“Sono a Messa, ti chiamo dopo”

Ho un amico che mi promette da anni magie tecnologiche che non mantiene. In particolare, un cavallo per le troie di turno, ovvero un affare da mandare al porco del momento e che l’ignaro suino installi senza accorgersene nel proprio computer e che da quel momento mi notificherà ogni messaggio in entrata e in uscita. Insomma, invece di aspettare che lui vada a fare la doccia per controllargli il cellulare e scoprire quali sconcezze scrivesse a una bionda la sera prima, le sconcezze mi verrebbero recapitate comodamente a domicilio prima di cadere in prescrizione e permettendomi una scenata quantomai tempista.

L’amico alla fine non mi regala mai il virus da inviare al tapino di turno. Temo sia solidarietà maschile, anche se lui la maschera dietro dei “Poi scopri delle cose brutte e ci resti male” più o meno assortiti. O forse ha paura che io poi ricicli il regalo alla sua fidanzata, e di essere spiato anche lui in conversazioni proibite (di questa questione che gli uomini passino le serate a dirsi porcate virtuali con donne che non hanno mai visto e di cui se le vedessero noterebbero innanzitutto i pori dilatati mentre la trombabilissima legittima compagna sta di là a strapparsi i peli con l’epilady davanti alla tv parleremo un’altra volta: oggi non ho tempo di deprimermi.)

Per fortuna, l’amico non mi serve più. Per sole 78 sterline e 73 centesimi, so a chi il maiale del momento scrive “Sono alla Besana, faccio il giro” (e chi non riconosce la citazione non si capisce cosa ci faccia qui, francamente.)

E io che credevo di essere la sola ad amarlo

Qui sotto si parlava degli agosti trascorsi a vedere l’opera omnia di Sorkin (per le intime: Aaroncino nostro.)

Una santa donna, nei commenti, segnala con l’innocenza del caso che Aaroncino nostro ha aperto un gruppo su Facebook. Ora, io Facebook non ho mai ben capito cosa sia e già fatico a ricordarmi di aggiungere l’allegato quando mando gli articoli e nei Mille non mi prenderebbero mai, però ho molto tempo, il lusso di sprecarlo, e una vittima in visita. Quindi, nel giro di pochi secondi avevo estorto alla vittima i suoi dati per entrare in Facebook (questi orrendi razzisti non ti fanno neanche entrare a guardare, se non sei dei loro.)

Ho scoperto il paese delle meraviglie. Il visitatore si è presto scocciato e mi ha cacciato, dalla terra promessa e quasi mantenuta, quindi non ho fatto in tempo a guardare dentro ai gruppi, ma già solo i nomi…

  • Il gruppo che mi somiglia di più dev’essere per forza I want Aaron Sorkin to script reality
  • Quello che somiglia di più alla mia vita sentimentale You’re the Joshua Malina to my Aaron Sorkin
  • Assai condivisibili What if Aaron Sorkin was the Messiah? e Aaron Sorkin is a god
  • Notevoli seppur esecrabili Aaron Sorkin needs to start doing coke again e Give Aaron Sorkin more crack
  • Modello aspirazionale: I speak sorkinese
  • Nemesi di chi si rifuta di vedere le ultime tre stagioni di WW: John Wells is a flaming pile of poo. An he writes like one, too [questo l’ho aperto; highlight: The Complete Series boxset is so pretty, but what am I supposed to do with 3 seasons of crap?]
  • Solo per intenditori assai fanatici e di buona memoria: Knock knock. Who’s there? Sam and his prostitute friend!
  • Miglior risposta intrinseca alla prematura fine:  Studio 60 is too smart for your candyass network
  • Miglior risposta a chi vi chiede cosa sia Sports Night: It’s about sports. The same way Charlie’s Angels was about law enforcement
  • E, ovviamente: Barack Obama is a character created by Aaron Sorkin

Aggiornamento: mi si fa notare che sono talmente rincoglionita che, presa dai gruppi-tributo, non ho guardato il vero Facebook di Aaroncino nostro. L’ha aperto perché starebbe scrivendo un film su quelli che Facebook se lo sono inventato, «so I’ve started this page. (Actually it was started by my researcher, Ian Reichbach, because my grandmother has more Internet savvy than I do and she’s been dead for 33 years.)» Siccome è un genio, la sua presentazione al popolo in pigiama (cfr Studio 60) e a noialtri Lemon-Lyman (cfr West Wing) è «I feel about this introduction the way I felt about Sophie’s Choice–It could have been funnier.»

L’ormonale è politico

Vi ho già detto dell’ex vicina di scrivania e della sua fissazione per gli accessori. Siccome gli uomini saran pure tutti uguali ma le donne son tutte diverse (da me), ho anche un’amica che legge buoni libri, non vede i reality e non conosce i nomi degli stilisti. Non sapete quanto mi senta più intelligente per il solo fatto che mi rivolge la parola.

Insomma, il mio punto di riferimento intellettuale l’altra sera ha convenuto che no, non è il caso che io mi metta ora ad acquistare (e magari leggere) Gomorra: “La unmilioneduecentomilaseiesima copia? Suvvia.” Al massimo si può andare a vedere il film. La visione del quale, però, non dirimerà la questione principale, quella della quale riusciamo a venire a capo né io, né il mio punto di riferimento intellettuale, né nessun’altra delle donne con cui mi sono confrontata: dove si colloca Roberto Saviano? In quale punto del confine tra farci sangue e farci ribrezzo?

Le competenze sui due territori sono ambigue, e non ci sono certezze: Saviano è un sex symbol o no? Se alla fine mi decido a comprarlo, Gomorra, devo metterlo nel triste e semideserto scaffale “libri seri” o nel settore afrodisiaco, tra i versi di Jim Morrison e i capoversi di Travaglio? Il dubbio è diffuso. Attanaglia quasi tutte. Tranne l’ex vicina di scrivania: per escluderlo dalle plausibili icone erotiche, a lei bastano gli anelli.

Wham, bam, thank you ma’am

Altra cosa.

C’è un momento in cui Miranda dice a Steve se può sbrigarsi a concludere l’accoppiamento, lui si offende, lei lo racconta alle amiche, dice una cosa tipo “lui cerca di farlo durare più a lungo”, Samantha trasecola (”E questo è… male?”) e lei dice “Sì, se lavori tutto il giorno” (o “se ti devi svegliare presto” o comunque cazzo tradurranno “full-time job”.)

Ora, i casi sono due. O avete letto il libro – nel qual caso cosa fate davanti al computer, uscite, è una bella giornata, andate per le strade a consigliarlo a tutti i passanti, rendetemi ricca, magari poi mi ricorderò di voi – o non l’avete letto, nel qual caso uscite comunque e andate in libreria a rimediare e se al ritorno incrociate uno della categoria precedente magari fatevi convincere a comprarne una seconda copia. Se non l’avete letto, non sapete cosa sia l’Ora del Vabbè, e io non ve lo dirò, perché dovete investire anche voi i vostri sporchi 17 euro per scoprirlo.

Posso però usare il metodo dei quotidiani italiani: se lo dice un giornale straniero, allora non è un capriccio, è un parere autorevole. Sappiate quindi che io e Miranda e più o meno tutte le donne che conosco non siamo le uniche a pensarla così.