It’s a long way to Tipperary

La strada è accidentata, il traguardo è così lontano da essere oltre l’orizzonte, e il cammino (per completare il trittico delle metafore sciatte) è irto, se non di ostacoli, almeno di lettori che sgranano gli occhi e chiedono «E te ne sei accorto adesso? E tu sei quello che dovrebbe spiegare la realtà a me?», ma non importa, è meglio che niente, e io sono disposta a essere contenta di ogni piccolo segnale, di ogni gesto di buona volontà.
Perché ognuna ha le sue fissazioni, e la mia è che gli intellettuali di questo paese dovrebbero essere meno impermeabili alla cultura popolare. E quindi ogni piccolo segnale di risveglio dal coma incontra il mio entusiasmo.
Che siano gli addetti alla cultura di Repubblica che scoprono che Fabio Volo faceva il panettiere; Lilli Gruber che guarda come un marziano uno che i libri oltre a scriverli li venda pure (il momento in cui Fabio Volo spiega i limiti di Philip Roth a Gruber e Cazzullo è una di quelle cose di cui parlavano i Maya, o forse i Rem: è la fine del mondo, ed è tutto bellissimo); o anche solo Assante che, alla cinquantesima data, scopre che il tour di Jovanotti era il miglior spettacolo dell’anno.
Certo, lo fa quasi scusandosi, «Lo so, non avete visto il concerto, magari avete ascoltato “Ora”, il suo ultimo album, solo di striscio, per radio, di sfuggita, e quindi pensate che io stia scrivendo delle esagerate castronerie», lo fa senza farsi mai venire il sospetto che (se non altro per statistica) sia parecchio probabile che chi lo legge sia tra le centinaia di migliaia di persone che sono state a quel concerto o hanno comprato quel disco.
Lo fa convinto che «Assante», al lettore medio di Repubblica, suoni comunque più presentabile o autorevole di «Jovanotti», che è chiaramente uno che ha bisogno di un Assante che lo sdogani (esiste una parola più fessa? Io credo di no, ma accetto suggerimenti). Lo fa vivendo nel suo mondo – come mi ha scritto qualcuno su Twitter, «Devi capirlo, parla a lettori che normalmente lucidano i vinili dei Jefferson Airplane». È un gesto di buona volontà, e io pertanto lo apprezzo. È un piccolo passo sulla lunga strada che conduce a parlare col grande pubblico che si ostina a comprare i giornali e guardare la tv, non con la selezione di Felici Pochi, molto eruditi e parecchissimo dolenti, che inviti a cena in terrazza e che hanno i tuoi stessi limiti culturali, quelli del «si stava meglio quando si stava in bianchennero».

Comments so far:

  1. by K a on dicembre 12th, 2011 at 15:20

    …Goodbye Piccadilly!
    Amen al quoto.

  2. by Andrea on dicembre 12th, 2011 at 15:36

    aaaaah, ma allora intigni.
    Primo, il povero assante scriveva sul blog e non su carta, e dunque all’amici sua by definition. Secondo, scrive (su blog e su carta) a tema “musica rock&pop di qualità” che comprende sì i Jefferson Airplane ma anche Adèle, e non è colpa sua se il tema è frequentato oggidì solo da cinquantenni non troppo prestanti, vistosi anche che gli infra semplicemente non leggono più, né di musica né d’altro (rockol? RollingStone? Mucchio Selvaggio? N.P.).
    Terzo, quest’idea che la conversazione culturale italica sia carente di riferimenti pop non mi pare tantissimo aderente al reale. Mi par che di pop stiamo invece morendo, senza che nel frattempo sia apparso all’orizzonte un DFW de noantri che lo riscatti (eccolo, un termine più fesso di sdoganare).

  3. by azzurra on dicembre 12th, 2011 at 15:40

    la cosa interessante sarebbe chiedersi perché fabio volo venda così tanto (a scanso di equivoci, non sono tra quelli che “non l’ho letto e non mi piace”).

  4. by Seb on dicembre 12th, 2011 at 15:54

    Gli intellettuali sottovalutano la cultura popolare per varie ragioni una delle quali è la presunzione di superiorità. Non accettano che persone normali di origini anche umili possano avere talento e successo. Sono essenzialmente dei rosiconi invidiosi frustrati che hanno perso diottrie e sonno sui libri, si sono spaccati le palle nei teatri d’avanguardia e non accettano che un panettiere sappia recitare, scrivere e intrattere la gente e che trombi pure come un riccio!

  5. by Guia Soncini on dicembre 12th, 2011 at 15:56

    Azzurra: più che interessante doverosa. Sempre che uno voglia fare il kulturkritik, che non è una cosa prescritta dal medico, a quanto mi risulta.
    Andrea: sono desolata, ma la mia religione mi impedisce di argomentare con interlocutori che usino «italico» in luogo di «italiano»; intendo: me lo impedirebbe anche qualora, sotto una tale sciatteria linguistica, essi interlocutori nascondessero obiezioni ragionevoli (il che non può essere, giacché, come c’insegna quello, a truth badly expressed is a lie.)

  6. by Andrea on dicembre 12th, 2011 at 16:36

    Ah, quelle honte. Cmq., “nel significato più rigoroso e ristretto, l’espressione (italico, n.d.r.) designa l’insieme dei popoli indoeuropei che parlava lingue osco-umbre ed era stanziato lungo la dorsale appenninica, dall’Umbria alla Calabria”. Ciò che, considerando la Repubblica, la RAI, il salotto di Vespa e quello di Maria Angiolillo, in aggiunta alle interviste osco-umbre di Filippo Timi, pressochè esaurisce il dibattito culturale corrente. Italico, appunto.

  7. by azzurra on dicembre 12th, 2011 at 17:55

    guia: i) no, non era una critica rivolta a te; ii) e sì, mi aspetto che smonti la macchina per farmi capire come funziona.
    sei la mia critica culturale preferita!! :)

  8. by silvia on dicembre 12th, 2011 at 18:59

    ciao. per oggi non ho altro che un ciao, ma ci tenevo a scriverlo

  9. by ernesto assante on dicembre 12th, 2011 at 19:22

    Carissima Guia,
    il pezzo di cui parli, e che se volete potete leggere qui http://assante.blogautore.repubblica.it/2011/12/lorenzo-cherubini-in-arte-jovanotti/
    inizia citando un mio articolo del 1992, diciannove anni fa, in cui “sdoganavo” a me stesso Jovanotti, che fino a quel momento mi era sembrato un sostanziale cretino. Diciannove anni fa. Ovviamente non faceva comodo alla tua tesi ricordarlo in questo pezzo, che non mi rende giustizia. Ho scritto bene di Jovanotti decine e decine di volte, sul quotidiano e sul blog, nel corso di questi diciannove anni. e non mi sono mai sentito più “autorevole” o “presentabile” di nessuno.In questo caso parlavo, invece, di una semplice reazione a un bellissimo concerto, consigliando a chi non lo aveva ancora visto, come me, di andare a vederlo, perchè è più di un concerto. ma forse, è probabile, mi sono spiegato male….

  10. by Guia Soncini on dicembre 12th, 2011 at 19:29

    Caro Ernesto, quella parola in rosso, «scusandosi», è di colore diverso perché c’è un link, il link del tuo pezzo, che sono certa chi ha letto quanto scritto quassù sia venuto a leggere, se non altro perché è difficile capire un commento a un testo che non si conosce. So che sai cos’è un link, non foss’altro perché il pingback (cioè: l’avviso che qualcuno ti aveva linkato) è il modo in cui sei arrivato qui, ma da quel che hai commentato sembrava io volessi occultare il tuo post (il che non avrebbe gran senso, visto che lo stavo commentando), e quindi precisavo. Per il resto, sono certa che tu abbia scritto di Jovanotti molte volte, ma il punto – il tuo ego me lo perdonerà – non sei tu, e non è neppure Lorenzo: è in generale una certa disattenzione nei confronti della cultura popolare da parte di una certa (che il dio delle parole orrende mi perdoni) élite culturale. Sono ragionevolmente certa che tu sappia di cosa parlo. No?

  11. by matilde on dicembre 12th, 2011 at 22:16

    e in effetti di tutto si può accusare Fabio Volo, tranne che di sciatteria linguistica.

  12. by Sato on dicembre 13th, 2011 at 01:04

    Perdona Ernesto, Guia, dal momento che, sebbene si (auto)proclami “new media expert”, di nuovi mass-media non ne capisce granché. Gli hai dovuto persino spiegare cos’è un pingback. Passa il tempo a intasare twitter con link a siti e blog tecnologici, che fa tanto “come ho capito la rete io, nessuno”, ed a riempire il suo blog con post marchettosi a gadget tecnologici (cellulari, dock per iPod, etc.); ultimamente ha recensito un dock e nelle conclusioni ha scritto: “[...]buon rapporto qualità prezzo [...]” senza averne mai indicato il prezzo e, chicca suprema “[...]i suoi tre chili di peso non lo rendono particolarmente portatile[...]“. Già, perché il dock lo si acquista per portarselo appresso, stile ghetto blaster…
    Il problema, oltre alla disattenzione nei confronti della cultura popolare da parte di una certa élite culturale, è la pretesa da parte di questa sedicente élite di voler pontificare dall’alto della terrazza scoliana.
    Altro esempio? Luna che ci “spiega” twitter. A noi. Nel 2011.

  13. by perplessa on dicembre 13th, 2011 at 01:14

    Sposo appieno il principio per il quale l’intellettuale dovrebbe scendere dal piedistallo e camminare in mezzo a noi.

    Avverto la mancanza non solo di chi descriva con tempismo i fenomeni popolari [Assante, mi perdoni, ma questo le si contesta: non era il caso di vederlo e recensirlo prima questo concerto?]ma soprattutto di chi dovrebbe invogliarmi, senza risultare saccente e noioso, ad abbracciare la cultura alta.

    Sentir nominare Mucchio Selvaggio mi ha fatta ricoprire di bolle.
    Baricco ci riuscì con Picwick, Daverio con Passepartout, De Crescenzo addirittura con la filosofia.

    Cosa rende così difficile parlare di cinema, musica e televisione senza cadere nelle marchette, nelle ovvietà a scoppio ritardato o in una pedanteria dagli effetti narcotici?

  14. by Guia Soncini on dicembre 13th, 2011 at 01:19

    Al di là del fatto che vi pregherei di non aggredire Assante che ha detto la sua con molto garbo ed è qui ospite quanto lo siete voi, tendo a escludere che il tour di Lorenzo non sia stato recensito. Gli esordi dei tour vengono recensiti da tutti i quotidiani, l’avrà fatto anche Repubblica in primavera o quand’è stato che è partito (non fatemi cercare se ne avesse scritto Assante o altri, non è rilevante, non era quello il punto.)

  15. by Sato on dicembre 13th, 2011 at 01:46

    Se il far notare, magari con un po’ di veemenza, che i “new media expert” non sono esperti manco per il c***o, e che invece vivono di rendita potendosi permettere – professionalmente parlando – sciatterie e superficialità a iosa, se il far notare ciò significa aggredire, chiedo scusa sia all’interessato che all’autrice del blog.
    Ciò che voglio contestare, sperando di non allontanarmi troppo dal concetto espresso dal post, è il modo di trattare certi argomenti, e l’atteggiamento più o meno velatamente arrogante con cui, ex cathedra, si ha la pretesa di recensire Jovanotti o un telefono cellulare. Che è un atteggiamento superficiale ed arrogante ad un tempo.
    Spero di aver centrato il punto. Altrimenti, ex cathedra, mi si bacchetti e corregga. E poi, in castigo dietro la lavagna!

  16. by Andrea on dicembre 13th, 2011 at 11:22

    Aggredire Assante (&/o Castaldo) è una roba tanto gratuitamente ingenerosa che non si può veramente sentire. Siamo tutti Ernesto. Chi scrive su un giornale scrive ex cathedra per definizione (nel caso di specie poi era solo un blog): ne ha l’onore e l’onere, che nel caso di specie si sostanzia nell’avere spalle così larghe da resistere a scariche di troll che quotidianamente fanno le pulci anche alle inessenzialissime (ma obbligatorie, chè i giornali ci campano) marchette su un inessenzialissimo dock per ipod, dimenticato domani. I media expert dei quotidiani non devono essere tanto expert per definizione, perchè appunto scrivono sui quotidiani e non sui troll-magazine su cui vi spippettate. Neanche la maestra elementare che insegna ai vostri figli ha un Pulitzer in salotto: è una poveretta che guadagna 1.300 al mese, ma fa un lavoro importante, e se lo fa onestamente e con dedizione merita rispetto ed aiuto, se necessario.

  17. by francesco on dicembre 13th, 2011 at 13:46

    Simpaticissima Guia, dovresti dare una rinfrescatina alla tua idea di ‘cultura popolare’.
    Ti offro un paio di indizi:

    Al di là del bene e del male Nietzsche Friedrich € 3,80 (prego notare il prezzo popolare)

    Il tempo che vorrei
    Volo Fabio, 2009, Mondadori
    € 15,30 (Prezzo di copertina € 18,00 Sconto 15%)

    Aggiungo che ad occhio e croce ad oggi il numero di lettori che abbia letto Nietzsche sia un tantino superiore dei lettori di Fabio Volo. A confronto con Nietzsche Fabio Volo è un autore nicchia per lettori dai gusti raffinati.

    i prezzi li ho presi da qui.
    http://www.ibs.it/code/9788818027280/nietzsche-friedrich/genealogia-della-morale.html

  18. by Uberse on dicembre 13th, 2011 at 15:08

    Io mi accompagno a quello che ha scritto francesco e proseguo permettendomi di aggiungere solo che, chi mette sul piedistallo l’intellettuale non è lui stesso nè tantomeno in questo caso una giuria o il collegio di un premio internazionale, ma molto più banalmente il senso di inadeguatezza di chi lo legge o ascolta, leggi sindrome di cenerentola.
    Di Fabio Volo posso dire che scrive come parla, e se non sei un suo compagno di trastulli bassopadani ma sei comunque seduto di fianco a lui per pranzo, in assenza di uno stomaco foderato di amianto è impossibile starlo a sentire e nonostante questo, arrivare al dessert.

  19. by Guia Soncini on dicembre 13th, 2011 at 15:26

    La cultura popolare come consumo scolastico obbligatorio. Ungaretti invece di 50 Special, Manzoni più popolare tra gli adolescenti di Moccia. Proprio non capisco come ci fossi arrivata da sola.

  20. by K a on dicembre 13th, 2011 at 16:29

    Il De Vulgari Eloquentia non l’avevano mica scritto intorno al milletrecento?

  21. by azzurra on dicembre 13th, 2011 at 16:44

    soncì, però, pure tu con ‘sto gusto del paradosso!!!

    prendiamo atto dell’esistenza, di volo, moccia, de carlo, ecc. ecc.: e dopo? mica tutta la cultura popolare è all’altezza di fantozzi! è da snob dirlo? parliamone, invece di sputare sentenze gli uni contro gli altri.

  22. by azzurra on dicembre 13th, 2011 at 16:44

    prendiamo anche atto di qualche virgola fuori posto…

  23. by Guia Soncini on dicembre 13th, 2011 at 16:49

    A me Fantozzi non fa ridere mai, mi ammazzerei al terzo minuto di visione di una partita di calcio, non mi piace Vasco Rossi a parte alcuni pezzi molto vecchi. Primo, non vado in giro a vantarmene, ché mi sembra evidente che sian tutti limiti miei e non dei milioni di individui che contromano in autostrada apprezzano gli esempi elencati. Secondo, ho abbastanza senso del ridicolo da non liquidare l’intera produzione di successo di qualcuno come irrilevante o minore quando probabilmente l’unica cosa irrilevante o minore è il mio giudizio. Terzo, se proprio voglio fare il kulturkritik (che, ripeto, non è un diritto riconosciuto dalla costituzione né un lavoro che nessuno sia costretto a fare per campare la famiglia, con tutta la richiesta che c’è di camerieri nei ristoranti), mi pongo il problema di capire i prodotti culturali di successo. Ché non diventan successi per caso o per abbaglio collettivo, per quanto sia riposante crederlo.

  24. by azzurra on dicembre 13th, 2011 at 17:04

    sono d’accordo. è quella la questione interessante (o doverosa) da capire: perché migliaia (milioni?) di persone leggano libri o ascoltino musica che altrettanti considerano spazzatura o giù di lì.
    che è poi la questione che aveva posto baricco anni fa, a proposito delle critiche impietose che giulio ferroni e altri sapienti avevano fatto ai suoi romanzi.
    anche a me fantozzi mette addosso una tristezza cosmica, ma credo che sia un problema di noi donne (così almeno mi è stato spiegato)…

  25. by Guia Soncini on dicembre 13th, 2011 at 17:06

    Non sono altrettanti: sono solo quelli che si esprimono nei luoghi più visibili.

  26. by Sato on dicembre 13th, 2011 at 17:54

    A proposito di ex cathedra: si afferma, poco sopra, che chi scrive su un giornale lo fa ex cathedra per definizione, e che la cosa è un onere quanto un onore.
    Io vorrei discutere invece della mancanza perenne di accountability, di responsabilità verso chi legge ma soprattutto la poca propensione ad ammettere gli errori, i refusi, gli abbagli, le cantonate vere e proprie; chi è (o si sente) deputato a spiegarci gli aspetti culturali e non del presente, dovrebbe innanzitutto capirne qualcosa.
    Quando si passa dal ruolo di cronista a quello di opinionista, esperto, critico, bisognerebbe farlo con cognizione di causa, e non semplicemente sfruttando la chiara fama derivata dal “nome”. A me piacciono un sacco le nuove tecnologie e le macchine, ma non mi definisco né un “new media expert” né un meccanico. Amo cucinare ma non sono uno chef, etc.
    Mi perdoni Assante, che continuo a stimare come giornalista ferrato in musica, però ogni volta che leggo un suo pezzo che mi spiega cose che già so – forse proprio perché ne so qualcosa – non posso fare a meno di trovare refusi grossolani, obbrobri, banalità. Mai una rettifica, mai una scusa, mai due righe per ammettere di aver ricopiato un comunicato stampa paro-paro e di averci aggiunto larvatamente parole a caso, o virgole ed altra punteggiatura in libertà, il tutto per far sembrare il pezzo farina del proprio sacco. Mai nemmeno il pallido dubbio che chi legge possa non essere totalmente sprovveduto e possa quindi capire la pochezza, o la superficialità del pezzo.
    Qua si parla di cultura popolare e di come, ex cathedra, viga la perenne e sistematica incapacità di interpretarla e soprattutto di spiegarla, veicolarla, divulgarla.
    Ho letto questo post di Matteo Bordone (l’ultimo di una “serie monografica”) http://www.freddynietzsche.com/2011/12/13/cristoforo-ovvero-quanto-e-difficile-certe-volte-capire-la-democrazia-dal-basso-se-sei-un%e2%80%99inviata-italiana-a-nuova-iorc/
    in cui si mette in luce proprio ciò di cui stiamo discutendo qua:
    il riferimento pseudo-criptico e finto-raffinato, il fine citazionismo ed il tenore delle domande, il tutto urla a gran voce “adesso vi spiego io OWS e tutto quanto”. A noi. Nel 2011. Peccherò di presunzione, inutile gnègnè so-tutto-io, però a me le cose spiegate in questo modo non piacciono, e non mi piace l’atteggiamento di chi vuole spiegarmele.
    p.s. lo scrivente si dichiara pronto a produrre la lista, il più possibile esauriente, delle castronerie scritte da E.A. riguardo ambiti in cui lui si dichiara “expert”. Cathedra contra cathedram.

  27. by francesco on dicembre 13th, 2011 at 18:57

    Il tragico è utilizzare una categoria come ‘cultura popolare’, in queste due parole c’è tutta l’arroganza di chi riduce le persone a degli steriotipi. Sono convinto che si possa leggere heidegger e vedere amici senza esplodere.

  28. by Guia Soncini on dicembre 13th, 2011 at 19:04

    Ho come l’impressione che scrivere cinquanta righe a botta sulla propria ossessione per Assante (che dubito assai abbia dei biglietti da visita con scritto whatever media expert) faccia sprecare tempo prezioso, che potrebbe essere altresì investito in un corso intensivo di comprensione del testo, che magari favorirebbe la comprensione del non esattamente complesso post di Matteo Bordone, che non tratta neanche lontanamente di quanto riassunto nel delirante commento.
    Francesco: si può leggere un po’ ciò che si vuole, possibilmente anche ciò che spiega la categoria della cultura popolare, così, tanto per evitare di obiettare cazzate.

  29. by Sato on dicembre 13th, 2011 at 19:23

    Mi scuso per aver scritto un delirante commento. Andrea ha ragione: sono un troll onanista, con troppo tempo da perdere. Non ho capito un’acca né del post di Soncini, né di quello di Bordone, e scrivo cose insensate e deliranti, appunto. Seguirò il suo consiglio, Soncini, e frequenterò un corso di comprensione del testo, ché ne ho bisogno. Sono ossessionato da Assante? Forse più che altro da un giornalismo cattivo, pessimo, superficiale, sciatto, che però è tale proprio perché non lo comprendo affatto.

  30. by Zelig on dicembre 13th, 2011 at 19:54

    Fabio Volo (e ci aggiungo la Parodi B.) no, no, no, non ce la faccio a mandarli giù. Riconosco però la loro furbizia e paraculaggine.

  31. by francesco on dicembre 13th, 2011 at 22:42

    La categoria ‘cultura popolare’ era vecchia quando ancora avevo il culo con i peli a batuffoli, ora è esposta nel museo delle minchiate che si sparavano negli anni settanta. Ho l’impressione che lei applichi il suo talento nello sfondare portoni aperti di edifici disabitati.

  32. by AndreaPalazzo on dicembre 13th, 2011 at 23:49

    Sato è uno che non le manda a dire. Perdirindina.
    Andrea invece è impagabile. Sempre. Gli intesterei una casa.

  33. by Andrea on dicembre 13th, 2011 at 23:57

    Mai che ci fosse uno a dire: «più far scendere dal piedistallo loro, sarebbe meglio che vi salissimo noi». La cultura non è un dono di Dio. La superficialità nemmeno. Siamo noi a scegliere.

    @Guia Soncini: mi scuso per il fuori tema, ma non ho mai letto Fabio Volo.

  34. by Simone on dicembre 14th, 2011 at 11:22

    Di solito mi limito a guardare le risse su questo blog sgranocchiando pop corn senza intervenire…

    Qui credo che il nucleo del problema su cui la tenutaria batte ossessivamente sia nella frase di Assante ” Aveva fatto “Fantastico” in tv assieme a Pippo Baudo e tanto bastava per metterlo fuori dal mio radar.”

    Rispetto alla quale “Il concerto al quale ho assistito ieri sera al Palalottomatica di Roma è uno dei più belli, ricchi, originali, moderni, attuali, popolari, complessi, intelligenti, divertenti, ballabili, romantici, fantasiosi, ai quali mi è capitato di assistere negli ultimi anni.” e’ un effettivo progresso

    Poi io ho gusti culturali complicati, ma non toglietemi la Coppa Cobran. E, figuratevi, da piccolo ridevo guardando il bagaglino, con orrore dei miei.Il che non mi impediva di restare alzato fino a tardi per sbirciare di nascosoto Avanzi.

    [scusate gli accenti, l'emigrazione mi ha portato verso tastiere che ne sono sprovviste]

  35. by IloveSonc on dicembre 14th, 2011 at 17:30

    Cara Guia, hai mai sentito parlare di un tizio che si chiamava Theodor W. Adorno? Ecco, vedi, lui l’ha spiegato benissimo circa mezzo secolo fa perché tutta la robaccia tipo Volo abbia tanto successo.

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