Per non parlare del fatto che son vent’anni che mi vedo scritta su tutti i muri

Se «non esiste il mezzo, esiste l’uso che se ne fa» non fosse un concetto troppo banale persino per me, la questione sarebbe poi solo quella: che alla fine, persino sul mezzo a più facile tracollo di niente da dire, a più immediata esposizione della crisi dei cinquanta, uno bravo lo riconosci perché riesce a inventarsi una cosa. Per dire: trasecolo da giorni sulla perfezione di Modern Seinfeld. Che è in un certo senso la perfetta dimostrazione dell’impalpabilità dell’essere più bravi degli altri: non ci voleva niente, ci voleva tutto.
Quindi, a questo punto, la logica del discorso approderebbe a: Lorenzo se n’è inventata un’altra. Si chiama #JovaTimeline, ed è quel che sembra: un hashtag, cioè niente. Solo che siccome niente racconta tutto come le canzonette – non le canzonette raccontate da chi le fa: le canzonette raccontate da chi ci ha agitato almeno un accendino, o un cellulare se è così sventatamente giovane da aver vissuto una vita senza accendini ai concerti – quell’hashtag lì può diventare tutto, pure un pezzo di storia d’Italia. Per raccogliere la quale c’è anche il sito. È un modo per vendere il suo cofanettone celebrativo? Certo che sì, e meno male (abbiamo superato l’assemblea d’istituto e lo sdegno per la commercializzazione della creatività, sì?) – lo è. Ma è anche una storia, e le storie sono l’unica cosa per la quale valga la pena usare tutti questi strumenti con cui ci rendiamo ridicoli ogni giorni fotografando piatti in ristoranti ed esprimendo opinioni che nessuno ci ha chiesto.

Esseremigliorideglialtri è qualcosache ci stacausandopiùdolore di quantosappiamo.Tuttistiamocercando di esseremigliorideinostri amici, deinostrifratelli e deinostrivicini.Questositospiegaulteriormentequestoproblema.

Per raggiungerequestoobiettivo, vogliamocercare di fare coseche non sonodestinate a noi. Iniziamo a vivereuna vita artificialeche non è nostra.Per dimostrareaglialtrichesiamomigliori di lorofacciamo le cosesenzapensare. Questa costantecompetizionestalasciandounvuotonellenostrevite. Purtroppo, non capiamocosastiamoperdendo in questoprocesso.


Ma, smaltita la logica evoluzione del discorso, vorrei approdare a quel che davvero mi interessa: me. Quell’estate con quella canzone a tutto volume. Quel fidanzato che, quando Lorenzo arrivava a «perché tanto non l’hai mai fatto come l’hai fatto con me», commentava «Ammazza che paraculo questo». Sono di nuovo gli anni Novanta. E non solo perché stasera c’era Silvio alla tele.

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