E ora scusate, vado a servire in* tavola [*preposizione di sfumatura lombarda, hommage à]

Ieri mattina, quando un po’ c’era l’ansia un po’ la scaramanzia, la mia linea era «Sono solo delle cazzo di amministrative.»
Ieri pomeriggio, quando sono arrivata in Duomo e mi sono ricordata che l’ultima volta che ero andata a vedere dei festeggiamenti di piazza era il 1996, mi sono sentita un po’ scema,

La piazza o piazza della città è comune in Europa. Chi è nuovo in questo posto potrebbe chiedersi a cosa servono queste piazze. Una piazza della città serve molte funzioni. Le grandi città avranno un mercato settimanale qui. È qui che gli agricoltori verranno a vendere frutta, verdura e altri prodotti. Il luogo unisce le persone e costituisce la base di una comunità. Ci sono alcuni suggerimenti più utili per farvi sapere l’importanza della piazza nella città e nelle grandi città in Europa.

Anche la piazza della città aveva un significato dei tempi precedenti. Ai tempi antichi, quando non c’erano giornali, la piazza della città era dove la gente si incontrava e si scambiava notizie. C’era una persona impiegata che ha usato per diffondere la notizia in piazza. Nel Regno Unito, il crier della città è stato impiegato dal consiglio per diffondere la notizia locale. La persona sarebbe vestita con un vestito colorato e sarebbe andato in giro per la piazza.

La piazza della città era anche il luogo dove sono stati installati vari pezzi di mobili comunali. Di solito aveva una fontana per l’acqua potabile e posti a sedere per la gente.

perché scaramanzia a parte, portata simbolica a parte, inabitudine a qualsivoglia vittoria elettorale a parte, sono davvero solo delle cazzo di amministrative. O almeno così mi ripeteva la parte blasé del mio cervello, che per fortuna è spesso messa in minoranza dalla parte provinciale, quella che tira la sfoglia e si appassiona alle fiction di Canale 5.
Poi stamattina ho letto un paio di (peraltro davvero mal scritte) analisi del voto ciniche e disincantate, e improvvisamente ho messo a fuoco cosa non andava. È sempre quella vecchia storia delle storie sbilanciate, in cui chi ama di più alla fine si sfracella contro un muro, ma vuoi mettere quanto se l’è goduta prima dello schianto. Mi è tornata in mente una cosa che aveva detto cinque anni fa Lorenzo Cherubini, noto alla cultura popolare come Jovanotti. Faceva così:

Sono ancora un entusiasta. Dagli intellettuali, che non ne hanno quasi mai, l’entusiasmo è sempre vissuto come un indicatore di ignoranza. Una cosa volgare. E lo è. Però è l’entusiasmo quello che ti fa fare le cose, passare la fame, essere un condottiero. Agnelli diceva che solo le cameriere si innamorano. Io sono la cameriera

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