Alcune cose che ci sono in Nessuno si salva da solo

– Una coi denti marci perché a un certo punto è diventata anoressica perché i suoi compagni di scuola «facevano pensieri sessuali» su sua madre, ma sono marci solo quelli di sotto, perché al presente in cui è a cena coll’ex marito se li è già fatti rifare e quindi sono marci solo nei flashback che però son comunque un’abbondante metà di film e insomma è inutile che mettiamo due protagonisti bellocci se poi a una le mettiamo una dentatura da Orange is the new black, poi i mariti delle professoresse democratiche si schifano e si rifiutano di accompagnarle, i denti marci-ma-che-non-si-noti segnano il confine tra un botteghino più che decente e un arty movie.
– Un bambino che si prova i tacchi della madre e allora a un certo punto, in una scena in cui strillano come in una parodia dei Broncoviz dei vecchi film di Muccino, il padre dice alla madre che lei vuole il figlio gay perché così si sente intellettuale ma «i bambini non sono marmellate coll’etichetta, “mirtillo”, “finocchio”»
– Una pecorina* riparatrice della morte d’un criceto, insanabile trauma del nucleo familiare, che anni dopo Jasmine Trinca ancora ne fa un dramma mentre Scamarcio è tutto buon senso e spicceria («portarlo dal veterinario costa 50 euro, ricomprarlo ne costa 8»: non ho mai fatto il tifo per qualcuno quanto per Scamarcio in questo film, per tutta l’ora e quaranta in cui ho aspettato che Trinca facesse o dicesse una cosa, solo una, che non fosse da prenderla a schiaffi e mandarla a lavare le scale, che la rendesse sensata come protagonista di cui dovrebbe fregarmi qualcosa, che facesse o dicesse una cosa qualunque di qualsivoglia qualità)
– Una pecorina nel retro d’un furgone di palloncini, con l’animatrice della festa dei figli, che poi nelle scene successive si dilata in relazione (ettepareva) e nella più incredibile conversazione su una panchina (ma anche la più incredibile conversazione in assoluto) mai ascoltata, con lui che le dice d’averla convocata al parco per dirle che «quello di stamattina è stato il miglior pompino di novembre» e lei che risponde che a volte dorme in macchina sotto casa sua fantasticando di svegliarsi insieme e fare colazione. E lui a quel punto, invece di correre a controllare se il coniglio stia già bollendo, si mette a disquisire di preferenze sul cappuccino.
– Un aspirante qualcosa che dice «Bambini, papà ha un romanzo nel cassetto ma si vende a gialli e sitcom», sitcom che in Italia hanno un fiorente mercato proprio, dev’essere per quello che l’unica volta che lo si vede lavorare è alla riunione di sceneggiatura di una parodia dei Broncoviz (sì, di nuovo) della produzione d’un Malick italiano (anzi no, un’altra volta è in uno studio di X Factor, però dice che ai figli fa vedere Tyson «perché sono uno scrittore», qualunque Mailer significhi)
– Una sceneggiata senza senso da «Abbiamo visto Betty Blue e non ci siamo più ripresi» (che poi è la cifra recitativa di Trinca per l’intero film) perché lei incontra un amico del padre ad Anzio, amico del padre che poi è Ciavarro e che, invece di offrirle pizza fredda e birra calda, si offre appunto di sistemarle i denti essendo dentista. Ma tutto questo Scamarcio ancora non lo sa e quindi, degno sparring partner di Betty Blue, si mette a strillare che piuttosto che tradirla si taglierà il cazzo. Cosa che lei prontamente gli rinfaccia porgendogli le forbici nel mucciniano litigio di anni dopo. Careful what you promise per far scena.
– Una scena in libreria in cui lui le chiede che romanzi le piacciano, lei dice «le storie sospese, le persone che si sfiorano, forse non s’incontrano mai», e lui dice che vorrebbe avere due cazzi e usarli contemporaneamente.
– Una scena che non riesco a decidere se sia «il Pigneto visto da Castellitto», «La terrazza riscritta da Mazzantini», o solo «mamma, guarda, anch’io so girare come in Mariti e mogli», in cui gli amici sentendosi intelligentissimi cazzeggiano che Raskolnikov sia il protagonista di Crimini e misfatti e che Woody Allen abbia scritto Delitto e castigo e che la-nostra-generazione-non-abbiamo-inventato-niente e che siamo tutti remake e Ground zero e insomma: i dolenti eruditi di quand’eravamo bambini non torneranno più.
– Un monologo singhiozzante in cui per un minuto non si capisce una parola di quel che dice Trinca e le cola tutto, rimmel, kajal, moccio, singhiozzi, ma poi per il resto della cena è impeccabilmente truccata senza una sbavatura che sia una.
– Un Lucio Dalla che non c’entra un cazzo ma alla fine quella è l’unica scena bella, sarà perché Jasmine mangia il suo primo carboidrato.
– Una controscena che dura tutta la cena: un tavolo al quale ci sono Vecchioni e Angela Molina, e tu dici saranno loro da vecchi, vedranno la gente morta, e invece alla fine Vecchioni offre a Trinca e Scamarcio la scolatura della sciampagna ed escono chiacchierando, e in quattro battute passano dalla galleria Colonna a via Giulia, dove Vecchioni ha parcheggiato esattamente in mezzo alla strada e dice che ha un cancro e chiede di pregare per lui, e giustamente Scamarcio dice che non saprebbe chi pregare, al che quello sale in macchina dicendo «Nessuno si salva da solo», e Trinca folgorata dallo slogan da bestseller inizia a correre, sale una scalinata, crolla in ginocchio su una specie di sagrato e prega, solo che poi s’allarga la ripresa e quella non è una chiesa: è la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

*sì, lo so che quella non è esattamente una pecorina, ma dice un amico mio che «pecorina riparatrice» vale l’imprecisione.

Comments so far:

  1. by olivia on febbraio 27th, 2015 at 9:42

    eh insomma, da andare a mettersi in fila ORA al cinema.

    (guia, ti voglio bene. però per favore quando presenterai il libro faccelo sapere almeno due settimane prima. io qui ho il fondamentale compito di portare caffé e fare fotocopie, se devo prendere due ore per venire in feltrinelli devo avvisarli con largo anticipo che la macchinetta sì se la devono usare da soli. e poi me la sminchiano sempre, tra l’altro. non farmi inventare un funerale improvviso come l’altra volta ché mi sono già giocata tutti i genitori dei miei amici)

  2. by aspirine on marzo 4th, 2015 at 20:40

    Basta, m’hai convinto, andrò a vederlo