What’s wrong with aerobics? What am I: a snob?

Due settimane fa, mentre io chissà da quali questioni assai meno rilevanti ero distratta, l’uscita nei cinema di Mariti e mogli ha compiuto vent’anni. Ieri sera, mentre lo rivedevo per la duecentesima volta, ho detto quel che dico tutte le volte: che è il miglior Woody Allen di sempre, nessun Manhattan si senta offeso.
E sì, lo so che sono negata a fare le classifiche e che potrei dire con la stessa convinzione la stessa frase di un’altra mezza dozzina di suoi film (in effetti il Woody Allen migliore è Io e Annie, per quanto desideri la pena di morte per tutti gli uomini che l’han visto negli anni formativi; no, ora che ci penso il miglior Woody Allen è Crimini e misfatti, il Match point degli adulti; non diciamo sciocchezze, il miglior Woody Allen è Hannah e le sue sorelle, anzi no è Manhattan, anzi no è l’episodio di New York Stories; figuriamoci, il miglior Woody Allen è quello che fa più ridere di sempre, cioè Harry a pezzi – oddio, non è che Pallottole su Broadway faceva ancora più ridere? Mmm, ricordo con certezza d’essere uscita da La dea dell’amore coi muscoli indolenziti dalle risate; facciamo che il miglior Woody Allen è quello più imperdonabilmente avanti e quindi più incompreso di sempre, Celebrity? – eccetera.)
Lo so che viene (a me, innanzitutto) il sospetto che il mio debole per Mariti e mogli sia dovuto al suo essere il film dei miei vent’anni (e a vent’anni è tutto ancora intero), e al suo avermi da vent’anni fornito le parole per dare del passivo-aggressivo a chiunque mi rompa i coglioni (tra i pregi del signor Allen, c’è il far parte del nostro bagaglio culturale in maniera così profonda da essere mimetizzato: finché non ho rivisto, l’anno scorso, Hannah e le sue sorelle per scrivere un articolo, per dire, io ero convinta che il fatto che si capisca quel che una persona pensa di te dagli uomini che ti presenta fosse un’intuizione mia, mica una one-liner rubata a lui.)
Ma io me li ricordo, i miei vent’anni e l’uscita di questo film, ma perfino i miei quattordici e quella di Hannah e le sue sorelle: era un pieno di critici che dicevano che ormai era un autore finito. Così come mi ricordo ogni Venezia che ho frequentato tra i venti e i trenta, e gli sbuffi per i film di un regista in declino da parte della critica, critica che usciva da proiezioni di capolavori assoluti come Celebrity o Harry a pezzi. E quindi, per quanto Vicky Cristina Barcellona fosse tremendo e quello italiano io non l’abbia neppure visto, ho smesso di credervi da almeno vent’anni, quando dite che dovrebbe ritirarsi e che non si capisce ‘sta smania di fare un film l’anno.
Peraltro, sulle reazioni italiane al suo film spaghetti e mandolino Allen dice una cosa perfetta qui, con quell’inclinazione a prenderla bassa che è una delle cose che da sempre me lo fanno amare. E, siccome dalla stessa intervista scopro che Mariti e mogli è anche il suo preferito, credo che mi metterò qui a fare un elenco delle ragioni per cui per i prossimi due giorni lo amo sopra ogni altro suo film. Lo so, non aspettavate altro.

  • Sydney Pollack – che non era solo un gran regista, era anche uno di quelli cui ti veniva voglia di voler bene, una di quelle facce che ti convincevano che, se quello lì l’avessi conosciuto, avresti saputo che era una brava persona;
  • meglio ancora: Sydney Pollack in (strepitosissima) crisi di mezza età, che si mette con l’insegnante di aerobica e all’amico che gli chiede se s’è rincoglionito risponde «Non è Simone de Beauvoir, embè?», che si lamenta dell’opera lirica cui lo trascinava la moglie che non lo accompagnava mai a vedere i Giants, e su quella cosa dell’accumulo di cliché che diventa capolavoro aveva ragione Eco;
  • Judy Davis, e quella scenata al telefono da casa del povero tizio che ha invitato un’appena separata a uscire;
  • per sovrappiù, Judy Davis che s’illude che quella con cui il marito separato la tradisce sia un’intellettuale con cui lavora, una tutta Princeton, una «me, ma più giovane»;
  • Mia Farrow, che non è mai stata così bella e così brava e così capace di farci pensare cose crudeli come «avrebbe dovuto spezzarle il cuore più spesso, guarda che capolavoro ne è uscito»;
  • Mia Farrow, un aggiornamento del melaniahamiltonismo alla contemporaneità come non ce n’erano mai stati prima di quel film e non ce ne sono più stati dopo;
  • e persino Juliette Lewis, nella categoria alleniana «attrici che hanno avuto senso solo con lui»: Mariel Hemingway, Charlize Theron, Barbara Hershey, Mira Sorvino. Ecco, forse il miglior film di Allen dev’essere per forza uno che ti faccia amare un’attrice che prima e dopo di allora non avresti mai potuto. D’altra parte il miglior Verdone è quello in cui illuse il mondo che Eleonora Giorgi fosse un’attrice, no?

 

Comments so far:

  1. by donna del lago on settembre 30th, 2012 at 18:20

    grande pollack. pensa anche al suo cameo in tootsie (un pomodoro non si alza e non si siede, è un pomodoro).
    comunque saranno ventanni che oscillo tra hannah e manhattan (cioè, magari).

  2. by mela on ottobre 1st, 2012 at 1:13

    passivo-aggressiva, in italiano: chiagn’ e fotte

  3. by david on ottobre 1st, 2012 at 8:56

    qui non capisco l’inglese (solo lo snobismo)

  4. by olivia on ottobre 1st, 2012 at 10:34

    se voglio piangere : interiors
    se voglio ridere : misterioso omicidio a manhattan (so la sceneggiatura intera a memoria per quante volte l’ho visto. e ci ho conquistato un paio di uomini con le citazioni)
    nel mezzo una serie di capolavori che non sai a che punto della classifica piazzare. comunque sì mariti e mogli e crimini e misfatti tra i migliori.
    amo talmente woody che sono riuscita anche a difendere l’indifendibile (fai bene guia a non vedere quello italiano di cui ho anche rimosso il titolo per l’imbarazzo che mi provoca)

  5. by Defederiki on ottobre 1st, 2012 at 11:07

    Pena di morte per la visione di “Io e Annie” negli anni formativi…e perché mai di grazia?

  6. by olivia on ottobre 1st, 2012 at 15:01

    l’opera omnia di woody andrebbe fatta vedere negli anni formativi !

  7. by david on ottobre 3rd, 2012 at 11:33

    OT gent.le sig.ra Soncini,
    mi piacerebbe conoscere il Suo qualificato parere – se Le è capitato di vedere il film – sulla commedia del 1991 Other People’s Money, con Danny De Vito e Gregory Peck (in particolare sul confronto dialettico davanti agli azionisti della società tra Danny De Vito e Gregory Peck ).