James Gandolfini, 1961-2013

Per fortuna la memoria a gruviera m’impedisce di ricordare dettagli troppo imbarazzanti, ma quando al secondo anno di Soprano James Gandolfini vinse l’Emmy al quale era candidato il presidente Bartlet è grandemente plausibile ch’io abbia mugugnato contro la clamorosa ingiustizia e il vergognoso furto.
Perché non è vero che è impossibile rispondere a «vuoi più bene a mamma o a papà», così come non è vero che chi ha più figli non ne preferisca uno: a parità di valore, e lì si trattava di due scritture gigantesche recitate da due interpreti enormi, c’è sempre uno che preferisci, e West Wing è il mio debole ancora oggi, figuriamoci allora.
E poi perché la mia storia coi Soprano è stata uno di quei grandi amori che cominciano con «ma chi si crede di essere questo», è cresciuta lungo anni di visioni frammentate e di «com’è?» «come tutte le cose Hbo: bello ma noioso, dici “che bravi” ma non te ne frega niente».
Siccome sono scema ma non sono scema, lo sapevo anch’io che non era solo quel solito standard Hbo, che sarebbe stato criminale paragonarlo a eccellenze dell’inutilità come Six Feet Under, ma ormai era tardi, l’avrei visto alla fine, l’avrei visto come vedo tutto, in dvd, tutto insieme, ché una puntata a settimana è uno strazio cui la mia bulimia non riesce proprio a sottoporsi neanche per le porcherie, figuriamoci per le cose belle, e se non l’avevo seguito tutte le settimane fin lì potevo anche aspettare qualche altro mese, ormai stava finendo.
Tra il mio progetto di visione postuma e la vita come andò davvero si frappose uno scalo a New York tornando da un mare lì vicino. Ripartivo per l’Italia il giorno dopo, mi fermavo una sola sera e mi ricordo ancora la stanza con la precisione con cui si fermano le scenografie dei grandi amori (siccome è un grande amore molto didascalicamente sceneggiato, non poteva certo essere una stanza d’albergo da parvenu: era l’Algonquin, signori della corte, e ora ditemi voi se non era destino).
Insomma arrivo stremata, accendo la tv, e mi fermo col contenuto del frigobar ancora in mano. Perché se c’è una cosa di cui di norma non mi frega granché sono gli attori. D’accordo, dei carrelli e dei dolly mi frega anche meno, ma insomma gli attori cani non mi danno nessun fastidio. Arcuri, Streep: non ci faccio molto caso. Però quella roba lì che c’era sullo schermo era pazzesca. Mi ricordo esattamente la stanza, lo schermo, e il mio pensare: li copriranno di premi, e non solo perché è l’ultima stagione. Li copriranno di premi ed è giusto così, perché questi due sono di un virtuosismo quasi fastidioso, e questa roba che stanno facendo è dire a tutti quelli che fanno il loro mestiere «Scansatevi, non ce n’è per nessuno».
Era l’ultima annata dei Soprano, e se penso che non ci sia premio che conti qualcosa, se non mi fa poi molta impressione che l’irrilevante cinema italiano non dia il suo irrilevante David a Reality (cioè: all’unico film rilevante uscito in Italia l’anno scorso), è sì per quella volta che la sceneggiatura dell’Attimo fuggente vinse il rilevante Oscar contro Harry ti presento Sally e contro Crimini e misfatti, ma è anche perché quell’anno lì gli Emmy poi non li diedero a Tony e Carmela (come da mia al solito sballata previsione), ma a uno di Boston Legal (qualunque cosa sia) e a Sally Field per Brothers and Sisters – che, voglio dire, tanto valeva Carol di Centovetrine.
(Poi ci sarebbe anche quella volta che non lo fecero parlare dopo che avevano vinto il premio come miglior serie, ma insomma credo si stiano già vergognando abbastanza così.)
(E adesso aspetto il primo che obietta che in questa scena il lavoro lo fa tutto lei, e poi la tesi «non abbiamo grandi attori perché non abbiamo un pubblico che se li merita» è confermata.)

Comments so far:

  1. by david on giugno 20th, 2013 at 16:32

  2. by olivia on giugno 21st, 2013 at 10:08

    l’algonquin ! fra un paio di mesi mi presento e chiedo: stessa camera di soncini, grazie.

  3. by david on giugno 28th, 2013 at 16:14

    le immagini del funerale di gandolfini potrebbero tranquillamente essere state prese dalla (o essere messe nella) serie TV, per dire il realismo dei soprano.

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