Nora, ti presento Aaron

Nessuno sa spiegare Amy Gardner. Eppure qualunque persona sensata abbia mai visto West Wing sa che Amy Gardner è la cosa più pazzesca mai capitata in una serie televisiva. Certo, c’entra l’inarrivabile fighezza di Mary Louise Parker, chi lo nega. E c’entra il fatto che lei e Josh abbiano un paio di quei dialoghi che ti lasciano convinta che oh, se solo la tua storia d’amore fosse stata scritta così, allora sarebbe stato tutto diverso. Ma, al di là del gusto per la risposta sagace che ti venga in mente al momento e non sulle scale, Amy è fatta di niente. Di cause femministe di cui non ci frega niente. Di ambizioni che a Sorkin non frega niente di mettere a fuoco. Lei e Josh non si capisce quando stanno insieme, non si capisce perché si lasciano, lei e Josh sono niente. Sono la storia di una storia che non c’è. Eppure.

Ieri mi hanno raccontato delle stroncature che ai suoi tempi ricevette La terrazza, e io ho pensato: per fortuna avevo otto anni, sennò sai come mi incazzavo. Mi lascia sempre strabiliata la capacità di non cogliere il punto, capacità che nel caso di The Newsroom raggiunge vertici che non credo d’aver mai visto da che sfoglio i giornali. Sia chiaro: La terrazza è un capolavoro e The Newsroom è il prodotto minore di un autore di gran mestiere. La terrazza è una sfinente gara di bravura tra attori giganteschi e The Newsroom è un canile tenuto su dalla somma grandezza di Jeff Daniels (è interessante che agli Emmy se la giochino lui e Kevin Spacey, cioè due attori immensi che tengono su con una mano sola due prodotti pieni di problemi come The Newsroom e House of Cards, e lo fanno recitando, cioè una cosa che non va più di moda nell’era dei Bryan Cranston, delle Julianna Margulies, del «più sei inespressivo più la critica scriverà che si vede tutt’un lavorio interiore», «più per farti avere una qualsivoglia espressione bisogna pestarti un callo più la tua cagnaggine verrà scambiata per intensità»).
Tuttavia, proprio perché The Newsroom è piena di difetti, ci vuol dell’impegno a mancare costantemente il punto come fa da un anno la stampa americana (in Inghilterra son più bravi a scrivere di tv, e infatti l’hanno stroncata in modi molto più sensati).
L’arroganza di far fare alla trasmissione fittizia tutte le cose giuste nelle circostanze in cui la vera stampa aveva invece sbagliato perché-ci-vuole-insegnare-il-mestiere; il maschilismo di far inviare una mail per sbaglio a una donna implicando le donne siano decerebrate;  il moralismo trombone mica-come-in-West-Wing: il campionario delle critiche è un repertorio di paranoie (pensa se Bartlet l’avesse recensito Bush, con che coda di paglia l’avrebbe fatto), paragoni sbagliati (The West Wing era quello in cui ci si augurava che il pubblico di Jerry Springer non avesse diritto di voto, per dire il primo moralismo un tanto al chilo che mi viene in mente), pavlovismi noiosissimi (credo che quello della mail mandata per errore sia l’episodio più autobiografico che Sorkin abbia mai scritto, e a quel che ne so Sorkin è un uomo).
Insomma, passa la voglia di scriverne alcunché: peggio delle critiche fuori fuoco, le critiche alle critiche (disse lei dopo averne compilate venti righe). Però forse c’è una nuova Amy in città.

Non si è mai irresistibili nel vuoto: si è irresistibili per sbilanciamento. Per inadeguatezza del contesto e della concorrenza. Per tutt’un complesso di cose. Amy non era solo magnifica in sé: era colei che sottraeva Josh all’eterno flirt con la Dentona, fin lì il più deve-morire-di-morte-morta tra i personaggi creati da Sorkin. Poi sono passati gli anni, siamo invecchiati tutti, e la crisi dei cinquanta (quella cosa da cui nessun maschio esce illeso) del più capace sceneggiatore vivente ha prodotto un’inutile biondina persino più inutile della Dentona.
Maggie vuoi che muoia di morte morta ogni istante della sua presenza in scena dalla prima puntata della prima stagione. Vuoi che le spezzino il cuore, che la licenzino, che l’autobus a due piani di Sex and the city la investa. Vuoi che smetta di fare le faccette, che capisca che per recitare a faccette devi essere strafigo, possiamo tollerarlo da Clooney, da Downey, le faccette di un’inutile biondina generano solo degli «smettila di fare quelle cazzo di faccette». Vuoi che la detestino anche loro, loro che producono Newsroom, e t’illudi che un po’ sia così quando nella prima puntata della nuova stagione la fanno recitare con gli occhi struccati, e con gli occhi struccati è improvvisamente Kermit la rana, e neanche tu saresti stata così crudele, povera inutile biondina.

E alla fine arriva Amy, che stavolta si chiama Hallie. Perché alla fine a Sorkin non frega mica niente dell’epica e dell’etica, quelle son scuse, un po’ come la trama è una scusa per i dialoghi. Sorkin da grande voleva essere Nora Ephron. Sorkin vuole fare la rom-com. E quindi nella seconda stagione il plot di contenuti è una noiosissima storia di crimini di guerra di cui non frega niente né a lui che l’ha scritta né a noi che sappiamo già come andrà a finire, ma chissenefrega perché – gaudio, giubilo – improvvisamente Will va a letto con la tabloidista cattiva (io lo sapevo, io l’avevo detto, io devo aprire uno sportello scommesse – e comunque: la ritorsione è un piatto che va servito diverso da come se lo aspetta chi la merita).
E, soprattutto, Jim ha una nuova sparring partner. Pensa ancora a Maggie, certo, perché sennò crolla l’unresolved sexual tension senza la quale Sorkin si sente perduto. Ma Jim e la nuova bionda hanno, dalla prima scena, una chimica che lui e l’inutile biondina non avrebbero acquisito neanche in due anni di prove. Contano i geni, certo – probabilmente, se Grace Gummer facesse le faccette, quel dio che si ritrova per madre la diserederebbe; e se c’è una cosa crudele è la genetica: c’è chi nasce dentona e chi splendore, chi figlia di dèi maggiori della recitazione e chi vocata al faccettismo. E conta l’imprinting: per la trasformazione di Aaron in Nora serviva quello di Mike Nichols e quello di Ephron stessa. Insomma, per accantonare come merita l’inutile biondina, all’autore serviva una che Jeff Daniels l’avesse visto recitare per la prima volta quando ancora era (lei, non lui) in forma fetale, utile a far sembrare una balena spiaggiata la mamma che interpretava una certa autrice in un certo capolavoro.

Comments so far:

  1. by Dona M. on luglio 30th, 2013 at 16:53

    Dentona sarà tua sorella.

  2. by claudio on luglio 30th, 2013 at 19:47

    “Sorkin da grande voleva essere Nora Ephron” mi ha fatto venire in mente un particolare carino. Parecchi anni fa mi capitò di leggere una stesura intermedia dello script di “A few good men” e il dettaglio che mi rimase più impresso fu la scena finale, un piccolo denouement poi escluso dal film. L’ultima battuta di dialogo, per dire, era”Wear matching socks” e in pratica arrivava due minuti dopo “You can’t handle the truth!”.
    Per i curiosi, il testo è qui: http://www.awesomefilm.com/script/afewgoodmen.txt

  3. by olivia on luglio 31st, 2013 at 8:50

    niente, io ‘sta cosa di leggerti subito al mattino appena arrivo in ufficio e non sono ancora al primo caffè la devo rivedere.

    i tuoi pezzi (soprattutto quando parlano di serie di cui io COLPEVOLMENTE non so nulla) richiedono neuroni attivi alle 9 del mattino e i miei ancora stanno con la bolla al naso e la bava sul cuscino.

  4. by Dario on agosto 14th, 2013 at 11:03

    Cara Guia, se tu avessi visto le cinque stagioni di “The wire”, tutto il tuo mondo Sorkincentrico verrebbe rivoluzionato.
    Aaron Sorkin sta a David Simon come Bukowski sta a Dostoevskij.
    Guarda, godi e poi parliamone.
    Ciao
    Dario

  5. by Guia Soncini on agosto 14th, 2013 at 16:45

    Dario, the total tonnage of what I know that you don’t could stun a team of oxen in its tracks.

  6. by Greta on agosto 17th, 2013 at 11:33

    Guia, il vero problema, per la mia spicciolissima sociologia applicata, è che c’è un’inutile biondina nella vita di tutte noi.

    Persino le inutili biondine ne hanno una per sè.

    Sorkin essendo uomo riesce a farcene fare un dramma.

  7. by alessia on ottobre 19th, 2013 at 22:16

    Tre mesi dopo, l’ho capito.

    (Che sono biondina è superfluo specificarlo, immagino).