Generazione Il Ciocco

Quella prima avrà pure perso, ma la mia si è impermeabilizzata. È un fenomeno che osservo ormai da alcuni anni, senza mai trovare una spiegazione. Una schiacciante maggioranza dei trenta-quarantenni impiegati in professioni intellettuali, tra quelli che conosco, ha un bagaglio di non-conoscenze che rasenta l’analfabetismo. No, non con le modalità del non saper niente che lamentava Trovimov in quel testo teatrale che i soggetti in questione non hanno letto ma che magari conoscono perché l’hanno visto al cinema nella scena del beccaccino di un film di quand’erano al liceo. Non sanno niente proprio tecnicamente: non distinguono una Hepburn da un’altra, non hanno letto Il Padrino, non hanno visto Via col Vento. Hanno basi culturali meno solide di una qualunque massaia cui l’antennista abbia sintonizzato Rete4.

Senti, non sto dicendo che si deve sapere tutto, ma almeno ciò che la prudenza e il buon senso meritano. È troppo da chiedere; Dimmi?!  È possibile fare clic su questo qui ora e sapere di persona di cosa sto parlando.
Da una certa età in poi, poi, sembra impossibile tappare i buchi: perché sei troppo impegnato a darti un tono e a fingere di non sapere per scelta; perché sei troppo intento a tentare di far credere che, se non la conosci, quella cosa non sia poi così importante; perché l’ammontare delle lacune è così enorme che è inutile anche cominciare; perché le basi si chiamano basi perché si mettono all’inizio, e la narrativa di formazione ti forma quando hai tempo e il lusso di sprecarlo, ma presto diventa tardi, a diciott’anni è quasi già troppo tardi.
Dicevo, è un fenomeno che osservo da anni, ma ieri, per caso, ho improvvisamente capito. Tutti costoro – gente che non distingue Tom Wolfe da Virginia Woolf; che se le chiedi un grande romanzo del Novecento o ti sciorina una lista di letture obbligate del liceo o fa nomi il cui imbarazzo indotto sembra un regalo di Martina Stella a Stefano Accorsi; che non sa che Hugh non è stato l’unico Grant della storia della commedia romantica, anche perché pensa che la commedia romantica sia un genere inventato da Nora Ephron (non che sappiano chi sia Nora Ephron, ma insomma ci siamo capiti) – tutti quanti, ma tutti, ritengono gravissimo non conoscere ogni oscuro gruppo di Pittsburgh, ogni lato B di cantautore della provincia di Birmingham, ogni vita opere ed etichette di dj di Miami. Tutti gli analfabetismi si somigliano, e nessuno è analfabeta a modo suo, d’accordo, ma è mai possibile che tutti costoro abbiano unanimemente deciso che le uniche nozioni rilevanti siano quelle concernenti la discografia? Secondo me è colpa di Rick e Clive.

(le righe qui sopra contengono citazioni più o meno parafrasate da: cantautore lombardo; cantautore emiliano; romanziera francese; romanziere russo – lo specifico per i quarantenni che passassero di qui e ai quali servisse l’aiutino da casa.)

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