapole non stiano a significare che le stanno spuntando le ali da cigno nero, che francamente si vergognerebbe persino Guadagnino, di pensare una cagata del genere, e stiamo parlando di uno che durante le scene di sesso inquadra i pistilli dei fiori (è d’altra parte vero che se le stessero spuntando le ali ci sarebbe una ragione per il punto di vista inquadro-la-nuca-della-protagonista-tutto-il-tempo che caratterizza la regia.)

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