Lo stato dell’istruzione

(nella foto, l’ortografia di Alfonso Signorini, direttore di due giornali, già docente di lettere in un liceo classico)

Invecchiare con malagrazia

Si sa come funziona. Prima tutti quelli famosi sono nati prima di te, e da un certo punto in poi iniziano a essere nati dopo di te, e non hai più scuse per pensare che alla loro età vincerai un Oscar/sfilerai per Balenciaga/scriverai il Grande Romanzo Multinazionale.
Poi inizi a guardare con interesse i tuoi coetanei, proprio tu che a uomini che non fossero più vecchi di un bel po’ proprio non sapevi cosa dire.
Poi, quando ti sei da poco rassegnata al fatto che ci sia gente al liceo nata quando tu il liceo l’avevi già finito, inizi a trovarti a discutere con dei giovani adulti, indubitabilmente giovani ma altrettanto indubitabilmente adulti, e se vien fuori l’anno di nascita sei costretta ad aggiornare i traumi: quelli nati quando avevi finito il liceo e vivevi da sola sono ormai all’università.
Poi ti trovi come collega il figlio di qualche ex fidanzato.
Poi fai quello che avevi sempre stigmatizzato nelle tardone: ti interessi a quelli più giovani. Non vorresti, ma ai tuoi coetanei mica tira più.
E infine, una sera alla fine di una dieta, al terzo dei tuoi primi tre alcolici dopo un periodo in cui hai disimparato a metabolizzare l’alcol, a una cena tra adulti, si parla delle canzoni di un certo anno, e uno con cui avevi fino a quel momento conversato alla pari dice che lui è nato quell’anno lì e tu dici uh, sei nato l’anno del mio primo aborto, che cosa tenera, e a quel punto in genere qualcuno ti chiama un taxi.

(ispirato a quel che dice lui)

Ceci n’est pas une critique

Cose che ci sono nel nuovo film di Ozpetek:

– La Buy vestita da Zelda Fitzgerald.
– Un bambino grasso che vaga per Monteverde seguendo l’odore dei dolci anche se non si capisce bene come sia possibile visto che è un fantasma e non dovrebbe potersi allontanare dalla casa che infesta.
– Un aspirante attore disoccupato che affitta una casa in via Poerio, giacché quelle in piazza di Spagna eran tutte troppo economiche.
– Una scena che fa venire tantissima nostalgia di quello sketch di vent’anni fa in cui Fassari era un comunista che si svegliava dopo anni di coma e trovava il muro di Berlino abbattuto.
– Una scena per metter lì Luxuria e una per metter lì Platinette, che son pure belle in sé ma non si capisce a che servano, a parte appagare la quota «telefilm americano con le guest star»
– Una scena che non so perché non abbiano fatto quel film lì invece di questo qui, in cui uno va a casa di Elio Germano e gli dice che non vuole i coglioni rotti dalle sue centinaia di sms e appostamenti e telefonate in lacrime e fiori solo perché han scopato una volta.
– Una canzone di Patty Pravo che, assieme alla scena precedente e a una citazione di Tennessee Williams, serve a dirci che il protagonista è gay, casomai da Ozpetek vi aspettaste altro.
– Una spia nazista che si svela tale uccidendo impietosamente una coccinella, così simbolica che è inutile anche che ve lo spieghi.
– Una sosia di Rossy De Palma.
– Una cugina con vita sentimentale scombinata che resta incinta ma non sa di chi e allora piange ma poi tutto finisce bene.
– Un rumore di fondo, pare sia Buñuel che si rivolta nella tomba.
– Elio Germano che piange, per tutti i titoli di coda, magari gli danno un altro premio, e stavolta senza neanche aver pagato fantastiliardi di diritti a Vasco

La tv del dolore

Per multiple ragioni. La bruttezza o inutilità di molti film candidati (cioè: di praticamente tutti quelli che ho visto io); il fatto che quando sarà finita sarà l’alba, Ricky Gervais mi avrà fatto ridere molto meno di quanto avrebbe fatto Ricky Memphis, e io mi chiederò cosa son rimasta sveglia a fare, ché i Globe li odio; il completo rosso da male agli occhi che ha Gervais in questo momento mentre parla con Ryan Seacrest sul tappeto anch’esso rosso; il fatto che sia la prima diretta di Giuliana Rancic dopo l’intervento. Tutto ciò premesso, sul tappeto c’è già Georgino, è già molto figo, e andiamo a cominciare.

00.06 Kelly Osbourne, o del dimagrire con una tigna che lèvati, mettere tutto il proprio impegno del diventare una fèscionvictim, e tuttavia restare sempre inguardabile.

00.13 «Face-down drunk»: George Clooney illustra il proprio programma per la serata, o quello per farsi una ragione dell’avere un’accompagnatrice alta quindici centimetri più di lui.

00.14 Piper Perabo è ancora viva, ed è vestita come la figlia di Carrie Bradshaw e Cindefuckin’rella.

00.16 Jessica Chastain meriterebbe un premio solo per com’è irriconoscibile rispetto al film: mica il premio-alla-trasformazione varrà solo se ti trasformi in una cessa, no?

00.19 In mezzo alla diretta del red carpet, su E!, ci sono gli spot del programma di Nigella Lawson. Un cui braccio, anche dopo la dieta, pesa quanto una passeggiatrice da tappeto rosso intera.

00.23 Alcune cose non cambiano mai: non so cosa ci faccia lì Amanda Peet, e in monospalla bianco perdipiù, ma è sempre la più clamorosa figa del mondo mondiale.

00.25 Adesso metto da parte questo frammento in cui la cicciona in tenda verde (crudelmente affiancata a un’inquadratura di Elle McPherson) definisce «terrible, I wouldn’t want to do it, it was just so perfect» l’idea di fare un seguito di Bridesmaids, e poi mando Staffelli a rinfacciarglielo quando sarà ben lieta di interpretare il seguito.

00.31 La sindrome contraria a quella di Kelly Osbourne ce l’ha Nicole Richie, e si chiama «applicandosi, chiunque può diventare belloccia e persino elegante, pure quelle su cui non avresti scommesso tre euro.»

00.34 Madeleine Stowe! Quindi il tema della serata, oltre a quello «vestiti bianchi», è «sono ancora vive»

00.35 Elle McPherson ha un vestito da Barbie Reginetta del Ballo, la wrestler di Clooney ha le scarpe sbagliate. Curiosamente, la seconda cosa si nota più della prima.

00.36 Sarah-Michelle Gellar ha un tie-dye più adatto a copricostume che a un vestito da sera. Rooney Mara, senza piercing e senza quella frangetta terrificante che ha nelle foto promozionali del film di Fincher, è – uau – una donna. Persino belloccia, come donna.

00.38 Saranno felici, Dolce e Gabbana, di aver vestito Brolin che quando Seacrest gli chiede di chi sia il vestito balbetta cose tipo macosavoletechemiricordi.

00.47 Mozione burine for the win: Sofia Vergara ha il più bel colore di vestito, comunque si chiami (petrolio, direi)

00.50 Ma Rooney Mara ha anche le fossette, ma la delizia. (Seacrest le ha chiesto se ha tenuto i piercing «intimi» che aveva in Uomini che odiano le donne, e lei ha detto che alcuni sì, sennò poi si deve ripirsare per il sequel.)

00.55 All’ennesimo rappresentante del cast di Modern Family, mi rendo conto che sono così vecchia da aver visto edizioni in cui la comedy da tener d’occhio era Desperate Housewives. Era un mondo migliore, quello.

00.56 Charlize Theron è strafiga pure in bianco e con le piume in testa. E sembra psicotica tanto quanto con la maglietta di Hello Kitty.

00.57 Se Bryan Cranston fosse espressivo in Breaking Bad quanto lo è intervistato dalla Rancic, magari quella serie sarebbe meno inguardabile.

01.00 Stavo rosicando per la scollatura fin sotto l’ombelico di Charlize Theron, trentasette anni e uno stomaco da dodicenne, quand’è comparsa Doppiomento Deschanel a consolarmi. La bruttezza dei disegni del suo smalto è da denuncia ad Amnesty.

01.02 Certe cose non cambiano mai: un’altra stagione di premiazioni, un’altra Angelina da sentirsi male dalla bellezza e coll’aria «Uff, sì, mi metto un vestito da sera, ma cheppalle, dai, Brad, pèttinati, lo so che ti scoccia, sapessi ammé»

01.11 Charlize Theron è veramente molto figa, ma è tipo un po’ meno amabile di D’Alema. Michelle Williams, in compenso, non trova pace coi capelli, stasera sono arancioni, non ho ancora capito se cortissimi o raccolti in un modo strano: sembra Rita Pavone [aggiornamento: cortissimi, per – pare – ragioni struggentissime]. Kate Beckinsale pesa trenta chili. Salma Hayek ha baciato Charlize Theron: per baciarla, a Theron non è bastato piegarsi, s’è dovuta accovacciare.

01.15 Sì, Tilda, ti si nota di più. Ma per le ragioni sbagliate. Cioè: quei capelli? Davvero? Cosa sei, un’adolescente ribelle che vuol fare dispetto a papà?

01.18 Angelina, o del «come sono annoiata d’essere figa»

01.19 Angelina guarda Ryan Seacrest con la stessa splendidamente finta concentrazione e attenzione con cui Carla Bruni si rivolge ai bambini poveri.

01.20 Non solo il vestito è bianco di seta nuda, ma sul punto vita ha anche delle pince. E quindi è ufficiale: quando Scarlett O’Hara s’innervosiva per l’obesità del proprio punto vita di quaranta centimetri, era perché aveva visto quello post-triplo parto della signora Jolie.

01.28 Rancic sta intervistando una ragazzina di cui ho colpevolmente non colto l’identità [dice la mia correttrice di bozze: la primogenita di Moden Family], ma ho colto che le è esplosa la lampo, e quindi stanno cinguettando che è perché il vestito è vintage. Ne parlano come fosse degli anni Cinquanta. È un Dolce e Gabbana.

01.32 Anche Nicole Kidman è ben più magra del già sottilissimo solito. Ho idea che questa stagione dei premi sia stata preceduta da una precollezione di irrigazioni al colon.

01.39 Ma Leonardo no, lui è sempre il solito caro vecchio buzzicone. Meno male.

01.40 Sono mesi che dico che Emma Stone ha il miglior agente. E anche la miglior stylist: è in Lanvin.

01.41 Madonna: «Ryan Seacrest, playboy!» Seacrest: «I learnt from the best»

01.44 Jessica Biel è strafiga mora, bionda, rossa, nuda, vestita, e persino con ‘sto straccio col sopra da paggetto e il sotto da Alba Parietti.

01.53 «I get happier every year, I think that’s the secret», dice Elle McPherson, poi rovina tutto consigliando di bere tanta acqua (e anche che la parte che preferisce del proprio corpo è il cuore.)

02.00 «Dov’ero rimasto», esordisce minaccioso Gervais.

02.01 «The GG are to the Oscars what Kim Kardashian is to Kate Middleton.»

02.03 La faccia di Tina Fey mentre cerca disperatamente di trovare divertente Gervais. Ma pure quella di Elton John.

02.06 La debolezza del monologo di Gervais era struggente, aspettavo che finisse come fosse stato mio figlio che non ricordava la poesia di Natale.

02.10 E il primo premio (attore non protagonista) va a Christopher Plummer per Beginners, mai visto né sentito. Cominciamo bene con la mia asinaggine.

02.14 Mentre leggono le candidature come attrice in una serie comica, Tina Fey fa capoccella dietro Amy Poehler. Niente le viene male quanto il «sono una personcina sèmplisce», ma niente. Quasi neanche scegliere i vestiti da sera.

02.20 Julianne Moore è insopportabile, ma santo cielo quanto le sta una meraviglia il verde. Certo, anche avere Sam Seaborn di fianco è donante.

02.21 L’avevo promesso, e angiolinianamente mantengo: Downton Abbey ha scalfito il primato della Hbo per le miniserie più pallose e premiate, e quindi io ora lo rivaluterò. In fondo è un Losito inglese, è normale che lo apprezzi.

02.26 Kate Winslet parla, e il mondo qua fuori si chiede: ma chi è il figo seduto di fianco a Evan Rachel Wood?

02.32 Anni fa ho intervistato Jake Gyllenhaal. Ho passato mezza intervista a fargli scandire come si pronunciava il suo nome. Perché presentandolo ai Globe glielo pronuncian diverso? Mi mentì?

02.37 Io di Boss mi sono fermata a metà della puntata pilota, ma sono comunque felice che non abbia vinto quello di Breaking Bad, ecco.

02.38 Se la più fertile industria dello spettacolo è ridotta a candidare miglior serie drammatica American Horror Story, pensa i Telegatti. (Poi ha vinto Homeland, più di contenuti, più presentabile.)

02.51 Se anche non fossi la piccola fan di Sua Madonnità che sono, la faccia furibonda di Elton John mentre lei ringrazia per il Globe che gli ha scippato, beh, miglior fotogramma della serata. Altro che ringraziare Harvey The Punisher Weinstein: il vero punisher è lei.

02.58 Dalla poca prontezza nell’inquadrare le reazioni dei premiati, in regia dev’esserci un italiano.

03.02 Michelle è innanzitutto una mamma, neanche stesse vincendo una fascia da miss.

03.08 Conosco gente che sarebbe felice se la svegliassi per annunciare la vittoria del nano. Io non ho idea, mica vedo roba coi draghi.

03.11 Georgino entra in scena, a presentare il film di Brad, con lo stesso bastone con cui è entrato Brad per presentare il suo. Michetti. (Nel frattempo Angelina s’è messa la giacchetta come vostra zia, sta anche un po’ gobba. Sono commoventi, questi suoi tentativi d’umanizzarsi. Vani, ma commoventi.)

03.21 La clip di 50/50, il film che la vostra attendibilissima cronista (sì, insomma: io) ha scoperto stamattina esistere ed essere candidato.

03.22 Non volevo che vincesse Moneyball, perché la gente brava non vuoi che vinca per delle sceneggiature brutte. Quindi, non sono per niente contenta che abbia vinto Woody Allen per il filmetto parigino.

03.23 William H. Macy e Felicity Huffman sono la coppia più bella del mondo, senza gara.

03.24 Jessica Lange, senza più marito ma con tanto botox a farle compagnia, vince per American Sommacagata Story.

03.31 «I haven’t kissed a girl in a few years [beat] on tv» – Sua Madonnità improvvisa l’uccisione di Ricky Gervais.

03.34 Non vorrei essere un autore di Gervais nei minuti in cui sta strillando «Trovatemi una risposta a quella stronza!»

03.44 Non riesco a pensare a niente di più triste di Tina Fey che tenta di far la simpatica con la pennellona di Glee. Anzi no, una cosa c’è: quello che faceva il cretino in Friends è ancora vivo, ha i capelli grigi, e ha appena vinto per il ruolo di se stesso in una immagino imperdibilissima comedy.

03.47 Siccome Jessica Chastain è molto carina, sembrava più profondo far vincere Octavia Spencer. Con quel che ci avrà messo a trovare qualcuno che la vestisse, che almeno stia un po’ sul palco.

03.49 Non le hanno manco fatto salire la musica per interromperla, vuoi mai che faccia il discorso strappalacrime sui diritti civili e lo riprendano i tg e ci faccia pubblicità.

03.59 «I coulda been a penguin» – Helen Mirren è deliziosa anche quando le scrivono testi debolissimi.

04.11 Niente di nuovo: Robertino è sempre il più figo dell’universo universale.

04.12 Angelina riesce a essere sempre ciò che non esiste in natura; a questo giro, troppo magra.

04.13 Scorsese. Niente film muto di Harvey, niente filmetto di Allen, niente sòla di Georgino Clooney.

04.14 «Why don’t you make a movie your daughter can see for once»

04.17 Modern Family è bruttassai, ma poteva andar peggio: poteva vincere New Girl.

04.18 D’accordo, Vergara è burina. Però è strafiga e molto simpatica. Mi vengono in mente certe burine di qui che non saprebbero fare il finto ringraziamento bilingue neanche se provassero per un mese.

04.23 Quello che indossa la Pfeiffer è il terzo punto di blu meraviglioso della serata. Decretiamo che il blu è il nuovo viola? Sì, dai, mica può esserlo il bianco, santo cielo.

04.25 Non ha vinto Owen Wilson ennesimo imitatore di Woody Allen né Ryan Gosling nell’unico film dell’anno in cui il suo canebagnatismo fosse attraversato da una qualche vitalità. Ha vinto il francese muto, solo che ora parla, e non capisco gnènte.

04.32 Questa cosa che Ricky Gervais esca sul palco col bicchiere di birra per far vedere quant’è trasgressivo manco alla filodrammatica di Roccacannuccia.

04. 35 Yesssss Meryl

04.38 «And God: Harvey Weinstein» (voi non avete idea del sollievo con cui si guarda Meryl Streep avvicinarsi al microfono, in una sera di discorsi noiosi)

04.40 The Artist miglior film comico, e il protagonista miglior attore, e poi Meryl Thatcher, Marilyn Williams, la canzone di Madonna… Sono distratta, o Harvey ha vinto tutto?

04.44 È come se fosse di nuovo il 1998, Shakespeare in loveLa vita è bella – il mondo in mano ad Harvey. Ma almeno allora non aveva una moglie che ci infestava di monospalla.

04.49 Georgino reciterà pure a faccette, ma è un ottimo ringraziatore di premi: trenta secondi di discorso, e ci ha infilato pure la battuta sull’uccello di Fassbender. Un professionista.

04.55 Miglior film drammatico The Descendants. Non The Help. Vedo le scommesse perdute.

04.58 Quel che non ha vinto Harvey, l’ha vinto Georgino. E non per il film sbagliato. Poteva andare molto peggio. Poteva andare come le battute di Gervais, per dire.

L’Archivista di Sentimenti

Conversazione una sera d’elezioni.

Lui: Sì che sono romantico. Molto romantico.

Lei: Ma quando?

Lui: Lo sono stato. Poi sono diventato dalemiano.

Luisaviaroma, usato che sei sicura di pagare come fosse nuovo

Caro customer care (si fa per dire) di Luisaviaroma, ti scrivo come gesto di solidarietà nazionale, di unità contro lo spread, di accanimento didascalico. Ti scrivo per rispondere alle domande che magari ti starai facendo sulla crisi, sul calo delle vendite, sull’inspiegabilità del fatto che netàportervenda più di voi anche a clienti italiane, nonostante abbia prezzi inglesi e non faccia sconti con la frequenza con cui li fate voi. La risposta è sussurrata nel pacco che ho appena aperto. L’ho fotografato per te.

Ora, non c’è bisogno che io ti faccia notare cosa c’è che non va in questi stivali che costano come lo stipendio di una tua commessa. Amassi le sciatterie linguistiche, direi che un’immagine vale più di mille parole. Però, ti giuro, non è il fatto di vendermi degli stivali usati spacciandomeli per nuovi e prezzandomeli come tali (avrai avuto le tue buone ragioni per riprenderteli da una cliente capricciosa, e ora mica puoi tenerteli in magazzino, suvvia.) Non è neanche il fatto che, se te li rendessi (parlo per esperienza), dovrei pagare io le spese di spedizione, e tu mi riaccrediteresti il prezzo pagato con un ritardo di due mesi (netàporter ci mette un paio di giorni, yoox meno di una settimana.) A farmi impazzire è la sciatteria per cui non passi neanche una pezzetta sulla suola camminata prima di rivenderla per nuova. Santiddio, bastava un po’ di ChanteClair.

StìvGiòbs, 1955-2011

Tra le molte fortune che ho avuto nella vita, c’è quella di aver sempre lavorato per gente molto più intelligente di me. E quindi qualche settimana fa, quando strepitavo che non ne potevo più di sentir dire che quel cesso di telefono che si comanda a ditate aveva cambiato la nostra vita, la nostra vita l’ha cambiata la lavatrice, mica l’àifòn, e insomma è ora di scagliarsi contro il fighettismo maschilista, contro questa gente che non ha mai visto una sfilata ma aspetta le presentazioni dei prodotti di Steve Jobs come i pastorelli aspettavan la madonna, ecco, qualche settimana fa, con tutta la delicatezza e la diplomazia che le sono proprie, la mia direttrice mi ha liquidato con l’equivalente milanese di «Lassa pèrde.»
Col tempismo che mi è proprio, sarei stata capace di arrivare in edicola a cadavere ancora caldo. Con la banalità che mi è propria, potrei essere una delle ragioni per cui tra cinque ore, quando cominceranno a svegliarsi i maschi, non potrete più accendere il computer. Sarà tutto un «Il primo Mac che ho comprato», e altri davidcopperfieldismi che ridefiniscono lo zero kelvin dell’interesse. Credo che il mio fosse nel 1999, era un iBook arancione, me lo fece comprare un tizio di cui ero innamorata, e non ho mai più ripreso a usare i pc, probabilmente per la stessa ragione per cui sono diventata una che mangiava con le bacchette istantaneamente, nel mio primo ristorante giapponese, quando quello stesso tizio mi disse «Se vuoi chiediamo una forchetta, ma è molto poco chic.»
Sono di provincia, il fighismo percepito su di me fa facile presa, la mia è la sintesi di quasi ogni processo di conversione a Apple e in fondo non è molto interessante. Steve Jobs era l’Alexander McQueen degli eterosessuali maschi, gente che quasi mai capisce qualcosa di vestiti e il senso estetico lo riserva a oggetti con le lucette. Quindi adesso clicco sul trackpad di questo Air favolosamente leggero per pubblicare queste righe, e poi spengo tutto finché l’ondata di coccodrilli non si placa. Un’altra volta, magari, parliamo dell’orecchio per le triplette, quello che a «Stay hungry, stay foolish» ti fa automaticamente aggiungere «Stay alive.»

E ora scusate, vado a servire in* tavola [*preposizione di sfumatura lombarda, hommage à]

Ieri mattina, quando un po’ c’era l’ansia un po’ la scaramanzia, la mia linea era «Sono solo delle cazzo di amministrative.»
Ieri pomeriggio, quando sono arrivata in Duomo e mi sono ricordata che l’ultima volta che ero andata a vedere dei festeggiamenti di piazza era il 1996, mi sono sentita un po’ scema, perché scaramanzia a parte, portata simbolica a parte, inabitudine a qualsivoglia vittoria elettorale a parte, sono davvero solo delle cazzo di amministrative. O almeno così mi ripeteva la parte blasé del mio cervello, che per fortuna è spesso messa in minoranza dalla parte provinciale, quella che tira la sfoglia e si appassiona alle fiction di Canale 5.
Poi stamattina ho letto un paio di (peraltro davvero mal scritte) analisi del voto ciniche e disincantate, e improvvisamente ho messo a fuoco cosa non andava. È sempre quella vecchia storia delle storie sbilanciate, in cui chi ama di più alla fine si sfracella contro un muro, ma vuoi mettere quanto se l’è goduta prima dello schianto. Mi è tornata in mente una cosa che aveva detto cinque anni fa Lorenzo Cherubini, noto alla cultura popolare come Jovanotti. Faceva così:

Sono ancora un entusiasta. Dagli intellettuali, che non ne hanno quasi mai, l’entusiasmo è sempre vissuto come un indicatore di ignoranza. Una cosa volgare. E lo è. Però è l’entusiasmo quello che ti fa fare le cose, passare la fame, essere un condottiero. Agnelli diceva che solo le cameriere si innamorano. Io sono la cameriera

Io non sarò mai sulla notizia, ma pure voi, eh

Scusate, ho visto solo adesso la dichiarazione sentimentale di Berlusconi: lui dice «Uno stabile rapporto di affetto con una persona» e voi vi focalizzate su stabile invece che sulla scelta non di donna ma di una parola ambigua come persona?