Quattro cani per strada

Alcune cose che ci sono in Noi 4:

  • Un’ingegnere che vive in Italia da almeno ventitré anni e parla come una badante arrivata da sei mesi.
  • Due figli cresciuti con una che parla come Ti spiezzo in due che hanno la calata di due cresciuti in casa di Verdone (gli attori del scìnema itagliàno so’ troppo ‘ntènzi per preoccuparsi di americanate quali cambiare accento: la Puglia di Ozpetek ha meccanici che parlano toscano, quella di Veronesi ha proprietarie di stabilimenti balneari che parlano romano, ché si sa che gli indigeni in Italia non han mica una dizione del posto).
  • Una bambina cinese cui i genitori non fanno frequentare italiani che parla un italiano precisissimo e del tutto privo di accento, cui la russa misteriosamente non chiede lezioni di dizione.
  • Un padre che parla come un fotoromanzo, al figlio «Ti fidi di me», all’ex moglie «Il ricordo di esserci amati».
  • Un amante che lascia un biglietto «13.30 Termini» e poi trasecola quando lei lo raggiunge convinta che la stesse invitando a partire insieme: cosa gliel’ha lasciato a fare, se non si aspettava che andasse? Voleva fare la tirata di Gassman su sentimenti e responsabilità ma poi si son dimenticati di sceneggiargliela? Lei avrebbe dovuto sandrellianamente rispondere «Lascia stare, magari mi rileggo questa» ma s’è distratta?
  • Una fricchettona che occupa il Teatro Valle ma alla fine ha l’aifò (all’inizio evidentemente no, visto che se deve leggere una cosa al buio usa l’accendino, like it’s 1986).
  • Un ristorante cinese scrauso in cui si spendono 43 euro in due.
  • Un salvadanaio (rotto il quale non si totalizzano comunque ‘sti 43 euro).
  • Gente che passa le giornate a fare su e giù dai Fori Imperiali, non si capisce se per farci capire quanto la vita era più facile prima che Marino pedonalizzasse, o se per rinforzare l’idea che i romani non facciano un cazzo tutto il giorno e quando si annoiano piglino la macchina per fare il giro dell’isolato (idea che non mi pare avesse margini di rinforzabilità).
  • Due ultraquarantenni che si agitano per un esame di terza media in modi che sembrerebbero eccessivi a qualunque terzamedienne.
  • Una trentanovenne che dimostra trentacinque anni che interpreta una quarantacinquenne che va da un chirurgo plastico spiegandogli che vuole rifarsi le tette perché, lavorando in un cantiere, è esposta da decenni alla pioggia e al vento donde il disfacimento (i famosi agenti atmosferici che hanno effetto sulle tette, mica sul contorno occhi).
  • Un chirurgo plastico che le dice che no, è ancora una bellissima donna e lui si rifiuta di rifarla – sarà capitato anche a voi, che gente che fattura rifacendovi vi scoraggi dal rifarvi.
  • Una scena mi-ammazzo-guarda-che-mi-ammazzo sul lungotevere che non solo fa pensare che quello che voleva far fallire le feste non era il peggio che potesse capitarci: fa addirittura rivalutare il suicidio-che-poi-era-bungee-jumping della Gerini in Tutta colpa di Freud (il scìnema itagliàno è quella cosa che, quando pensi che quel peggio lì non sia superabile, rilancia: ti tiene in continua tensione come solo certe relazioni disfunzionali).
  • Un programma di cui c’è già il dato di share ma non ancora la scenografia.
  • Una gita a Bilbao che è evidentemente l’unica cosa che la famiglia abbia mai fatto insieme, visto che è l’unico ricordo che separatamente tutti rievocano.
  • Un tredicenne che parla come una bibbia dei personaggi, ché se non troviamo di far capire come mai il padre non fa un cazzo tutto il giorno allora facciamoglielo dire al ragazzino, che è artista in quanto nobile sfaccendato, e la madre invece è «laureata col massimo dei voti»: è un po’ il tipico dato con cui un ragazzino racconta la madre, lo statino universitario.
  • Una sorella di nobile sfaccendato che, per significarci meglio il suo posizionamento sociale, ha una frezza bianca (e le crocs: sai, Roma, nobili fricchettoni, negli anni Novanta andavamo al Bar della Pace, le cameriere di quand’eravamo ventenni non torneranno più).
  • Una ventottenne che fa la parte della ventitreenne che occupa il Valle, e gli sdraiati del film di Verdone pure a occhio andavano per i trenta e lei faceva i gruppi di improvvisazione poetica, e io capisco che a Campo de’ fiori sembri normale ma insomma qualcuno liberi il scìnema itagliàno dall’idea di dover mantenere fino ai quaranta i figli con velleità artistiche, qualcuno dia un calcio in culo a ‘sti liceali in assemblea permanente fuori tempo massimo e li mandi in quel bar all’angolo dove da mesi cercano gente che serva ai tavoli. (Anche se capisco e apprezzo che per la faccio-cose-vedo-gente che ci meritiamo l’autore si sia ispirato alla vita dell’interprete come da lei descritta.)
  • Una scena in cui cantano in macchina, perché da grandi volevamo essere tutti Nanni Moretti e la nostra idea di “onestà intellettuale” è sottolineare quanto non ci siamo riusciti.
  • Un cialtrone di nessun fascino, perché da grandi volevamo essere tutti Dino Risi e la nostra idea di sceneggiatura è far venire agli spettatori una nostalgia di Vittorio Gassman da farli correre a piangere nei bagni del cinema.
  • Un cialtrone che va bene cialtrone, ma pure eiaculatore precoce?
  • Una ex moglie che comunque è contenta così, perché le donne del scìnema itagliàno sono come le sperano i maschi che le scrivono: che dicono vibranti frasi à la Cosmopolitan tipo «Non posso permettermi un altro uomo sbagliato nella mia vita» (Gerini nell’ultimo Brizzi); che stanno con uomini meno fighi, meno sani di mente e meno intelligenti di loro senza una ragione qualunque per starci (tutte le donne del Capitale umano); che vengono negli otto secondi che ci mette l’eiaculatore precoce a venire, e poi inseguono l’eiaculatore precoce fuori dal portone che il pubblico capirà tre minuti prima dei personaggi essersi richiuso, e in quei tre minuti di fotoromanzo Lancio con velleità da scìnema d’autore diranno cose come «Ci siamo amati, ci siamo odiati», e mai che parta un Baglioni quando serve.

Comments so far:

  1. by esther22greenwood on marzo 14th, 2014 at 14:51

    Lo dici sempre benissimo.

  2. by HB on marzo 14th, 2014 at 15:09

    non so se Gifuni sia peggio di (quella svampita di) Bruni Tedeschi, nell’ultimo Virzì.

  3. by baku on marzo 15th, 2014 at 9:20

    In effetti Gifuni poteva tranquillamente farsi la finta figlia adolescente.

  4. by antonella on marzo 15th, 2014 at 10:44

    Nel Paese che vorrei, le uniche titolate a scrivere di cinema italiano sarebbero Mariarosa Mancuso e Guia Soncini. Intanto speriamo che Curzio Maltese venga eletto al Parlamento Europeo per limitare i danni.

  5. by Santapace on marzo 15th, 2014 at 16:35

    Beh,insomma, a parte qualche smagliatura mi sembra un film da andare a vedere, ben costruito.

  6. by Santapace on marzo 15th, 2014 at 17:39

    A parte qualche comprensibile (e giustificabile) smagliatura nella sceneggiatura, mi sembra un film da vedere ad ogni costo. Mi pare di capire, dalla recensione, che vi sono echi dello Scola più maturo. Spero che sia a colori.

  7. by olivia on marzo 17th, 2014 at 10:07

    insomma guia, ti è piaciuto

  8. by olivia on marzo 17th, 2014 at 12:56

    (e comunque #teammargochanning. eve ne deve mangiare ancora di pastasciutta)

  9. by vale on marzo 17th, 2014 at 14:04

    Gentile padrona di casa, ha visto?

    http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/il-cinema-dei-giusti-meno-comico-di-scialla-noi-4-di-francesco-bruni-sicuramente-73742.htm

  10. by Angelo on marzo 31st, 2014 at 10:07

    OT: “Era dalla conversione di Claudia Koll, che l’immaginario erotico di questo povero Paese non franava così miseramente”. Che ingenua che sei!

  11. by vale on aprile 2nd, 2014 at 21:04

    si batte la fiacca?

  12. by Silvana on giugno 11th, 2014 at 11:34

    OT: ho letto “Addio Monti” di Masneri: per tutto il tempo sentivo ll’eco di tante tue cose scritte in giro, su Roma e chi ci vive, sulle manie di certi ambienti e altre notazioni sparse. E scrivi, dài!

  13. by david on giugno 23rd, 2014 at 11:09

    il moralismo sull’aifò comunista

  14. by david on luglio 3rd, 2014 at 17:07

    ma che gioia, è tornata a leggere le mie scempiaggini