L’Huffington ceiling

Sarò pure una guardatrice di cuticole dell’unghia invece che di luna ma, di tutte le voci che girano sulla direzione dell’edizione italiana dell’Huffington Post, i nomi mi sembrano la parte meno interessante. Se dovessi farne un film, uno di quei film sui meccanismi del potere che, da Wall Street a Margin Call, gli altri sanno fare e noi no, mi concentrerei su certi piani d’ascolto. Quelli degli uomini che, nelle prime quarantott’ore dall’annuncio dell’accordo col Gruppo l’Espresso, hanno – un po’ per lo scivoloso confine tra autostima e delirio d’onnipotenza, un po’ per vocazione allo spin – con una certa naturalezza cominciato ad accreditarsi come potenziali direttori. Tra un «sì me l’hanno chiesto ma non so» e un «sì so che si parla di me ma sono certo ci siano candidati altrettanto validi», tra un off the record che ci si raccomandava finisse on e l’altro, era tutt’un piumeggiare di pavoni usi al gioco delle parti abbastanza da essere pronti poi eventualmente a dire «Hanno fatto il mio nome solo per bruciarmi, ma avevo già altri progetti.»
Ecco, mi concentrerei sulla quarantottesima ora, quella in cui ai signori è stato notificato che forse non avevano notato una costante, nelle edizioni dell’Huffington sparse per il mondo, e che no, non era un caso, era una condizione posta da Arianna: il direttore doveva essere una donna.
Mi concentrerei sullo spasmo di dolore di illuminati intellettuali, sinceri democratici, appassionati uomini di sinistra, culturalmente abituati a reprimere l’idea che di certe cose si debbano occupare loro e le donne sia meglio se stanno a casa a cucinare, e mi raccomando girare coi mezzi, ché si sa che a parcheggiare non siete capaci. Uomini che non hanno ancora imparato a non farsi tanare le corna tramite notifiche sull’iPhone, ma sono sinceramente convinti di avere più confidenza con la tecnologia. Uomini abbastanza di mondo da accettare di vedere alcune delle loro ambizioni sconfitte, sì, ma da altri uomini. Uomini che finché son giornali con le pagine lucide che parlan di vestiti vabbè, ma se si tratta di roba seria non scherziamo, mica vorrete toglierci i nostri posti di lavoro, poi alle riunioni con tutti maschi vi annoiate, poi manca uno nella partita di calcetto tra direttori. Uomini che però sono comencinianamente inibiti a dire anche solo una parola del genere, anzi saranno costretti a sillabare dichiarazioni su quanto era ora, su quanto questo paese sia pieno di donne capaci e non abbastanza valorizzate, su quanto il soffitto, il cristallo, la rava, la fava.
Mi concentrerei sullo sforzo fisico di fronte al disvelamento della precondizione e su quello (maggiore) di fronte all’annuncio, la tensione muscolare che si richiede per dire la cosa giusta quando pensi quella sbagliata. Quando quella sbagliata magari è persino vera, ma così grandemente impresentabile. Quando ti senti come davanti a Obama e Hillary, e vuoi mettere quanto si fa meno fatica coll’affirmative action che con le quote rosa: saranno pure colorati, quelli, ma almeno non sanguinano quattro giorni al mese.

Comments so far:

  1. by simona on gennaio 27th, 2012 at 11:46

    Guia direttore subito!

  2. by antonella on gennaio 27th, 2012 at 14:16

    Pure io lo pensavo, leggendo questo post da applauso.
    Guia direttore!

  3. by Guia Soncini on gennaio 27th, 2012 at 16:49

    Ma anche Papessa.

  4. by La Linea (Mauro) on gennaio 28th, 2012 at 22:18

    alzata storta ? 🙂

  5. by silvia on gennaio 28th, 2012 at 23:57

    hai ragione tu: zoro fa ridere di molto

  6. by Nick on gennaio 29th, 2012 at 8:13

    spero tu non abbia altri progetti.

  7. by Daria on gennaio 31st, 2012 at 13:11

    Stupendo!

  8. by mela on febbraio 1st, 2012 at 23:12

    “comencinianamente inibiti” … c’avrà voluto dì!?

  9. by Ivana Falco on aprile 22nd, 2012 at 15:52

    Gentile Guia Soncini
    Stiamo pubblicando gli atti di un Convegno sulla contestazione negli anni settanta e ci piacerebbe accogliere un suo contributo. Potrebbe fornirmi un contatto mail perchè possa raccontarle l’iniziativa?
    grazie
    Ivana Falco