Are there millions of clever men out there feeling guilty about reading John Grisham?

Un po’ di tempo fa ho scritto un articolo sulla stanza dei giochi dei maschi, quel fenomeno per cui ci sono cose (i vinili, i fumetti, i videogiochi, la partita) di cui preferiscono parlare tra loro, ed è più assennato trovarsi settori alternativi (e più gradevoli: santiddio, chi è che ha voglia di parlare di Angry Birds?) che pretendere di venir lasciate giocare con gente che non ci vuole. (Ho visto solo ieri sera il numero di Rolling Stone con i 100 dischi italiani più belli di sempre secondo una giuria di sciamannati abbastanza sciamannati da farci rientrare oscuri gruppetti new wave ma non Claudio Baglioni; mi sono brevemente chiesta se Cristina Comencini avesse notato che, di cento giurati, novantacinque sono maschi, e se avesse ritenuto di scandalizzarsene.)
Il problema non è che loro abbiano i loro passatempi e noi i nostri: è che, per un meccanismo poco indagato, i loro son ritenuti più dignitosi. Una ministra cui venga chiesto del suo guardaroba lo ritiene leso rispetto del ruolo, un ministro cui venga chiesto del derby è vicino al sentire dell’elettorato. Un Nick Hornby che produce personaggi fissati con le canzonette o le partite è fieramente ostentato dai suoi lettori, una Candace Bushnell che fa di una fèscionvìctim un’industria miliardaria è roba per scemette che le donne d’un certo spessore culturale si vantano di non aver mai visto (il numero di donne cui ho sentito dire con una certa fierezza di non aver mai visto Sex and the city, o di non aver mai letto Helen Fielding, è sterminato e a suo modo tenero: ostentare superiorità vantando una lacuna culturale, come si fa a prendersela con soggetti così fragili?)
Il tema mi torna sott’occhio con quest’intervista a Sophie Kinsella, della quale non devo dirvi niente. Leggetela. E poi leggete questo articolo, pubblicato due giorni dopo sullo stesso giornale, in cui la direttrice editoriale della Pan Macmillan dà della deficiente all’intervistatrice con un garbo del quale io mai sarei stata capace. L’unica cosa che non dice, l’editrice, ma scommetto il mio armadio delle borse contro la vostra collezione di Tex che la pensa, è che c’è una sola spiegazione al fatto che, per la giornalista, Allison Pearson e Jane Austen scrivano gli stessi libri, ed è che non ha letto nessuna delle due. Un difetto di preparazione che non si permetterebbe mai di lasciar così goffamente trapelare se scrivesse di un tema rispettabile. Tipo il calcio balilla.

Comments so far:

  1. by stazz on febbraio 17th, 2012 at 17:49

    Tutto questo ha dato origine a quel mostro a due teste che è la donna che va allo stadio.
    Grazie Guia, come lo dici tu non lo dice nessuno.

  2. by Libraia Virtuale on febbraio 18th, 2012 at 11:30

    Io invece ho una dubbio amletico, che c’entra poco con calcio balilla e mostri a due teste, ma forse qui troverò una risposta. Come mai nella mia copia di Allison Pearson il titolo originale non è “I Don’t Know How She Does It” (come indicato nell’articolo del Guardian) ma “Owl Babies”?
    Qualcuno, cortesemente, illumini una poveretta. Grazie.

  3. by El on febbraio 18th, 2012 at 20:49

    Peccato per i commenti sul guardian, che non fanno che confermare quanto scritto.

  4. by Leila on febbraio 18th, 2012 at 21:34

    Ecco, io avrei varie domande: ma davvero maschi e femmine devono essere segregati in stanze da gioco separate e inconciliabili? Come donna non potrei, tipo, interessarmi di musica rock? (Quante musiciste si sono dovute sorbire discorsi sessisti tipo “non è roba per donne”?) Io preferirei avere una grossa stanza dove tutti possono giocare con ciò che preferiscono e basta, siano donne appassionate di calcio o uomini amanti della cucina.

  5. by Alessandra on febbraio 27th, 2012 at 20:48

    @Leila: anch’io mi chiedo sempre perché secondo Guia, ma in generale un sacco di gente la pensa così, una donna debba aver necessariamente dei gusti genericamente indicati come “femminili”. Io sono una donna, ma ad esempio le commedie romantiche non vado mai a vederle e non lo ritengo un segno di superiorità: non mi piacciono e basta, le trovo insulse e prevedibili, mentre ad esempio un film come Apocalypse now mi piace moltissimo. Questo non fa di me un aspirante uomo, semplicemente non siamo tutte uguali, come non lo sono tutti i maschi.