C’era una volta il mondo dello spettacolo, quell’universo di riferimento che è, per definizione, spettacolare.
C’era una volta. Anche in Italia, intendo.
Che ci sia stato un tempo – distante ma non così distantissimo come ci sarebbe da pensare guardandoci adesso – in cui questo paese produceva uno star system è una mia fissazione, una di quelle voragini di cui non mi capacito, un cambio di scenario che gli storici dovrebbero dedicarsi ad analizzare seriamente, invece di romperci le balle con roba da programmi scolastici delle medie. La migliore risposta all’esistenza di quel momento, e al fatto che sia scomparso così definitivamente da far dubitare che sia mai esistito davvero, resta quella che mi diede Favino: «Sì, ma era lo stesso momento in cui l’Italia produceva Olivetti».
Ma non mi basta. Non me ne capacito comunque. Niente capita per caso, come dice un regista che conosco, tantomeno le coincidenze, e mi interrogavo per la centomillesima volta ieri notte, guardando un improponibile spot proBonino, sull’assenza di system e pure sull’assenza di star («Vorrei fare un altro lavoro per poter dire cosa penso di quello spot», come dice un attore che conosco), e stasera mi sono ritrovata per (apparentemente) tutt’altre ragioni a guardare il Sanremo del 1981.
La composizione della giuria di qualità la sapevo, non perché abbia ricordi dell’81 (figuriamoci: mica ero nata) ma perché mi ero portata avanti con lo studio della pratica settimane prima di cominciare a guardarlo. La sapevo ma l’avevo rimossa. A parte Eleonora Giorgi, non so se in quota rosa o in quota «pizza fredda e birra calda: tutto a rovescio, come nella vita», vi assicuro che fa parecchissima impressione.
In quello stesso teatro Ariston. Con quelle stesse canzonette sceme (beh, oddio: era un anno che poteva permettersi di non far vincere Maledetta primavera o Sarà perché ti amo). Là, in quella stessa platea dove trentadue anni dopo ci sarebbero state le Serena Dandini e le Eleonora Abbagnato (le regole sintattiche del confronto impietoso qui esigono un «con tutto il rispetto»), Cecchetto presenta il presidente di giuria, un signore simpatico cui accade d’essere Sergio Leone, e lui presenta qualche amico suo venuto a rendere omaggio alle canzonette. Giancarlo Giannini, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi. C’era una volta, eccetera.

Comments so far:

  1. by giulio base on aprile 12th, 2013 at 23:40

    piango, rido, amo

  2. by aspirine on aprile 13th, 2013 at 13:24

    Non l’avevo visto (stavo meglio). Sono arrivata a Santamaria che fa finta di fare il trasloco e si gira per far vedere il tatuaggio finto, oltre non sono riuscita. Fa piangere dal nervoso per quanto è brutto, però di una bruttezza triste, quella che non gli consentirà di essere condiviso

  3. by david on aprile 15th, 2013 at 11:28

    Gent.le sig.ra Soncini
    la Giorgi era certamente in quota rosa, perchè nella composizione della giuria, la quota “pizza fredda…” (qualunque cosa sia) è successiva al Sanremo ’81