Il problema della libertà d’espressione è che ce n’è troppa

Cose che sono successe oggi.

  1. Enrico Mentana – dopo aver preso un tg invisibile, dopo averlo trasformato in una cosa che ogni sera viene guardata da uno spettatore su dieci – comunica che, avendo saputo che il Comitato di Redazione l’ha denunciato per mancato rispetto degli accordi sindacali per essersi rifiutato di leggere un comunicato in diretta, ha rassegnato le proprie dimissioni.
  2. L’Italia, che quando non allena la nazionale gioca col kit del piccolo retroscenista, si riempie di saperlalunghisti: è ovvio che l’ha fatto perché si è appena liberato un posto al Tg1. Come se uno capace avesse voglia di andarsi a infilare in un tg Rai e a sorbirsi tutte le beghe e i giri di vento che ne derivano. Come se a Mentana, fino a oggi, nessuno mai avesse offerto il Tg1.
  3. Chiunque conosca i giornalisti di quel tg si chiede come sia possibile: veramente non hanno acceso un cero ogni giorno per ringraziare il dio delle cause perse di aver mandato uno che li riscattasse dall’irrilevanza cui erano vocati, davvero invece di essere riconoscenti sono recriminanti?
  4. Chiunque conosca l’umanità sa che non poteva che finire così, ché la gratitudine già è scomoda di suo, unita poi alla tendenza italiana a scambiare sempre la propria mediocrità per genio incompreso produce disastri.
  5. Chiunque abbia una tessera dell’Ordine in tasca tende a dar ragione ai poveri piccoli redattori. Quelli che, diamine, Mentana non li manda più alle conferenze stampa dei film e loro non ricevon più i gadget e non si fan più le foto con gli attori. Quelli che, diamine, Mentana non annuncia i servizi scandendo bene il loro nome e cognome acciocché la parrucchiera li riconosca e faccia loro lo sconto, Mentana non apprezza la loro professionalità, Mentana non li valorizza. Nessuno dei quali pensa mai, neanche nei giorni di premestruo, che se non ci fosse Mentana forse non ci sarebbe più neanche quel tg, e lui o lei sarebbero a servire patatine da Burger King come il loro talento merita. Soprattutto, quelli che Mentana ha un caratteraccio. (Nella serie scritta da Aaron Sorkin che andrà in onda su Hbo l’anno prossimo c’è un giornalista talentuosissimo e con un caratteraccio. Quando gli rimproverano la seconda cosa, risponde «Yeah. I’m not chummy with the staff. I didn’t know they got into the news business so we could have sleepovers and talk about Justin Bieber.»)
  6. A un certo punto del pomeriggio, un pomeriggio in cui ci s’interroga su quanti ascolti potrà fare mai un tg che tutti guarderanno per capire com’è finita la più classica delle dinamiche, quella «Sono io che me ne vado, e ora vedrai come piangi», e se il trionfo maggiore di Mentana non sarà proprio quello in assenza, a un certo punto si capisce che a giocare a chi ce l’ha più grosso (l’ego) non è stato il CdR ma il presidente di una da me mai coverta (ma è un limite mio) Associazione Stampa Romana, il quale dà una descrizione dei suoi rapporti con Mentana che potremmo assimilare a quella che daremmo delle telefonate di certi ex mariti recriminanti: quelli che monologano al telefono e tu appoggi la cornetta e vai a farti un caffè e quando torni sono ancora lì che parlano, e poi gongoleranno «Ah, ma gliene ho dette quattro».
  7. Nel corso dello stesso pomeriggio devo ammettere di aver sopravvalutato l’ingratitudine dei giornalisti di La7, che avranno pure troppa autostima ma si ricordano evidentemente ancora i contratti di solidarietà cui erano ridotti prima dell’arrivo di Mentana. Fatto sta che alcuni tizi che conosco dicevano «saran già lì che lo pregano di recedere», io dicevo di no, e alla fine avevano ragione loro. Forse perché, come ha scritto su Twitter Stefano Menichini, «[Giovanni Stella, AD de La7] si chiama Canaro mica per niente. E poi volevano venderne un pezzo: senza Mentana che vendono, il CdR?» (Già perché, oltre agli ascolti del tg, Mentana ha portato visibilità all’intera rete: Formigli fa il 6 per cento, la Gruber a volte arriva al 7; fino all’anno scorso, i programmi che andavano male su La7 facevano lo zerovirgolaqualcosa, adesso i peggiori fanno tra il 2 e il 3 per cento, cioè lo share che una volta la rete raggiungeva nelle serate migliori.)
  8. E alla fine è comparso Mentana, e ha giocato la carta «Ora vi dimostro quant’era noioso ciò che volevano costringermi a dirvi con le minacce», facendo una spiega sui comunicati di solidarietà (un sindacato che solidarizza con uno sciopero? Maggiura! Una zanzara schiacciata in agosto non ce l’avevamo?) persino più noiosa della mia sulle percentuali d’ascolto al punto precedente. Mentre Butturini (quello della Stampa Romana, nel suo quarto d’ora di gloria che mai più si ripeterà) rilasciava interviste dicendo che non si spiegava come mai Mentana non lo ricevesse (e mai facendosi venire il dubbio che fosse impegnato a fare un tg, cosa che Butturini sarebbe senz’altro in grado di fare se solo il dilettarsi a minacciare denunce gliene lasciasse il tempo), Mentana diceva cose come «l’assemblea di redazione mi ha chiesto di continuare così» (sottotesto: a non leggere i loro stupidi comunicati) e «siccome non posso chiedere agli altri di andarsene» (sottotesto: altrimenti li manderei a lavare le scale come meritano.)
  9. Mentre i giornalisti del tg si precipitavano a dare la colpa a Butturini, il quale precisava che lui la denuncia l’aveva «annunciata», tipo i genitori incapaci che minacciano punizioni «se lo fai un’altra volta», ogni tanto un inutile servizio interrompeva il monologo di Mentana (ma poche volte, pochi servizi, perché «i nostri giornalisti sono stati in assemblea fino a poco fa» – quegli sfaccendati.) Monologo che domani, se tanto mi dà tanto, si vedrà aver totalizzato persino più spettatori del solito tg, quello in cui il trionfo dell’ego del direttore è un po’ più contenuto. E domani, quando il format Mentana parla di Mentana sarà ufficialmente il successo di stagione, voglio vedere cosa si racconteranno, gli indispensabili CdR, le rilevantissime assemblee, e gli zelanti presidenti d’associazione.
  10. Verrà ricordato come il pomeriggio in cui un oscuro Butturini decise di fare a chi ce l’ha più lungo coll’uomo sbagliato. Come il pomeriggio in cui noi sadicamente gli demmo corda, fingendo di temere fossero dimissioni vere, solo perché ci annoiavamo e ci piaceva infierire sui mediocri e tifare per i facili vincitori. Soprattutto, verrà ricordato come il pomeriggio in cui si capì che non tutti i deliri d’onnipotenza sono uguali: alcuni sono fondati, alcuni sono meglio scritti di altri.

Comments so far:

  1. by Arianna on dicembre 15th, 2011 at 0:52

    Come le riassumi, tu nessuno mai.

  2. by Arianna on dicembre 15th, 2011 at 0:59

    Ho sbagliato la virgola.

  3. by Santapace on dicembre 15th, 2011 at 7:54

    Perfetto! adesso tutto il quadro va illuminato con una banale considerazione: è cambiato il governo e allora nei Tg nazionali cominciano i cambiamenti. Sempre successo, stavolta solo un po’ più velocemente.

  4. by 16mirza on dicembre 15th, 2011 at 9:48

    Mi associo ad Arianna, anzi vado oltre…come te….

  5. by andrea on dicembre 15th, 2011 at 11:21

    like.

  6. by azzurra on dicembre 15th, 2011 at 12:01

    mentana ha ritirato le dimissioni.
    much ado about nothing, as usual.

  7. by olivia on dicembre 15th, 2011 at 12:43

    guia (non pubblicarmi) :

    punto 6 : e tu appoggi la cornetta e vai a farti un caffè e quando TORNI sono ancora lì che parlano

    almeno credo. baci.

  8. by Seb on dicembre 15th, 2011 at 15:10

    Network (1976).
    Obiettivo raggiunto: audience 3.000.000.

  9. by ch on dicembre 15th, 2011 at 16:34

    bello.
    mi sono divertita tantissimo
    ciao

  10. by Cienfuegos on dicembre 16th, 2011 at 0:41

    Semplicemente perfetto

  11. by K a on dicembre 16th, 2011 at 11:32

    Ti piace vincere facile eh ? 🙂

  12. by aspirine on dicembre 16th, 2011 at 11:54

    Si meritano Piroso