«Parlo di astrofisica, io?»

Io Delio Rossi fino all’altro giorno non l’avevo mai sentito nominare. Le mie conoscenze relative al calcio si limitano al constatare la fighezza di Guardiola: la Fiorentina non so neppure se sia in A o in B, e nonostante praticamente tutti gli eterosessuali maschi che mi circondano si interessino di calcio non ho mai ritenuto di mandare a memoria le nozioni di base come fanno loro con le marche di scarpe. Tenetevi i vostri giocattoli, ci incontreremo su altri terreni.
La premessa non è per dire «quindi sto per addentrarmi in campo ignoto», ché la vicenda «allenatore picchia giocatore davanti alle telecamere» ha smesso dopo circa quindici secondi di avere qualcosa a che fare con lo specifico calcistico ed è diventata un interessante studio sull’etica di un paese non vocato ad averne una, ma solo per rivendicare lo sguardo Chance Giardiniere sul tutto. Quello che, per esempio, mi fa chiedere come mai la famiglia, somma scusa di un paese dove puoi toccare la Resistenza ma non la Mamma, sia una giustificazione valida a corrente alternata. Nel caso di Rossi, il primo giro di leggenda metropolitana sulla provocazione cui avrebbe reagito riferiva, nientemeno, di una battuta su un figlio handicappato. Era un jackpot, quanto a giustificazioni: non solo gli ha toccato la FAMIGLIA, ma addirittura UN BAMBINO RITARDATO. Uau, era difficile sceneggiare una vittima di percosse più dalla parte del torto di così. Adesso, siccome c’è una figlia di cui si trovano sull’internet foto in bikini nelle quali è molto in forma, è diventato «Ha dato della zoccola alla figlia»: non solo la FAMIGLIA, ma la MORALITÀ DELLA FAMIGLIA; certo, non è come il ritardo mentale, ma fa comunque un buon punteggio. Fatemi capire, spiegatemelo come a una vergine calcistica: ma la sorella di Zidane, quella che in parallela ufficiosità aveva scatenato la testata a Materazzi, perché non gli ha guadagnato con la stessa immediatezza le vostre simpatie? Perché l’impeto fraterno è meno istituzionalizzato di quello paterno? Perché da un giocatore in campo nei confronti di un suo avversario ci si aspetta maggior controllo dei nervi che da un allenatore nei confronti di un suo sottoposto? Perché Zidane è uno sporco mangiarane? Perché Zidane è un figo epocale e Rossi, poverino, un vecchietto chiaramente innocuo?
La poverinitudine autocertificata è stato il grande tema della conferenza stampa, quattordici minuti di MiaFarrowismo come non ne vedevo da quel trattato sull’aggressività passiva che è Mariti e mogli. Al trentasettesimo «chi mi conosce sa che» era impossibile non pensare a quei servizi di tg sugli assassini, quelli in cui per la valutazione del soggetto da parte dello spettatore si punta, più che sul fatto che sia entrato in una scuola con un mitra, sul fatto che per lui garantiscono i vicini di casa: «Salutava sempre, una persona tanto perbene.»
Mentre Delio Rossi, un Berlusconi senza verve, metteva in scena la mite prepotenza di non volere domande ma di non volerle con gran garbo, mentre monologava su come non aveva mai fatto niente del genere (ma tu pensa), su come non picchi nemmeno i suoi figli (una medaglia, presto), mentre rispondeva a una domanda sui suoi fan dicendo non «Non vedo come si possa parteggiare per una cosa di cui io stesso mi vergogno» bensì «Ognuno giudica quel gesto come vuole», e insomma siate fan con discrezione, ché ora siamo impopolari ma noi sappiamo d’essere tutto sommato nel giusto, ecco, mentre andava in scena la centomillesima replica del rituale dell’incapacità di assumersi responsabilità senza aggiungere avversative, era impossibile non pensare, scoraggiate, a quanto rovinoso sia il cattolicesimo culturale, a quanto in lingua straniera possa sembrare, a Rossi e a quelli come lui, l’idea che noi siamo le nostre azioni, non le nostre intenzioni.
(Peggio di Rossi, comunque, il non identificato giornalista che è riuscito a infilare l’unica domanda, e sembrava quelli che chiedono agli attori «Ma lei come fa a essere così pazzesco»; la sua domanda – per così definirla – riguardava la sofferenza dei tifosi nel vedere il loro allenatore costretto a un gesto del genere, e il suo essere pari alla sofferenza di Rossi nell’essere stato costretto a compierlo. La sofferenza del carnefice: esiste un più stanco cliché da relazione disfunzionale? La prossima volta che scrivete un pensoso editoriale sul femminicidio, pensate al giornalismo sportivo e al suo criterio «Picchiarti fa più male a me che a te.»)
Ah, infine, a margine ma manco troppo, ho una comunicazione per gli eterosessuali maschi, che lavorino nel calcio o in altri ambiti, che siano italiani, francesi, o d’altre nazionalità: le vostre figlie scopano. Le vostre madri e le vostre sorelle, pure. Spesso anche le vostre mogli. Fatevene una ragione.

Comments so far:

  1. by Andrea on maggio 4th, 2012 at 16:21

    Tutta questa spataffiata per condannare severamente Delio Rossi, uno che non avrà nemmeno la terza media e che per fortuna che non accetta domande, che non capirebbe tutte quelle che non contemplano la parola “fuorigioco”? Ci siamo cuccati ed autoassolti per avere votato ed eletto ministri omofobi, paternalisti, antifemministi, gente che diceva e pensava cose teribbili (con una erre), e adesso mettiamo in scena la catarsi dall’inciviltà paternalista del Paese proprio con deliorossi? Ah, e anche: sì, lo sappiamo che le nostre sorelle scopano, e anche le nostre madri. Lo sappiamo e ciononostante continua a non piacerci tanto l’immagine. Ed è un limite brutto, di cui ci vergogniamo. Ma appunto, anche se cattolici culturali lo sappiamo bene che siamo definiti dalle nostre azioni, e non dai nostri reconditi pensieri, azioni che si pesano e che ci faranno ascendere al cielo in carne ed ossa con gli angioletti o giù all’inferno nella mota bollente, e che nella stragrandissimissima parte dei casi non contemplano il picchiarle, o il picchiare lo scopatore, e men che meno chi ce lo ricorda.

  2. by Guia Soncini on maggio 4th, 2012 at 16:26

    Venti righe di commento per dire «eh ma però anche gli altri»?

  3. by Andrea on maggio 4th, 2012 at 18:46

    Ma però sono dodici. Le righe. Non che tu sia la reginetta degli haiku, eh? Però sì, hai ragione.

  4. by El on maggio 4th, 2012 at 20:55

    Quanto amo Zidane.

  5. by luca on maggio 4th, 2012 at 21:32

    Grazie da un tifoso di calcio. se le cose me le spiegano pure io le capisco

  6. by vity on maggio 5th, 2012 at 0:04

    Mettiamo da parte il fatto che abbiano insultato la famiglia sia nel caso di Rossi che nel caso di Zidane.
    In tutti e 2 i casi hanno ricevuto un insulto che ai nostri protagonisti hanno fatto girare molto le scatole inoltre sia Materazzi che Ljajic sono dei testa di … senza dubbio.
    Date le premesse sopra che facciamo perdiamo il mondiale o il posto di lavoro e gli diamo una lezione oppure siamo corretti e con calma dopo li puniamo?
    Io voto per la prima sarà poco educata e civile ma è molto liberatoria e naturale nel senso proprio di legge di natura.

    P.S. Ljajic ce l’avevo al fantacalcio l’ho dato via al mercato di riparazione di gennaio per scarso rendimento

  7. by giulio on maggio 5th, 2012 at 10:11

    Gentilissima Soncini, la prego di credermi, per me i suoi pezzi sono l’ultimo giardino segreto del bel giornalismo di costume, un salutare aerosol distillato da una qualche benevola Annick Goutal per sciogliere i muchi del banale; ella m’appare come la naturale e purtuttavia giustissimamente irriconoscibile declinazione contemporanea di Donna Letizia, che dico, di Madame de Sévigné; dopo questa tumultuosa sviolinata, comprenderà il mio dolore nel sentirla parlare di “cattolicesimo culturale”, suvvia, ‘n se pò sentì, un tenebroso velo da cineforum contestatario, un odore unticcio di tabaccume d’ateneo, una cappa di piombo da infinito seminario radicale…lei, ne sono convinta, in cuor suo sa che le cose non stanno così: lo ammetta, vedrà che schiere di azzimati abati e dotti polemisti gesuiti torneranno a sorriderle dall’alto dei cieli. Con simpatia.

  8. by Manuel on maggio 5th, 2012 at 16:54

    Questa vicenda rende impossibile difendersi dagli stereotipi culturali di Woody Allen su noi italiani (nel suo probabilmente orrendo film che non ho ancora visto, non si trova il file online). Sembra proprio di essere in S.O.S. Summer of Sam – Panico a New York, dove l’italiano si incula la cugina della moglie e dice agli amici: “queste cose con mia moglie non le posso fare”, facendo il segno della croce. Poi, quando porta in un club per scambisti la moglie per tentare di condividere con lei il suo “eccesso di godimento” e la vede porcellonare su un divanetto, Vince si contorce e si altera: la chiama puttana (il peggior insulto, ah ah ah, solo qui e nei Paesi integralisti islamici le donne non possono godere).
    Famiglia, mamma, squadra di calcio, una società basata su questi valori morali indiscutibili deve estinguersi. Comincio io.

  9. by Manuel on maggio 5th, 2012 at 17:03

    @Giulio: Annick Goutal? WHAAAAAT! Ma andava di moda negli anni ’80 ora è declassata, vuoi dire che la Guia è una sfattona che si rifila ai ricchi con lo sconto pur di essere venduta? No no, la paragonerei a un altro marchio pop: Etat Libre d’Orange, che non si cura del prestigio da boutique ma sa che è importante per vendere bene.

  10. by Alberto on maggio 5th, 2012 at 17:08

    Io ho scoperto l’esistenza della Soncini, e conseguentemente ne sono divenuto ultras, quando nel giugno 2002 scrisse su Io Donna un articolo su Patrick Ljunberg, centrocampista dell’Arsenal e della nazionale svedese. Questo per dire che non è la prima volta che ti addentri sul rettangolo verde, donna Guia.

  11. by Alberto on maggio 5th, 2012 at 19:58

    Soncini santa subito!

  12. by vity on maggio 6th, 2012 at 13:13

    Sono combattuto non so se sia più grave lo stereotipo dell’italiano che s’incavola per il peggior insulto a sua moglie, quello che sia una puttana,
    oppure il vizio di quell’italiano che giudica un film senza averlo visto perché non è ancora riuscito a scaricarlo.
    Sulle manie di sterminio di alcuni italiani che non la pensano come altri italiani stendo un velo pietoso.

  13. by giulio on maggio 6th, 2012 at 17:51

    @Manuel, chiedo venia. M’affidavo ai ricordi di una (forse perlopiù immaginata) infanzia straborghese in provincia, dove quelle boccettine col fiocchetto (Eau d’Hadrien, mi pare), erano “tout ce qu’il y a de chic”. Ora che ci penso, dovevano essere giustappunto gli anni ’80, in effetti. Sostituiamoci pure lo Stato Libero d’Orange, qualsiasi cosa esso sia.

  14. by Sim on maggio 7th, 2012 at 9:48

    In caso di corna noi mica li riempimamo di mazzate!
    …a piangere sulla spalla dell’amica.
    E’ ora che la musica cambi.