Insomma, poco fa su Twitter compare un’intervista del tenero filone giornalistico «Se parlo male un po’ di tutti, le agenzie mi riprendono, e se non loro almeno i blog, e se non i blog almeno altri giornali che nessuno leggerà ma mia mamma può dire alle amiche al paese che il figlio ha tanti ritagli».
È un genere per il quale Claudio Sabelli Fioretti dovrebbe chiedere i diritti e che tante soddisfazioni dà ai di lui emuli e alla serie B delle celebrità locali (in un Paese senza star system, cioè senza serie A della celebrità, esserne serie B è uno sporchissimo lavoro).
Ora, lasciamo stare i dettagli.
Lasciamo stare che ci siano cose (i David e il Primo maggio sono le prime che mi vengono in mente) che sono ogni volta così prevedibilmente e grandemente disastrose che, se ci metti la faccia, poi devi pianificare sei mesi di silenzio, ché qualunque dichiarazione men che conciliante tu faccia prima che il mondo si sia dimenticato della tua performance incoccerà immancabilmente in un coro di «Ma ancora parli?» – e ‘sti due hanno appena presentato i David (dopo la messa in onda dei quali ci si augura che qualche anima caritatevole abbia illustrato loro un concetto non complesso quale la pronuncia della parola Reality, che avevano trascurato di farsi spiegare prima della cerimonia).
Lasciamo stare che la prima cosa che mi è venuta in mente – quando ho iniziato a leggere di Tizia sopravvalutata, Caio innocuo e altre condiscendenze tutte rivolte a gente più di successo di loro – è stata che l’era del “vale tutto” si è evidentemente estesa dai socialnè ai giornali, che non hanno neanche la giustificazione dell’immediatezza di un tuìt. Mi sono ricordata di quella sera in cui la moglie di un autore di Crozza ha scritto senza che le venisse da ridere che Crozza sì che è bravo, mica Guzzanti (e il romanzo che ho nel cassetto io sì che è un capolavoro, altro che Franzen). Mi è venuta in mente ma l’ho subito accantonata come esempio sbagliato, ché tra i grandi calibri citati nell’intervista Guzzanti è l’unico risparmiato, e ovviamente non c’entra niente il fatto che uno dei due abbia fatto una particina in Aniene, perché non è che tutta ‘sta manfrina io-cane-sciolto, io-che-le-canto-chiare, io-spirito-libero possa incagliarsi di fronte a una piccineria come il tutelare i rapporti coi pochi che ti fanno fatturare, no? Cioè, non è che se ora il deprecato Zalone ci offre una parte ne parliamo bene, no? Figuriamoci, noi-che-non-guardiamo-in-faccia-a-nessuno.
Lasciamo stare che a domanda «Con quale comico vi tradireste?» non si può rispondere rassegnàti alla propria solitudine di fuoriclasse «Vianello è morto, Walter Chiari è morto, Tognazzi è morto», non senza aggiungere «e peraltro se fossero vivi mi direbbero “Sparisci, sgorbio”» – cioè, si può, ma significa non avere il senso del ridicolo, che non è proprio la migliore delle premesse per fare il comico.
Lasciamo stare tutto, pure che raramente si siano visti due comici che fanno meno ridere, un programma più irrilevante, una pochezza più scarsa di quella di Greg e Lillo, e non è che questa notazione non c’entri: ce lo vedete Louis CK che dà un’intervista per dire quanto gli fanno schifo Tizia e Caio?
Lasciamo stare loro due. Parliamo del Paese in cui viviamo. Del suo rapporto col denaro. Del concetto di mercato soppiantato da una gamma di scuse che vanno da “tutti raccomandati” in giù; insomma: del fatto che più si parla di meritocrazia più sembra sfuggire il merito della questione, cioè che non sei meritevole se la mamma e la fidanzata ti trovano un genio, sei meritevole se hai degli stracci di riscontri oggettivi.
Lasciamo stare l’ampia categoria dei comici che non fanno ridere e il loro hobby di dare interviste per dire che gli altri sono peggio di loro, e parliamo del fatto che viviamo in una repubblica fondata sull’autocertificazione della qualità; un posto in cui puoi asserire che sei il comico più bravo in circolazione (il comico, mica il saldatore: il comico, in una società dello spettacolo interamente fondata sulla commedia, il comico, cioè uno dei due o tre talenti grandemente monetizzabili che si possano avere qui e ora) e, nella stessa intervista, dichiarare che la rete per cui fai un programma da dieci anni ti paga da dieci anni le stesse noccioline. E a nessuno viene spontaneo obiettare: scusi, ma non le sembra ci sia una falla logica?

Comments so far:

  1. by Opale on luglio 10th, 2013 at 19:31

    Dei canili non si butta via niente…
    “Un grande amore: sarà girato in Puglia, la serie web composta da 6 episodi da 7 minuti l’uno, prequel di Una grande Famiglia. A dirigere gli episodi ci sarà Ivan Silvestrini. A finanziare il progetto che Magnolia realizzerà per Rai Fiction ci sarà anche la regione con 7.625 € della National Film Fund (fonte Asca). Il progetto, sviluppato in sinergia dalla Rai e da Vanity Fair, sarà ambientato vent’anni prima dei fatti narrati dalla serie, e racconterà cosa è accaduto a Raoul, Edoardo e Chiara nell’estate del 1994.”

  2. by david on luglio 11th, 2013 at 11:36

    quando 10 anni di trasmissione e gli ascolti di 610 non costituiscono uno straccio di riscontro oggettivo

  3. by nico on luglio 11th, 2013 at 11:40

    Anche il giornalista non è male come comico: “Come fate a non essere ripetitivi?” e quelli giù a rispondere, come se fosse una domanda seria.

  4. by Guia Soncini on luglio 11th, 2013 at 11:41

    Ascolti rilevati da lei andando casa per casa, immagino.

  5. by david on luglio 11th, 2013 at 11:52

    ma uffa, “quando 10 anni di trasmissione non costituiscono uno straccio di riscontro oggettivo”

  6. by Guia Soncini on luglio 11th, 2013 at 15:31

    Se vuole possiamo continuare a discutere ancora a lungo dei palinsesti di RadioRai, del riscontro oggettivo di «Toh, abbiamo un’ora coperta a costi ridicoli», dei programmi che stanno lì da centodue anni: mi dica lei, io ho una passione per i dibattiti con gente che non sa di cosa parla ma ha abbastanza autostima da mettersi a discutere.

  7. by david on luglio 12th, 2013 at 9:39

    se devo dire io, dico che alludere ad ascolti bassi senza fornirne i dati autorizza me ad immaginarla col bloc-notes casa per casa
    p.s non mi deluda, non è autostima, è masochismo (allo stadio “bisogno di difendere lillo e greg pur di sentirle”)

  8. by ibbie on luglio 14th, 2013 at 21:51

    scusa soncini, ma se lillo e greg sono “la pochezza”, lei stessa come si classifica….?! no, così, per capire….

  9. by david on luglio 15th, 2013 at 18:22

    che poi, oltre a mamma e fidanzata, avrebbero renzo arbore che (dice google) ha definito 610 “erede di alto gradimento”

  10. by justalessia on luglio 16th, 2013 at 15:32

    E se uno riesce ad individuare riscontri positivi in dieci anni di trasmissione retribuita per un ammontare pari a circa il 50% dei costi presumibilmente sostenuti dalla medesima Azienda per mantenere accettabili le condizioni igienico-sanitarie dei locali in cui, ecco, non possiamo davvero pretendere nulla piú della googlata arboriana al volo.

  11. by david on luglio 16th, 2013 at 15:56

    mi sono appena reso conto di avere un masochismo selettivo

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