Harry ti presento Sally è del 1989, e contiene una delle più grandi verità che mai siano state enunciate: «Tutti pensano di avere buon gusto e senso dell’umorismo».
In agosto un tizio fin lì mai sentito del PD, Gianluigi Piras, si incartò in una polemica che a spanne possiamo riassumere in: Yelena Isinbayeva approva la posizione di Putin contro gli omosessuali, poi mitiga l’impopolarità della scelta dicendosi fraintesa; Piras scrive sulla sua pagina Facebook che per quanto lo riguarda possono stuprarla in piazza; che sia un’iperbole è chiaro a qualunque cretino dotato di un minimo di senso del tono dalla chiusa «Poi magari ci ripenso, magari mi fraintendono»; solo che il senso del tono è un anticorpo sempre più raro, il virus del letteralismo ha vinto, e Piras si deve dimettere visto che ormai è ufficialmente quello che ha incitato allo stupro della Isinbayeva.
L’altro giorno una tizia fin lì mai sentita, Justine Sacco, ha scritto un tuìt che diceva: «Sto partendo per il Sudafrica. Spero di non prendere l’Aids. Scherzo. Sono bianca!». Le conseguenze sono abbastanza note da essersene occupati anche i giornali italiani: la tizia è stata in volo un numero di ore sufficiente a rendere impossibile qualunque operazione di aggiustamento del tiro (damage control, lo chiamano gli americani), l’internet ha deciso che era razzista, l’internet ne ha chiesto la testa. La sua azienda l’ha licenziata: vige la sindrome zitella disperata adattata alla web reputation, quella per cui nessun’azienda risponde a un linciaggio che diventi trending topic (maledizioni che ci hanno lanciato sulla culla: vivrete in un’era in cui vengono presi sul serio i cancelletti del tuìtter) dicendo ai linciatori «Fatevi i cazzi vostri, decidiamo noi».
Più la massa ha le idee confuse, più quelle idee le strilla forte; più le strilla forte, più chi avrebbe il dovere di prendere decisioni in proprio ritiene invece di dover assecondare gli strilli. Più prosperano i manuali che suggeriscono di lasciar piangere i neonati senza filarseli, più convogliamo sugli adulti tutta la propensione ad assecondare i capricci.
In questo momento sulla mia bacheca Facebook ci sono almeno tre discussioni (me ne sarà sicuramente sfuggita qualcuna) su Justine Sacco, e mi è tornato in mente che, quando ci fu il caso Piras, dissi a qualcuno che il problema era, banalmente, che per fare una battuta del genere e non farti triturare devi essere Louis CK.
Cioè: devi avere le spalle larghe, la serenità di chi sa che non esistono battute razziste o violente (una battuta è una battuta: al massimo può non far ridere, ma non è un manifesto ideologico), ed essere nella posizione di dire «Oh, pazienza» se una folla se ne sente offesa.
Ci sarà sempre gente abbastanza scema da ritenersi offesa da una battuta (in genere è quella che ha una vocazione per l’appartenenza: si sentono offesi in quanto meridionali, in quanto cattolici, in quanto donne, in quanto rava e in quanto fava). E ce n’è sempre di più (la mia bacheca Facebook, ho scoperto con il divertimento degli entomologi, ne pullula) che appartiene a quel sottinsieme della scemenza che è il letteralismo. Non: che non si divertono a quella battuta. Non: che trovano quella battuta offensiva o fuori luogo o scorretta. I più da mungitura di ginocchia: quelli che non riconoscono una battuta come tale. (Probabilmente si offendono a ogni sms scherzoso ma senza faccetta sorridente che ricevono: una vitaccia, poveri.)
Se non sei afflitto da quello specifico genere di scemenza che è il letteralismo, se hai quella dotazione minima di senso del tono e di strumenti intellettuali bastante a riconoscere quella di Sacco come una battuta, ti rendi anche conto che il meccanismo comico (che può non farti ridere comunque, ma quella è un’altra questione) è tutt’altro che razzista: non è una battuta sulla razza, è una battuta su uno stereotipo razzista (quello per cui si pensa che si ammalino solo i neri – rendiamoci conto della tristezza di questo momento: sto spiegando la barzelletta; più triste di me solo Piras, che un mese dopo la battuta ha fatto coming out: non sono un violento incitatore allo stupro, sono un gay sensibile).
Se hai senso dell’umorismo (se ce l’hai, non: se credi di avercelo) lo capisci, siamo tutti d’accordo. Solo che tutti pensano di avercelo e non ce l’ha quasi nessuno. Solo che, appunto, i letteralisti sono ormai maggioranza: se non vivi su Marte te ne accorgi.
Se sei una pr (Justine Sacco era la pr di una società di media, un minimo di senso della realtà era richiesto dalle sue mansioni) e non uno stand-up comedian, devi sapere cosa ti puoi permettere e cosa no.
Se vivi nella realtà e non frequenti solo quattro selezionati amici, ti trovi almeno tre volte al giorno di fronte a gente che prende alla lettera le battute e risponde seriamente, alzi gli occhi al cielo almeno altrettante volte e ne trai delle linee guida su cosa sia ricevibile dal grande pubblico e cosa scateni gli schiantati. Poi puoi decidere di scatenarli, ma se lo fai non essendone consapevole sei imperdonabilmente fessa.
Fare una battuta del genere in America e non aspettarsi che scoppi un casino è come portarsi il fidanzato in un viaggio ufficiale nell’Italia della «kasta!» e non prevedere che ti prendano a urla di «autobbblù» e «privilegggi»: indice di così poca furbizia che in confronto Heidi, quella cui sorridevano i monti, era Richelieu.
Poi qualcun altro, qualcuno con più pazienza e ancora più tempo da perdere di me, dovrà analizzare come sia cominciato tutto questo.
Chi abbia fatto nascere quella dinamica immortalata nel 2006 in una scena di Studio 60: uno legge le stroncature su un blog, l’altro dice ma insomma chi se ne frega dei blog, perché te ne curi, e quello gli risponde che quegli schiantati dell’internet verranno ripresi dal New York Times, che così potrà dimostrare «che dà voce alla gente».
Quand’è che abbiamo deciso di far finta che la gente non sia del tutto inattrezzata ad avere un’opinione valida su molte delle cose su cui si esprime comunque (il diritto all’opinionismo da bar dovrebbe finire dove comincia il dovere di non prendere sul serio gli avventori del bar); e che il compito di chi sa qualcosa sia assecondarla, la gente, invece di dire «Taci e ascolta, ché magari impari qualcosa»; e che la gente non faccia perlopiù schifo. Chi è stato a cominciare, e se per caso non siano quelli contro cui poi la gente stessa non vede l’ora di rivoltarsi. Quando e perché abbiamo deciso di far finta che sì, tutti abbiano buon gusto e senso dell’umorismo.

Comments so far:

  1. by Maurizio on dicembre 22nd, 2013 at 21:14

    Credo derivi dall’usanza ormai consolidata e inestirpabile dell’intervistar la “ggente comune” nei tg e altro, purché sia programma popolare. Da lì s’è cominciato a dar valore all’opinione qualunque normalmente espressa completamente a caso nella completa ignoranza della realtà dei fatti.
    Chi sia stato il primo a farlo però non so.

  2. by Andrea on dicembre 23rd, 2013 at 12:05

    Oppure viviamo in un mondo globale, e capitalistico, che si è rivelato un filo più effeiciente delle pur mirabili alternative. In cuii semplicemente, per scambiare merci, servizi e idee, occorrono minimi comuni denominatori linguistici e comportamentali che agevolino e lubrifichino rappoorti complessi. Denominatore tanto più minimo questo è il punto, quanto più largo è il nominatore, cioè la base di sporchi negri, francesi magnarane, italiani mafiosi, inglesi puzzaculo, indiani morti di fame, froci rottinculo, americani ciccioni e lesbiche schifose che devono coesistere ed insieme contribuire al progresso dell’umanità eccetera eccetera. E’ triste (signora mia) che in tutto questo sia andato inevitabilmente perduto il senso dell’umorismo, e che un negro sudafricano o un tizio del Minnesota non possano cogliere le sfumature, che invece i personaggi dei romanzi di Wodehouse, o noailtri lettori dei provocatori corsivi del Foglio, colgono fra loro così bene. E’ molto triste, ed è diventata una vita assai grama, per noi brillantoni degli apericena. Dicono però sia il prezzo da pagare per vivere nei tempi più straordinari che sia mai stato dato vivere all’Umanità. Tempi in cui, ad esempio, possiamo scrivere le nostre fregnacce aeroportuali all’Umanità intera, sapendo che potenzialmente è l’Umanità intera e sapendo che non siamo affatto obbligati a farlo, e riuisciamo a vivere tutti insieme in 8 miliardi, mangiando più o meno tutti quanti. Ma forse il problema è davvero degli schiantati dell’Internet, non di noialtri che non ancora non abbiamo capito che c’è vita, oltre le Colonne di San Lorenzo e/o il Grande Raccordo Anulare (che circonda la capitale, e nelle soste faremo l’amore). Non ci fossero, si starebbe così bene fra noi.

  3. by Guia Soncini on dicembre 23rd, 2013 at 14:49

    Ma guardi, Andrea, che il problema non sono “i negri del Sudafrica”, che dubito assai avrebbero letto il tuìt di una con un paio di centinaia di follower. Il problema è la comprensione del testo di quelli come lei, che mentre digeriscono l’apericena ci spiegano per cinquanta righe quanto ‘sta gente dell’apericena non si merita gnènte.

  4. by amalianita on dicembre 23rd, 2013 at 13:25

    Brava.

  5. by cristiana on dicembre 23rd, 2013 at 13:34

    applausi

  6. by Giuseppe B. on dicembre 23rd, 2013 at 16:19

    Penso che in gran parte abbia ragione; è anche vero però che nel mondo d’oggi dire a qualcuno “taci e ascolta” è profondamente antidemocratico. Sarebbe un atteggiamento da società delle elite, un po’ snob, del tutto antimoderna, ahimè. Diciamo che il danno che deriva dall’aver convinto la “ggente” a poter avere un’opinione su tutto è minore del danno che si ha dall’impedire a ognuno di avere una propria opinione ed esprimerla

  7. by Andrea on dicembre 23rd, 2013 at 17:04

    Quello. Oppure che il testo è di per se comprensibile, e se viene compreso male è perchè è lo scrivente, che maneggia il tono.

    Ad esempio se categorizza come “schiantati” tutti coloro che non hanno gli strumenti per cogliere il tono e le citazioni di un umorismo in vigore in due o tre codici di avviamento postale, non è che ci sia gran che da decrittare. Mondo Esterno = schiantati, con amara domanda retorica finale su quando sia cominciato questa infausta deriva populista.

    Ed è irrilevante che a quel punto ci si dia della fessa (autocongratulandosene), quel che resta è che “loro” sono schiantati (loro chi? non si sa ma non importa, importa che a capire le battute sia Virzì), e “loro” non dovrebbe essere concesso avere un senso dell’umorismo diverso da quello in vigore nella cerchia dei Navigli.

    Ad esempio io un faccio un mestiere con le parole di quelli seriosi, in cui il tono è di pramnmatica controllato, e il letteralismo la norma. Se non mi azzardo a mettere a fare battute politicamente scorrette in una memoria forse è perchè sono una persona triste, forse perchè cerco di maneggiare il tono che il documento richiede. Se invece azzardo perchè mi annoio, e mi si inculano, è inutile me la prenda con la barbosità dei lettori.

    L’Umorismo, come gli altri toni, ha bisogno di un contesto di riferimento comune e noto a tutti i lettori; nasce dallo scarto fra reale e percepito, eccetera. Non ce l’hanno i bambini, non ce l’hanno diverse culture. Non tutti schiantati: è la pretesa che il tono di generico sarcasmo irto di metacitazioni che va tanto sul tuiter sia universalmente comprensibile, che è da poveretti.

  8. by Guia Soncini on dicembre 23rd, 2013 at 17:28

    Non so se faccia più ridere l’idea che un’americana faccia una battuta comprensibile solo ai Navigli (che sicuramente frequenterà più di me ma temo comunque non tantissimo), che Virzì (principe dei letteralisti, barone della mancanza di senso del tono, imperatore del facile impermalimento) sia il benchmark della comprensione elitaria delle battute, o che mi stia scassando la minchia da cento righe sul bisogno di adeguarsi agli interlocutori sotto un brano che dice che se non sai adeguarti agli interlocutori sei una cretina.

  9. by Andrea on dicembre 23rd, 2013 at 18:23

    Chissà. Forse per il titolo, o per il tono generale di sdegnata concessione del post, che voleva poter mettere insieme il dare della cretina alla cretina col darlo anche a tutti gli altri che non avevano capito il tono della cretina, ma con ogni probabilità non avrebbero capito (in quanto cretini) nemmeno il tuo, qualora ti fossi prodotta in analoga coraggiosa sfida intellettuale al senso comune; essendo ciò un’amara costante dell’esistenza di voialtri Maestri del Tono, cui spetterebbe per meriti sul campo un’esenzione assoluta dal politicamente corretto e cui invece i tempi grami ed ingiusti riservano un’esistenza di privazioni dialettiche.

  10. by halifax on dicembre 23rd, 2013 at 19:05

    ormai ogni pretesto è buono per licenziare qualcuno

  11. by vale on dicembre 23rd, 2013 at 23:25

    Per favore richiuda le stalle.

  12. by olivia on dicembre 24th, 2013 at 11:00

    visto che ti hanno sfrantecato per decine di righe te lo dirò in poche parole: in queste feste mettiti seriamente a scrivere il romanzo che tutte noi piccole fan aspettiamo, stufe di rincorrerti da un giornale all’altro.
    grazie.

    ps.: ah, e bizzarri non mi ha ancora scritto. fatti portavoce del mio struggimento, gentilmente.

  13. by aga on dicembre 24th, 2013 at 16:21

    Andrea, l’articolo non dice che bisogna imbavagliare l’Umanità. Tutti sono liberi di esprimersi. La cosa grave è che un’azienda si senta costretta a privarsi di una valida manager, di cui magari apprezzava anche le battute, perchè tiranneggiata dall’opinione pubblica.
    E’ la medioevale caccia alle streghe.
    E’ il colosseo.

  14. by Isa on dicembre 24th, 2013 at 18:02

    Fra l’altro, rinunciare a un’apericena e investire in un controllore ortografico. A titolo d’incoraggiamento, un primo consiglio gratis: Shift+Alt+E = È. (Lo shift è quel tasto, alle due estremità della tastiera qwerty, con le frecce cicciotte.)

  15. by antonella on dicembre 26th, 2013 at 10:46

    Trovo molta verità sia in quel che scrive Soncini sull’assecondare gli strilli delle masse e sulla presunzione di ognuno di avere senso dell’umorismo – e di questa presunzione Twitter è davvero lo specchio – sia nelle parole di Andrea su cosa sia poi veramente l’Umorismo e sulla pochezza di certo snobismo da iniziati sul tema. Questo fa di me una semi-schiantata, forse.

  16. by Mago Vespertino on dicembre 26th, 2013 at 20:15

    Soncini, che dire? Hai detto tutto tu, e benissimo come al solito.

  17. by Manuela on dicembre 27th, 2013 at 18:11

    E’ assai probabile che Ms Sacco si sia suicidata (forse voleva cambiare vita). Indizi: l’attività di pr e l’abituale frequentazione dei social media; una sua foto con birra gigante, pre tempesta, commentata “”I can’t be fired for things I say while intoxicated right?”.

    A questo signore sarebbe utile una traduzione del post qui sopra:

    “Mr Roger Quimbly @RogerQuimbly
    Recreate the Twitter experience in real life by taking light-hearted comments seriously and answering them in a humourless fashion.”

    O è una battuta che non ho capito?!

  18. by ber on dicembre 31st, 2013 at 4:36

    Il problema sono gli imitatori. Lasciate scrivere la Soncini e per favore non iniziate, poi, a fare battute sulle elementari o a scrivere l’inglese come lo si sente. E’ come se io rispondessi, convinto, “Come no” a mia morosa che mi dice ti amo, solo perche’ lo diceva un letterario detective di Barcellona. Bene, peggio ancora sono quelli che prendono l’intero modo di costruire la frase della Soncini e si perdono via provando a controbattere. Epic fail. Poi non e’ vero che le sue battute le capiscono solo in certi posti. Io sono di provincia (Nordest), non vado a vedere tragedie greche in chiave moderna, non metto piede nei winebar (il Maestro dice che esistono solo bianco e rosso) e di solito il più lo capisco. Penso che chi ti attacca o si sente scoperto o pensa che gli verrebbe meglio a lui, e questi si’ sono angoscia, tedio, morte.

  19. by Guia Soncini on dicembre 31st, 2013 at 16:35

    Non ho capito quali siano le tragedie greche in chiave moderna (cioè ho il sospetto si tratti di quell’off-Broadway su Weiner, ma magari invece era quel Woody Allen di cui ovviamente ora non ricordo il titolo), ma sono ragionevolmente certa che non dica «Come no» alla morosa perché poi quella la calcincula. Giustamente.

  20. by antonella on dicembre 31st, 2013 at 14:23

    Ber ha ragione. Ho notato anche io su Twitter l’apparizione di battute sulle scuole elementari e sul senso del tono, la diffusione di uno stile Soncini piuttosto avvilente, come tutte le imitazioni malriuscite. L’originale mi piace molto.

  21. by ber on dicembre 31st, 2013 at 20:47

    Dicevo in generale, di off-Brodway non so nulla e non so se ne vorrei sapere. Intendevo: chi vuole capire la Soncini la capisce anche senza appartenere a quel contesto cui le si imputa di appartenere, che peraltro credo non l’appassioni nemmeno tanto. Sui come no, credo sarebbero quei bellissimi calcinculo che vogliono dire torna qua.

  22. by Gian Paolo Benini on gennaio 1st, 2014 at 21:02

    L’ironia è una dote innata, che deve essere coltivata e preservata. Per poter utilizzare questo dono , occorre un apprendistato, durante il quale si acquista la consapevolezza che esso è più raro della telepatia.
    Così l’uso di questo registro sarà fatto, da chi ne è consapevolmente dotato, con il dovuto scrupolo.
    Sono perciò vere entrambe queste conclusioni :
    – chi possiede la capacità di usare l’ironia e in generale di giocare con il tono del discorso, ha un arma in più
    – il possesso dell’arma implica una maggiore responsabilità verso se stessi e gli altri.
    Infine , gli altri, i non dotati, saranno sempre, per quanto si sforzino dei letteralisti.
    Ciao Guia

  23. by olivia on gennaio 2nd, 2014 at 11:59

    la dea dell’amore

  24. by baku on gennaio 3rd, 2014 at 4:05

    Andrea bravo, però.
    Guia Soncini ha questa cosa di sentirsi più smart e che poi invece. Ma #daje

  25. by aga on gennaio 6th, 2014 at 5:24

    Attenta a fare la simpatica, Isa, potrebbe perdere il lavoro.
    Magari potrei aizzarle contro le nutrite minoranze che non sanno usare la combinazione di tasti, nonostante il corso ECDL.
    Magari potrei avere sei dita, e in questo caso oh povera lei.
    Magari potrei perdelo io il lavoro perché la suddetta viene percepita come minaccia, o, addirittura, elevata al rango di battuta, ma discriminatoria.
    Certo che ti fanno proprio passare il genio di fare il giornalista al giorno d’oggi. Sicuramente pubblicherei un burnbook postumo.
    Un’altra riflessione – ma se hai tante brillantezze da dire perché non vai ad aprirti un blog? perché non avrei niente da dire – è che uno partecipa ai commenti anche per far sentire il proprio affetto e stima ad individui che ti Fanno cultura. Ma molti bloggers assomigliano alla vera Julia Child nel finale di Julie&Julia.
    Non ci hai dormito la notte per tanta saggezza? No, ho la febbre, ma non delirante.