Chacun son sperme

Elenco non esaustivo di personaggi in cui ci si immedesima guardando Un château en Italie.

La dottoressa che «guardi, le do mezzo Valium.»
La madre di Garrel senza lobi frontali che racconta il parto.
Il padre di Garrel che ci è rimasto sotto.
Garrel (forse più di chiunque) quando lei lo trascina a occuparsi delle proprie smanie di fertilità e lui «ma non possiamo andare a casa a scopare?»
La suora che «per me parla arabo.»
Il fratello che si fa dire di sì dalla povera crista e poi ritira la proposta di matrimonio.
Garrel che risponde «io sono astigmatico» a quello che gli ha appena detto che ha l’Aids.
La custode che «c’era uno sceneggiato messicano.»
Il custode che «viziati marci.»
La madre che rimprovera il figlio morente perché sgarbato.
La madre che pretende di sapere meglio dei medici se il figlio morto è morto.
La madre che porta mezzo cocomero.
La madre che gliele canta, a quella stronza d’una statua.
La coppia che prima ancora di baciarsi la prima volta si sta già lasciando.
Il maggiordomo che «Disturbo?» mentre quella sta con le tette di fuori e quello la schiaffeggia.
Lei che cambia idea sull’asta.
Lui che un attimo prima la tampina e un attimo dopo si sente soffocare.
Lei che un attimo prima lo tratta come uno stalker e un attimo dopo non può vivere senza.
La ricca cui fondamentalmente fa schifo sfamare i poveri.
La povera cui fondamentalmente fa schifo essere sfamata dalla ricca.
Persino Omar Sharif che ancora gli rompono i coglioni con Lara.
Persino il prete col trolley.

Elenco non esaustivo di cose che vien voglia di fare al termine della visione di Un château en Italie.  

Innamorarsi.
Comprare un vestito azzurro a fiori.
Recuperare quell’intervista in cui Carla diceva che evidentemente avoir un cœur brisé n’empêche pas un sens aigu de la promotion, per capire infine che non era solo un complimento, ma il riconoscere in Justine Lévy una sorella.
Recuperare quell’intervista in cui Carla diceva che il suo è un nudo elegante, «non faccio mai nudo a peli», e appenderla sui muri di ogni laboratorio d’autobiografismo, usarla come testo del corso di laurea «le Bruni, o del come fare opere nude mai scomposte».
Comprare un vestito bianco a pallini rossi.
Avere un fratello, anche terminale, purché complice nel fare la scena di Barbablu.
Andare a denudarsi nei pressi di un’acquasantiera.
Recapitare a velleitari raccontatori di ricchezze e giri a vuoto un dvd con un biglietto che dica «i film sui ricchi deve farli chi nasce ricco».
Recapitare a velleitari raccontatori di rapporti tra borghesia italiana e spiritualità e clero un montaggio della scena del frate che le vende il rosario, delle suore che non le vogliono far attecchire gli ovuli, del prete col trolley, dell’acquasantiera, e sul biglietto scriverci «Vedi un po’ se impari».
Avere un funerale al quale indossare quella camicetta perfetta.
Chiedere ai volenterosi recensori che «non c’è traccia di Carla» cosa siano, i Garrel, se non il traslato di Bernard-Henri e Raphaël.
Comprare un montgomery.
Innamorarsi.

Comments so far:

  1. by Giulio Base on giugno 14th, 2013 at 16:24

    chiedersi se VBT abbia usato controfigure

  2. by Monica on giugno 14th, 2013 at 19:45

    se la metti così, corro a vederlo

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