• Chissà quanto ci mette Francesca Borri a farsi lo smokey. Lo dico per i maschi etero inattrezzati che passassero di qui e ignorassero i fondamentali della civiltà (insieme che include il sottinsieme di quelli che, il primo giorno della storia che v’ha svoltato la sezione «precariato» dei giornali di luglio, invocavano gloria o rivoluzione o perlomeno Pulitzer per la coraggiosa bambina che strillava quanto fossimo tutti nudi): lo smokey è il trucco agli occhi (bello ma richiedente tempo e precisione) che FB ha nella foto che apre questo articolo. Quella foto in cui è una versione hipster di quel modello di inviata di guerra che è stata la Fallaci (ci vorranno secoli a studiare i danni che ha fatto, sulle piccole mitomani, l’archetipo d’egolatria fallaciano); quella in cui è vestita da fronte ma in interni, in interni ma con gli specchi rotti ché si capisca che è guèra, mica fashionblogging, in guerra ma con le sopracciglia perfettamente disegnate.
  • All’inizio di questo secolo incontrai in treno la mia ex compagna di banco. Era molto incinta, andava a Bologna a trovare la madre. Io andavo a Milano a cercare lavoro non avendone più uno a Roma, cosa che le fece sgranare teneramente gli occhioni («Però che brava che sei, ne cerchi subito un altro» – eravamo vicine ai trent’anni, sia detto per completezza del quadro). Il padre del feto non lavorava: «Non trova lavoro come antropologo». Il che è bizzarro, ne converrete. È una di quelle lauree a impiego sicuro. Al mio suggerimento che forse avrebbe potuto trovare un qualsivoglia altro lavoro, lei obiettò che lui era laureato in antropologia, era suo diritto fare l’antropologo. Una repubblica fondata sul volevo-fare-l’astronauta.
  • Una delle ragioni per cui le dissertazioni sull’immaginario pericoloso che inculchiamo alle bambine sono così fastidiose è che sono concentrate su dettagli sbronzissimi: il rosa? Le principesse? Ma siete sceme? Preoccupatevi piuttosto delle canzonette d’amore: pensate che ci facciano bene? Pensate che non contribuiscano all’eterna tredicennitudine di adulte completamente prive di senso del ridicolo? Il miglior insegnamento involontario che abbia mai ricevuto veniva da un cantante che parlava della scaletta di un concerto, e faceva così: «Bisogna andarci piano, con lo struggimento». Io me la vedo, Miss Smokey, che guarda le foto come raccontano una direttrice di newsmagazine guardasse i reportage dall’Africa («Questi bambini poveri sono così belli»), e ascolta i Radiohead, e si strugge, e pensa a quanto lui la amasse e se torna al fronte certo che la amerà di nuovo e –– mostrami un esaurimento nervoso, e io ti mostrerò un concorso di colpa da parte della playlist.
  • Marxiana, io ti capisco. Voglio dire: un’infanzia a chiamarsi Guia, se non ti capisco io. Certo, la mitomania dei genitori che ti chiamano come un personaggio minore di Ecce Bombo è diversa dalla mitomania dei genitori che ti chiamano come un’arricchita della Costa Azzurra, però insomma sempre lì stiamo: coi compagni di scuola che ti scherzano. Solo che, Marxia’, a una certa età i traumi infantili cadono in prescrizione. Capisco pure le cosmiche ingiustizie dell’adolescenza e dell’età adulta, eh: perché la Serracchiani partendo nello stesso modo ha fatto tanta carriera e tu no? (Forse dovevi puntare sulla frangetta e non sullo smokey, ma è solo un’ipotesi.) Perché ad altre scoppiano davvero le granate vicino e tu invece devi avere delle vivide fantasie sulla Bosnia fuori tempo massimo, o forse era il Kossovo, o forse no, vai a sapere (diciamocelo, ‘st’est europeo è un po’ tutto uguale).
  • Sono giorni che cerco senza ritrovarla, nel disordine stratificato del mio archivio, una frase di Christopher Hitchens sul fatto che puoi avere tutte le ragioni del mondo ma se ti esprimi male hai comunque torto (non che fosse ineditissimo, il concetto della forma che è sostanza, ma lui lo articolava particolarmente bene). Sono giorni che leggo le risposte, le indignazioni incrociate, gli «io sono più freelance di te», e mi chiedo: ma è possibile che scrivano tutti così male? Ma se io fossi il caporedattore che passa i pezzi di ‘sta gente vorrei settanta dollari io da loro.
  • Io ne conosco alcuni, di quelli che lavorano nelle redazioni. Sono uno spettacolo tenero, una versione di Maria Antonietta che non ipotizzerebbe mai sprezzanti brioche ma esorterebbe a sfamare il popolo coi banchetti del palazzo, salvo poi trasecolare se per farlo occorre vendere la carrozza d’oro. Sono indignati un po’ per tutto. Se viene licenziato qualcuno. Se viene prepensionato qualcuno. Se viene detto a qualcuno che deve viaggiare in economy, o che per le sfilate non avrà un autista, o che ci si aspetta produca contenuti anche per il sito oltre che per il cartaceo (ve lo ricorderete, il cartaceo: era quella cosa di quando andavamo in edicola, c’erano i telefoni a gettoni e per i risultati elettorali si aspettava la mattina dopo). Sono il relitto di un’epoca finita, passano le giornate a dire che è un paese orribile e che se avessero vent’anni espatrierebbero (probabilmente finendo a lavorare in uno Starbucks di Londra, come il novanta per cento dei cervelli in fuga che l’Italia non li valorizzava e all’estero invece sì che ci sono le opportunità). Non hanno mai pagato un conto di ristorante o un taxi non inseribili in nota spese. Le rarissime volte in cui ne licenziano uno, con tutte le accortezze le liquidazioni le scuse e i balocchi del caso, io penso sempre: chissà il trauma quando si renderà conto che la bolletta del cellulare ora deve pagarsela da solo. È chiaro che poi, quando la precaria (neologismo per: libera professionista incapace di fare la prima cosa che una libera professionista deve saper fare, ovvero farsi valere sul mercato) di stagione pianta il casino di stagione diventando la notizia di stagione, il senso di colpa del caporedattore coi ticket restaurant prende il sopravvento su tutto, cosa vuoi che conti verificare i cervelli esplosi quando ci sono quei magnificamente scandalogenici settanta dollari (per seimila parole: mostrami un giornale che pubblichi pezzi di seimila parole, e io ti svelerò che scrivi per il New Yorker).
  • Una delle ragioni per cui questi pensierini disarticolati arrivano tardi è che ogni tanto ce n’è uno, di questi casi «la società mi deve il lavoro che voglio fare, non sono io che me lo devo meritare, è proprio un mio diritto di nascita», e dico sempre le stesse cose e insomma vengo a noia persino a me che pure mi piaccio moltissimo. E le stesse cose non sono che i tuoi settanta dollari abbassano il prezzo e rovinano il mercato ed è colpa tua se guadagniamo tutti poco: «Lo faccio fare a un’altra che mi costa meno» è una frase plausibile solo se sei abbastanza mediocre da valere il «Tanto vale». Sì, anche i mediocri hanno diritto a un lavoro, però non stiamo parlando di spadellare hamburger, stiamo parlando di uno di quei lavori che – la vita è ingiusta, lo so – fanno per definizione i più bravi. Stiamo parlando di quando ti sei fatta fregare da Michelle Pfeiffer che «io sono qui per dare la notizia» o dalla signorina Grant che «voi fate sogni ambiziosi»; ecco, nell’immaginario di film svenevoli e canzonette lagnose e telefilm aspirazionali di cui la società è molto più colpevole che dei 70 dollari, la signorina Grant aveva una sua saggezza: queste cose costano, e tu non te le puoi evidentemente permettere. Perché, come ti dicevo prima, questi son lavori per quelli bravi, e tu evidentemente non sei brava abbastanza. Non lo dico io: lo dicono, marxianamente, i 70 dollari. Quelli che si traducono in: non ti dà da vivere, quindi non è un lavoro. Quelli che fanno di te, plausibilmente, un’adolescente anziana con un hobby a tempo pieno mantenuta dalla mamma (se la mamma della mia ex compagna di scuola non avesse fatto un lavoro vero tutta la vita, l’antropologo avrebbe dovuto trovare qualcun altro da cui farsi mantenere; non è che non capisca la tentazione, eh: se i miei genitori fossero stati in grado di badare a se stessi e quindi a me, sarei persino più rammollita di voi). Poi capisco che ogni tanto una si stufi, scapricci, tenti la carta dello scandalo perché molto altro non può fare, perché hai una certa età ed è tardi per cambiare direzione e cercarti un lavoro vero con la crisi e tutto, ma non è che sia colpa di qualcun altro, eh. Come mi ha detto una volta una che sa fare il suo mestiere, «Anche a me sarebbe piaciuto far la ballerina della Scala, ma avevo le gambe grosse».

Comments so far:

  1. by david on luglio 16th, 2013 at 15:45

    perchè c’è due volte la compagna in treno?

  2. by giulio base on luglio 16th, 2013 at 16:05

    «io sono più tuo fan di te»

  3. by Andrea on luglio 16th, 2013 at 17:53

    salvo poi accorgerci che anche il nostro, di lavoro, a un certo punto va fuori mercato. Prima ci si campava benone, poi meno, poi fine: è arrivato Napster, gli outlet, i cinesi, gli indiani di Bangalore che imparano l’accento brianzolo, le cavallette. Marxianamente, la definizione di lavoro è diventata sfuggente: quello che ieri lo era, e lo è ancora se inteso come complesso di nozioni, tecniche, sapienze, e biechi trucchetti del mestiere, domani non lo è più, è diventato hobbysmo per percettori di rendite. Nel ritardo che si crea fra l’avvenuta trasformazione e l’interiorizzazione che intignare è patetico prima che inutile (voglio dire, ci sono ancora i giornali in edicola, ancora chiedono la defiscalizzazione sull’acquisto della carta) insistono le marxiane, ma anche altra gente più simpatica e benintenzionata, che non meriterà il Pulitzer, ma nemmeno il bullismo.

  4. by Guia Soncini on luglio 16th, 2013 at 17:59

    Bullismo è un altro automatismo linguistico interessante, altrettanto ricattatorio di precariato ma meno efficace: perché ha il difetto d’essere un calco, e se lo sposti dal doppiaggese all’italiano, lingua nella quale si dice prepotenza, ti parte automatico il maddeché.

  5. by Alessia on luglio 16th, 2013 at 18:04

    Ecco io mi sforzavo di ignorarla questa cosa, che se mi dicono che sono bravissima ma non mi pagano allora non vale, ma dopo questo post non posso più. Ignorarlo.

  6. by FairyVisions on luglio 16th, 2013 at 19:00

    Fuori dal frenfi sei più simpatica. Ti do ragione su tutto.

  7. by callmemaybe on luglio 16th, 2013 at 19:56

    però l’orrore diffuso nelle redazioni e in ogni dove dà alibi infiniti a questi discorsi. Non è la Serracchiani la faccia oscura di Marxiana, ma Maran. E statisticamente i Maran sono troppi, da cui la facile presa del discorso.

  8. by val on luglio 16th, 2013 at 21:21

    bene… finalmente la padrona di casa si e’ arruspigghiata dal lungo letargo invernale…

  9. by M.r.B. on luglio 17th, 2013 at 2:33

    Era tre giorni che facevo refresh aspettando esattamente questo pezzo, parola per parola, e non deludi mai. E quel “marxianamente” lì in fondo: le magliette… T’amo

  10. by david on luglio 17th, 2013 at 8:47

    dove per maschio etero inattrezzato che invocava il pulitzer si legga riotta

  11. by Auro on luglio 17th, 2013 at 8:59

    Quanta ragione Guia, quanta ragione…. Il Kosovo e la Bosnia, che sarà mai.

  12. by Guia Soncini on luglio 17th, 2013 at 10:41

    Se avessi inteso dire «Riotta», avrei detto «Riotta». Ma capisco che il dato «Erano almeno in dieci solo sul mio Twitter, e io seguo ben poca gente» induca un friccico minore della sega «io commentatore dell’internet che non guardo in faccia nessuno e faccio i nomi che Soncini non ha il coraggio di fare».

  13. by Riccardo on luglio 17th, 2013 at 11:24

    Luca Sofri ha detto alla Borri una cosa importante. “Quei 70 euro, non ci sono: e dobbiamo decidere chi li deve tirare fuori, se riteniamo sia bene che tu li riceva. Io stesso non potrei pagarti neanche 70 euro, anche per il tuo pezzo più bello (forse uno sì, una tantum, per capriccio antimprenditoriale): perché quei soldi non mi rientrano mai.” Questo è il punto.

  14. by Gervasio on luglio 17th, 2013 at 11:42

    Ma solo io vedo titolo del post e link visitati in bianco su grigio chiaro? E’ un test della vista?

  15. by Guia Soncini on luglio 17th, 2013 at 11:55

    Cioè il punto è «con una punteggiatura così, cosa vuoi mai riuscire a fare giornali in attivo»?

  16. by david on luglio 17th, 2013 at 12:42

    per il vero era solo “faccio i nomi di chi sta nel sottoinsieme” e secondo me riotta (che io malsopporto) in quel sottoinsieme ci entra di largo;
    il Suo coraggio non c’entrava proprio anche se, a posteriori, il “si legga” può sembrare allusivo ad una Sua timidezza; se del caso, me ne scuso (però che suscittibilità sul punto).
    p.s. la parte su twitter non la ho capita: non uso twitter, preciso a sorrentino.

  17. by elena on luglio 17th, 2013 at 14:02

    non che non ci sia da dire altro sulla questione del paese di quelli che fare il sociologo è un diritto fondamentale (in effetti, ripensandoci, non c’è), ma della storia di alfano e di quanto sia la copia sputata della seconda metà della seconda stagione di veep? che ok, veep non è the west wing, ma non ci credo che tu non l’abbia visto, su.

  18. by Simone on luglio 17th, 2013 at 15:14

    Grazie. Grazie per avermi spiegato perche’ tra una lacrimuccia e l’altra la storia mi puzzava. E grazie per «con una punteggiatura così, cosa vuoi mai riuscire a fare giornali in attivo»

  19. by benedetta on luglio 17th, 2013 at 16:26

    Ma non c’è contraddizione nell’esortare le persone a non “sentirsi in diritto” di avere un lavoro e, allo stesso tempo, dire loro che non sono capaci di farsi valere sul mercato? Delle due, l’una. O no?

  20. by david on luglio 17th, 2013 at 16:55

    che poi, salutando il signor padrone, come se il “mediocre” a cui si concede il diritto di spadellare hamburger non fosse condannato al precariato

  21. by luca dammicco on luglio 17th, 2013 at 18:19

    Sullo smockey non posso pronunciarmi però, a rischio di uscire dall’argomento, mi domando: che credibilità ha un giornale che pubblica pezzi sulla Siria che valgono 70 euro? E se poi arrivo io, che non ho mai scritto manco una riga, e mi propongo per 40 euro magari scrivendo da un divano e facendomi raccontare le cose da un amico che su twitter segue un altro che sta in Siria? Mi pubblicano?

  22. by Lacritica on luglio 17th, 2013 at 22:59

    Sono piuttosto colpita dall’arroganza di fondo del post. Dalla mancanza, vale a dire, di dubbi.
    Non mi convince: “Son lavori per quelli bravi”, perché questo presuppone, da un lato, una società dove vige l’homo homini lupus, e siamo d’accordo – è il mercato, bellezza – dall’altro una supposta “giustizia”/selezione naturale/rupe tarpea che salverebbe soltanto i più bravi. Chiunque abbia lavorato in una redazione (o da qualsiasi altra parte) sa che non è così. Sarebbe anzi rassicurante se lo fosse.
    “E tu evidentemente non sei brava abbastanza”: non entro nel merito dell’articolo di Borri che pure ho letto. La verità potrebbe essere che lei non è abbastanza paracula, brava a vendersi sul mercato, parente di, o che – semplicemente – come scriveva Riccardo citanto Sofri, che “non ci sono abbastanza soldi” o non ho abbastanza soldi da spendere per un articolo del genere. Che ha a che fare, questo, con la bravura?
    Infine, per venire alla sua amica, ballerina mancata: come chiusa del post è buona. E non nego l’esistenza dei limiti umani, ci mancherebbe altro. Ma la vera domanda da porre, sarebbe: quanta fatica ha fatto, davvero, lei per diventare ballerina alla Scala?
    Questo, invece, per sdrammatizzare l’ “adolescente anziana con un hobby” http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-05-13/lintellettuale-borghese-parla-italia-184816.shtml?uuid=AbuyVZvH
    Saluti

  23. by AndreaM on luglio 18th, 2013 at 3:14

    Mi pare un articolo pieno di inesattezze, illazioni, superficialità, cinismo e anche un po’ d’invidia. Se inizi con “Chissà quanto ci mette Francesca Borri a farsi lo smokey”, è il segno che faresti meglio a dedicarti a tempo pieno ai make-up e lasciare la tematica del reportage di guerra a chi ha la sensibilità per farlo. Anche se ti hanno pagato più di 70 dollari per questo pezzo.

  24. by Vittore Buzzi on luglio 18th, 2013 at 7:08

    Mmm… duretta ma interessante…
    Articolo ben scritto con una certa verve…
    Mi chiedo però una cosa, hai provato a verificare sul campo? A parlare con Francesca?
    Se non lo hai fatto perché? Non dirmi che andare sul campo è faticoso e non ti pagavano abbastanza?
    :-)

  25. by olivia on luglio 18th, 2013 at 9:59

    per quello che vale, le mie considerazioni:

    1. sicuramente è ammirevole che francesca borri abbia deciso di lasciare l’italia per vivere al fronte. però adesso che c’è non ci scriva un pezzo per lamentarsi che è dura. certo che è dura, ma lo si poteva intuire anche dal divano di casa. se la morsa della coscienza stringe e devi partire immediatamente per la siria che vuoi da noi ?

    2. non basta essere sul posto e rischiare la vita e vedere cose che noi umani eccetera. bisogna anche saperle raccontare. ho letto l’articolo e ho sbadigliato. non mi ha appassionato, non mi ha incuriosito a leggere altro. anzi. tra un pezzo sulla siria di francesca borri e un pezzo sullo smokey di guia soncini, anche se sulla carta mi interesserebbe di più il primo (visto che io manco mi trucco perchè sono incapace) non ho dubbi e leggo il secondo (e non lo dico per piaggeria verso la tenutaria del blog, potrei dire natalia aspesi. e non è un nome che ho scelto a caso visto che è lei la signora che voleva fare la ballerina eccetera).

    3. le parti sull’amica che vuole andare alla spa e la collega che la depista sono francamente imbarazzanti

    4. anch’io da grande volevo laurearmi in filosofia e aprire una libreria. poi ho visto sulla carta di identità che non avevo il doppio cognome, ho visto l’estratto conto dei miei genitori e ho capito che forse era meglio andare a timbrare un cartellino, fare fotocopie e portare i caffè. dopo i 25 anni (direi, ma anche prima) devi fare i conti con la realtà. se scegli di ‘seguire i tuoi sogni’ (ché poi ‘sta cosa di seguire i sogni andrebbe un po’ ridimensionata perchè sta producendo generazioni di cazzari e nullafacenti) te ne assumi le responsabilità e non sfrantechi i maroni al resto del mondo oppure decidi che non hai abbastanza talento e/o fortuna per vincere l’oscar, il nobel o il pulitzer e ti tocca andare a fare le fotocopie o servire gli hamburger

    5. a vittore. certamente guia può rispondere da sola ma che vordì hai parlato con francesca ? quindi se devo commentare un articolo di questa francesca devo prendere un aereo per la siria e chiedere chiarimenti vis à vis ? ma stamo a scherzà ?

  26. by Guia Soncini on luglio 18th, 2013 at 11:25

    “Lacritica”, Natalia Aspesi non è “la mia amica”: è Natalia Aspesi. E – poiché nella vita la virtù non conta un decimo di quanto conta il carattere – sospetto lo sia anche perché sa che, dopo la fine delle scuole elementari e fuori dal catechismo, non si premiano fatica e impegno e buona volontà: ci vogliono i risultati.
    Andrea, grazie: aspettavo “invidia” da tre giorni. (Temo però che, volendo seguire la tua linea d’analisi, sia Borri quella con la vocazione – probabilmente anche monetizzabile – per il make-up, e tutto da insegnarci: io non trovo un buco-smokey in agenda neanche non muovendo il culo dal pasciuto occidente, figuriamoci se ha senso mi dedichi a tempo pieno a un’attività in cui sono così poco ferrata.)

  27. by eliza draper on luglio 18th, 2013 at 13:09

    TUTTO VERO, viva guia (quasi) sempre. la parte sulle redazioni, poi, sacrosanta (cfr. maugham, acque morte). io da grande volevo fare il centravanti dell’inter e invece eccomi qua, tra quelli che pagano 70 euro tanto vale… ma quelli che non tanto vale li pago 500 euro, e anche mille e anche se non vanno in siria. basta che facciano vendere o piacciano al lettore (nei mille comprendo anche il non cartaceo). e la guia l’avrei pagata anche mille.

  28. by marcell_o on luglio 18th, 2013 at 13:46

    il pezzo mì è piaciuto molto. preferisco sempre la brutale franchezza (meglio se condita col talento) alle str… sciocchezze ipocrite
    ne so niente di giornali, ma ho cominciato a timbrare il cartellino da piccolo (17 anni) perché ho capito che trippa per gatti ce n’era, però me la dovevo procurare con un certo sbattimento
    oh, sbattimento da grafico eh, poco sudore perché c’è l’aria condizionata, ché so bene che lavorare in fabbrica è un’altra cosa
    tutto giusto dicevo, solo una cosa: siamo in italia, non sempre il successo (qualunque cosa voglia dire) corrisponde al talento, perché l’italia è un paese corrotto afflitto da nepotismo, come una classica repubblica delle banane
    però hai moltissima ragione ragione quando dici che c’è una grande fuga di cervelli, la maggior parte dei quali però sono bacati che meritano appunto di cuocere hamburger o cose così
    ma la pianto qui

  29. by Alessia on luglio 18th, 2013 at 16:27

    Non capisco chi sostiene che se uno è bravo, il suo talento debba per forza essergli riconosciuto tout court, senza fatica da parte sua. Cioè “essere paraculi”, inteso sia come sapersi vendere – promuovere adeguatamente, e quindi farsi altrettanto adeguatamente retribuire, è un talento. Innegabile quanto necessario. E a volte per riuscirci bisogna anche essere paraculi ed avere la faccia tosta, cosa che io ad esempio non ho. Non che abbia nemmeno tutto sto talento, eh, anzi. Però, ecco, tra un genio dell’arte che passa le sue giornate a farsi mantenere le crisi di autocompatimento da talento incompreso e un mediocre scribacchino che invece riesce a mantenersi più che dignitosamente con la penna, senza arrogarsi diritti o virtù che non gli spettano, preferisco la prosaica pragmaticitá del secondo all’inconcludente hybris del primo.

  30. by david on luglio 18th, 2013 at 16:32

    in realtà il pezzo trasuda invidia, non per le inviate di guerra ma per chi può seguire le proprie inclinazioni senza preoccuparsi di volgari questioni economiche
    eliza draper, se non rinunciavi ai tuoi sogni, nel girone di ritorno di quest’anno, il centravanti dell’inter lo potevi fare anche tu.

  31. by Silvio on luglio 18th, 2013 at 17:52

    Vabbè, ma è ricominciato the newsroom e nessuno dice niente?
    Per altro mai così a fagiolo….

  32. by Federico on luglio 19th, 2013 at 8:26

    Che meraviglia.
    Anche se non hai resistito a “hipster” adoro questa carrellata alla Altman.

  33. by Agata on luglio 19th, 2013 at 11:44

    Alla Soncini dovrebbero dare 70 dollari a parola.
    Ma si possono spiattellare i fatti dell’antropologo, della suocera che li mantiene? no, così, una curiosità.

  34. by alessandra on luglio 23rd, 2013 at 0:36

    cattivissima Soncini. quindi adorabile.
    sulla Borri farei una citazione “colta”. qualche anno fa il mio lider maximo e capo supremo, davanti ad una mia cazzata lavorativa, mi fece uno shampo di quelli super esordendo davanti a tutti in una riunione “carissima, t’ei pistà ‘na merda”.
    ecco, diciamo che la Borri con il suo articolo “a j’à pistà ‘na merda”.

  35. by ginevra on luglio 25th, 2013 at 17:20

    Mamma mia, sei di una negatività sconcertante.

    I tuoi genitori, oltre a non averti potuta mantenere, non devono averti amata molto.

    Questo sfogo, simile e contrario a quello della Borri è un pò la parafrasi di un : ‘Io (tornando al narcisimo) ho avuto una vita dura, non come quelli che studiano antropologia perchè i genitori facevano un lavoro vero. – E tu che ne sai bimbetta? Tu hai 33 anni, non sei brava ed troppo tardi ormai per cambiare strada’

    Amo il cinismo, se ben dosato, se misto all’ironia ; ma il tuo cinismo pieno di disperazione e cattiveria è forse più patetico dell’articolo di Francesca Borri.

    Sembri la strega cattiva di biancaneve – banalissima oltretutto.

    Sei la personificazione della mentalità tristissima, borghese e provinciale italiana, che ritiene che a 33 anni si è vecchi e ormai se nella vita non ci si è realizzati ci si deve accontentare.

    Meritocratica, destroide..

  36. by Guia Soncini on luglio 25th, 2013 at 17:37

    È un paese interessante – destinato alla rovina, ma interessante come sempre lo sono le dissoluzioni – quello in cui, se formuli il (retorico e sarcastico, ma tralasciamo la mancanza di senso del tono e facciamo per un momento finta che quella fosse una frase da prendere alla lettera) dubbio che, fossi stata un’ereditiera, vivresti ancora con mamma e papà, non ti sarebbe mai venuto in mente di doverti mantenere, non avresti un lavoro, allora significa che sei andata in miniera a tredici anni e non sei stata, più banalmente, un’enfant parecchio gâté che però aveva ben chiari i confini temporali dell’infanzia. Che poi è la versione tentativo-di-invettiva di quello la cui analisi verteva sul non potersi permettere di seguire le proprie inclinazioni. Ché, in effetti, io son proprio un buon esempio di sacrificio della vocazione in favore dei guadagni: m’è toccato mettermi a scrivere, quando ero così portata per mettere la sveglia presto e andare in fabbrica.

  37. by ginevra on luglio 25th, 2013 at 17:37

    vedo che commenti solo ciò che ti va di mostrare :)
    patetica!!!

  38. by Guia Soncini on luglio 25th, 2013 at 18:01

    Qualunque sia il senso delle macerie risultanti dalla sua guerra all’italiano, ha certamente ragione, sia detto un po’ in ogni semantica, comprese le due tra le quali riesce (temo del tutto involontariamente) a muoversi in un commento di due righe.

  39. by ginevra on luglio 25th, 2013 at 19:45

    peccato tu abbia dovuto sacrificare la tua vocazione e ti sia messa a scrivere.

    non penso abbia molto senso scrivere, se non si riesce ad essere empatici con le persone. Ma non empatici nel senso pietistico, bensì empatici nella capacità di comprendere ciò che si legge; e fare critica attraverso scrittura in maniera pedagogica e colta, e non solo distruttiva.

    Credo l’intelligenza serva anche a questo.

    Qual’è scusa il senso del tuo post?

    Il tuo mi sembra un mero esercizio di stile: intellettualismo sterile, che ha il solo scopo di ingrandire il tuo ego.

    Non ho letto nulla di tuo ( a parte questo post edificante) ma se lo spessore dei tuoi scritti è questo, forse fai ancora in tempo ad andare in fabbrica. Ah, sempre se hai meno di 33 anni…

  40. by baku on luglio 26th, 2013 at 15:59

    chissà cosa ha fatto scazzare di brutto tutti questi aspiranti newyorkerettari & Co. dopo che hanno letto l’articolo di F.Borri. Buffo.

  41. by cristiana on luglio 26th, 2013 at 16:00

    leggo solo ora questo capolavoro.
    scopro la Borri all’inizio di luglio per colpa di un tuit (forse di Facci): inizio a seguirla, indago, esce fuori il passato marxiano, il padre “urbanista”, penso quello che hai scritto – ma non lo scrivo perchè non avrei mai saputo scriverlo così – defollowo. ne ho conosciute tante di piccole Borri a Scienze politiche negli anni ’90 a rivendicare qualsiasi diritto come naturale.

  42. by Edo on luglio 26th, 2013 at 17:44

    @Ginevra
    pero’ che due palle…

  43. by Guia Soncini on luglio 30th, 2013 at 9:37

    Giulia, la desinenza della prima persona plurale è -iamo. Anche oggi hai imparato una cosa.

  44. by Giulia on luglio 30th, 2013 at 9:39

    guadagnamo è senza “i” però……

  45. by Zia Bisbetica on luglio 31st, 2013 at 12:46

    Documenti trovati: 1
    LEMMA♦ guadagnare
    Apri myDictionary | Cronologia ricerca |
    RITORNO ALLA VOCE

    Indic. presente Indic. futuro Condiz. presente

    Indic. imperfetto Cong. presente Imperativo

    Indic. passato remoto Cong. imperfetto Participi e gerundio

    indicativo presente

    io guadàgno
    tu guadàgni
    egli guadàgna

    noi guadagniàmo
    voi guadagnàte
    essi guadàgnano

    Ma aprire un dizionario, prima di dare aria, Maremma coniugata

  46. by val on agosto 1st, 2013 at 8:49

    cara ginevra, io sono empatico con le mie bambine (molto) e a volte con le mie gattine. Mi consiglia di continuare a scrivere, o cambiare mestriere?

  47. by val on agosto 1st, 2013 at 9:33

    se posso permettermi, copioincollo questo commento sul pezzo in questione, che sembra riasumere bene la questione:

    Sono Alberto de Filippis, un giornalista del canale euronews e sono fuori dall’Italia da circa 20 anni non facendo esattamente il pizzaiolo (con l’ovvio rispetto per i pizzaioli). Mi permetto di dire la mia visto che il giornalismo che mi è stato insegnato NON deve essere smentito dal fact checking. Mi fa sorridere il tenore di molti commenti da parte di gente che evidentemente giornalista non lo è mai stata e forse considera giornalismo Saviano e Gramellini da Fazio. Da Baldoni a questa Francesca il mercato è stato distrutto da chi lavora gratis e anche se magari non scrive granché bene, con un po’ di polpettone sanguinolento strappa le 120 righe del reportage. Dalle balle della guerra del 2003, alla ferita al ginocchio, ad altre amenità questo racconto fa acqua da tutte le parti e sui siti americani e su diversi blog questo intervento sta venendo smontato in modo molto più violento di quanto non faccia io. Risolvetela con il solito “è tutta invidia”, oppure con l’ancor più stupido “sempre i maschi contro le donne”. Non importa se sei uomo, donna o bradipo. Se scrivi cose che possono essere confutate da wikipedia vuol dire che non è il mestiere per te.

  48. by Renzo C on agosto 16th, 2013 at 17:05

    http://www.ilpost.it/2013/07/12/francesca-borri-siria/
    “E più che Aleppo, a essere precisi: il fronte: perché poi ti chiedono solo il sangue, solo il bum bum – cioè, racconti gli islamisti, e tutta la loro rete di attività sociali, racconti la ragione della loro forza, un pezzo molto più difficile del fronte, provi a spiegare, non solo a emozionare, e ti rispondono: ma qui in 6mila battute non è morto nessuno.”

    “Una traduzione in inglese di questo articolo è uscita sul sito della Columbia Journalism Review, questo è il testo originale in italiano.”

    Anche oggi hai imparato qualcosa, forse.
    Adesso chiama Sofri e senti come stanno le cose.
    Ahh, in ultimo, lascia perdere lo smokey, non ti serve, o meglio, sarebbe inutile.

    p.s. visto che pubblichi lo screenshot del mio commento su Twitter, fai una foto anche a questo.

  49. by Guia Soncini on agosto 16th, 2013 at 17:20

    Questo è il testo originale, che come tutti i testi originali esce due giorni dopo quello originariamente pubblicato (peraltro, pulcino, non è manco la traduzione ufficiale, quella per cui sono stati pagati i diritti alla CJR – quella l’ha pubblicata La Stampa; non ho letto nessuna delle due, ma immagino che anche alla Stampa saranno stati sufficientemente caritatevoli da editarglielo in un più plausibile “seimila battute”). Ah, poi, visto che non hai apprezzato il mio limitarmi a darti un’informazione («grazie, non avevo visto» era la risposta giusta, mio inattrezzato e spero giovane lettore), invece di infierire su quel gatto spiaccicato in autostrada che erano le tue dieci righe, puntualizziamo anche: sulla ballerina della Scala c’è un link (sono quelle cose sulle quali si clicca), che indica chiaramente chi sia; prima di «lavoro vero» ci sono cinquanta righe di spiegazioni sul fatto che la definizione ha senso per un’occupazione con i proventi della quale campi; e su quale fosse il punto del sottolineare la foto truccata e posata tra le macerie di guerra neanche mi soffermo, ché se ti sembra che la seconda foto non sia della stessa specie ti mancano talmente tanti strumenti di decodifica della realtà che non è il caso di maramaldeggiare.

  50. by francesco on agosto 16th, 2013 at 19:57

    a leggere i commenti al pezzo originale di FB pare che il mondo sia zeppo di astronauti mancati. Non mi meraviglio se ieri sul Corriere ho letto la seguente espressione: “ragazzo di 34 anni”.

  51. by francesco on agosto 16th, 2013 at 20:09

    … mi scuso, pensavo che il pezzo originale fosse stato scritto in inglese. Intendevo quello sulla CJR. Pensavo che lo sfogo fosse stato indirizzato in inglese e di getto alla rivista di giornalismo… invece eravamo ancora in provincia. Sono davvero un maschio poco attrezzato.

  52. by Renzo C on agosto 17th, 2013 at 0:57

    Notevole arrampicata sugli specchi, e le unghie si sentono.
    La nota che c’è su Il Post mi sembra abbastanza chiara e inequivocabile, o vuoi forse dire che mentono?
    Quello è l’ originale poi tradotto, così scrivono, guarda il labiale se non sai leggere: questo-è-il-testo-originale-in-italiano
    Petanto, fagottone, bastava scrivere “mi sono sbagliata”, oppure smentire Il Post, puoi scegliere.

    Se sei impermeabile alle prese per i fondelli non è un mio problema.
    Tale era la faccenda su la Scala (pare incredibile, i link li clicco!)

    Pulzella, non dare per scontato ciò che non sai di me, perchè la decodifica della realtà fatta di insinuazioni è semplice: scrivi per esteso che è un set organizzato, che è una foto fasulla, e assumiti la responsabilità.
    Ma hai le palle per farlo?

    Non lo so, il resto però è debordante.

  53. by Guia Soncini on agosto 17th, 2013 at 1:17

    Ehi, sei finalmente riuscito a fare refresh e a vedere il tuo commento e la risposta dopo solo otto ore dalla pubblicazione, sette e tre quarti delle quali passate a lagnarti d’esser stato censurato, è un grosso progresso. Non sufficiente a farti comprendere quel che leggi riguardo alle foto, ma non si può avere tutto. Quanto al concetto per te ostico di originale, e al tuo considerare qualunque cosa nota qualunque testata apponga a un articolo come tavola della legge, temo di non poter far altro che ripeterti quello che è ovvio a chiunque abbia due neuroni in croce: il Post ha tradotto l’articolo il giorno dopo la pubblicazione, ove per pubblicazione s’intende quella sul giornale che l’aveva commissionato e l’ha quindi, precisazione superflua per chiunque abbia un neurone e mezzo, pubblicato per primo – la CJR. Guarda, ti voglio aiutare, ché persino io m’intenerisco di fronte a un ossessionato che non è preparato manco sulla propria ossessione: se vai nel Twitter della Borri il giorno dopo l’uscita dell’articolo (con articolo intendiamo, noi che sappiamo di cosa parliamo, quello originale, che – lo ribadisco casomai ci fosse un residuo di neurone a comprenderlo al terzo giro – in italiano significa commissionato originariamente e pubblicato inizialmente), se vai sul suo Twitter ci trovi un messaggio in cui dice che il testo è soggetto a copyright e la CJR non vuole traduzioni non autorizzate. Ecco, adesso t’ho fatto i compiti, puoi andare a dormire. Non c’è bisogno di ringraziare.

  54. by Renzo C on agosto 17th, 2013 at 11:10

    Accipicchia, allora il Post dice le bugie?
    Ma nemmeno solo il Post, pure Luca Sofri mente, visto che scrive ciò:
    “Siccome l’avevo citato qui, e il Post ha pubblicato la versione italiana del testo (quella scritta da Borri, che CJR ha tradotto e pubblicato per prima),…”
    Ma tu guarda quanti bugiardi, non l’ avrei mai detto!

    Oppure c’è solo una porella che, colta in castagna, s’ arrampica sugli specchi?
    E meno male che ho ancora un paio di neuroni, sembra ci sia ‘na buzzicona che non ce n’ha manco uno.

  55. by Zia Bisbetica on agosto 17th, 2013 at 19:00

    «Perchè questo blog»: già, perché? Perché poichè e nonchè, quindi per coerenza, desumo. Gente che punta a scrivere per campare e ha lacune che risalgono alle elementari.

  56. by Renzo C on agosto 18th, 2013 at 15:56

    Ecco un’ altra maestrina con la penna rossa e blu.
    Truppe cammellate a difesa della buzzicona colta in castagna?

  57. by pm on agosto 21st, 2013 at 13:10

    che ridere. sono di bari, conosco francesca da quando e’ ragazzina. egocentrica e un po’ lamentosa probabilmente lo e’ per davvero. ma che in quella foto abbia il make up e’ una cosa che mi fa felice. Mi ha fatto sorridere pensare a lei truccarsi per sentirsi carina e sperare che lo pensino anche gli altri. Non conoscevo lo smokey e secondo me francesca lo ha imparato da poco. Spero che continui a truccarsi anche se la prendono in giro!!!! L’articolo che ha scritto invece non mi e’ piaciuto granche’, ma chi se ne importa. :) ciao a tutti