Ha pubblicato un libro (ma d'altra parte chi non), se proprio ci tenete il titolo è scritto qua sopra bello grosso: sappiate però che dentro non ci sono le figure.
Scrive di canzonette e d'altro per D di Repubblica, e di tv e d'altro per Gioia; è terrorizzata all'idea di trovarsi, un giorno, costretta a cercare un lavoro vero.
scritto da Guia Soncini il 15 marzo 2010, alle ore 18:52 » 9 commenti »
Io capisco che non ci si possa accanire su un poveretto che ha una redazione in cui si sa tutto di encicliche e niente di nient’altro, o comunque di niente di vagamente contemporaneo; una redazione in cui, quando si dice a chi si occupa di costume «È morto Alexander McQueen», ci si sente rispondere «Il nome non mi dice niente.» Capisco tutto e so che non bisogna infierire, e infatti mi sono sentita molto Franti quando, a «l’ideale giovanile di sisley, dolce & gabbana, calvin klein», ho riso. Mi aspetto da un momento all’altro un editoriale sulla rivoluzione estetica rappresentata da Krizia nella sua ultima collezione, e la visionarietà di Armani nel ventunesimo secolo. [Sì, lo so: sono minuscoli; sono entelechie di giovanilismo, mica quei marchi in particolare; e a voi non sembra un'aggravante?]
nota a posteriori, ovvero chiarimento su richiesta: lo so anch’io che non è esattamente quella la ragione per cui vi parte l’embolo alla lettura dell’articolo; ma – a parte che non è quella ma è anche un po’ quella: non vivere nella contemporaneità è la ragione principale per cui ci si ritrova ad avere opinioni imbecilli su di essa – non è che si possa più di tanto commentare il concetto «mandate i vostri figli in giro coi pantaloni a vita bassa e poi vi lamentate se all’oratorio se li inchiappettano», no?
scritto da Guia Soncini il , alle ore 14:02 » 25 commenti »
Le associazioni di idee sono una brutta cosa: stavo guardando questo e mi sono ricordata di aver l’altra sera visto un quarto d’ora del programma di Barbareschi, il quale, in omaggio al principio fondante del talk show all’italiana (puoi dire qualunque enormità e nessuno mai ti correggerà), ha presentato un minorissimo gruppetto italiano dicendo che avevano avuto quattro milioni e mezzo di download. Che credo manco i Radiohead, ma non ne sono certa, e non vorrei sembrare cialtrona come un autore televisivo qualunque.
scritto da Guia Soncini il 14 marzo 2010, alle ore 00:36 » 5 commenti »
D’accordo, io non vorrei mai lavorare in una redazione perché non ho mai conosciuto nessuno che lavorasse in una redazione e che non avesse gravi problemi psichici (intendo: persino più gravi dei miei.)
D’accordo, io non faccio testo perché sono sociopatica e non bevo caffè e guardo con nostalgia all’era in cui invece di guardare siti di pettegolezzi si giocava a Tetris (lavorare, non s’è mai lavorato in nessun ufficio di mia conoscenza.)
D’accordo, io soffro della sindrome bambina culona che gli altri non volevano a giocare con loro e la mia antipatia verso la principale attività da ufficio, cioè parlar male di chiunque sia appena uscito dalla stanza, è evidentemente fondata sull’essere io sempre quella appena uscita (per gli amici: la culona all’orizzonte.)
D’accordo, io sono così shampista che in questo genere d’elenchi d’autoaiuto un tanto al chilo trovo sempre qualche stronzata che mi faccia dire «Però questa è un’intuizione brillante.»
Tuttavia, «Avoid the Watercooler Gang» si colloca poco sotto «Fake it till you make it» nella classifica dei migliori consigli che chiunque possa dare a chiunque. (trovato qui)
scritto da Guia Soncini il 13 marzo 2010, alle ore 23:05 » 18 commenti »
Io gente che non sa stare in video ne ho vista, ma uno che fa tutte le pause nei punti sbagliati delle frasi, che continua a dondolare sul baricentro senza pace… Ma Mity Simonetto non può dargli qualche lezione? Diamine, così conciato è proprio un punto debole, per il povero Silvio.
scritto da Guia Soncini il , alle ore 20:46 » 18 commenti »
La risposta a chi dovesse mai chiedere cosa trovi la Miuccia nel Bertelli è: un limpido senso delle priorità
When he was overseeing the decor of a new Miu Miu store in Manhattan in 1997, he took issue with a mirror and smashed it. “It made people look too fat,” he recalls.
(via Ferrandi, che il dio delle rassegne stampa me lo conservi)
scritto da Guia Soncini il , alle ore 17:13 » 1 commento »
Il film è C’eravamo tanto amati. La scena è quella in
cui Stefania Sandrelli, dopo essersi fatta spezzare il cuore
dal crudele e ambizioso Vittorio Gassman, dopo aver
pianto il piangibile, tentato il suicidio e fatto tutte le cose
che si fanno prima che la cotta passi, si è accasata con
Nino Manfredi, con cui fa serenamente la fame. Passa la
notte fuori da una scuola, in attesa assieme a decine di
altri poveracci per iscrivere i bambini la mattina dopo;
il marito, dopo essere andato a cena col vecchio amico
che ha fatto i soldi, pensa bene di portarlo a salutare la
donna che hanno in comune, con l’incoscienza di chi non
si rende conto che la concorrenza è più allenata e in-
somma nella banale vita di ognuna di noi che non siamo
all’altezza dello stefaniasandrellismo basterebbe un bat-
tito di ciglia di Gassman per portarci via dal nostro se-
reno matrimonio proletario. Fatto sta che Gassman fa
esattamente ciò che ci aspettiamo da un AdN. Dice che
ha continuato a pensare a lei. Che gli dispiace. Che ha
sbagliato. Che non ha mai smesso di amarla. Stefania
Sandrelli non accantona per un istante l’aria sorridente
e svagata che hanno le donne che alla fine ti fregano sem-
pre, e poi dice solo quattro parole, ma sono quelle quat-
tro parole che, dette al momento giusto, vendicano l’in-
tero genere femminile dell’esistenza di intere generazioni
di eterni ritornanti: «Eh, ma io no.» [pagina 54]
scritto da Guia Soncini il , alle ore 01:56 » 7 commenti »
Tre minuti fa Aldo Busi, inquadrato nella parte destra dello schermo, mentre nella sinistra c’era Simona Ventura che doveva raccogliere le di lui volontà in quel rituale da reality detto nomination, ha detto: «Ventura, io la prendo more ferarum»; la conduttrice, rivolta a qualcuno di non inquadrato, ha bisbigliato intimidita: «Cosa vuol dire?»; mancava solo Berlusconi che urlasse «Villano!», ecco.