Accade dopo una certa età, che non è tanto quella della ragione quanto quella delle repliche.
Accade quando sei già stata in tutti i ruoli, cornificata, cornificatrice, amante non corrisposta, amata smaniosa, Rebeccalaprimamoglie nella sua accezione più errata, la poveretta che viene dopo Rebecca, Scarlett, Melania, persino Ingrid Bergman in Gaslight, per non parlare di tutte le canzonette mai scritte e incise.
Accade quando tutti i pezzi di costume sulla tua vita sono stati scritti, e quando infine capisci quel che intendeva quel russo (perché da adolescenti si leggon quasi solo libri che non si han gli strumenti per capire? che spreco) quando scriveva «Tutto è già stato detto, e tutto perdonato.»
Accade che lo guardi, senza che s’accorga d’essere guardato, perché chi sta dentro le cose non si accorge mai di chi non è all’altezza di tanto coinvolgimento. Accade che guardi lui e la sua disponibilità a sfracellarsi, e non solo. Tutto quello che viene molto prima di quella luce in fondo al tunnel che sembra amore e invece sono i fari di un autobus a due piani. La propensione a sentirsi inadeguato, l’eccesso di considerazione, l’attenzione che ci mette, le piccole cose che non riesce a nascondere di amare di te, le millemila premure che non fai niente ma proprio niente per meritarti. Accade che tu veda te stessa nei suoi gesti. La te stessa che sei stata una o mille volte. Quella che non si sentiva all’altezza, quella che aveva paura di perderlo, quella che faceva mille cose carine senza che questo bastasse mai, ché l’amore mica è meritocratico. E, siccome sei migliore di quelli che stavano dall’altra parte quando toccava a te, siccome sei più civile e più umana e abissalmente più sveglia, riconosci il meccanismo. Non serve a niente, ché sapere le cose mica è mai servito a qualcosa, chiedetelo a chiunque abbia mai pagato il mutuo della casa al mare a un freudiano. Non serve a niente, o comunque non a provare sentimenti figli di alchimie misteriose o magari di botte di culo evidenti ma certo mai di logica, ma lo vedi. Lo vedi e capisci. Che chi ama di più ci sta più male, sì, ma si diverte anche incommensurabilmente di più.

chi è quel russo?
un romanziere minore, le sue iniziali sono f. d.
ah, letture che scaldano il cuore da adolescenti. suppongo fosse F.K.
direi d&c, ma potrei sbagliarmi (nonostante siano passati pochiiiiizzimi anni)
sembra più una frase di Ivan, ma potrebbe anche essere Porfirij, in effetti
f.m.d.
comunque è anche grazie a post come questo che chi se lo può permettere va con i trans. Sappilo.
Non puoi sapere quanto te lo stralaico questo, proprio oggi.
non me lo spoilerate, ché devo ancora leggermelo tutto.
(per un attimo ho pensato che vic parlasse del mio coso) paolo: oh, brother, direi che urgono aperitivi.
non so, consigliatemi: attacco l’opera omnia di fedor o quella di guia? (il fatto è che ho domiciliato praticamente tutto, all’ufficio postale ci capito di rado)
Ci devo pensare, intanto: mi piace.
posso dirti che sei la piu’ grande scrittrice italiana?
Millemila
spero che questo bellissimo scritto abbia doti taumaturgiche retroattive.
grazie, proprio oggi e anche ieri.
grazie. copincollo e premo ‘send’
grazie. leggo e sto bene.
bello, però sembra un requiem
Pensavo che il premio “cose-che-ho-sempre-pensato-anch’io-ma-che-non-saprei-mai-scrivere-così” in questo post toccasse a: “perché da adolescenti si leggon quasi solo libri che non si han gli strumenti per capire? che spreco”. Poi però sono arrivata all’ultima riga. Clap clap.
come al solito… grazie
Bellissimo
Qui si discute di una cosa:il titolo fa trapelare che la persona che scrive sia innamorata della persona che guarda nel suo essere totalmente amante… Al contrario nel testo sembra che chi scrive non provi un vero sentimento d’amore, nonostante l’inutile presa di coscienza dei meccanismi interiori… chi scrive ama chi ama di più o si rende conto del contrario? Urgono lumi…
che bello e che vero. e che triste per me adesso che porto i panni di quella che ama di più (sì, poi dopo dirò pure che mi sono divertita di più).