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The not massaia issue

Ha quasi sempre le braccia conserte. Sorride a fatica, solo per malcelare l’imbarazzo quando si parla di quello che la riguarda [...] non trasmette, in tutto il film, un briciolo di felicità, di soddisfazione, di passione. [...] Rapporti umani, ecco: quello che, evidentemente, non è mai venuto ad Anna Wintour. D’altronde, quando descrive il padre, si capisce che l’immagine di uomo severo serve a nascondere un mostro che è meglio tenere per sé [...] Poi verso la fine le chiedono qual è un suo punto debole, e lei risponde i miei figli. Da cui si evince che per lei il punto debole è una falla nel muro di inumanità, una crepa da cui può colare fuori la persona che sta dietro al personaggio. Infine, quando le chiedono della famiglia, dice che fratelli e sorelle fanno altro, hanno molto successo, e sono “divertiti” dalla sua carriera. Laddove si capisce che o è una famiglia [eccetera, ché non voglio abusare della pazienza delle mie piccole lettrici] [...] è un essere umano potente, centrale, capace e determinato (nonché sociopatico) [...] [Ma, soprattutto, rullino i tamburi del 3 per 2 della psicologia, saldi eccezionali solo per oggi] la voglia di riempire quel buco di insicurezza che traumi o mostri le hanno instillato dentro (la cattiveria è sempre figlia dell’insicurezza e della paura del prossimo).

Facciamo un gioco. Giochiamo che io avevo con l’autore di quanto sopra una frequentazione densa e approfondita e ravvicinata quanto quella che ha lui con Anna Wintour, e che lo decifravo con gli stessi approfonditi strumenti con cui lui decifra lei, cioè un paio di volumi di Willy Pasini, i vhs dei Costanzosciò in cui interviene Morelli, e un po’ di virgolettati di Crepet sulla Franzoni. Insomma, senza stereotipi e con moltissimo senso del ridicolo.
Ecco, con questi presupposti sento di poter dire: che la famiglia di Bordone brrr, non voglio neanche pensarci povero figlio; che la disumanità e la cattiveria di Bordone sono evidenti da quella volta che ha preteso che un povero tecnico Rai lavorasse in orario di lavoro, per non parlare di quella volta che ha fatto notare alla colf che se ne stava andando lasciando i fornelli pieni di macchie di sugo (e non vi voglio neanche dire cosa non pensano il tecnico e la colf dell’infanzia sicuramente infelice di Bordone; la colf ha anche un lucido punto di vista sui suoi acquisti di Cilit Bang: è evidente che ha paura di vivere, se fosse un essere umano risolto comprerebbe il Cif); che, infine, la prima e l’ultima parola sull’approccio di Bordone al genere femminile paiono evidenti, al dottor Phil che è in me, dalla sua insofferenza rispetto a una donna di potere, che fa esattamente quel che farebbe un uomo nella sua posizione: dà degli ordini, prende delle decisioni, pretende efficienza, se un servizio non le piace lo fa smontare (quando si può, ché tutta la parte su Testino rivela le competenze settoriali di chi pensa che ribaltare una copertina dell’edizione americana di Vogue sia come modificare la tiratura di Rakam per la zona di Pizzo Calabro, e io non sono così democratica da mettermi a discutere sotto la soglia minima di senso.)
Non ho la pazienza di andare a cercare la citazione originale, quindi accontentatevi della traduzione che avevo dato, in un articolo che avevo scritto quando The September Issue uscì nei cinema americani, della frase di un dirigente della Condé Nast: «È impegnata. E non è calorosa e amichevole. Perché dovrebbe? È una donna d’affari.» Ecco. All’epoca mi sembrò adatta a un tizio con cui ogni tanto mi scanno sul tema Wintour. Credevo fosse, il tizio, l’unico che riteneva proprio dovere demolire il culto wintouriano (culto peraltro inesistente: conosco parecchie fescionvittim, mestessamedesima compresa, ma nessuna cui freghi qualcosa di Wintour se non come metafenomeno da studiare; ho visto donne sbrodolare davanti alle caviglie di Carine Roitfeld, ma mai nessuna professare per Wintour un diciassettesimo del culto della personalità che gli uomini hanno nei confronti di Steve Jobs.)
Adesso se ne aggiunge un altro. Due uomini – eterosessuali, competenti in tema di moda come io in zona opera lirica – fissati con Anna, contro zero donne. Avessi uno scaffale di Morelli, ci troverei sicuramente dei significati.

Comments so far:

  1. by mela on novembre 25th, 2009 at 15:20

    “non sono loro che sono maschilisti: è lei che non è abbastanza materna”: questa me la segno subito!

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