Esiste un benchmark dell’avere un cuore, l’ha (come quasi tutto quel che conta) girato Mike Nichols, dura un’ora e tre quarti ed è impossibile guardarlo senza stare male come si era dimenticato di poter stare (e senza passare il tempo a chiedersi se abbiano origliato la nostra vita, che è la misura delle opere di successo.)
Persino quando si vive una vita sentimentale così poco incasinata da riuscire a guardare un’intera stagione di Californication senza versare una-lacrima-una, col conseguente sospetto di non avere più pulsazioni (e che avesse ragione quella tizia canadese, tutti i romantici fanno la stessa fine: cinici, ubriachi, noiosi) – persino allora, Closer apre voragini dimenticate.
Quel campione d’incoerenza della mia gemella astrale (una che sostiene non le piacciano i biondini, e poi va matta per quel tonno di Jude Law, per dirvi il genere) qualche settimana fa mi ha mandato a tradimento una scena. Per crudeltà, e per quella vecchia storia che raccontava Leo a Josh: bisogno di compagnia, travestito da offerta di solidarietà. Ma non ho ceduto. Il dvd sta lì, e non lo guardo, nonnònnò.
Non che ne abbia bisogno: le tre visioni al cinema quando uscì (e i successivi tre mesi in stato semicatatonico) furono sufficienti a imprimermelo in un qualche organo, non necessariamente il cervello o il cuore. E quindi mi chiedo: ma Rowan Pelling non l’ha visto, giusto? Perché altrimenti, quando la lettrice auspica l’avvento del caveman, saprebbe di chi sta parlando. Altro che Russell Crowe.

Lei ha proprio ragione.
A lei non hanno dato fastidio tutti quei critici che hanno massacrato il film?
al fegato, colpisce al fegato.
sono confusa. non so dove devo ribadire che jude law non è un biondino, qui o sull’altro socialcoso? facciamo su tutti e due.
e che cos’è, scusa? l’epitome del biondino, porello.
Boh, a me è piaciuta solo quella con la parrucca rosa che alla fine li manda tutti affanculo.