And a somewhat new year

Buon 2015 a tutti.

Agli italiani che si ostinano a scrivere lunghi status in inglese e non riescono mai a dirci che il gatto è sotto il tavolo senza infilarci tre svarioni di grammatica.
Ai maschi che voluttuosamente si autoscattano approfittando del fatto che le mogli son persone serie e non perdono tempo sull’internet e quindi non intervengono – come sarebbe loro dovere civile – dicendo loro «Ma nun te vergogni?»
Alle femmine che postano l’autoscatto senza trucco appena sveglia un po’ stropicciata, e ai commentatori di buona volontà che fingono di non notare che ci sono dietro novantacinque minuti di pettinino per separare una a una le ciglia mascarate, e matita opaca acciocché la bocca sembri naturale, e centoquattro tentativi in cui il Dyson nelle guance non aveva aspirato lo zigomo con la fotogenia giusta.
A quelli che non hanno mai fatto un giornale ma non passa giorno che non spieghino come si fanno a chi li fa, non hanno mai prodotto un minuto di tv ma loro sì saprebbero fare un Sanremo coi controcazzi, non hanno mai combinato niente di niente ma è solo perché in Italia non c’è meritocrazia.
Ai romanzieri e ai cineasti che si offendono se gli dici che il riscontro del pubblico qualcosina conta – ma mica si offendono per sé: lo fanno nel nome dell’arte.
A quelle che credono di volere che lui lasci la moglie, e neanche s’immaginano che crisi di panico e stagione di claustrofobia ne seguirebbe.
A quelli appena tornati da un paio di sabbatici su Marte, e che ora hanno paura che qualcuno sveli loro come va a finire Gone Girl.
A quelle che hanno un contratto per tot pezzi sul tema-femminicidio all’anno, e quindi ci fanno rientrare tutto, pure Gone Girl.
A chi in trent’anni di computer non ha ancora imparato a salvare prima di andare a dormire, e poi fa le scene madri quando nella notte crasha il file e sicuramente quelle ultime modifiche che avevo fatto avrebbero trasformato questa mediocre operina nel Grande Romanzo Itagliàno e come sono sfortunata.
A quelli che hanno fatto le classifiche dei migliori libri e film e serie televisive del 2014, e non ci hanno messo Starnone, e non ci hanno messo Birdman, e non ci hanno messo The Affair, e io ho tanta nostalgia di quando la libertà d’espressione si esercitava al bar, ai pranzi di Natale, davanti a uno specchio usando la spazzola come microfono.
A quelli che bisticciano sull’internet e una risposta su due la trascorrono ad autocertificarsi quanto siano scarse le repliche dell’interlocutore e quanto sia invece evidente la loro superiorità dialettica.
A quelli che se non gli rispondi al telefono, alle mail, ai messaggi, sei sempre tu che sei cafona, mai loro che non sono abbastanza interessanti.
A quelli rovinati dal Nanni Moretti di quand’era giovane, in finale con quelli rovinati dal Woody Allen di quando c’era Diane Keaton, e mica lo so chi vince.
A quelli che parlano coi cani, cui non sai mai come spiegare che no, non è che quelli poi crescono e tornano utili se non altro per pagarti una badante.
A quelli la cui idea di “vivere in un film americano” è: simulare partecipazione davanti al discorso di Napolitano.
A quelli che controllano chi li stellina, chi li rituitta, chi li mipiacia.
A quelli che danno dei soldi a qualcuno perché spieghi a un’azienda come essere incisivi sull’internet, e quel qualcuno ha in genere un seguito sull’internet fatto di parenti e amici, e la sua idea di seminario innovativo è dire a una sala piena di dirigenti: «Il miglior posto per nascondere un cadavere è la seconda pagina dei risultati di Google»
A quelli (gli stessi, in genere) che danno dei soldi a qualcuno perché scriva un libro, aspettandosi che quel qualcuno venda tante copie quanti sono i suoi like su Facebook, ché si sa che mipiaciare e spendere dei soldi sono due gesti perfettamente intercambiabili.
A quelli che si offendono in quanto (in quanto romani, in quanto donne, in quanto giornalisti, in quanto elettori di sinistra, in quanto Scorpione ascendente Sagittario, in quanto vegani, in quanto clienti Ikea, in quanto ex lettori di Topolino, in quanto acquirenti di acqua minerale, in quanto utilizzatori di social network che spasimano per ottenere l’approvazione di Michele Serra.)
A quelli che sbagliano destinatario sextando.
A quelli che sbagliano destinatario insultando il capufficio.
A quelli che la moda è una frivolezza e il calcio invece è grande romanzo popolare.
A quelli che è sempre colpa di qualcun altro, e nei giorni dispari anche del destino cinico e baro.
A quelli che l’anno prossimo di sicuro si trasferiscono all’estero, perché qui sono proprio grandemente sottovalutati nei loro talenti e competenze, ma intanto stanno sempre qui, perché all’estero in effetti sarebbero valutati equamente, e quindi finirebbero a schiumare il latte da Starbucks.
A quelli che ogni Natale ci raccontano che hanno mangiato tanto, come fosse il primo Natale dopo la carestia, e ogni volta che escono ci raccontano quanti alcolici hanno bevuto, come fosse la prima sbronza a quindici anni.
A quelli che ritengono di notificarci il loro consumo di pornografia, convinti che ciò li faccia sembrare disinvolti uomini di mondo e non quindicenni senili.
A quelle che ritengono di notificarci che a loro la pornografia piace almeno quanto agli uomini, convinte che questo le faccia sembrare donne emancipate.
A quelli che ti scrivono, su internet, che stai sempre su internet.
A quelli che intervengono in una discussione su un programma televisivo per dire che guardate troppa tv.
A quelli che nei casi precedenti e in alcuni altri invitano immancabilmente a «uscire», evidentemente smaniosi di dimostrare che a soli quarant’anni hanno già le chiavi di casa e neppure un orario obbligatorio per il rientro.
A quelli che non hanno mai visto mezzo classico della cinematografia, o anche solo qualche puntata dei Soprano, che non hanno mai letto un grande romanzo, o anche solo Gay Talese che intervista Frank Sinatra, epperò sanno a memoria David Foster Wallace.
A quelli che da quando esistono le app hanno scoperto l’esistenza degli autonoleggi con conducente e delle case in affitto per le vacanze.
A quelle che riportano le frasi (geniali!) dei figli, in finale con quelle che postano in continuazione le foto dei figli (bellissimi!), e allo struggente rimpianto di quando ci toccavano le diapositive delle Maldive, che almeno potevi dire «ammazza che zozzeria» senza che si offendesse nessuno, ché la spiaggia non era mica sangue del loro sangue.
A quelli che ogni volta che salgono su un treno si lamentano del wifi.
A quelli che l’articolo imperdibile o il libro dell’anno l’ha sempre scritto un loro amico, ma sia chiaro che il loro è il giudizio oggettivo dell’intellettuale canesciolto.
A quelli che da grandi volevano fare i polemisti, e la loro infanzia sarà pure stata infelice ma mai quanto l’età adulta di noialtri cui capita di leggerli.
A quelli che «Io ti conosco», che in genere ti hanno visto due volte venticinque anni prima.
A quelle che credono nel dovere morale (delle altre) di pubblicare le foto in cui (le altre) siano venute peggio.
A quelli che spiegano le loro battute uno per uno a tutti quelli che non le hanno capite o apprezzate.
A quelli che ti spiegano le tue battute, senza averle capite.
A quelle che pur di non mettersi a lavorare compilano liste.

Che l’anno nuovo porti a tutti un barile di senso del ridicolo.

Comments so far:

  1. by dada on gennaio 1st, 2015 at 21:14

    Sul tuo hanno scritto l’indirizzo sbagliato e non ti è ancora arrivato?

  2. by Vale on gennaio 2nd, 2015 at 12:39

    Buon 2015! continua così.

    Like in particolare a :
    -“vivere in un film americano” … il male del momento.
    -“A quelli che la moda è una frivolezza e il calcio invece è grande romanzo popolare”.
    – “A quelli che ogni Natale ci raccontano che hanno mangiato tanto, come fosse il primo Natale dopo la carestia, e ogni volta che escono ci raccontano quanti alcolici hanno bevuto, come fosse la prima sbronza a quindici anni”.
    – “le frasi (geniali!)”-

    Gone Girl al secondo tempo diventa un pò ridicolo.

  3. by Gianluca on gennaio 2nd, 2015 at 12:47

    Hai dimenticato “A quelle che, in quanto “salaci” e “geniali” opinioniste, ritengono divertente puntare il dito contro il restante 99,99 % del genere umano” . ps: sia pur dotato di uno sviluppatissimo senso del ridicolo, mi riconosco in almeno 14 delle categorie indicate.

  4. by Tellinas on gennaio 2nd, 2015 at 23:24

    Gianluca brà. Che acidità mamma mia bella…

  5. by Clementina on gennaio 3rd, 2015 at 13:51

    “SALACI”?

  6. by azzurra on gennaio 4th, 2015 at 18:05

    buon anno anche a te cara guia che mi insegni tante cose belle.

    SMAK!

  7. by Vale on gennaio 5th, 2015 at 10:50

    Ti voglio tanto bene.:) Buon 2015.

  8. by Vale on gennaio 5th, 2015 at 10:56

    @gianluca 14?!?? …mi sa che non ti basterà un solo barile. 😉 auguri

  9. by Luca on gennaio 8th, 2015 at 15:43

    Si è fatta bella la Soncini! La leggevo anni fa su Io Donna (rubacchiandolo a mia madre) e non era così hepburneriana ma paciarotta (sebbene sempre glamour nello scrivere)!

  10. by Muse on gennaio 9th, 2015 at 12:25

    Guia Soncini, scrittrice giornalista chi ???

  11. by Myself on gennaio 9th, 2015 at 12:27

    Guia Soncini scrittrice,giornalista chi ???