Dice una persona – una delle due – con cui parlo di Sorkin che la ragione per cui mi rifiuto di scrivere di The Newsroom è quella pulsione proprietaria dalla quale le storie d’amore non possono prescindere, cioè che questa cosa che adesso tutti vi siate accorti della di lui esistenza e abbiate delle opinioni in merito mi risulta intollerabile. Il che è vero, poi vai a sapere se è quello il motivo per cui, ma insomma, ecco, ‘sta cosa della libertà d’espressione andrebbe regolamentata.

When you try your best but you can’t succeed

Dice una persona – una delle duecento – cui tengo lezioni non richieste sulle opere di Sorkin che se poi mi rifiuto di confutarle in dettaglio è inutile che continui a dire che non ho mai visto critiche fuori fuoco come quelle ricevute dall’opera di stagione – ma io proprio non ce la posso fare a rispondere altro che a pernacchie a «odia le donne» e «le vere redazioni non sono così» – l’ho già detto, sì?, che questa cosa della libertà d’opinione va risolta?

When you love someone but it goes to waste

Dice una newsletter che ho aperto per caso l’altro giorno che – oltre alle donne e ai giornalisti e a non so più chi altro – AS odia anche se stesso in quanto ebreo,

Scopri qui ora su come la religione influenza la società. Ci sono un certo numero di religioni che vengono seguite in tutto il mondo. Tuttavia, bisogna capire la loro religione e non seguirla ciecamente. A mio parere, si dovrebbe anche avere la possibilità di scegliere quale religione vogliono seguire. Purtroppo la religione viene tramandata da una generazione all’altra.

per questo i vicini che sfondano il soffitto al protagonista sono ebrei, per questo Toby Ziegler era così cupo, e insomma sono certa che capirete il mio sconforto: voi – che pure siete certamente più tolleranti di me, anche perché esserlo meno è difficile – vi mettereste a discutere con gente che pensa a Toby Ziegler come altro che una proiezione del complesso di superiorità dell’autore (e del mio, ma quella è un’altra storia)?

Lights will guide you home

Diceva Jed Bartlet che élite era una bella parola; dice Will McAvoy che loro sono the media elite. Diceva Douglas Wegland che voialtri siete contenti solo quando potete impartire lezioncine; dice Leona Lansing di andarci piano con le lezioni. Diceva sempre Douglas che è perché al liceo non ve la davano, a voi di sinistra; dico io gli uomini che scrive Sorkin sono sempre uomini che ci sono rimasti sotto, e il fatto che più o meno tutti quelli che hanno guardato The Newsroom per scriverne abbiano invece visto delle donne inadeguate in balìa di maschi alfa mi fa chiedere se fossero gli stessi recensori che davano dello stalker a Danny quando corteggiava Jordan; se siano così sentimentalmente analfabeti da pensare che quello forte sia quello che fa la parata di primi appuntamenti in redazione e non quella che ha una storia da tre mesi e si preoccupa di non farlo sapere a lui; se davvero abbiano avuto una vita così triste da non dico non contenere una storia d’amore degna di tal nome ma anche solo da non essere stati forniti degli strumenti per riconoscerne una, quando la vedono. E questo a prescindere da tutte le critiche formulabili senza rendersi ridicoli o mostrare d’aver visto un’altra roba da quella che c’è sullo schermo; da tutte le critiche che si sarebbero potute usare per riempire le pagine utilizzate invece per render chiaro di non saper valutare un’opera di fantasia con parametri diversi da quelli con cui si giudicherebbe un documentario; da tutte le critiche potenzialmente sensate, nessuna delle quali avevate studiato abbastanza da formulare, e tutte – poi dice il complesso di superiorità – già sintetizzate quattro anni fa da Sorkin stesso, quando il se stesso Bartlet diceva al se stesso Obama «Four weeks ago you had the best week of your campaign, followed — granted, inexplicably — by the worst week of your campaign», e va bene così. Va bene che dopo un anno e mezzo da The Social Network – la cosa migliore mai fatta da Sorkin, e incidentalmente la cosa migliore fatta al cinema in questo secolo – arrivi la cosa peggiore mai fatta da Sorkin, che essendo lui Sorkin è comunque di taluni ordini di grandezza migliore della cosa migliore fatta da un qualunque tizio di quelli che guardiamo lodandoli (dico a voi, che tra dieci ore vi sdilinquirete su Breaking Bad), perché (di nuovo, non servivano idee per le recensioni: bastavano le citazioni) «You’re elite, you can do both.»

And ignite your bones

Dice Gregorio Paolini che il segreto sta in quell’attacco di intervista, nella conversazione tra una che «mioddio veramente ci vuoi mettere la canzoncina sentimentale come nel mainstream per massaie» e uno troppo educato per dirle che lui scriveva le scene perfette cadenzate sulle perfette canzoni quando lei ancora faceva le fotocopie alla United Talent. E anche per spiegarle che quella canzone lì non serviva solo a voi, che vi ci sdilinquirete tra dieci ore. Era anche un messaggio, il suo, a loro. Lasciatemi fare. Adesso ci metto un po’, ma poi vi porto fuori da questo capalbismo che vi fa coniare slogan in cui vantarvi di non essere tv. Adesso vi faccio l’epica con dentro la rom-com, i best and brightest che affrontano la tensione sessuale irrisolta con la goffaggine di tredicenni, e vi ci metto persino le canzoni più stucchevoli che possiate immaginare. È facile smettere di giocare alla nicchia, se sai come fare