È tutto cominciato qualche giorno fa, durante una serie di conversazioni consolatorie incrociate. È cominciata quando, lasciate che sia modesta, ho sfoderato il più geniale paragone della storia dei parallelismi sentimentali: è come Mandy. Ove per Mandy s’intende il personaggio più inutileprodotto da Sorkin.
Siccome tutte hanno guai sentimentali ma non tutte hanno un’adeguata preparazione sorkiniana, ho dovuto spiegare ciò che intendevo (non c’è niente di più frustrante che dover spiegare il proprio genio): che Aaron lo sapeva, che Mandy era inutile, ma aveva continuato a perderci tempo un’intera stagione, e quindi per noialtre ora è impossibile guardare il dvd della prima annata di WW senza chiederci perché si ostinasse (oltretutto Mandy in sé non aiuta: bella non è, spiritosa nemmeno, witty per cortesia). Insomma, la normale trama di una storia d’amore disfunzionale, di quelle che s’intitolano Cosa ci troverà mai in quella.

Lo faccio sempre. Un’esperienza particolarmente romantica o fuori dal corpo che il protagonista del film ha può suscitare il mio interesse e posso pensare agli attori e alla scena per giorni e giorni. Sono noto per fare intense ricerche sulla trama e la sceneggiatura e posso anche dare una sceneggiatura alternata di ciò che la scena avrebbe potuto essere se non fosse stato il modo in cui è stato girato. Guardate qui questo è ciò che guardare grande dramma e film fa a voi. Diventi un’esperta narratrice!
Dopodiché mi sono messa a cercare la citazione esatta, la volta in cui Aaron aveva detto che non era colpa dell’attrice, ma lui con quel personaggio proprio non sapeva che farci. Ho trovato le più varie follie, ma non quel virgolettato. A quel punto ho abbandonato l’internet, e ho tirato fuori dallo scaffale tutti i volumi sorkiniani. Di «I couldn’t quite get the character» (vado a memoria) non c’era traccia neanche lì, ma dell’introduzione di Aaron-même alle proprie sceneggiature vi copierei centinaia di righe, se non avessi il cofanetto di Sports night che mi aspetta.
Vi basti sapere che io e la mia Aaronista di Riferimento abbiamo condiviso un’imbarazzante gamma di gridolini quando, nel raccontare il proprio arresto a Burbank con un bagaglio a mano che conteneva più droghe che camicie pulite, Aaroncino nomina «my agent, Ari Emanuel» (sì, il fratello di.)
E il modo in cui colloca temporalmente l’annuncio del suo arresto al cast e alla troupe, colpendo al cuore chiunque capisca di cosa parli, cioè chiunque quella scena l’abbia vista, e ne sia stato miracolato al punto da rivalutare i Dire Straits: «I got in my car and drove over to Stage 23 on the Warner Bros. lot where we were shooting a scene in the Oval Office where Bartlet imagines he’s talking to his secretary, Mrs. Landingham, who’d been killed in a car accident two days before by a drunk driver, and asked Tommy to stop shooting after the next take and bring everyone in.» (Sì, magari in realtà giravano un’inutile scena di raccordo, ma cosa sei un grande sceneggiatore a fare se non ti riscrivi l’autobiografia?)
Soprattutto, vi bastino le righe con cui presenta i quaranta minuti che includono quella scena, i più struggenti da che guardo la televisione (e la guardo da un sacco.)

Tommy directing. St. Andrews in Delaware. The National Cathedral. The cigarette. The storm. The motorcade. The press conference. Mark Knopfler. And a fitting goodbye to Kathryn Joosten’s wonderful Mrs. Landingham.
I’ve been having the time of my life. Thank you, Akiva.