Gentile signora Christensen, quando eravamo entrambe adolescenti, e lei era una top model quando il termine aveva un senso, e io ero una culona di provincia, e il mio ruolo sembrava per sua natura destinato a durare più del suo, già allora lei era la più clamorosa del campionato fighe clamorose. Sono passati vent’anni, e queste sono le immagini di una campagna Triumph per cui lei ha appena posato (sul sito del Sunday Times, per abbonati, c’è il video del backstage, per stroncare ogni tentazione autoconsolatoria di noi piccole lettrici che «Ma con photoshop vengo così anch’io, figuriamoci.»)
Alla luce di tutto questo, le scrivo da parte di tutte quelle che quando dicono «Non sono niente di speciale» lo staranno pure dicendo per farsi dire «Ma no», ma (buona educazione dell’interlocutore a parte) stanno in realtà dicendo la verità, ché finché ci saranno fighe clamorose come lei bisogna aver bevuto davvero molto per guardarsi allo specchio e trovarsi la figa più figa del mondo mondiale, ecco, le scrivo per dirle che è offensivo, condiscendente, e tiraschiaffi che lei, nell’intervista che accompagna quelle immagini, dica cose come «I think I look quirky. I’m completely asymmetrical, which only goes to show that you can’t define beauty by a manual. Maybe I’m just a little photogenic.»
E anche per dirle che è inutile essere la più clamorosa figa del mondo mondiale se poi, a quaranta e fischia anni, devi ancora fare la parte mi è tutto capitato per caso, mai voluto fare la modella, se mi avesse richiesto qualsivoglia sforzo non l’avrei fatto, non capisco perché mi vogliano ancora tutti fotografare, eccetera.
Lo so che essere così figa per regalo del destino fa venir voglia di esagerare, di fingere non ci siano ambizioni, tenacia, tigna, dietro venticinque anni di carriera, ma ecco, io glielo dico: sembra una simpatica fricchettona solo all’intervistatore del Sunday Times, in comprensibile confusione ormonale.
A noialtre, che sappiamo che essere belle non basta neanche per esser belle, di sicuro non basta per far le belle per lavoro, a noialtre fa mungere le ginocchia e pensare che lei non si meriti la sua stessa clamorosità. Lo faccia per noi: lo smetta di dire che miss Danimarca le capitò per caso. Son passati trent’anni: faccia pace con le sue ambizioni.
Cordialità,
Una che la ammira più o meno da lontano

e perché anche lei si è fatta i canottini?
quanto mi fanno incazzare. Come ambra che dopo la gravidanza era dimagrita perchè avere un bambino ti cambia la vita, mangi meglio, ti stanchi il triplo, e poi, ma guarda te, invece era bulimica.
Helena DEA, non si discute, eppure per me ancora più Dea era, è e sempre sarà Yasmin Parvaneh in Le Bon. Manco a 15 anni la potevo detestare, figuriamoci ora.
e come sogno nel cassetto la pace nel mondo
Aah, l’intervistatore del Sunday, che uomo da invidiare…
Ah, certo: anche a me è capitato tutto per caso. Il marito, il figlio, il lavoro.
I chili di troppo, quelli no. Quelli me li sono guadagnati sul campo, scofanando marmitte di tagliatelle a ogni piè sospinto.
Io me ne farò una ragione, signora Christensen, scofanandomi una marmitta di carbonara. Se vuole, passi pure che così ce la cantiamo e ce la suoniamo.
poi cosa? mi trucco pesante e sembro eterea?
D’accordo con Simona, come Yasmine Le Bon nessuna, “ci” ho chiamato pure la figlia (tranquilli, il padre e’ straniero, per di piu’ arabo, il nome esotico e’ giustificato, almeno spero, e gli apostrofi invece degli accenti passameli, di grazia, che ho la tastiera americana)