Scusami, Ho usato la nostra canzone Per una nuova Relazione

Poi, un pomeriggio qualunque di un giorno qualunque per una ragione così qualunque che se te l’avessero detta allora mai ci avresti creduto, devi chiamarlo.
Lui.
Lui che le ore le settimane gli anni che hai pianto.
Lui che – drama queen da strapazzo che altro non sei –  «Voi non capite io non amerò mai più nessun altro.»

Questo mi ha fatto piangere così tanto! Ci ho pensato di più e non riesco nemmeno a fermare le lacrime che mi sfociano dagli occhi. Come fanno alcune persone a creare opere d’arte così belle? Come creativamente bella; come follemente innamorato di essere in grado di scrivere così bene !!
Lui che le amiche «Ora non ci credi ma un giorno ne riderai» e tu sempre più attaccata alle tende voi-non-capite.
Lui che siamo stati sulla luna a mezzogiorno andata solo andata senza mai un ritorno.
Lui che non finiscono mai non finiscono mai non finiscono mai mai mai.
Lui se di tanti capelli ci si può fidare.
Lui che in qualcuna delle mie risposte c’era il tuo nome.
Lui che i motivi di un uomo non sono belli da verificare.
Lui che ne ho abbastanza della complessa tua semplicità.
Devi chiamarlo per dirgli una cosa qualunque, quotidiana, amicale, e te ne ricordi e te ne dimentichi quaranta volte. Non con la rimozione e la renitenza che ti scattano se devi chiamare il commercialista o prenotare la pulizia dei denti: con la vaghezza delle cose che si danno per scontate, con la familiarità degli affetti antichi, con la distrazione senza tensione di quando ci si può [l’un altra] permettere. Pensi «sì ora lo chiamo» e poi ti metti a fare una lavatrice, dici «sì ora vado di là e prendo il telefono» e ti distrai a disfare una valigia, stai leggendo una qualunque stronzata e realizzi che dovevi chiamarlo quattro ore prima e poi alla fine lo fai e neanche ci si scusa neanche ci si irrita neanche ci si sta altro che vagamente simpatici.
E in un pomeriggio qualunque di un giorno qualunque di una qualunque delle sette vite successive ti ricordi di una volta in cui ti avevan detto che avresti potuto considerarla superata solo il giorno in cui l’avessi incontrato per la strada e avessi pensato «Ma che piacere mi ha fatto vederlo», e di come ti fosse sembrato fantascientifico, perché questa volta era diversa da tutte le altre; e capisci che era uguale a tutte le altre, e capisci che d’amore non si muore, e – siccome sei scema, ma fino a un certo punto – capisci che non è affatto una buona notizia. Ma per niente.

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