Sono anni che diciamo, almeno in due (a quell’altro, quando leggerà qui, piglierà un colpo), che ci vorrebbero posti kids-free. A parte le menate delle mamme italiane che i posti pubblici non sono mai abbastanza kids-friendly (che poi significa semplicemente: ci tocca sorbirci i nostri figli, a casa nostra, manco li avessimo fatti noi), c’è che qualunque persona civile (cioè: qualunque persona non si sia riprodotta) sa che i bambini sono un inferno che dovrebbero scontare solo i loro genitori (e gli estranei retribuiti per sorbirseli.)
I bambini italiani, poi, come sa chiunque sia arrivato anche solo fino a Chiasso, sono il prodotto di una cittadinanza che ritiene l’educarli un sopruso. Sei in ufficio postale in Uzbekistan, in una caffetteria in California, in un aeroporto a Barbados, e c’è un bambino che fa casino? È sicuramente figlio di italiani. I bambini di altre nazionalità vengono addomesticati da subito alla civile idea che i grandi non vogliano i coglioni rotti. I bambini italiani vengono pasciuti nella convinzione che i grandi debbano considerare l’avere i coglioni rotti da loro una benedizione. Se dici a una famiglia italiana che forse è il caso di farli cenare prima e mandarli a letto presto, invece di farli correre tra le gambe degli ospiti e quelle dei tavoli dei ristoranti, chiamano il Telefono Azzurro.
Per ovviare ai più insopportabili aspetti della dittatura dell’infanzia, e perché se me li volessi sorbire li avrei fatti, aspetto da anni una linea aerea che i bambini non li faccia salire a bordo, per dire (se avete mai fatto un volo intercontinentale con delle creature frignanti, sapete di che parlo.) E invece, non solo sui voli li fanno salire, non solo li fanno addirittura accedere in business (dico: almeno che disturbino i poveri), ma adesso i bambini hanno il loro menu nei rari luoghi dove gli adulti potevano passare qualche ora indisturbati. Dice che è la recessione. La necessità di ampliare la clientela. Di sembrare meno respingenti. Poi, cosa? Hermès che fa i saldi?

all’ultimo volo da madrid ho chiesto esplicitamente di essere messa lontano dai bambini. sono finita vicino a una coppia di cafoni romani.
oh no, cara. i bambini giapponesi, i bambini indiani peggio. poi pero’ vanno a scuola. e li’ sono mazzate. fanno casino prima dell’eta’ scolare. e’ una regolare sociale lasciarli “liberi” perche’ dopo entrano nelle prigioni chiamate scuole.
Non mi sento di dissentire sul fatto che alcuni (molti?) genitori ritengano l’educazione una cosa superata.
Per impartire l’educazione – specie secondo Miss Manners – bisognerebbe prima averla ricevuta, e oggi sono molti quelli che si sono già riprodotti senza questa dotazione fondamentale. Non è che la ritengano superata, è che non sanno di che si parla e non ne sono all’altezza. Questo da neo, anzi neissimo-genitrice che almeno a livello di buoni propositi ci sta tutta (poi vedremo, ma il bedtime stabilito e rispettato lo voglio per me prima che per chiunque altro, solo per dirne una).
Per carità, tutto vero. Ma il problema non sono solo i genitori: c’è dietro anche tutto il sistema educativo che insegna loro che gli sculaccioni sono il male, e quanto ai ceffoni peggio che gli elettrodi sulle palle. Non è che uno per il fatto di partorire o di inseminare apprenda l’arte dell’educazione; e molti che si rendono conto di non sapere e non sono abbastanza presuntuosi da fregarsene seguono le indicazioni degli “esperti”, quali quella deputata francese che vorrebbe fare delle sberle un reato.
darling, anche tu sei stata Bambina Italiana …
se, per farti ubbidire da chi sta un metro più in basso e dipende da te per il suo sostentamento, hai bisogno di menar le mani, porello chi ti frequenta.
Il grande errore è quello di pensare che un bambino possa essere “convinto” come un adulto. Prima gli dici cosa deve fare; la seconda volta gli dici che se non lo fa ne subirà le conseguenze e la terza gli fai subire le conseguenze. Altro metodo non c’è: non puoi licenziarlo, mandargli una lettera disciplinare, spiccargli una multa, mandarlo a letto senza cena né chiuderlo nello sgabuzzino. Anzi: c’è chi li chiude nello sgabuzzino, e ne penso tutto il male possibile.
vai cortesemente a scrivere queste cazzate in un posto dove non mi tocchi leggerle.
grazie grazie grazie, e per il post e per l’ultima risposta-commento
a mio papà bastava uno sguardo. uno.
che poi 20 anni dopo una non trova mai uomini degni.
bene:sarei curioso di sapere se credi di avere una ricetta ma, per evitare inutili scambi di invettive, non lo chiedo neppure. si vede che sono un mostro.
Che tenerezza. Va alle festine di duenni e poi tenta di aggiustarsi il karma con i post erodici
Se ho una ricetta per chi, avendo l’autorevolezza di una pianta grassa, non riesce a farsi rispettare da un minorenne, figuriamoci da una moglie o da un capufficio, e sfoga le conseguenti frustrazioni su quello dei tre che non si può difendere, ammantando il tutto da metodo educativo? No, non ce l’ho. La vasectomia prima che sia tardi mi parrebbe però auspicabile.
Per una curiosa coincidenza, si discuteva a pranzo di come ci vada istantaneamente sui coglioni chiunque usi la parola “menate”.
Guia, segui il labiale: non hai capito un cazzo. me ne dispiaccio, dato che sei una donna di straordinaria intelligenza, ma è così. Se tu avessi una pur minima idea di quanto costi tirare un ceffone a tuo figlio quando sai di doverglielo tirare, e tutto te stesso ha pena per lui e angoscia per te medesimo: ma sai che se non lo facessi faresti male soprattutto a lui, prima che a te stesso. Se sapessi cosa vuol dire dover essere duro con lui quando l’unica cosa che vorresti è stringerlo a te, perdonarlo e consolarlo; e non lo puoi fare perché la tua responsabillità è di educarlo, prima che di coccolarlo. Se gli avessi dedicato dieci anni della tua vita avendo come unica priorità nella vita quella persona che hai fortemente voluto, che hai allevato da solo e che per te conta più di quanto possa contare qualunque altra cosa passata, presente e futura. Ecco: se avessi fatto tutto questo, potresti insegnarmi qualcosa. Se poi per te tutto ciò è frustrazione, il problema è, anzitutto, tuo.
genitori cafoni avranno figli cafoni. mi pare così semplice (e hermès fa i saldi, sappilo)
m.fisk, hai dei figli?
da come scrive direi di sì, andrea. poi oh tutto è possibile.
cioè, educare è picchiarli con il rimorso?
beh se li ha, cara simo, poveri loro… insegnare il rispetto di una regola con uno schiaffo indica a un bambino la violenza come metodo di risoluzione dei problemi della vita. bell’esempio.
andrea, hai dei figli?
ho ricevuto un’educazione rigida che includeva sani schiaffoni, e non sono affatto traumatizzata nè ho sviluppato una personalità violenta, anzi se avrò figli li educherò allo stesso modo
andrea, io ho preso un sacco di schiaffi da piccola. ma tanti. ora, non credo che sia il modo giusto, anzi. però non credo neanche che perché uno da due ceffoni sia un cattivo genitore o poverini i suoi figli. fortunatamente le variabili che determinano l’educazione di una persona sono tante.
in effetti ho esagerato un po’, ma era per fare da contralatre a chi li vede come unica soluzione dopo il terzo richiamo… io li ho presi, credo non siano serviti, credo anche che accentuino la parte aggressiva che è in noi, che la rendano più accettabile. cioè, se chi mi ama mi prende a schiaffi, allora non è poi così grave. questo intendevo
e per aggiungere una postilla. lo schiaffo non serve a chi lo prende, serve solo a scaricare la tensione di chi lo molla
mio figlio ha ricevuto una delle educazioni più libere e responsabilizzanti che si possano immaginare: del resto non solo non volevo, ma non potevo neppure permettermelo, di tenerlo sotto una cappa di piombo di controllo. Quando a sei anni, alla terza volta che gli dicevo di non avvicinarsi alla pentola del bollito, si avvicinava alla pentola del bollito, prendeva un ceffone, e non si avvicinava più. quando buttava i piselli sul pavimento, dopo due avvertimenti (e quindi alla terza volta) le prendeva, e non li buttava più. Poi, ciascuno può scegliere: se allevare un bambino che butta i piselli sul pavimento o meno; ma nel primo caso non ci si lamenti che nei ristoranti alla moda quegli stessi bambini rompono i coglioni, né che a sedici anni trattano i genitori come dei pezzenti o dei coglioni.
e, e qui concludo, non ho mai, _MAI_ dato uno schiaffo per rabbia o a caldo. L’ho sempre dato sapendo perfettamente cosa facevo e perché lo facevo, guardandomi dall’esterno come fossi un’altra persona.
esiste una terza via. mia figlia non rompe i coglioni e non ha preso schiaffi.
e comunque complimenti per la civiltà del discorso. è raro che su temi così non ci si scaldi mandandosi a quel paese
io ero come tua figlia; non tutti sono così (comunque, mi pare che poco sopra mi fossi scaldato abbastanza)
cioè secondo te uno schiaffo (dopo il terzo avvertimento, abbiamo capito) aiuta ad avere più rispetto di chi te lo da? non ho voglia di scendere in particolari, ma per me è stato esattamente il contrario. ho vissuto gli schiaffi come la conferma della poca autorevolezza dei miei genitori. detto questo, non credo sia un dramma enorme darli, ecco.
c’è un episodio che dovrei raccontare, e che magari stasera metterò sul blog, se faccio in tempo. Poi lo linko qui, sempreché guia non mi espella.
no dai, ma seriamente: davvero qua vi sembra che ci sia un talebano dello schiaffeggio? (che per giunta si confronta coi seguaci di erode).
mi sembrava ci fossero dei talebani del non schiaffeggio.
io NON lo so chi HA i figli che sì o che NO, ma sai COME si dice, no? Gli ALBERI si raddrizzano da PICCOLI, (ma si dice anche: NON si possono ADDRIZZARE le gambe ai CANI). In quanto e ALLORA mi SPIACE un pò di dolore ripetermi io eNZO, ma UNA BOFFA può essere GRANDE gesto di AMMORE (o di CAVALLERIA). Per me un pò TUTTI voi ne AVETE prese POCHINE di boffe
eNZO c’ha ssempre RAGIONE
http://blog.mfisk.org/2009/11/correva-lanno-2004-e-io-mi-ero.html
«che si sente fino a Lucca e che gli fa rivoltare la testa.» altrettanto efficace e certo più economico che una protesi per il pisello del padre. certo, c’è il dettaglio che il ceffone, a differenza della protesi, non è per sempre, ma non c’è problema, la prossima volta, per sopperire autoritariamente all’autorevolezza che non abbiamo, c’inventeremo qualcos’altro. si possono sempre moltiplicare, i ceffoni.
fammi capire: tu non vuoi bambini rompi cazzo. però non vuoi neanche che genitori meno autorevoli sopperiscano a questa mancanza schiaffeggiando i figli quando questi rompono i coglioni. praticamente vuoi un mondo dove solo adulti geneticamente autorevoli sono autorizzati a riprodursi. (e a trasmettere l’autorevolezza ai figli per via ereditaria, ovviamente). what next? magri e con gli occhi azzurri, immagino.
tu sei stata una bambina non rompicazzo in quanto corcata? saresti la prima che incontro. sei stata una bambina che introietta un certo qual rispetto della figura paterna nel momento in cui tuo padre ti rivolta pubblicamente la faccia così poi può scrivere il suo simpatico pezzullo sul fatto che lui sì che consegue risultati, mica come quegli psicanalisti tutti chiacchiere e dottor spock? parlamene, ti prego. e, soprattutto: tu pensi veramente che se i bambini rompono il cazzo quando li si tiene tre ore a una cena di grandi il problema sia che non han preso abbastanza ceffoni? cioè: tu pensi veramente che il problema siano i bambini, e lo scopo educativo sia ricondurli alla necessità sociale di prendere parte alle cene dei grandi e non annoiarsi nel corso di cinque portate di conversazione, ché cinque anni son l’età giusta per far salotto?
Ragazzi vi prego riprendetevi. Qua siamo a “i bambini non si toccano nemmeno con un fiore anche perché mi fanno schifo” contro “du’ schiaffi come dico io e vedete se non chiudono tutti i reparti di neuropsichiatria infantile per mancanza di clienti”. L’ultimo bianchino lo pago io però poi il bar chiude eh?
(posso timidamente rubare un sorso a miic e dire che io baso il mio equilibrio di una vita sulla marmorea certezza che, con o senza boffe di mano paterna o materna, sarei venuto su frocio e nevrotico comunque?)
Un bianchino a quest’ora è la morte sua.
io posso anche essere d’accordo che il problema sono i genitori (lo sono) ma non cambia la realtà: genitori inadeguati continueranno a fare figli e a mollargli schiaffoni. se la vedranno tra di loro, problemi loro. le conseguenze degli schiaffoni ricadono sui genitori, mica su di te. anzi, dovresti essere grata che quando i bambini rompono il cazzo questi almeno intervengono. non vedo altre soluzioni, a parte appunto selezionare geneticamente gli adulti alla riproduzione. se poi la questione è i bambini non devono fare cose da adulti, boh, sì, certo. in un mondo ideale. e non sono neanche così convinta che sia la soluzione. l’unica cosa di cui sono davvero grata ai miei genitori è di avermi sempre portata con loro e i loro amici (che tra l’altro avevano poco più di 20 anni quindi facevano anche cose divertenti) secondo me fa bene a un bambini crescere e frequentare anche adulti diversi dai genitori. e poi comunque figli non ne ho quindi basta, taccio. (ah io gli schiaffoni non li ho presi perché ero particolarmente…
e un grosso laic a dund kalah. notte.
ovvio che non ricadono su di me, ma mi pareva ovvio che il discorso si fosse spostato nel momento in cui era arrivato il gigante del pensiero che due schiaffi come dice lui eccetera (vedi miic, poi dice che una lo lovva.) dopodiché, rispondendo anche alla tua domanda di prima, sì, preferirei che gente che picchia i bambini non si riproducesse, così come preferirei non si riproducesse gente che ai bambini lo butta al culo, non mi è chiaro come questo faccia di me una che è per la razza ariana invece che una che dice ovvietà, ma se così è amen, sono razzista.
non razzista. ubriaca sì, però. (ovviamente per l’equazione, se no ora si apre la discussione se i pedofili possano figliare o meno e finisce che miic si spende lo stipendio in bianchini)
Guia dai perché fisk s’è riprodotto allo scopo precipuo di avere carne da ceffoni. Essù
miic, mi spiace, non sono cattolica: delle buone intenzioni che aveva in origine mi frega zero, di quelle con cui «lo rimette a posto lui» persino meno.
(siri, non era un’equazione, era una risposta al tuo biondicongliocchiazzurri, una descrizione di un mondo ideale in cui eccetera. dai. su.)
Non sei cattolica, sei una protestante puritana, di quelle che credono alla predestinazione, all’essere buoni o cattivi una volta per sempre e al three strikes you’re out (anzi uno solo basta)
«per far sì che un giorno sia un uomo e non un cretino». Boh… Vabbè. È che son tornato tardi… Buonanotte da un cretino che se gli schiaffi ti facevano più uomo a quest’ora volava come superman
Non so voi, ma io trovo molto protestante e per nulla cattolico mettere una persona (anche corta) di fronte alla scelta: “o smetti di fare questo o ti pigli un ceffone”. E proprio per questo non l’ho mai portato alle cene di cinque portate, dato che persino a un cretino qual sono appare chiaro che un bambino non può stare a tavola per cinque portate senza mettersi, con piena ragione, a rompere il cazzo (a me mi portavano, e stavo anche buono: ma ero un cretino, per l’appunto, e quelle cene e quei pranzi me li ricordo ancora)
con mooooltaaa calma: nessuno di noi si e’ mai permesso di picchiare sul serio un bambino, meno che mai il proprio (e sul serio vuol dire: prendere un bambino e farlo nero, echimosi, robe da ospedale ecc., conosco anche chi l’ha fatto eh, e non sono amici miei.). potrei aggiungere: in realta’ la violenza vera non arriva quando sono bambini, ma quando sono adolescenti. quando ti fanno i casini quelli veri. ecco li’ vi potrei dire che scattano le furie omicide. (e hai voglia a trattenerti. tipo: vanno ad amsterdam, si fanno beccare con due etti di fumo, finiscono in prigione, l’avvocato internazionale. a una mia amica e’ successo. il figlio e’ ancora vivo. per dire)
sono una signora, e haido.
@serena: cosa cazzo haidi, stai qui. l’avvocato internazionale costa un cifrone. regolati.
ecco, siccome io invece non posso haidare il mio stesso coso, la finiamo qui? grazie, le inadeguatezze dialettiche, esattamente come quelle educative, potete andare a sfogarle in fondo a destra – o ovunque sia la stanza dei bambini – la puntata del costanzosciò è tolta, non sono previste repliche.
uff.
“I cant’ hide my own thing” sarà la mia tagline di oggi
no. non è vero che è chiaro che un bambino alla seconda portata debba iniziare a smaniare e a rompere i coglioni a tutti. se il bambino sa di essere bambino e in quanto tale non interessato (se è sano di mente) ad essere il centro dell’attenzione in una tavolata di gente per lo più estranea (cosa che sfugge ai neo-genitori, oggigiorno), se ne sta buono a giocare coi bicchieri e il pane nel seggiolone riservato ai cuccioli e al limite quando non ne può più si addormenta unendo 2 sedie come facevo io, che non ho mai rotto i coglioni a nessuno (roba che i camerieri ancora me se ricordano quant’ero muta e tranquilla, alle cene interminabili che subivo stoicamente con 12 invasati che berciavano il Partito e Berlinguer e IlCristoSuLaCroce senza sputare un attimo per ore e ore). è una questione di gerarchie che si debbono saper mantenere. se c’è chi ha bisogno di farlo con l’aiuto delle mani significa che ha una dialettica poco convincente.
h t t p ://www.cavallino-bianco.com/
Costa un botto me te li tolgono dai coglioni per tutta la vacanza.