People you may sue

Dice che Bret Easton Ellis ha visto l’internet italiana e ha deciso di riscrivere un grande classico della letteratura inglese.
Dice che voleva chiamarlo When selfies met femminicidio, ma pare che femminicidio fosse un concetto troppo legato a quel minorissimo mercato che è l’Italia, ostico al pubblico americano pure più culturalmente equipaggiato – quello che guardava I Soprano, per capirci.
Dice che quindi lo intitolerà  A tale of two selfies.
Dice che la critica lo stroncherà, per il compiacimento della violenza, per lo squilibrio narcisistico, come neanche American Psycho, dice che dentro ci saranno ultraquarantenni che «la mamma non mi credeva» e che «l’ho messo onlàin solo per i miei duemilanovecentoefischia più intimi amici» e tutto il cucuzzaro di sociologia della contemporaneità che tutti osserviamo e qualcuno prima o poi doveva pur rendere romanzo.
Dice che ha già scritto l’incipit.

It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair, we had everything before us, we had nothing before us, we were all going direct to heaven, we were all going direct the other way – in short, the period was so far like the present period, that some of its naivest authorities insisted on its being received, for good or for evil, formally at the Police station instead that with an official tag visible to friends of friends.

Comments so far:

  1. by Manuela on luglio 29th, 2013 at 21:56

    La parte in Inglese – geniale – deve aver agito tipo barriera elettrificata.