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Forse fa male, eppure mi va

«I miei genitori litigavano sempre, tutti i giorni, però era il loro modo di amarsi, il loro linguaggio. Era un volar di piatti continuo, poi da grande ho capito che era una loro maniera per dirsi le cose. Quando il mio babbo partiva la mia mamma era un po’ perduta: non sapeva con chi prendersela».

[...]

“E lei ti ama? A suo modo”, da Tanto³.
«Ah, questa è una grande scoperta: ognuno ama a modo suo».
E come si distingue uno che non ama da uno che ama a suo modo? Come si fa a sapere che non è non-amore ma il suo modo?
«Ci vuole un po’ di tempo per capire. C’è un periodo in cui dici: “Ma non mi ama!”. Poi invece capisci che quello è un linguaggio. Tutto quello che accade dentro una coppia rientra nell’ambito della comunicazione della coppia. Non tutto si può dire con le parole. A volte le cose si dicono con delle azioni, e queste azioni bisogna cercare di interpretarle, se uno ci tiene».
Ma come si fa a essere sicuri di avere i codici giusti?
«Non sei sicuro, però ci provi. Ti affidi al crederci. Al credere che quella storia valga la pena di essere sostenuta. Ti affidi, pensando che il terreno è accidentato, ma si tratta di scollinare e poi ci sarà un po’ discesa. Trovo che ci siano delle cose per cui vale veramente la pena lottare, e una di queste è una grande storia d’amore. Ci raccontano che tutto è reversibile. Invece magari in certe cose è bello sfidare il destino, dire “Questa scelta per me non è reversibile”. Però non sono così cattolico – non sono neanche sposato – da dire: perché Dio ci ha unito. Sarebbe una comodità, affidare a Dio questa potestà. No: è perché lo voglio io, e perché ci lavoro. È una sfida. Mi sembra una di quelle scommesse per le quali vale la pena puntare tutto quello che c’è sul tavolo. Sono persino disposto a rischiare che a cinquant’anni dirò: “Sai che ho buttato trent’anni della mia vita con una persona sbagliata?”. Quello, sono disposto a perdere».

(Lorenzo Cherubini, settembre 2006)

Comments so far:

  1. by A*** on gennaio 4th, 2011 at 09:42

    Troppo complesso, troppo snervante.
    O forniscono l’abbecedario dell’amore da piccoli oppure si finisce come me a non capirci niente da adulti.
    E a non volerci investire più del tempo libero quando piove.

  2. by Andrea on gennaio 4th, 2011 at 10:54

    Il cosaseidispostoaperderismo è una categoria da te medesima inventata. Adesso però ti commuove, eh?

  3. by Mr. Tambourine on gennaio 4th, 2011 at 12:13

    Parole coraggiose e ottimiste. Paiono proprio dette da uno che, forse per cùlo, ha beccato quella che l’ama a suo modo, invece di non-amarlo.

  4. by annalisa on gennaio 4th, 2011 at 13:35

    Trent’anni su una vita media di 70, di cui quanti percepiti sul serio non so, mi sembrano un’enormità da buttar via. Propendo per il “mi ama a modo suo” uguale “non mi ama”. Se devo lambiccarmi, interpretare, sudarci su come in palestra, tanto vale fidanzarsi col sudoku. Amen.

  5. by Elena on gennaio 4th, 2011 at 14:53

    Poi si è sposato, però. Con una sobria cerimonia per pochi intimi e abbigliamento dimesso, tanto per dimostrare che quello che conta è l’amore.
    Detto questo, il concetto è bello, ed espresso molto bene. Siamo sicuri che non ci sia di mezzo un editor?

  6. by Isa on gennaio 4th, 2011 at 17:46

    «Poverino, a modo suo mi vuole bene» lo dicono sempre le mogli picchiate. Ma forse amare e voler bene non sono la stessa cosa.

  7. by olivia on gennaio 4th, 2011 at 18:28

    il lorenzo e l’importanza di raccontarsela

  8. by Guia Soncini on gennaio 4th, 2011 at 18:37

    Un giorno, speriamo non lontano, mi diranno «D’accordo, e sia, tuo è il regno e tua la potenza, puoi abolire la libertà d’espressione, ma prima devi dimostrarci che non ci sia proprio nessuno che non la usi per dire cazzate»; quel giorno, produrrò come prova questi commenti.

  9. by laziamarella on gennaio 4th, 2011 at 19:20

    Forse tu ed io non siamo che maschere e questa tristeza che alle volte si insinua tra di noi scaturisce dalla delusione nella ricerca di noi stessi, ognuno di noi teso attraverso e al di là dell’altro, con un’occhiata furtiva all’ombra che sempre a ogni angolo ci precede di qualche passo.
    Evelyn Waugh, Ritorno a Brideshead

  10. by A*** on gennaio 4th, 2011 at 20:45

    Ti sei scordata “la gloria nei secoli” oppure l’hai ignorata volutamente?

  11. by laprofe on gennaio 5th, 2011 at 00:59

    A me piaceva di più quando cantava “Sei come la mia moto, sei proprio come lei, andiamo a farci un giro, fossi in te io ci starei”.
    Gli è rimasto però lo stesso simpatico sorriso

  12. by Zitellanondisperata(forse) on gennaio 5th, 2011 at 02:26

    Ah ecco. Allora non era solo una mia impressione… il declino dei commenti

  13. by olivia on gennaio 5th, 2011 at 14:10

    mah, difficile scrivere qualcosa di originale su uno che canta sempre le stesse cose alla stessa persona (che oltretutto lo ama a modo suo)

  14. by Giorgio on gennaio 5th, 2011 at 14:18

    Zitellanondisperata(forse), non fare la Soncini stronza che la Soncini basta da sé e tu non hai la stoffa, hai solo le pretese di averla.

  15. by laprofe on gennaio 5th, 2011 at 16:32

    Infatti il mio commento era volutamente superficiale: cosa vuoi dire di uno che ride ancora come quando gridava “E’ qui la festa?”. Può aver vissuto, letto, studiato, viaggiato…ma, come un grande ha detto di Fabio Volo, si sente sempre sotto la vanga. Per Volo la vanga, per Lorenzo alias Jovanotti più che la vanga la consolle.
    Insomma, basta non prenderlo come un filosofo…e ballarci sopra, fratello!

  16. by zit on gennaio 6th, 2011 at 15:39

    se è difficile commentare perchè farlo?
    ps. giorgio: la stronzaggine è innata e non pretendo affatto di essere come la Soncini (IO comprendo i miei limiti e quindi non commento se non ho nulla di dire e non trovo i miei commenti così divertenti da sentire la necessità di scriverli)

  17. by El on gennaio 6th, 2011 at 22:59

    Ma perché il modo di ridere cambia nel tempo?

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