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Sono anni che diciamo, almeno in due (a quell’altro, quando leggerà qui, piglierà un colpo), che ci vorrebbero posti kids-free. A parte le menate delle mamme italiane che i posti pubblici non sono mai abbastanza kids-friendly (che poi significa semplicemente: ci tocca sorbirci i nostri figli, a casa nostra, manco li avessimo fatti noi), c’è che qualunque persona civile (cioè: qualunque persona non si sia riprodotta) sa che i bambini sono un inferno che dovrebbero scontare solo i loro genitori (e gli estranei retribuiti per sorbirseli.)
I bambini italiani, poi, come sa chiunque sia arrivato anche solo fino a Chiasso, sono il prodotto di una cittadinanza che ritiene l’educarli un sopruso. Sei in ufficio postale in Uzbekistan, in una caffetteria in California, in un aeroporto a Barbados, e c’è un bambino che fa casino? È sicuramente figlio di italiani. I bambini di altre nazionalità vengono addomesticati da subito alla civile idea che i grandi non vogliano i coglioni rotti. I bambini italiani vengono pasciuti nella convinzione che i grandi debbano considerare l’avere i coglioni rotti da loro una benedizione. Se dici a una famiglia italiana che forse è il caso di farli cenare prima e mandarli a letto presto, invece di farli correre tra le gambe degli ospiti e quelle dei tavoli dei ristoranti, chiamano il Telefono Azzurro.
Per ovviare ai più insopportabili aspetti della dittatura dell’infanzia, e perché se me li volessi sorbire li avrei fatti, aspetto da anni una linea aerea che i bambini non li faccia salire a bordo, per dire (se avete mai fatto un volo intercontinentale con delle creature frignanti, sapete di che parlo.) E invece, non solo sui voli li fanno salire, non solo li fanno addirittura accedere in business (dico: almeno che disturbino i poveri), ma adesso i bambini hanno il loro menu nei rari luoghi dove gli adulti potevano passare qualche ora indisturbati. Dice che è la recessione. La necessità di ampliare la clientela. Di sembrare meno respingenti. Poi, cosa? Hermès che fa i saldi?

Comments so far:

  1. by Isa on novembre 22nd, 2009 at 18:09

    Per impartire l’educazione – specie secondo Miss Manners – bisognerebbe prima averla ricevuta, e oggi sono molti quelli che si sono già riprodotti senza questa dotazione fondamentale. Non è che la ritengano superata, è che non sanno di che si parla e non ne sono all’altezza. Questo da neo, anzi neissimo-genitrice che almeno a livello di buoni propositi ci sta tutta (poi vedremo, ma il bedtime stabilito e rispettato lo voglio per me prima che per chiunque altro, solo per dirne una).

  2. by mela on novembre 22nd, 2009 at 18:57

    darling, anche tu sei stata Bambina Italiana …

  3. by chiara on novembre 22nd, 2009 at 20:09

    grazie grazie grazie, e per il post e per l’ultima risposta-commento

  4. by Lally on novembre 22nd, 2009 at 20:25

    a mio papà bastava uno sguardo. uno.
    che poi 20 anni dopo una non trova mai uomini degni.

  5. by kittese on novembre 23rd, 2009 at 11:40

    no. non è vero che è chiaro che un bambino alla seconda portata debba iniziare a smaniare e a rompere i coglioni a tutti. se il bambino sa di essere bambino e in quanto tale non interessato (se è sano di mente) ad essere il centro dell’attenzione in una tavolata di gente per lo più estranea (cosa che sfugge ai neo-genitori, oggigiorno), se ne sta buono a giocare coi bicchieri e il pane nel seggiolone riservato ai cuccioli e al limite quando non ne può più si addormenta unendo 2 sedie come facevo io, che non ho mai rotto i coglioni a nessuno (roba che i camerieri ancora me se ricordano quant’ero muta e tranquilla, alle cene interminabili che subivo stoicamente con 12 invasati che berciavano il Partito e Berlinguer e IlCristoSuLaCroce senza sputare un attimo per ore e ore). è una questione di gerarchie che si debbono saper mantenere. se c’è chi ha bisogno di farlo con l’aiuto delle mani significa che ha una dialettica poco convincente.

  6. by kappa on novembre 27th, 2009 at 17:22

    h t t p ://www.cavallino-bianco.com/
    Costa un botto me te li tolgono dai coglioni per tutta la vacanza.

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