Scusate (qualcuno deve pur scusarsi, e se aspettiamo che lo faccia la Rcs stiamo freschi)

aggiornamento: C’è. Vi risparmio la cronaca degli strilli, dei ma-cosa-c’entriamo-noi-è-Amazon-che-decide-quando, del fatto che, del tutto casualmente, un quarto d’ora dopo era on line.

La tecnologia è da ringraziare per questo. Che si tratti di qualsiasi cosa, è online in pochissimo tempo. Un evento o una notizia che è accaduto in qualsiasi parte del mondo viene proiettato online in pochi secondi di tempo. Puoi anche guardare una partita in diretta o guardare il tuo programma TV preferito online. Mi si trovava a casa e guardavo l’evento completo sul mio cellulare online.

D’altra parte, se sei così cialtrone da dimenticarti di mettere in vendita i tuoi prodotti, non ci si può aspettare che tu abbia abbastanza cervello da dire «Sì, scusa, in effetti ho fatto una cazzata, rimedio.»

Valga, questo post, come risposta cumulativa a quante mi chiedono, in giro per piattaforme e (le più spericolate) in messaggi privati, «Ma oggi non doveva esserci on line la seconda puntata del tuo libro?».
Lo so, su Amazon non c’è. Su Internet Bookshop neanche. C’è su iTunes, che è già qualcosa ma non abbastanza.
Perché non c’è? È una buona domanda, l’ho fatta a un certo punto della notte alla editor dicendole di sistemare qualunque disastro avessero combinato appena sveglia. Adesso (mezzogiorno d’un giorno lavorativo), a messaggio di sollecito, ella mi ha risposto che si accingeva a cercare di capire. Con questi tempi di reazione da tendini mozzi, fate prima a comprarvi il cartaceo a gennaio (o a scaricare da iTunes, ma per esempio io non ho idea di come si faccia. Cioè, si farà come altrove, ma poi per esempio su Kindle puoi leggerlo? Qualche anima buona che sa può illuminarci nei commenti qui sotto? Lo so: pretendiamo i vostri soldi, non vi diamo i prodotti promessi, e vi chiediamo pure di farci da helpdesk. Meritiamo la bancarotta. Avete ragione, non è che ci sia tanto da discutere.)
Io, oggi, pensavo avrei scritto un altro post. Uno in cui vi pregavo di dirmi che non si notava tanto la virgola che mi avevano scempiato nella seconda puntata, e della quale mi ero accorta troppo tardi. Perché, naturalmente, quando sei così cialtrone da dimenticarti di mettere regolarmente on line le puntate d’un libro che hai deciso di far uscire a giorni fissi, sei anche così analfabeta da togliere una virgola giusta ammazzando il ritmo della frase, e anche così arrogante da farlo senza avvisare l’autrice, all’ottavo giro di bozze, dopo che per i precedenti sette lei ti ha corretto i refusi che eri troppo approssimativo per vedere, sistemato l’impaginazione che eri troppo privo di senso estetico da risolvere altrimenti che con dei tracking che manco le macchinette per i biglietti da visita in metropolitana, eccetera. (Forse lo hanno fatto per me: distraiamola dallo scempio virgolistico, come si può fare, è così sensibile alla punteggiatura, ecco, ci sono, forse se evitiamo proprio di metterlo in vendita ha qualcosa di maggiore per cui innervosirsi.)
Che tutta questa gente prenda uno stipendio è una cosa di cui io non mi capacito. Che, il giorno in cui non lo prenderà più, ci toccherà solidarizzare, chiedere contributi statali, gridare allo scempio culturale, e mandargli una troupe di Floris per empatizzare con le loro bollette e il loro tonno improvvisamente non di marca, è una roba che farebbe piangere chi non sappia ridere.
Comunque: per questo libro questo editore abbiamo e ormai questo ci teniamo. Inizio a capire come ci si sentiva prima del divorzio («Ma ci hai appena scritto un libro, non dovresti averlo capito scrivendo?» – ah, dite che è sempre parte della manovra lo-fanno-per-me? È per fornirmi materiale per un’appendice?)
Nel frattempo, siccome c’è anche gente che il proprio lavoro lo fa (e il bello è che è gente che, diversamente dalla Rizzoli, non ha niente da guadagnare da questo libro), qui c’è una favolosa guida alla seconda parte, e qui (oltre a una mia foto semipornografica, che non guasta) ci sono due capitoli della prima parte.
E grazie, a voialtre che vi ostinate a tentare di leggere un libro che l’editore neanche si prende il disturbo di ricordarsi di vendervi.

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