La guerra non è una buona scusa per vestirsi d’acrilico

Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che “uomo tra gli uomini” sia un’espressione che si usa solo per indicare l’umanizzazione di una divinità. A girls’ girl, invece, una donna che sa stare tra le donne, una donna che piace alle altre donne, è una specificazione usata spesso. Siccome la lingua esiste solo se esiste una necessità, se c’è una possibile specificazione vuol dire che c’è almeno un’altra possibilità, forse persino più diffusa, dalla quale è necessario distinguere. Quindi ci sono donne che non fanno per le altre donne. Che non sanno stare con le donne. Parlare di cose di donne. Avere amiche donne. E non esistono solo per la stanchezza e la pigrizia di chi deve riempire le pagine di costume e non ha altro da dire per mettere in contrapposizione la girls’ girl Jennifer Aniston a quell’Angelina che dice di non avere amiche. Esistono in contesti insospettabili, nei quali si specifica che incredibilmente, oltre a essere una donna, il soggetto era pure femminile*.

Marie was the most feminine of women, the girliest of girls. To the many who read her dispatches, Marie was one of the great foreign correspondents of her age, known to plunge to the point of deepest conflict and remain there for longer than anyone else. Her byline picture would gaze seriously out of the pages of this paper. But although she was, of course, serious, brave, clever and phenomenally daring, those weren’t the qualities that made her such a great friend.
As the writer Helen Fielding said: “She was a true role model, committed and brave, but she was a total girl’s girl. It was that segue she did when you talked to her. The conversation would go straight from war to boys. It was amazing.”

Della frivolezza femminile che è sempre più frivola di quella maschile ho già scritto fino ad annoiarvi. Tuttavia il fenomeno non cessa di stupirmi. Il brano qui sopra è tratto da un coccodrillo di Marie Colvin scritto dalla direttrice dell’edizione inglese di Vogue, Alexandra Shulman, per il Sunday Times**. E mentre lo leggevo soppesavo un’ipotesi dell’irrealtà: un universo in cui venga ucciso un corrispondente di guerra, un uomo, e i suoi colleghi lo ricordino dicendo che voi non l’avreste mai detto, viste le cose serie e rilevanti e importanti di cui si occupa, ma era uno come noi, potevi parlarci di donne, andava addirittura alla partita e scaricava le app sceme sull’iPhone.

*Sì, lo so che il punto è che è «una donna che fa un lavoro da uomo», ma ve lo vedete un articolo su, non so, Capasa, in cui si scriva dell’eccezionalità del suo essere uno stilista e tuttavia eterosessuale?

**Sì, casa Murdoch ha i link a pagamento. Anche casa Agnelli, e infatti bisogna pagare anche per leggere Miuccia Prada – a proposito di donne serie che si occupano di roba frivola, o viceversa – intervistata da Gianni Riotta. Probabilmente gli articoli a pagamento sono il modo con cui le famiglie editrici intendono conseguire il risultato illustrato dalla signora Prada all’intervistatore: «Io non sono mai stata povera nella vita.»

Comments so far:

  1. by ilgeegee on febbraio 27th, 2012 at 12:38

    Forse il problema è che voi femminucce non stramazzate a terra dallo stupore quando vedete un bonazzo che sappia articolare una frase di senso compiuto anche vago, come facciamo noi davanti ad una Costamagna qualunque. Dovreste provare, è un ottimo intrattenimento.

  2. by Clo on febbraio 27th, 2012 at 15:49

    concordo. odio infatti quando una donna intervistata per qualcosa relativo alla vita professionale, viene descritta iniziando con “quarantenne, mamma di due figli” e poi eventualmente la sua professione.

  3. by Defederiki on febbraio 28th, 2012 at 1:43

    Pura utopia fino a quando esisterà il concetto di “Quote Rosa”.

  4. by Isa on febbraio 28th, 2012 at 18:46

    A margine rispetto all’argomento del post, dunque OT, su «uomo tra gli uomini» in italiano hai abbastanza ragione. Ma in inglese il contraltare di girls’ girl esiste, ed è a man’s man, che può essere sia il tipo «le donne lo adorano e gli uomini vogliono essere come lui», sia quello «preferisco il pallone e gli amici del bar ad altri passatempi». Discussi in proposito con una revisora secondo la quale avrei dovuto tradurre “he was a man’s man” con “era chiaramente omosessuale” (ma l’ebbi vinta).
    (As an aside of the aside sarai fiera di me, che sono riuscita a comprare il tuo libro per Kindle addirittura senza avere un Kindle.)

  5. by Guia Soncini on febbraio 28th, 2012 at 18:49

    Ma non mi sembra altrettanto diffuso, no? Io girls’ girl lo vedo in un articolo su due, forse son fissata.

  6. by Isa on febbraio 28th, 2012 at 21:43

    No, infatti, e forse è anche un po’ datato. D’altro canto, è già tanto difficile esser femmine che essere femministe (girls’ men?) mi pare decisamente al di là delle mie forze.

Lascia un commento