Trombonismo senza limitismo

Caro Paolo Sorrentino,

Noi non ci conosciamo. Nel senso: lei non ha la più pallida idea che io esista, e io so (ovviamente) che lei esiste ma non conosco abbastanza le sue opere da essere una sua fan o una sua detrattrice. A favore, persone che stimo mi parlano bene di lei; a sfavore, l’unico suo film che ho visto (Il divo) mi sembrava sceneggiato con le migliori battute di Andreotti raccolte da Enzo Biagi per Tv Sorrisi e Canzoni. Diciamo che le due cose si bilanciano? Diciamo così. Diciamo quindi che fino a un paio di giorni fa la mia opinione di lei era neutrale ma venata di benevolenza (delle poche persone di cui mi fido, mi fido parecchio).

Due giorni fa sono successe due cose; slegate ma, secondo alcune mie bizzarre paranoie che vado brevemente a illustrarle, convergenti.

La prima e più rilevante cosa che è successa è che la sera prima c’era stata la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, a Londra. Chiunque l’avesse vista, chiunque fosse dotato di sensibilità, intelletto, di una qualunque combinazione delle due doti o anche solo di un frammento di una delle due, sapeva che era stata una meraviglia. Ma proprio una meraviglia. Non è che ci sia tanto da discutere. Un tizio che conosco, quando qualcuno prova a tirare in ballo i gusti, dice «Leggetevi i trattati di estetica», e non ha mica torto. Capisco che in questo secolo ognuno ha diritto a un’opinione (rivaluterei la fine del secolo scorso: era molto meno grave il diritto alla celebrità, spero che sarà d’accordo), ma la roba bella è roba bella.

Quindi due giorni fa, la mattina dopo la cerimonia, una povera italiana apre i giornali, e ci trova uno che inveisce perché quello spettacolo lì rappresenta il complotto delle multinazionali per convertire l’infanzia al consumismo (i bambini notoriamente di loro sarebbero pauperisti), un altro che non distingue il concetto di pop da quello di kitsch, e altri prodotti caseari secreti dal menisco che un commentatore più sintetico e paziente di me le illustra qui.

Ora, caro Sorrentino, io capisco bene che la sua è una vita durissima. Per uno che produce cultura popolare, essere nato in un paese che non sa cosa sia il pop è un’esperienza più straniante di quella di Murray in Lost in Translation. Ed è una tara genetica, è proprio un problema di mancanza di cromosomi, non riguarda mica solo quelli che «meglio un buon libro», quelli che «non ho mai visto un reality», quelli che «vuoi mettere ai miei tempi». Le faccio un esempio.

Sempre la sera della cerimonia delle Olimpiadi, un amico armato delle migliori intenzioni, volendo lodare la riconoscibilità, la madeleinità, l’immedesimabilità di quello spettacolo, ha sospirato «la cultura popolare, altro che Dante». Dante. Dante che è un verso di Venditti. Dante che è un verso di Jovanotti. Dante che è un tutto esaurito permanente di Benigni. Dante che, quanto all’essere cultura popolare italiana, non mi viene in mente molta roba che lo eguagli, forse Modugno. Capisce quel che intendo? Anche quelli che sanno cosa sarebbe giusto capire, poi non riescono a capirlo. Non è colpa nostra. È una cosa tipo non avere il ritmo nel sangue.

Siamo un paese in cui le migliori e più ambiziose menti del giornalismo mirano a fare le cronache di Montecitorio, perché è così che si guadagnano credibilità e visibilità. E in cui quelli che proprio non ce la fanno finiscono a recensire spettacoli, relegati in dei riquadri in quello spazio da anni Cinquanta che è la pagina della programmazione televisiva. D’accordo: siamo anche un paese in cui i giornali non li legge nessuno, per cui la differenza tra scriver di buvette e scriver di fiction è che nel primo caso ti legge il tuo direttore – ma non è questo il punto. Il punto è che un altro ecosistema è possibile.

Nel paese che quell’inaugurazione lì l’ha pensata e mandata in onda, i migliori scrivono di tv. Non dico per dire. Caitlin Moran. Grace Dent. AA Gill. Le più brillanti menti inglesi recensiscono Downton Abbey, mica intervistano sottosegretari. Non so se sia la ragione per cui hanno JK Rowling e la Regina che fa la Bond girl, e noi no, ma sono certa che sia la ragione per cui la nostra eventuale inaugurazione, prima di avere Celentano che canta, avrebbe pagine di giornali riempite per due mesi dalle trattative della Rai con Claudia Mori sui diritti d’autore – se le è chiaro quel che intendo. Ma secondo me sì, le è chiaro. Lei è accaldato, ma non è mica scemo.

Non c’è bisogno che le ricordi cos’ha fatto lei, due giorni fa, ma vorrei spiegarle perché gliene sto parlando. Vede, io ho alcune fissazioni sulle quali sono molto severa. Una di queste, appunto, è la cultura popolare, e il malinteso senso di superiorità che verso di essa ostentano proprio quegli italiani che dovrebbero nutrirsene. «Io non seguo la tv, faccio un altro mestiere», una dichiarazione che avrà pure senso per un salumiere ma è da ubriachezza molesta per un regista, segna il momento in cui decisi che avevo di meglio da fare che vedere Reality.

Un’altra mia fissazione è il prenderla bassa. In un documentario della Pbs, la tv pubblica statunitense, sulla romantic comedy, quando si arriva a parlare di Harry ti presento Sally Nora Ephron dice, testualmente: «I don’t think we made a film that reinvented anything». Non voglio fare un elogio della falsa modestia dei geni compresi; ma credo che, se hai rifondato un genere morto con un film che vent’anni dopo tutte sanno ancora a memoria, dire «Non so se vi ho detto che sono fighissima e che senza di me la metà della roba che avete visto negli anni Novanta non sarebbe esistita» sarebbe da parte tua al tempo stesso di pessimo gusto e superfluo. Certo, perché tu possa schermirti e uscirne gloriosamente dev’esserci qualcun altro tenacemente disposto a lodarti. Altrimenti rischi il silenzio. Ma è un rischio meno grave dell’alternativa, cioè che tu sia l’unico a rimarcare la tua stessa rilevanza, un po’ come fa Tornatore oggi in quell’intervista – sono certa lei l’abbia letta – in cui è Kubrick ma lo stroncano perché Berlusconi ha fatto quel che mai farebbe un produttore: lodare un proprio film.

Tutto questo, caro Sorrentino, per dirle che, due giorni fa, lei ha trovato il tempo (e il lusso di sprecarlo) di scrivere a un sito di pettegolezzi per precisare che lei non usa Twitter (un social network che ha un limite di 140 battute: tempo tecnico di partecipazione, se si è particolarmente lenti di riflessi, dieci secondi) perché non ha tempo di farlo, giacché è «una persona seria», qualunque cosa questo significhi. Ha anche aggiunto «lavoro tutto il giorno», e per un attimo ho sperato che concludesse «ma tu lo sai a che ora mi sono alzato, la bambina ha vomitato», ma invece no, non stava parodiando, non c’era traccia d’ironia, era proprio convinto. E insomma questa mia serve solo a chiederle: è stato un colpo di calore, vero?

Comments so far:

  1. by Andrea on luglio 31st, 2012 at 09:13

    Una delle cose più divertenti, giuste e ben scritte che ho letto in vacanza. Grazie Andrea

  2. by olivia on luglio 31st, 2012 at 09:47

    sig. sorrentino,
    se leggerà questo pezzo di soncini e i commenti a seguire …
    un consiglio, per quello che vale, da una che amato molto (moltissimo) le conseguenze dell’amore (e un po’ meno this must be the place, nonostante sean penn che per me resta l’uomo più sdraiabile del mondo) : si faccia cambiare la foto su wikipedia, ché proprio non le rende giustizia.
    ho appena scoperto che lei ha un anno meno di me e non me ne capacito.

  3. by Andrea De Mola on luglio 31st, 2012 at 09:59

    Mah… alla fine, pop o non pop, il difetto dell’intellettualismo “de noantri” credo sia lo snobismo verso qualsiasi prodotto (film, letteratura, musica) visto/letto/sentito anche dalla casalinga di Maratea (o era Scalea? boh?)
    Comunque sia, grazie di esistere, GS: brillante leggerezza, as usual.

  4. by Augusta on luglio 31st, 2012 at 09:59

    ma lui non legge i blog, lui è una persona seria…

  5. by Simone on luglio 31st, 2012 at 10:56

    Bel pezzo in effetti in Italia si fa la gara spesso a chi ce l’ha più profumato. Il concetto di arte. Anche perché la Cerimonia l’ho vista e l’ha diretta Danny Boyle, vero? Be’, cribbio, devo dire che Danny Boyle l’ho snobbato pregiudizialmente per anni poi ho visto in sequenza tutti i suoi film, compreso “127 ore” che mi ha devastato mente e corpo, e “Sunshine” e “Piccoli omicidi tra amici” e “The Beach” inclusi. E, beh… un turbine d’irrequietezza e libertà. E la cerimonia l’ho trovata veramente potentissima.

  6. by olivia on luglio 31st, 2012 at 11:12

    augusta, lo stagista che ti gugla tutti i giorni per vedere cosa è uscito su di te ce l’ha anche il regista degli spot dei detersivi, vuoi che non ce l’abbia sorrentino ?

  7. by simona on luglio 31st, 2012 at 11:46

    Meraviglia la regina in rosa cipria scortata dal bel finto Bond.

  8. by DB on luglio 31st, 2012 at 12:57

    A me sfugge il senso di iscriversi a Twitter per scrivere messaggi estrapolando frasi dal libro di un altro. Sarebbe stato più sensato iscriversi a Twitter per scrivere messaggi estrapolando frasi dal proprio libro, magari nei panni del protagonista. Scontato, ma sensato.

  9. by Guia Soncini on luglio 31st, 2012 at 13:04

    Ma il «proprio libro» di chi? Mi sono persa un passaggio e il falso Sorrentino di Twitter s’è confessato essere un altro scrittore? Piperno? Franzen?

  10. by Seb on luglio 31st, 2012 at 13:56

    Lodi lodi lodi (cit. Comitato de I Fatti Vostri)

  11. by vlove on luglio 31st, 2012 at 14:50

    I gusti sono gusti. Punto. Non deve essere tutto bianco o nero, c’è anche il grigio e soprattutto c’è, soprattutto negli aspiranti intellettuali (che fanno l’intellettuale, non lo sono) la mania di criticare tutto e tutti, senza comprendere il perché e senza voler dar vita ad un dialogo. E soprattutto fa figo scrivere su twitter, chi non lo fa è un povero sfigato.

    Io sono su twitter ma lo uso con cognizione di causa, con un profilo rigorosamente privato per condividere il condivisibile solo con chi è realmente interessato e non con stalker del terzo millennio.

  12. by Guia Soncini on luglio 31st, 2012 at 14:51

    Rigorosamente.

  13. by pio on luglio 31st, 2012 at 18:48

    comunque, a parte certi momenti divertenti (la regina come bond-girl) mi sono annoiato: troppa roba

  14. by Two Heads on luglio 31st, 2012 at 19:07

    Arrivo da Twitter che uso molto anche per lavoro, ho quattro o cinque account ma ovviamente (tipico di noi autistici egotici che affolliamo l’Interwebs) quello che uso di più è quello personale. Quelli di lavoro non li caco se non due volte a settimana, diciamo la verità.

    Con grande stupore apprendo che La Soncini esiste ancora ed è sopravvissuta alla Morte dei Blog. Non ti leggevo nemmeno quando i blog erano vivi.
    Torniamo a Twitter. Twitter è fuffa tranne quei rarissimi casi di utilizzo come pseudo aggregatore di notizie o breaking newsi epocali tipo la pubblicazione del p0rn0 della Rodriguez. La massa dei tweet è idiozie egocentriche, cazzate, idiozie egocentrice, spam di bimbiminkia, cazzate egocentriche, letame in piccole dosi. Anche io ci scrivo un sacco di idiozie e battutine da terza media e se fossi intelligente troverei di meglio da fare, ma non lo sono, come tutti gli altri. Dunque ha ragione chiunque associ giudizi negativi a Twitter. Ovvio, ci sono posti peggiori, tipo Facebook. Ma è il “social web” che per sua natura produce merda.

    Avrei voluto scrivere qualcosa sulla cerimonia di apertura delle olimpiadi ma non l’ho vista, non ho la TV da quando è passata al digitale. Questioni di fedeltà ideologica all’analogico. E poi a che serve la TV? Le poppe dell’Internette son meglio del pop televisivo.

    Ma passiamo oltre. Veniamo al nocciolo. Il pezzo di Miss Soncini è rivolto a Sorrentino, le dichiarazioni “non guardo la TV” dell’articolo linkato sono di Garrone. L’articolo è una intervista a Garrone peraltro, non è difficile sbagliarsi.

    Ora, caldo è caldo, le donne over 29 sono già vecchiette (cit. Silvio Re Nostro), ma questo non basta a spiegare l’errore. Potrebbe esserci il movente ideologico del razzismo contro i napoletani, che sono tutti uguali, come i n3gri e i musi gialli, dunque è facile confonderli. Sì, forse non c’entra una sega ma tirare in ballo il razzismo fa sempre un po’ cacare sotto l’interlocutore. No, piuttosto io penso che dietro ci sia altro. O forse è l’assenza di questo altro. Dunque potrei buttarla sul “sei acida perché non trombi”, ma pure io non trombo. Riflettendoci, questo potrebbe spiegare il tutto, ma no, non ci piace come soluzione. Le motivazioni sono altre, lo si capisce da certi riferimenti oscuri che possono cogliersi qua e là.

    A questo punto spero che si sia perso il filo del discorso ma che si capisca che ho ragione per i motivi che non scrivo perché la Soncini non esiste e questo blog è legato ai servizi deviati del Bangladesh e potrebbero risalire al mio luogo di residenza se scrivessi verità scomode per questo regime SocialMediatico2.0 che strangola le peggiori menti della nostra (de)generazione.

    Rinasceremo a Tangeri se Dio lo vorrà, ça va!

  15. by Isa on luglio 31st, 2012 at 19:14

    Sontchee, che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? Sei una gigantessa, una maledetta gigantessa. Forever.

  16. by mal on luglio 31st, 2012 at 20:01

    Io una volta ho dato vita a un dialogo. Poi l’ho affogato nel lavandino.

  17. by Guia Soncini on luglio 31st, 2012 at 21:26

    Due teste (chissà se era una sola), si tenga fortissimo perché, per premiarla di essere venuto qui a spiegarci che non mi legge, le svelerò una cosa che doveva essere tenuta segreta ma lei merita un completo panorama dei retroscena. Non solo l’intervista cui lei fa riferimento è a Garrone, che è il regista di Reality, il film citato in quella frase, ma è di maggio, non di due giorni fa. Se ne potrebbe forse concludere che non di quell’intervista si parli quando si dice che Sorrentino due giorni fa ha parlato di Twitter in una lettera a un sito di pettegolezzi. Non le nascondo che alcuni esponenti dei servizi, dopo un’attenta analisi, pensano che un’analoga conclusione si possa anche trarre dal fatto che l’intervista non parla di Twitter, è a Repubblica, e non è una lettera, ma queste loro ipotesi non mi hanno ancora convinta, pensavo di affidarmi a lei per le prossime analisi dei dati in nostro possesso. Io e lei, insieme, saremmo due segugi cui nulla si può nascondere. Comincerei questa nostra collaborazione facendo la mia parte: l’altra intervista linkata è a Tornatore! Che non è neanche napoletano! È chiaro che c’è qualcosa sotto, stanno cercando di confonderci. Ma non ce la faranno, vero? Vero? Vero?

  18. by Massimo on luglio 31st, 2012 at 22:03

    Io, a dir la verità, non ci ho capito un picchio. E dire che compro regolarmente (non necessariamente leggo) la settimana enigmistica.
    Ovviamente mi astengo dal fare commenti su ciò che non capisco. Ma mi viene comunque in mente una domanda: ma uno può liberamente strafottersene di ciò che gli pare senza per questo che gli svengano trifolati i cosidetti? Se a Sorrentino non gli sbatte niente di ciò di cui non gli sbatte niente non sarà libero di farlo? E, conseguentemente, se viene intervistato non sarà libero di dirlo?
    Se mi avate capito bene, se non mi avete capito siamo pari.
    Baci
    Massimo L. Salis – Selargius (CA)

  19. by mela on agosto 1st, 2012 at 01:58

    Massimo, l’abbiamo capito che NON hai capito – tranquillo!
    Scusa Guia se ti faccio notare che Tornatore non si paragonava a Kubrick, ma solo riportava l’iperbole (credo sia questa la figura retorica) del critico … ah, e per favore non lasciarci tutti questi giorni senza post, che fa pure caldo!

  20. by mela on agosto 1st, 2012 at 02:09

    Modestamente propongo la maiuscola a “limitismo”, tanto per restare in ambito pop …

  21. by M.r.B. on agosto 1st, 2012 at 03:55

    Posto che questo tuo post, come sempre, le magliette, ma la cosa più bella di tutte, la più meravigliosa è l’intervista a Tornatore, il quale, senza ironia alcuna, dice, parafrasando: “Non ho vinto l’Oscar perché Rossella ha dato dei vecchi a quelli dell’Academy”. Rossella. Ne abbiamo trovato uno che crede a quel che legge quando legge “Alta Società”.

  22. by Filippo Golia on agosto 1st, 2012 at 05:19

    Se il pop è ciò che è poplare, da Dante ai Beatles, non vedo proprio chi potrebbe immaginarsi di criticare una categoria così vasta. Forse un pope ortodosso ma avrebbe le sue ragioni, per quella e in più che lo mette fuori. Se il pop è un fenomeno culturale iniziato negli anni 50 eccetera (una cosa come il modernismo, le avanguardie, il neorealismo o la scapigliatura – sorry), l’unica cosa che mi viene in mente è che nessuno dei suoi protagonisti si sognerebbe di difenderlo con la rabbia che mostra lei. Sembra un’intellettuale italiana di alcuni anni fa che tutto è buono ciò che viene dall’Unione Sovietica, oppure son guai. Se in Italia non c’è pop e i giornalisti vanno tutti a Montecitorio sarà perché qui si fa ideologia o confessione di ogni cosa, rovinandola.

  23. by Zagabart on agosto 1st, 2012 at 08:51

    Soncini, sei una ragazza intelligente, scrivi bene e credo che in un’altra vita se ti conoscessi ti farei la corte,ma lasciatelo dire: delle volte sei un po’ pesante: quando ti toccano i socialini e la cultura pop, diventi peggio di Bordone.
    Credimi: al netto delle cazzate che può aver detto Sorrentino, si capisce lo stesso che sei intelligente, anche senza scrivere pipponi come quello sopra.
    E poi credo abbia ragione Massimo: se a uno non glie ne frega niente di una cosa, credo sia libero di dirlo (anzi, se veramente non gli frega niente la meglio cosa è stare zitto, comunque….)

    Ti voglio bene.

  24. by Zagabart on agosto 1st, 2012 at 08:51

    E scusami per la punteggiatura.

  25. by pippo on agosto 1st, 2012 at 09:18

    Fare all’ammore a posillipo coi giornali sotto i pini dentro la fila di macchine con vista su arco di mare nisida-pozzuoli-ischia-campi flegrei, solo il pensiero, mi fa lacrimar.

  26. by david on agosto 1st, 2012 at 10:50

    dell’ostentato senso di superiorità nei confronti di TV Sorrisi e Canzoni, in elogio alla cultura popolare

  27. by aspirine on agosto 1st, 2012 at 20:39

    Non credevo che i twittaroli fossero così permalosi.

  28. by Geek on agosto 1st, 2012 at 20:52

    la seconda che hai detto

  29. by Manuela on agosto 1st, 2012 at 22:24

    «I social network sono pieni di gente cattiva»

  30. by Ferd on agosto 2nd, 2012 at 15:34

    Io la battuta di DB l’ho capita adesso (è grave?)

    Che poi non è una battuta, ma è sottile.
    Meglio di Bordone.
    Applauzi

  31. by olivia on agosto 2nd, 2012 at 16:13

    ennò un attimo. non tiratemi in ballo bordone che dopo sean penn e altri 4-5 ma non di più resta uno degli uomini più sdraiabili del mondo.

  32. by Massimoi. on agosto 3rd, 2012 at 10:38

    Cara Mela, l’importante è che abbia capito tu.
    Bac

  33. by Massimo on agosto 3rd, 2012 at 10:39

    Cara Mela, l’importante è che abbia capito tu.
    Baci.
    M.

  34. by matilde on agosto 3rd, 2012 at 22:34

    “dell’ostentato senso di superiorità nei confronti di TV Sorrisi e Canzoni, in elogio alla cultura popolare”

  35. by maree74@libero.it on agosto 13th, 2012 at 13:31

    Cara Soncini, se avessi letto “hanno tutti ragione”, o ancor meglio, se lo avessi ascoltato dalla voce narrante di Tony Servillo, non oseresti rivolgerti a Sorrentino senza stare in ginocchio.Una cosa immensa, una sequela di verità su di noi, sul pop, sulle donne, che non potrà che deliziarti. Un giorno verrai a casa mia a ringraziarmi di persona per avertelo segnalato.
    youtube.com/watch?v=Zq8Zt-vIYy8

  36. by Francesco on agosto 15th, 2012 at 21:01

    Omioddio l’ho ritrovata. Ed e’ la Guia che ricordo e che leggevo divertito a mia moglie in spiaggia. E passato tanto tempo e mi auguro che il mio commento le faccia piacere: oddio quanto hanno perso al Foglio.

  37. by valentino on agosto 17th, 2012 at 22:34

    Vuoi mettere, ora hanno Annalena.

  38. by olivia on agosto 27th, 2012 at 10:52

    valentino : che fortunelli, eh.

  39. by Francesco on settembre 15th, 2012 at 05:51

    Annalena, Annalena, e’ vero… pero’ appena inizio a leggere un pezzo della “nostra” appare inconfondibilmente suo. Per la Annalena, che non me ne voglia, devo invece arrivare alla firma per capire chi ne e’ l’autore.

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